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La seconda e la terza rivoluzione russa


La seconda rivoluzione russa, la rivoluzione di febbraio


Poco dopo in Europa scoppiò la seconda guerra mondiale e la Russia scese in campo in difesa della Serbia. Tuttavia la Russia finì ben presto per trovarsi in un profondo stato di crisi che portò fame, miseria e mancanza di rifornimenti e che si tradussero in numerosi scioperi, insurrezione e una smobilitazione non dovuta ad un atto ribellione ma come semplice abbandono del campo.
Definitivamente convinto dai manifestanti dell'unica grande fabbrica russa che, scesi in piazza, non vennero repressi dalla polizia ma al contrario quest'ultima si aggiunse ai dimostranti, lo zar decise di abdicare. La rivoluzione di febbraio si concluse quindi con l'istituzione di un governo provvisorio che, già indebolito dall'esistenza di un centro di potere alternativo quali i soviet, decise di agire sulla linea del difensivismo rivoluzionario, temendo che in caso di uscita dalla guerra la Russia avrebbe perso non solo numerosi territori ma anche le conquiste ottenute con la rivoluzione, causando il malcontento generale e numerosi fermenti rivoluzionari.

La terza rivoluzione russa, la rivoluzione di ottobre


Infatti non appena tornò Lenin, aiutato dal governo tedesco che sperava così di destabilizzare la Russia, le tesi di aprile da lui annunciate, completamente incompatibili con le idee dell'attuale governo, riscossero largo successo; esse infatti prevedevano:

La pace immediata a qualsiasi costo.

La dittatura del proletariato.

La nazionalizzazione e la collettivizzazione di terre, industrie e materie prime.

L'abolizione della proprietà privata.

Il potere ai soviet


La possibilità di arrivare alla rivoluzione comunista senza passare attraverso la fase capitalistico-borghese. Il grande successo riscosso amplificò la situazione anomale di doppio potere già creatosi in precedenza e che vedeva da una parte il governo rivoluzionario e dall'altra i soviet e i bolscevichi. Pertanto consapevole di avere la maggioranza Lenin assaltò il Palazzo d'Inverno, in quella che prese il nome di rivoluzione d'ottobre. Immediatamente venne approvato il decreto sulla pace, affidato a soviet il compito di ridistribuire le terre fra i contadini e istituito il Consiglio dei commissari del popolo incarati di occuparsi del governo fino all’istituzione dell’Assemblea costituente che tuttavia non va come sperato portando così i bolscevichi, i quali ritenevano che fosse l’espressione della fase borghese ormai superata, a prendere il potere con la forza in una sorta di “rivoluzione interna alla terza” e a instaurare la Repubblica dei soviet dei deputati degli operai dei soldati e dei contadini che permise il rafforzamento dei poteri del Congresso dei commissari e dei soviet, dando quindi in realtà forma a un governo dittatoriale, ossia la dittatura proletaria. Sul fronte della politica estera Lenin, che con l’uscita dalla guerra aveva sperato di indirizzare le forze nella tutela del nuovo governo e nella ricostruzione del paese, si trovò, fra il 1918 e il 1921, a dover affrontare: -una guerra civile: nata fra i difensori della rivoluzione e l’esercito rimasto fedele allo zar, noti con il nome di ‘bianchi’. Essi riuscirono inizialmente a presidiare numerose terre e a minacciare la liberazione dello zar, che venne quindi ucciso preventivamente dai rivoluzionari, ma vennero ben presto sconfitti dall’Armata rossa, ossia il nuovo esercito di operai e contadini che Trockij aveva avuto il compito di allestire per fronteggiare tale minaccia -una guerra contro la Polonia: la quale venne aiutata dall’intervento di altre potenze europee che vi si schierarono al fianco temendo che la Russia avrebbe potuto ispirare una rivoluzione planetaria in grado di cancellare il capitalismo. Nonostante inizialmente la Russia riuscì a respingere l’assolto nemico e a tentare la controffensiva fu ben presto costretto alla resa, i cui negoziati ebbero però un esito tutto sommato felice -il comunismo di guerra: infatti ai vari disordini era seguito un periodo di profondissima crisi economica, in quanto essa si era completamente arrestata, che aveva causato fame e miseria. Per poter sostenere gli sforzi bellici in corso venne quindi imposto con la forza il comunismo causando così un forte degrado della vita civile, dispute politiche e la requisizione di moltissime risorse dalle campagne, decimazioni, arresti ed esecuzioni di massa. Ciò continuò fino al raggiungimento del suo culmine nel 1821 quando i marinai di un’importante base navale si ribellarono contro la dittatura. Proprio per questo motivo Lenin, dopo essere riuscito a sconfiggere i ‘bianchi’ decise di rivedere l’indirizzo economico del paese al fine di rialzare l’economia e di riguadagnarsi il consenso della società rurale russa varando la NEP (nuova politica economica) con la quale stabilì la fine delle requisizioni e stabilì alcuni elementi di libero commercio sia per i contadini -che consentiva di vendere i prodotti in eccedenza e di coltivare ‘in proprio’ piccoli appezzamento di terreno portando così alla nascita del culati- sia per le industrie -che consentiva di aprire e gestire piccole attività e portò alla nascita dei nepmen-. Contemporaneamente Lenin cercò di reinserire la Russia nel sistema internazionale: i primi rapporti che ne permisero l’uscita dall’isolamento furono i contratti commerciali con Inghilterra e Germania, dalla quale importo tutte le nuove tecnologie, a cui seguirono poi i contatti con gli altri stati europei. Inoltre Lenin maturò l’idea che per poter migliorare l’economia occorreva anche migliorare la qualità di vita dei cittadini che portarono così ad un periodo riformista che vide l’emanazione di leggi quali quella a favore dell’aborto e del divorzio e quella della scuola, che tuttavia venne ben presto soppiantata da un’ulteriore riforma in cui le scuole vennero identificate come luoghi non solo di formazione culturale ma anche di produzione e carceri minorili. Tuttavia contemporaneamente si verificò anche una riorganizzazione territoriale e politica che alla nascita dell’URSS, a partire dalle serie di repubbliche autonome dell’ex impero, il cui ordinamento venne fissato nella Costituzione mentre il potere venne accentrato nel partito comunista; venne quindi istituita la polizia politica CEKA e soppressa ogni forma residua di dissenso politico anche grazie i primi campi di concentramento.
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