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Le trattative di Clemente VII

Nella munita Orvieto, dove nel fatiscente palazzo arcivescovile si era gradualmente ricostituita una ristretta e misera corte pontificia, Clemente VII uscì dall' isolamento e poté riprendere la trattazione degli affari curiali da lungo interrotta e ristabilire contatti con le potenze d'Europa impegnandosi per mantenere una posizione neutrale nei confronti di ciascuno. Escluse da ogni responsabilità relativamente al Sacco l'imperatore Carlo v, con il quale nel novembre precedente dopo lunghissime trattative aveva raggiunto un accordo a condizioni molto onerose.

Con il re di Francia, Francesco I, giustificò il suo riavvicinamento con l'imperatore attribuendolo a costrizione dettata dalle circostanze e gli espresse la propria gratitudine per aver inviato in soccorso dello Stato ecclesiastico un esercito agli ordini del generale Odet de Foix, visconte di Lautrec, che purtroppo si era mosso troppo tardi.
Pur sapendo che Enrico VII era intervenuto soprattutto per risolvere la spinosa questione del suo matrimonio, ebbe un atteggiamento conciliante con il sovrano inglese e lo ringrazio per aver contribuito alla propria liberazione da Castel Sant' Angelo, accordandosi con Francesco I e mettendogli a disposizione mezzi finanziari.
Ascoltò benevolmente anche i messi della Lega santa, sollecitati dal generale Odet de Foix, visconte di Lautrec che, muovendo da Milano, aveva conquistato Genova con l'aiuto dell'ammiraglio Andrea Doria, allora al servizio della Francia, e Alessandria e Pavia spingendosi con la sua armata fino a Bologna. Come premessa di qualsiasi trattativa il papa però aveva posto la restituzione di tutti i possedimenti dello Stato ecclesiastico ancora occupati.
Avanzando lungo l'Adriatico nel febbraio del 1528 il Lautrec era penetrato nel Regno di Napoli e gli imperiali, che dapprima avevano sottovalutato l'azione dei francesi, si resero conto che Napoli sarebbe presto caduta e si decisero a intervenire.
Il loro nuovo comandante, Filiberto d' Orange, principe di Chalon, raccolse il denaro necessario per tacitare le richieste delle sue truppe ribelli ottenendo anche un contributo di 40.000 scudi dal papa e il 17 febbraio riuscì a indurre la sua armata, dimezzata rispetto l'originario organico di 20.000 uomini a causa della peste e delle diserzioni, a mettersi in marcia verso Napoli. Finalmente Roma era liberata dalla soldatesca che fino all'ultimo aveva continuato a saccheggiare e a devastare, ma i guai non erano finiti.
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