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La grande crisi e la peste


Tra il 1313 e il 1317l'Europa centro-settentrionale fu colpita da una serie di eventi meteorologici che portarono a un abbassamento delle temperatura e alla perdita di raccolti. L'improvvisa mancanza di prodotti agricoli determinò un forte incremento dei prezzi, rendendo impossibile per molte persone l'acquisto. Le carestie coincisero con la fine di una lunga fase di crescita economica. In diverse regioni europee la messa a coltura di nuove terre aveva già raggiunto la sua massima espansione e, quindi, fu inevitabile che il divario tra la domanda di cereali da parte di una popolazione in continua crescita e la loro produzione aumentasse sempre di più. Inoltre, poiché vennero utilizzate terre precedentemente adibite a pascolo, vi fu una riduzione dell'allevamento, con un duplice effetto negativo: la diminuzione della carne e la scarsità del letame (unico concime conosciuto), con la conseguente riduzione della fertilità. Le carestie dei primi decenni del XIV secolo erano, quindi, l'esito di un decennale sfruttamento squilibrato delle risorse agricole.
La sproporzione tra crescita della produzione e crescita demografica aveva fatto s' che molti figli di contadini fossero stati costretti ad abbandonare le campagne per andare a vivere in città. Spesso erano attratti da centri di nuova fondazione, i cosiddetti “borghi franchi”. Per attrarre nuovi cittadini nei borghi franchi, i fondatori garantivano ai nuovi abitanti protezione, difesa militare, una serie di franchigie (esenzioni fiscali) e privilegi. Oltre ai centri di nuova fondazione, il polo d'attrazione per le persone che abbandonavano le campagne erano le città. La forte crescita demografica costrinse le autorità cittadine ad ampliare le cinte murarie e per regolamentare l'espansione edilizia le autorità cittadine inserirono all'interno degli statuti cittadini alcune rubriche che fornissero indicazioni circa la tipologia degli edifici, le distanze tra le case, la dislocazione dei laboratori artigianali.
La mancanza di igiene era una delle caratteristiche delle città. Solo poche possedevano un rete fognaria, le case comprendevano nel retro un orto e degli spazi per animali, in un unico letto potevano dormire più persone, l'acqua non era corrente e non c'erano bagni (per la pulizia personali ci si doveva recare nei bagni pubblici), le latrine erano situate all'esterno della casa, direttamente sul terreno.
L'eccessivo popolamento e la scarsa igiene favorirono il diffondersi delle malattie come il tifo, la malaria e la tubercolosi; esse si sommavano ad altre malattie come la lebbra. Le carestie indebolirono ulteriormente i ceti meno abbienti. Spesso le risorse accantonate, da distribuire alla popolazione in caso di gravi crisi, si rivelarono insufficienti e la loro distribuzione fu accompagnata dall'insorgere di sommosse. Talvolta l'impatto delle carestie fu aggravato dallo scoppio di nuovi conflitti militari, regionali e sovraregionali, dovuti alla volontà di signori locali e re di rafforzare la propria sovranità.

Tra il 1347 e il 1348 l'Europa fu attraversata dalla prima ondata di una pandemia (diffusione malattia su vasto territorio) di peste, che causò la morte di circa un terzo della popolazione. Sconosciute erano le cause che sono state identificate solo alla fine del XIX secolo e hanno dimostrato come la peste sia una malattia batterica, provocata da un bacillo presente nei roditori. La forma di peste più diffusa fu quella bubbonica, che si manifestava con un improvviso innalzamento della temperatura, corporea e con l'infiammazione dei linfonodi, in particolare quelli inguinali, attorno ai quali si creano i “bubboni”. Le aree più colpite furono la Francia, i Paesi Bassi, la Germani e l'Inghilterra sud-orientale. La diffusione della peste colpì soprattutto le città, dove maggiori erano i rischi di contagio. Alcuni medici descrissero la trasmissione attraverso teorie quali quella del miasma (sporcizia) dell'aria, e quindi furono proposti rimedi come la rimozione di rifiuti ed escrementi che pur non agendo sull'effettiva causa della malattia, determinarono un miglioramento dell'igiene pubblica.
A livello popolare la peste fu interpretata come una punizione divina contro la corruzione della cristianità, determinata dal trasferimento sella sede papale da Roma ad Avignone. Alcuni per espiare la propria pena andavano in pellegrinaggio e si flagellavano. Le cause della peste furono anche attribuite a mussulmani ed ebrei e vi furono molti casi di spedizioni punitive che si conclusero con massacri.

