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L'Italia Repubblicana

La nascita della Repubblica e della Costituzione: dalla collaborazione tra DC e PCI allo scontro.
Dopo la Liberazione nasceva in Italia il governo Parri (Partito d'Azione), che dovette far fronte al disordine pubblico (violenza e povertà diffuse) e all'elevata disoccupazione: per non reprimere con la forza le stesse masse popolari che avevano sostenuto la Resistenza, Parri rassegnò le dimissioni in favore di De Gasperi. Egli apparteneva alla DC (Democrazia Cristiana, organizzazione politica dei cattolici che era stata sciolta dai fascisti), all'epoca ancora composta anche da leader di sinistra, tra i quali Togliatti (del PCI). Quest'ultimo impose al suo partito una democrazia progressiva (serie di riforme socio-politiche che avrebbero sostituito la rivoluzione) e, per dimostrare le sue intenzioni pacifiche, annunciò l'amnistia (in tal modo non vi fu più un'epurazione dello Stato).
Intanto, il 2 giugno 1946 ebbero luogo due grandi seggi elettorali in cui votarono per la prima volta le donne (volute sia da Togliatti, seppure i comunisti temevano che avessero votato per la monarchia, sia da De Gasperi, che, temendo l'astensionismo delle donne cattoliche, impose il voto come dovere civile e non più come diritto). I due grandi seggi furono:

• il Referendum istituzionale (monarchia – repubblica, in cui vinse la seconda col 54%);
• le elezioni per l'Assemblea costituente (organo legislativo preposto alla stesura della Costituzione), che vide l'affermazione dei partiti di massa: DC, Partito socialista e PCI. Essa elesse come Presidente della Repubblica (fino alla Legge Fondamentale, ossia la Costituzione) Enrico De Nicola.
La Costituzione è il risultato dei principali orientamenti politici dell'Ottocento-Novecento:
• liberale: lo Stato garantisce i diritti dell'uomo e del cittadino;
• cattolico: lo Stato tutela le formazioni sociali oltre che i singoli individui;
• democratico-socialista: lo Stato mira alla libertà e all'uguaglianza.
Un discorso a parte va fatto per l'articolo 7, relativo ai Patti lateranensi (1929, Gasparri-Mussolini), che prevedeva che Stato e Vaticano fossero indipendenti e sovrani: la DC ovviamente era a favore, mentre i comunisti erano perplessi in quanto andava un po' contro l'articolo 3 (sull'uguaglianza): ciononostante, Togliatti impose al suo PCI di votare a favore, in modo che i cattolici avessero col tempo promosso la sua democrazia progressiva, ormai divenuta irrealizzabile, anche perché De Gasperi procedette all'estromissione delle sinistre (dopo il trattato di pace con gli Alleati), affidando la politica economica a Luigi Enaudi (liberale). In risposta a ciò il PCI aderì al Cominform dell'URSS (che sosteneva gli interessi e la politica comunista dell'URSS in Europa), ma così facendo, perse di ogni autonomia politica e si allineò totalmente alle direttive di Mosca (Stalin).
Col passare del tempo, dunque, i comunisti vennero demonizzati e visti come un pericolo per tutti i valori e la DC, al contrario, era vista come la prima tappa verso una società cristiana, pacifica ed ordinata. Alle elezioni del 1948, quindi (PCI vs DC), ci fu una clamorosa affermazione della DC, che collocò l'Italia tra i Paesi Occidentali (economia di mercato e democraia parlamentare). Tra l'altro, il 14 luglio 1948 un esaltato sparò a Togliatti, e tale evento provocò l'inizio di forti scioperi, disordini e scontri armati in tutta l'Italia centro-settentrionale, cosicché la CGIL (Confederazione generale italiana del lavoro), sindacato composto sia da cattolici che comunisti, si scisse in altri due sindacati: la cattolica CISL (Confederazione italiana sindacati dei lavoratori) e la socialista UIL (Unione italiana del lavoro). Gli scontri sociali erano sempre più numerosi e si concludevano regolarmente con uno scontro armato tra polizia (Celere) e lavoratori.

