Movimento fascista e affermazione del regime

Alla conferenza di Parigi del 1919 il governo italiano si presentò con grandi pretese territoriali e si scontrò contro con le potenze dell' Intesa. Esse concessero all'Italia Trento e Trieste, ma non la Dalmazia e Fiume. Il poeta Gabriele D'Annunzio lanciò lo slogan della "guerra mutilata", nel settembre del 1919 occupò Fiume con alcuni reparti ribelli dell' esercito e la proclamò italiana. Per risolvere la questione fu chiamato Giovanni Giolitti , ormai ottantenne, che con il trattato di Rapallo cedette la Dalmazia alla Iugoslavia, ottenendo per l'Italia l'Istria e Zara; la città di Fiume divenne uno Stato libero. Intanto le idee rivoluzionarie russe si diffusero anche in Europa e ci fu il Biennio rosso anche in Italia. I primi a scioperare furono i contadini e gli operai. I padroni delle fabbriche, reagirono con la serrata, ossia la chiusura delle fabbriche. Giolitti non si preoccupò minimamente della questione infatti gli operai iniziarono la rivolta nell' estate del 1920 e in autunno si accontentarono di un minimo aumento del salario. La paura degli industriali e dei proprietari terrieri fu fatale allo Stato italiano, nessuno aiutò i socialisti moderati e il Partito popolare di don Sturzo, non si fidarono neanche di Giolitti e dei liberali. Essi riposero la loro fiducia nell'estrema Destra, e qui era apparso il nuovo movimento fascista guidato dall' ex socialista Benito Mussolini. I fasci erano un'organizzazione paramilitare, formata da civili ma con una disciplina di tipo militare. Essi utilizzarono i finanziamenti del padronato. Lo squadrismo seminò il terrore in tutta Italia. Il vecchio presidente del Consiglio propose a Mussolini di unirsi ai liberali nei blocchi nazionali, ma una volta eletti i fascisti si staccarono e formarono un gruppo di opposizione di destra contro il Governo. Nel 1921 Mussolini sciolse il suo movimento e fondò il Partito Nazionale Fascista . Nell'ottobre del 1922 organizzò una marcia su Roma, partendo da Napoli.
Egli ricevette l'appoggio di Vittorio Emanuele III e fu incaricato di formare il nuovo governo. Egli si era impadronito dello Stato legalmente e non attraverso una rivoluzione; con il suo nuovo governo passò alla costruzione di uno Stato autoritario, si fece chiamare duce e istituì il Gran Consiglio del Fascismo, stravincendo le elezioni del 1924. Il delitto Matteotti suscitò in Italia un'ondata di sdegno e i parlamentari reagirono con una protesta, conosciuta come la "Secessione dell'Aventino". In quest'occasione Mussolini ne approfittò per riformare il Parlamento. Si addossò la colpa dell'assassinio di Matteotti il 3 gennaio 1925. Furono soppresse le libertà di sciopero, di associazione e di stampa, furono sciolti i sindacati e i partiti, furono istituiti l'OVRA e il Tribunale per la difesa dello Stato. Le pene per chi si opponeva al regime erano l'esilio, la morte.
Tuttavia numerosi liberali si opposero continuando le loro proteste chi dal carcere chi da un altro Paese. Mussolini programmò la totale adesione del popolo italiano ai valori del fascismo. Il principio guida dei sindacati fascisti era la collaborazione di lavoro e manodopera. Il fascismo influiva totalmente sulla vita degli italiani, organizzando loro anche come passare il tempo libero, organizzando le adunate del sabato. Egli introdusse l'educazione elementare obbligatoria e l'Opera Nazionale Balilla si incaricò della formazione fisica e morale dei giovani Italiani. Egli per consolidare il regime si riappacificò con la Chiesa attraverso i Patti Lateranensi del 1929.
Mussolini attuò un'economia liberista ed aumentò le esportazioni, ma nel 1925 ebbe inizio il periodo protezionista, ci fu un crollo delle esportazioni italiane e il leader fascista fu costretto a garantire la rivalutazione della lira. Di conseguenza a farne le spese furono i contadini e crebbe la disoccupazione. In Italia arrivò la Grande Depressione e il governo fascista tagliò i salari e a causa della disoccupazione varò un programma di lavori pubblici, furono bonificate le paludi Pontine. Anche la politica coloniale conobbe due fasi: la prima fu protesa a consolidare e organizzare le colonie, la seconda fu dedicata alla conquista di nuovi territori. Infatti, nel 1935 il duce aggredì l' Etiopia e la guerra impegnò 400.000 uomini dal 1935 al 1936. La vittoria permise a Mussolini di proclamare la nascita dell'Impero .
La Società delle Nazioni condannò l'aggressione ed impose all'Italia pesanti sanzioni economiche. Le sanzioni posero fine ai rapporti con la Francia e la Gran Bretagna e l'Italia si alleò con la Germania nazista e nel 1938 furono applicate le leggi razziali.

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