La crisi demografica causò recessione economica nel periodo breve; sul periodo lungo invece permise di avviare una riorganizzazione che favorì la ripresa dello sviluppo:
-la concentrazione della ricchezza era nelle mani di un numero ristretto di persone che poterono investire in attività produttive.
-la manodopera era diminuita, con un conseguente aumento della forza contrattuale dei lavoratori, che chiesero e ottennero un miglioramento delle retribuzioni, determinando però un aumento dei costi di produzione.
In agricoltura si assistette a una momentanea diminuita delle produzioni, che determinarono un'impennata nei costi dei cereali.
Si venne creando una situazione contraddittoria che portò allo scoppio di tumulti e ribellioni, che ebbero per protagonisti lavoratori salariati delle città e i contadini.
Iniziò un periodo di recessione, vi fu una diminuzione della richiesta di prodotti artigianali e della produzione agricola e si assistette a un rialzo dei prezzi dei cereali. Nelle campagne ci fu l'abbandono delle terre meno produttive; l'assenza di irrigazione determinò erosioni del terreno, impaludamenti o un progressivo inaridimento anche delle terre un tempo fertili. Lo spopolamento delle campagne ebbe effetti negativi in molte regioni europee, ma in altre favorì una riorganizzazione della produzione agraria e un aumento della diversificazione delle colture. Anche l'allevamento di bovini e ovini aumentò, specie nelle aree un tempo coltivate e ora trasformate in vasti pascoli.
Campi e terre erano stati acquistati da mercanti e artigiani con disponibilità economiche; ciò fu possibile perchè la crisi trecentesca aveva contribuito ad affossare ancora di più la situazione economica degli enti ecclesiastici e degli aristocratici. L'aumento dei costi (per pagare una manodopera sempre più rara) costrinse questi grandi proprietari a vendere le loro terre ai ceti urano, in particolare a mercanti e artigiani, la cui potenza economica era invece in crescita.

La spinta a ottimizzare i profitti portò al consolidamento del sistema della mezzadria a scapito del contratto di livello che prevedeva la concessione in affittodi un terreno per un periodo lungo, in cambio del versamento di canoni fissi e dell'obbligo di migliorarla. La mezzadria portò a un incremento produttivo e, quindi, a un miglioramento delle condizioni economiche sia del proprietario sia del mezzadro. Dal punto di vista sociale, però, l'aumento della produzione fu accompagnato da un aumento dell'oppressione nei confronti del contadino.
La Francia e l'Inghilterra furono impegnati nella guerra dei Cent'anni. I Bardi e i Peruzzi (due famiglie di bancari fiorentini) prestarono denaro per questa guerra al re d'Inghilterra, che però non glieli restituì e loro andarono in banca rotta. Questa guerra causò l'insorgere di rivolte popolari, guidate dai contadini oppressi dalla pressione fiscale. Nel 1358 nella regione dell'Ilè-de-France scoppiò un moto, la Jacquerie. Derivato probabilmente da Jacques Bonhomme, che assalirono castelli e residenze dei poteri signorili. Un'analoga rivolta esplose nei medesimi giorni a Parigi, guidata da un borghese, Etienne Marcel; nobili e re seppero creare un fronte comune contro i rivoltosi, migliaia dei quali furono uccisi. Alcuni decenni più tardi, subirono la medesima sorte i contadini che insorsero in Inghilterra, dove nel 1381 scoppiò una drammatica rivolta causata dalla richiesta del pagamento di un'imposta sulla persona (poll-tax) con la quale il re Riccardo II aveva intenzione di finanziare le imprese belliche contro la Francia. Guidati da Wat Tyler, dal Kent la rivolta giunse sino a Londra, favorita dalla predicazione di alcuni sacerdoti, come Jonh Ball.