Orientamenti politici negli anni Cinquanta

Nel 1949, in seguito alla scomunica dei comunisti da parte della Santa Sede, nacque il centrismo, un governo di coalizione creato da De Gasperi costituito, oltre che dalla DC, anche dai partiti laici (PLI, PRI, PSDI con Saragat, PSI) e che sarebbe durato fino al 1960. Esso proponeva numerose riforme, tra cui la riforma agraria (per soddisfare la “fame di terra” dei contadini poveri), la Cassa per il Mezzogiorno, l'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) e la riforma Vanoni (con dichiarazione annuale dei redditi). Poi De Gasperi nel 1953 propose una riforma elettorale secondo cui chi avesse ottenuto il 50% dei suffragi, avrebbe avuto diritto a un premio di maggioranza pari al 65% dei seggi parlamentari (legge-truffa). Il segretario della DC fu attaccato dalle opposizioni ma comunque le elezioni ci furono e portarono a un netto regresso del PSI e all'affermazione dei partiti di estrema destra: monarchici e MSI (Movimento sociale italiano). In quegli anni, dunque, temendo il comunismo, gli uomini di governo proposero una discriminazione nei loro confronti prendendo provvedimenti ai limiti della legalità: nel 1956 entrò quindi in funzione la Corte Costituzionale, che garantiva il rispetto della Legge Fondamentale.

Il miracolo economico (1958-63)

Negli anni 1958-63 l'Italia visse uno straordinario progresso produttivo detto miracolo economico, dovuto dalla grande disoccupazione che colpì l'Italia in quegli anni: il potenziamento della produzione poté avvenire in un contesto di bassi salari, dovuti al fatto che l'offerta di manodopera era ancora molto superiore alla richiesta da parte delle industrie. I settori trainanti di questa crescita produttiva furono quello automobilistico (FIAT, con la motorizzazione che divenne un fenomeno di massa), di elettrodomestici e di tutti i beni semidurevoli. Il miracolo fu comunque un fenomeno che riguardò per lo più il Nord Italia.

Fine dello stalinismo e nuovi movimenti di estrema sinistra

Nel 1956 il PCI si era fratturato in seguito al XX congresso del PCUS, in cui Kruscev aveva demolito il mito di Stalin, portando alla rivolta ungherese (anti-socialista), repressa da Stalin con l'appoggio in Italia da parte di Togliatti: tale gesto aveva provocato un dissenso all'interno del partito, tanto che molti intellettuali, come Calvino e De Felice lasciarono il partito. I socialisti quindi si sganciarono completamente dai comunisti, e Nanni (PSI) condannò l'intervento sovietico in Ungheria. Nel 1968 però il PCI prese le distanze dalla repressione in Cecoslovacchia, condannandola a senza mezzze misure e rifiutando il principio leninista della dittatura del proletariato. In quell'anno si formarono numerosi gruppi estremisti, che concordavano sulla rivoluzione proletaria, favorendo nuove rivolte e manifestazioni, anche tra gli studenti, cosicché nel 1969 si arrivò all'autunno caldo (scontro industriali – lavoratori). In seguito gli operai ottennero sia aumenti salariali, sia innovazioni: gli ambienti di lavoro divennero più sicuri per la salute dei lavoratori e nel 1970 venne approvato dal Parlamento lo Statuto dei lavoratori, che vietava ogni abuso di potere nelle fabbriche.

Dalla formazione del centro-sinistra all'uccisione di Aldo Moro (Anni di Piombo: 1974-81).
Dopo le dimissioni di De Gasperi del '53, la DC fu rappresentata da Fanfani e Aldo Moro, che promossero un'apertura a sinistra sostenendo l'idea secondo cui la DC non potesse governare con il solo consenso dei minori partiti laici, ma occorreva un accordo con i socialisti e la sinistra. La collaborazione, nata a seguito della creazione dell'ENEL (che significava l'introduzione del PSI nell'economia italiana), aveva come scopo quello di modernizzare il Sud che non aveva partecipato al miracolo. A tale situazione l'estrema destra rispose con la strategia della tensione, ossia con un periodo di stragi di terrorismo nero (bomba Banca Agricoltura di Milano, 1969; piazza della Loggia a Brescia, 1974; treno Italicus, Bologna 1974; stazione di Bologna 1980), alle quali l'estrema sinistra rispose a sua volta con stragi di terrorismo rosso. La differenza sta che le prime volevano intimidire e terrorizzare le masse, mentre quelle delle BR (Brigate Rosse) colpivano singoli individui, figure di spicco nella magistratura e nella politica. In risposta a tale disordine, il segretario del PCI Berlinguer propose un compromesso storico, ossia un'alleanza programmatica tra PCI e DC (Moro), volta a coniugare il comunismo con la democrazia, sganciandolo dal modello sovietico. Il progetto Berlinguer però fu bloccato da alcuni referendum che scissero nettamente PCI e DC: divorzio (1974), aborto (1978), entrambi voluti dal primo e non dal secondo partito. Ciononostante, il governo proposto da Berlinguer e appoggiato da Moro nacque nel 1976 con Andreotti (DC). Tale governo della non-sfiducia durò però solo due anni, in quanto le BR, desiderose di far esplodere in Italia una rivoluzione simile a quella cubana e di impedire che il PCI fosse coinvolto nella normale dinamica democratica, rapirono Aldo Moro il 16 marzo 1978. Nonostante i socialisti (Craxi) volevano salvare Moro ad ogni costo, la DC e il PCI, temendo di mostrare avversione verso le BR sostennero una linea di fermezza, ossia non cedettero ai ricatti delle BR lasciando che Aldo Moro fosse assassinato (9 maggio 1978).

