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Concetti fondamentali del novecento: ideologia; propaganda; confino ed esilio


Ideologia


Il termine “ideologia” venne adoperato per la prima volta in Francia dal deputato Destutt De Tracy, il quale se ne servì per denominare una nuova scienza che aveva come scopo studiare l’origine delle idee. In seguito alla nascita di questa disciplina si sviluppò una corrente di pensiero detta “Idéologie”, i cui membri tentarono di applicare i metodi della scienza moderna allo studio dell’uomo e della società e si dedicarono a ricerche sul rapporto tra corpo e mente, sul linguaggio e sull’economia.
Nel corso del novecento, il concetto di ideologia è stato adoperato per indicare qualsiasi insieme di idee o valori finalizzati a orientare comportamenti sociali, economici o politici degli individui. Parallelamente a questo significato generico, il termine ha conservato più specifico, riferito a dottrine e movimenti politici precisi, in particolare i regimi totalitari (comunismo, nazismo e fascismo) accomunati da alcune caratteristiche: il tentativo di trasformare totalmente la società e l’uomo secondo un preciso modello; l’intensa partecipazione emotiva dei militanti, spesso simile alla fede religiosa e il ruolo-guida di un partito dotato di una ferrea organizzazione.

Propaganda


Il termine “propaganda” presenta una storia linguistica articolata. Il vocabolo venne adoperato per la prima volta come forma verbale nella denominazione latina “Congregatio de propaganda fide”, un’organizzazione istituita dalla Chiesa cattolica nel 1622 con l’obiettivo di diffondere la fede. A partire dal XVIII secolo il termine è stato utilizzato come sostantivo per indicare ogni organizzazione che svolgesse attività analoghe all’istituzione fondata dalla Chiesa cattolica; attualmente il vocabolo viene impiegato, sempre come sostantivo, per designare i contenuti e i messaggi diffusi dalle organizzazioni di questo tipo al fine di persuadere il maggior numero di persone ad aderire ad una determinata idea o ideologia. Per comprendere pienamente l’accezione odierna del termine, bisogna risalire all’etimologia latina del vocabolo: esso significa appunto coltivare, seminare, diffondere.
In epoca moderna, il termine ha assunto un’accezione negativa poiché le forme di propaganda più efficaci del XX secolo sono state associate ai regimi totalitari in cui i mezzi di comunicazione venivano adoperati con il deliberato scopo di manipolare la coscienza del popolo e di prevenire ogni forma di dissenso, inducendo quasi inconsciamente i cittadini ad aderire all’ideologia del regime. Inoltre. Questo procedimento, che comporta la diffusione di notizie alterate o talvolta persino di pure invenzioni, può condurre in molti casi all’omologazione o all’annullamento di ogni forma di pensiero individuale., come descritto ad esempio nel romanzo 1984 di George Orwell in cui l’autore immagina gli effetti estremi che colpirebbero una società in balia di una macchina propagandistica finalizzata ad annientare ogni valore umano e ogni istinto in modo da trasformare l’individuo in un vero e proprio automa assoggettato alla volontà del governo.

Confino


Il confino, introdotto in Italia dalla legge Pica del 1863, è un provvedimento imposto dalla polizia, dichiarato illegale dopo l’aborrimento del regime fascista, consistente nell’obbligo imposto al condannato di dimorare in un luogo lontano da quello abituale di residenza o da quello del reato commesso. Questa pratica era finalizzata a prevenire l’esecuzione di reati da parte di persone ritenute sospette che però non avessero ancora compiuto atti punibili attraverso il carcere. Il confino fu tuttavia anche uno strumento di controllo sociali, imposto a chiunque assumesse atteggiamenti ritenuti sconvenienti o immorali. A questo tipo di confino, definito confino comune, fu affiancato durante gli anni del regime fascista il cosiddetto confino politico, irrogato per motivi politici, cioè per impedire la propaganda ostile al regime da parte di persone che non avessero commesso reati contro l’ordine pubblico.

Esilio


Il termine “esilio” deriva dal latino exilium, derivato da exul (esule), vocabolo composto da ex, fuori, e solu, terra: esso indica appunto l’allontanamento dalla propria terra. Questa pratica, oggi abolita, fu già attuata dagli antichi greci e romani. Secondo il diritto greco, la pena dell’esilio veniva inflitta a chi si macchiava di un delitto particolarmente grave, come ad esempio il parricidio, e poteva essere scelta dal condannato come alternativa alla pena di morte, diventando quindi un diritto. La pratica di un’usanza simile è attestata per i romani da Polibio, il quale la descrive come degna di lode e di menzione, sostenendo che al reo è concesso di allontanarsi volontariamente per recarsi a Napoli, Tivoli o qualsiasi altra città federale. L’esilio si fonda dunque sull’idea di liberazione da una minaccia e rappresenta un ideale importante sia per la cultura romana che per quella greca.
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