La riduzione dell'esportazione di lana ingelse, causata dallo scoppio della guerra dei Cent'anni fece emergere tensioni tra i lavoratori salariati che senza alcuna tutela e con una bassa paga svolgevano i lavori più duri e non potevano far parte delle associazioni di mestiere. Il malcontento dei lavoratori determinò lo scoppio di violente rivolte urbane, come quella di Firenze nel 1378.
I ciompi, addetti alle attività meno qualificate, si rivoltarono duramente e devastarono le case dei loro datori di lavoro e si impossessarono del palazzo della Signoria. In tal modo riuscirono ad assegnare il titolo di capo del governo cittadino a uno dei loro esponenti, Michele di Lando, che istituì tre nuove arti: i ciompi,i tintori e i farsettari. Il popolo grasso passò al contrattacco, proclamando la chiusura di tutte le botteghe, con il conseguente licenziamento di molti lavoratori. Nel 1382 le arti maggiori ebbero la meglio e fu ripristinato l'ordinamento precedente alla rivolta.
Nonostante la crisi che colpì il settore laniero l'economia andava evolvendosi. Ci fu la crescita dei tessuti meno costosi, come il lino, la canapa o il fustagno, sia di quelli di alto pregio, come la seta. La concentrazione delle ricchezze in poche mani contribuì a dare slancio all'attività edilizia, quando molti banchieri, mercanti e artigiani vollero dare maggior prestigio alle loro abitazioni. Il settore metallurgico si rafforzò grazie alla crescente domanda di armi causata da vari conflitti regionali.
Nel settore tessile furono molti gli imprenditori che, per sfuggire alla conflittualità presente in città e per mantenere i salari bassi, crearono nei loro poderi di campagna delle manifatture, dove far svolgere parte delle attività prima concentrate in città alle donne e si creò concorrenza per le botteghe cittadine.
I commerci di prodotti di lusso negli ultimi decenni del Trecento si ripresero rapidamente, toccando anche nuove rotte commerciali. La circolazione della moneta aumentò notevolmente; le prime banche erano nate nel Duecento, per regolare i cambi tra le diverse monete europee e per favorire i commerci all'estero. La caratteristica di queste prime banche era una struttura che si poggiava su più filiali collegate tra loro, in modo da spostare all'occorrenza con facilità flussi di denaro da una parte all'altra. In momenti di crisi, però, l'organizzazione ne risentiva a catena. Fu questo il caso delle banche fiorentine dei Bardi e dei Peruzzi, fallite per l'insolvenza del re d'Inghilterra Edoardo III, che si rifiutò di restituire ingenti somme precedentemente ottenute in prestito. Nella seconda metà del Trecento le singole filiali delle grandi banche furono dotate di autonomia finanziaria, in modo tale che il fallimento di una non trascinasse con sé tutte le altre.

