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Alla morte di Clemente VII era in pieno sviluppo la trasformazione delle condizioni politiche, economiche, sociali e scientifiche che era iniziata nel secolo precedente. Un nuovo mondo si era aperto all’opera degli europei e della Chiesa,si affermava la rigorosa forma statuale autoritaria in luogo del frazionamento
medievale,l’intera Europa era agitata dalla rivalità tra la Spagna e la Francia e l’Islam minacciava la distruzione dell’Occidente.
Il papato aveva rinunciato a battersi per il predominio politico in Italia che era passato agli spagnoli, si accontentava dello Stato ecclesiastico che ormai l’impero non gli contestava e godeva del precario equilibrio politico derivante dai matrimoni di Enrico d’Orleans con Caterina de’ Medici e di Alessandro de’ Medici con Margherita d’ Austria. Per la mancanza di una decisa e tempestiva riforma nel capo e nelle membra della Chiesa di Roma almeno un terzo d'Europa era stato sottratto alla supremazia papale dalla rivoluzione protestante avviata da Lutero o era diviso in chiese che riconoscevano il primato del pontefice ma erano saldamente organizzate nel territorio della nazione e controllate dai loro sovrani.

Tuttavia a partire dagli anni 1520, mentre a molti appariva ormai inarrestabile la rovina della Chiesa travolta dalla corruzione e dallo sfarzo rinascimentale, in seno alla stessa Chiesa nuove forze avevano dato vita a un movimento di rinnovazione che si manifestava in forme di intensa pietà e nella fondazione di numerosi ordini in gran parte impegnati nell’istruzione e nell’assistenza del popolo. All’inizio il papato non prese parte attiva al movimento e Adriano VI che l’avrebbe favorito regnò soltanto due anni. Clemente VII fu largo di aiuti ai francescani e ai domenicani che nelle terre recentemente scoperte eroicamente diffondevano la parola di Cristo meritandosi la gratitudine delle popolazioni convertite per la protezione offerta dai missionari contro i feroci conquistatori. Non fece tuttavia abbastanza per curare i mali della Chiesa e, malgrado la sua mondanità e il suo nepotismo, fu il suo successore Paolo III a imprimere l’impulso decisivo a quella che si chiamerà la Riforma cattolica, avvertendo quelle esigenze di moralità pubblica e privata che Clemente
VII aveva ignorato.
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