La mafia contro lo Stato

Le conseguenze più gravi degli anni di piombo riguardano il fatto che lo Stato, impegnato nella lotta contro l'estremismo politico, ha tralasciato di combattere la mafia siciliana. Essa compiva da sempre azioni illecite, talvolta anche offrendo protezione nei confronti di furti o violenze ma poi uccidendo tutti coloro che non erano disposti a pagare il pizzo. Cosa Nostra (così chiamavano i mafiosi la loro organizzazione criminale) crebbe al punto da legarsi con esponenti politici (soprattutto della DC). A questo punto, il Parlamento incaricò una Commissione antimafia di affrontare il problema a Palermo, ottenendo i primi successi. Dagli anni Settanta, però, la mafia ha iniziato ad accumulare enormi capitali grazie al traffico internazionale della droga ampliando dunque anche i propri contatti nel mondo. Per sconfiggerla, venne nominato prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa (lo stesso che aveva sconfitto le BR): egli però non ottenne successo dalle timorose istituzioni cosicché la mafia lo uccise, come anche fece con i magistrati palermitani Falcone e Borsellino. Ciononostante, in virtù del loro lavoro, si riuscì ad ottenere la collaborazione di alcuni esponenti di Cosa Nostra che portarono a un numero sempre maggiore di capi mafiosi catturati: il problema della mafia siciliana si porrà almeno in termini minori rispetto al passato.

Orientamenti politici negli anni Novanta – Duemila

Dagli anni Novanta, i termini “destra” e “sinistra” si riferiscono a quegli orientamenti politici che valorizzano rispettivamente la libertà d'azione e l'uguaglianza. La Costituzione riconosce entrambi questi valori però, poiché appaiono in contraddizione, sarebbe opportuno che al governo si alternino destra e sinistra con presupposto di base la democrazia, il sistema parlamentare (liberalismo inglese). Dopo il crollo del muro di Berlino (1989), cambiò la situazione per tutti i partiti:
• il PCI dal 1991 abbandonò definitivamente ogni ideologia leninista e si trasformò in PDS (Partito democratico della sinistra);
• il PSI (Craxi) fu coinvolto in tangentopoli (scandalo finanziario) nel 1992, per cui crollò;
• il Movimento sociale – destra nazionale assunse il nome di Alleanza nazionale (AN, 1995);
• la DC, colpita in parte da tangentopoli, si suddivise in numerose correnti:
- una che collaborava con la sinistra riformista;
- una postdemocristiana (detta Margherita), in cui confluirono politici di sinistra e del CCD (Centro Cristiano Democratico), l'UDC (Unione di Centro, Casini);
• comparve la Lega Nord (Bossi), che desiderava che l'Italia diventasse uno stato federale;
• nel 1994 nacque Forza Italia (1994), che riteneva ancora tutta la sinistra un ammasso di comunisti che non credevano nel profitto, nel libero mercato e nel capitalismo.
Berlusconi, nonostante ha ricevuto numerose polemiche, ha visto nel 2008 la vittoria del suo schieramento di centro-destra con la conseguente fusione dell'AN e Forza Italia nel PDL (Popolo della Libertà, dal 2009). Sul fronte opposto (centro-sinistra) vi è il PD (Partito democratico), che consiste in un'opposizione che per la prima volta dal 1948 è riuscita a far eleggere i propri rappresentanti in Parlamento.

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