Crisi dell'universalismo papale:
Bonifacio VIII fu eletto papa nel 1294, dopo il breve pontificato di Celestino V (che abdicò). Sotto il regno di Bonifacio VIII ci fu il primo giubileo della storia (1300), in cui ci fu il pellegrinaggio spirituale in cui si perdonavano i peccati, e questo era un modo per aumentare gli introiti della Chiesa. Per rafforzare la sua rete di alleanze, Bonifacio VIII si era schierato a favore dei guelfi neri. Agli inizi del Trecento si scontrò con il re di Francia Filippo IV detto il Bello. La causa del conflitto fu l'arresto di un suo stretto alleato che, dopo un duro contrasto con il re riguardo ai diritti su alcuni beni, era stato accusato di alto tradimento. Il papa annullò un precedente accordo in base al quale Filippo IV poteva tassare il clero senza autorizzazione papale.
Nel 1302 Filippo IV convocò per la prima volta nella storia del Regno di Francia gli Stati generali, un Parlamento composto dai rappresentanti della nobiltà, del clero e della borghesia cittadina. I tre ceti erano incaricati di coadiuvare il sovrano nel governo del regno e di approvare le sue iniziative. Nel medesimo anno Bonifacio VIII emanò la bolla Unam sanctam, con la quale rivendicava la supremazia del papa su ogni uomo e, di conseguenza, anche sui sovrani. Il re di Francia convocò un concilio in cui discutere alcune accuse che egli muoveva contro il papa, quali quelle di eresia e di idolatria (superstizione e culto di idoli). Filippo il Bello inviò in Italia uno dei suoi collaboratori con lo scopo di portare il papa in Francia per processarlo, questo fu raggiunto e durante il tentativo d'arresto, il pontefice fu insultato e Sciarra Colonna lo colpì involto con un guanto (il famoso “schiaffo di Anagni”). Nonostante la violenta irruzione non riuscirono ad arrestare Bonifacio VIII, che ritornò a Roma dove morì pochi mesi dopo, nel 1304.
Nel 1309 sale al papato Clemente V e la cerimonia d'incoronazione si svolse a Lione, alla presenza del re di Francia, a testimoniare così l'influenza di Filippo il Bello nella scelta del nuovo pontefice. Dal 1309 Clemente V decise di risiedere ad Avignone posta sotto il controllo di esponenti nella famiglia reale. L'intera curia papale si trasferì ad Avignone, dove rimase fino al 1377. Sul soglio papale salirono solo papi di origine francese, che nominarono quasi esclusivamente cardinali loro connazionali, riorganizzando la curia papale sul modello delle strutture amministrative del regno di Francia. Negli anni di Avignone lo Stato della Chiesa divenne una delle maggiori potenze economiche; il fatto di essere diventato un grande centro politico costò al papato molte critiche da parte dei contemporanei, come testimonia il diffondersi di movimenti religiosi che auspicavano un ritorno della Chiesa alla purezza delle origini.
Un malessere nei confronti della Chiesa era già diffuso prima del trasferimento del papato ad Avignone, come testimonia la presenza degli apostolici, un movimento religioso che predicava un pauperismo radicale. Essi furono al centro di una repressione che culminò con la condanna al rogo dei loro maggiori esponenti. In età avignonese si alzarono voci di dissenso anche all'interno di ordini impegnati nella lotta contro l'eresia, come i francescani “spirituali”.
Tra le conseguenze ci fu l'avvicinamento di alcuni francescani all'imperatore Ludovico IV il Bavaro che si era opposto al papato. I “poveri predicatori” o lollardi erano assai diffusi in Inghilterra e in Europa settentrionale, che si rifacevano all'insegnamento di John Wycliffe che sosteneva la centralità delle Sacre Scritture, che avrebbero dovuto essere l'unica vera legge per ogni cristiano. La dottrina di Wycliffe fu ripresa e rielaborata da Jan Hus; i suoiseguaci, gli hussiti, criticavano la mondanizzazione dell'alto clero. Il movimento favorì lo sviluppo di una coscienza nazionale ceca, che si oppose alla progressiva invadenza germanica sul piano economico e politico. Solo dopo vent'anni di lotta l'ala più moderata del movimento hussita ottene il riconoscimento dell'autonomia della Chiesa boema, mentre quella più radicale, detta dei taboriti e animata da propositi di rinnovamento anche sociale, venne sconfitta nella battaglia di Lipany, nel 1434.

Scisma d'Occidente:
Il ritorno della curia papale a Roma nel 1377, con Papa Gregorio XI non pose termine alla crisi, anzi, alla morte del pontefice si aprì una crisi ancor più grave. Dopo l'elezione di Urbano VI, i cardinali francesi dichiararono di essere stati costretti a votare un papa italiano, ed elessero Clemente VII. Questo atto segnò l'inizio del cosidetto scisma d'Occidente: per circa quarant'anni la Chiesa ebbe due papi, uno che risiedeva a Roma, riconosciuto dalla cristianità,e l'altro ad Avignone, sostenuto dalla Francia.
Sulle spinte delle dottrine elaborate da Marsilio da Padova e Guglielmo di Ockham, che vedevano nel concilio il vero organo della cristianità, e in seguito a Sigsmondo di Lussemburgo, fu convocato nel 1414 a Costanza un concilio che avrebbe dovuto eleggere un nuovo papa riconosciuto da tutte le parti in causa. La scelta cadde su Martino V; prima della sua elezione, però, il concilio promulgò alcuni decreti, in cui si decretava la subordinazione del papa all'autorità del concilio e si stabiliva l'obbligo di convocare periodicamente dei concili ecumenici.
Enrico VII di Lussemburgo scese in Italia per pacificare le regioni centro-settentrionale, ma il suo progetto si rivelò irrealistico perchè la penisola italiana era divisa tra le fazioni ghibelline e quelle guelfe. Ludovico IV il Bavaro cercò di ripristinare la sovranità sull'Italia, dopo che papa Giovanni XXII aveva nominato vicario imperiale il re Roberto d'Angiò. Papa Giovanni XXII lo fece deporre; questi, a sua volta, radunò alcuni dei maggiori oppositori della Chiesa avignonese e favorì l'elezione di un “antipapa”. Il rilancio del primato papale da parte di un pontefice strettamente legato al re di Francia, spinse i principi elettori tedeschi a proporre norme che togliessero al papa qualsiasi diritto sull'elezione imperiale. Nel 1356 Carlo IV, che segue Ludovico il Bavaro, emanò la Bolla d'oro con cui si stabiliva una nuova procedura di elezione imperiale: diventava re di Germania e imperatore colui che fosse stato eletto e incoronato ad Aquisgrana da sette principi territoriali, di cui tre ecclesiastici (gli arcivescovi di Colonia, Magonza e Treviri) e quattro laici (il re di Boemia, il duca di Sassonia, i marchesi del Palatinato e del Brandeburgo).

In Inghilterra all'inizio del XIII secolo, il potere regio sembrava indebolito a causa del conflitto sorto tra papa Innocenzo III e re Giovanni Senza Terra che si era rifiutato di riconoscere come arcivescovo di Canterbury, Stefano Langton, nominato dal papa. Re Giovanni fu scomunicato. Alcuni nobili erano insorti costringendo il re a emanare la Magna Charta libertatum (1215), secondo cui il re doveva ottenere l'approvazione della nobiltà e del clero prima di imporre nuove tasse e creare un consiglio dei baroni (venticinque) che avevano il compito di assisterlo in tutte le sue decicioni.
Nella penisola iberica la lotta contro i mussulmani aveva assegnato un grande prestigio ai re di Castiglia e di Aragona. La sovranità degli Aragonesi si rafforzò anche grazie allo sviluppo degli scambi commerciali nel Mediterraneo. In tal senso si spiega la conquista della Sardegna e della Sicilia. Nell'Europa settentrionale e orientale si assistette a un rafforzamento della sovranità di re e signori territoriali, mosso dall'esigenza di controllare i commerci sempre più fiorenti.

Nel sud della penisola italica, nel 1266, sostenuti dal papa erano saliti al potere gli Angioini. Li guidava Carlo I d'Angiò, che strappò il potere a Manfredi di Svevia, ucciso nella battaglia di Benevento (1266). Carlo spostò la capitale a Napoli.
Tra la dinastia francese e quella spagnola si aprì un lungo conflitto, che contrappose lo schieramento guelfo (Angiò) a quello ghibellino (Aragona) e terminò con la pace di Caltabellotta (1302), in cui fu deciso che la Sicilia sarebbe rimasta nelle mani di Federico III d'Aragona fino alla sua morte, per poi tornare agli Angioini.

I regni di Francia e Inghilterra e la guerra dei Cent'anni:
La creazione di una rete amministrativa di ufficiali garantì ai sovrani un prelievo fiscale sicuro, con il quale finanziare l'esercito e assicurare un'effettiva stabilità del regno. La necessità di controllare il territorio spinse i sovrani a erigere fortificazioni e a creare vasti eserciti permanenti, formati da soldati stipendiati. Per far fronte a queste spese furono introdotte nuove tasse, in particolare sulle persone, come il testatico in Francia e la poll-tax in Inghilterra. Per incrementare le entrate si riservarono il monopolio sulla vendita di alcuni prodotti come il sale.
Il Parlamento in Inghilterra permise ai sovrani di confrontarsi con i vari ceti sociali del regno. Fin dal Duecento fu convocato, ma tra il XIV e il XV secolo divenne sempre più importante. A partire dal 1265 il Parlamento inglese era stato aperto anche ai rappresentanti delle “comunità” del regno, che potevano eleggere i “delegati” delle contee e di altre circoscrizioni minori. Si era venuto così a creare un sistema bicamerale, costituito da una Camera dei Lord e una Camera dei Comuni.
Enrico II Plantageneto, duca di Normandia e marito della duchessa d'Acquitania, regione della Francia, divenne re d'Inghilterra nel 1154. Da quel momento i re d'Inghilterra controllavano una parte del Regno di Francia, motivo di attrito con la monarchia francese. Con il trattato di Parigi, il re Luigi IX di Francia ottenne che Enrico III d'Inghilterra rinunciasse al titolo di duca di Normandia, mantenendo però l'Acquitania, per la quale giurò fedeltà vassallatica al sovrano francese. I re d'Inghilterra, poi, estesero la loro influenza economica sulle Fiandre, politicamente controllate dai re francesi.
La causa formale della guerra dei Cent'anni fu la crisi dinastica che coinvolse i Capetingi quando re Carlo IV morì senza lasciare eredi diretti. La corona fu assegnata a Filippo VI di Valois, nipote del re Filippo IV il Bello, ma la decisione fu contestata dal re d'Inghilterra Edoardo III, nipote anche lui di Filippo il Bello. Egli cercòdi indebolire politicamente la Francia sconfiggendo l'esercito francese in varie battaglie: a Sluys, a Crecy e a Poitiers. Tale situazione portò a numerosi moti e sommosse contro i funzionari regi e l'aristocrazia, ritenuti corresponsabili della grave crisi economia.
Si giunse infine alla firma della pace di Bretigny (1360) che portò al riconoscimento, da parte francese, delle vaste conquiste ottenute dagli Inglesi. Alcune campagne militari in Spagna costrinsero il re d'Inghilterra Edoardo III ad aumentare la pressione fiscale. Il re inglese poi subì alcune gravi sconfitte militari a opera del nuovo re di Francia Carlo V che era riuscito a riorganizzare l'esercito e la flotta francesi. Con una tregue raggiunta nel 1389, Riccardo II d'Inghilterra dovette rinunciare a gran parte delle conquiste sancite a Bretigny.
Il conflitto riprese intorno al 1415, dopo un periodo caratterizzato per la Francia da una difficile crisi interna: la sopravvenuta pazzia di re Carlo VI, che aveva favorito lo scoppio di un conflitto tra gli armagnacchi, che appoggiavano Luigi d'Orlèans, fratello del re, e i borgognoni, che chiamano in loro aiuto il re d'Inghilterra Enrico V che riusciì a sconfiggere ad Azincourt l'esercito francese. In seguito a questa e ad altre sconfitte il re di Francia Carlo VI sottoscrisse nel 1420 un trattato,la cosidetta pace finale di Troyes, in base al quale si stabiliva che dopo la sua morte Francie e Inghilterra avrebbero costituito un regno unico, sotto la guida del re inglese. Nel 1422 Carlo VI morì e la corona di Francia fu assegnata a Enrico VI, destando la contrarietà di gran parte della nobiltà francese che appoggiò le rivendicazioni di Carlo VII, figlio di Carlo VI. L'opposizione nei confronti di Enrico VI trovò una figura carismatica in Giovanna d'Arco che guidò la liberazione di Orleans in seguito alla quale Carlo VII fu incoronato re a Reims. I borgognoni però riuscirono a catturare Giovanna, che fu processata per eresia e stregoneria e poi bruciata sul rogo.
Carlo VII diede vita a un'opera di riconquista che si concluse nel 1453, con la vittoria nella battaglia di Castillon che pose fine al lungo conflitto.
Nel 1438 in Francia viene fatta la Prammatica sanzione, che attribuiva al re un controllo sulle nomine delle alte cariche ecclesiastiche.
In Inghilterra molti nobili si ribellarono a re Enrico VI, che apparteneva al ramo dei duchi di Lancaster e gli contrapposero il duca Riccardo di York. I contendenti passarono alle armi e Riccardo riportò una vittoria nella battaglia di Saint Albans, considerata come l'inizio della guerra delle Due rose. Il conflitto si trasformò in una sanguinosa guerra civile che si concluse nel 1485 con la nomina a re di Enrico VII Tudor, la cui dinastia era imparentata con quella dei Lancaster. Tra i primi atti del nuovo sovrano vi su il matrimonio con Elisabetta di York.

L'impero bizantino:
Il declino dell'Impero bizantino era iniziato già nella seconda metà del XI secolo, quando gran parte dell'Anatolia centrale e orientale finì sotto il controllo dei Turchi. La vera crisi, tuttavia, iniziò con la quarta crociata, quando i Veneziani cercarono di sfruttare la spedizione per rafforzare i loro interessi nel Mediterraneo. La conquista di Costantinopoli portò alla disgregazione dell'Impero bizantino in diversi regni e principati, il maggiore dei quali fu l'Impero latino di Costantinopoli. L'impero bizantino continuò tuttavia a sopravvivere a Nicea, da dove nel 1261 partì la spedizione che portò alla riconquista di Costantinopoli e alla restaurazione dell'impero.
La debolezza dell'impero bizantino apparve evidente agli inizi del Trecento, quando i Paleologi persero definitivamente il controllo dell'area balcanica, dove si affermò il Regno di Serbia. Gli Ottomani, di religione islamica, riuscirono a espandersi rapidamente su tutta la penisola anatolica e poi nell'area balcanica. L'espansione turca colse di sorpresa i regni balcanici che furono assoggettati. Impegnati nella guerra dei Cent'anni, i sovrani occidentali ignorarono le richieste di aiuto provenienti dal Balcani.
L'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo, pur di ottenere l'appoggio dei sovrani europei, accettò la ricomposizione dello scisma d'Oriente con un atto che sottoponeva la Chiesa di Costantinopoli a quella di Roma. L'accettazione non fu mai concretizzata, ma nell'immediato permise a papa Eugenio IV di bandire una nuova crociata. All'appello papale, però risposero solo pochi signori dell'area balcanica, che furono sconfitti dal sultano Murad II. Il successore di Murard II, Maometto II diede il via nel 1453 alla conquista di Costantinopoli, che si concluse vittoriosamente.

La penisola iberica:
I territori conquistati erano stati organizzati all'interno del Califfato di Cordova. Erano stati soprattutto i re di Castiglia e Leon a guidare un'espansione cristiana verso sud, la cosidetta Reconquista, che fu accompagnata da una politica di ripopolamento. Ridotta la presenza mussulmana al solo califfato di Granada, nel corso del XIV secolo la penisola iberica rimase divisa in più regni, i principali dei quali erano Castiglia e Aragona. Ciò che accomunò i regni di Castiglia e di Aragona fu una forte instabilità interna. Questa situazione portò all'unificazione dei due regni quando in Castiglia diverse fazioni nobiliari si scontrarono con re Enrico IV, accusato di condurre una politica dannosa per il regno. A capo dei due “partiti” che si contendevano la corona c'erano: Isabella, sorellastra di Enrico IV, che contro il volere di quest'ultimo aveva sposato re Ferdinando II d'Aragona e Giovanna, figlia di Enrico IV e moglie del re del Portogallo Alfonso V. Vinse Isabella che proclamò l'unione dinastica di Castiglia e Aragona.
Un aspetto che caratterizzò il regno di Isabella e Ferdinando fu l'espansione commerciale del Regno d'Aragona con la politica di conquista territoriale del Regno d'Aragona con la politica di conquista territoriale del Regno di Castiglia. Ciò emerse nel 1492 con la conquista del Regno di Granada, che determinò la fine della presenza mussulmana nella penisola iberica, e la scoperta dell'America, la cui spedizione fu finanziata da due sovrani. La conquista del Regno di Granada fu seguita da gravi atti di intolleranza nei confronti dei mussulmani, messi di fronte all'alternativa della conversione al cattolicesimo o dell'espulsione. Di questo nuovo clima di intolleranza furono vittime anche gli ebrei.

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