Ominide 6604 punti

Il sistema bancario

Nel periodo di fine Novecento viene rivoluzionato il sistema bancario, mossa importante che riuscì a contribuire in modo particolare al decollo industriale; nel 1893 viene quindi fondata la Banca d'Italia, cioè la banca centrale incaricata ad emettere la moneta e il sistema finanziario e creditizio; nacquero anche altri istituti di credito sul modello della banca mista. La "banca mista" deve il suo nome al fatto che svolge una duplice funzione: raccoglie il risparmio dei cittadini e lo investe finanziando società commerciali e industriali. Banche miste sono la Banca commerciale italiana e il Credito italiano (con capitali in gran parte tedeschi). Furono questi istituti di credito che assicurarono gli ingenti capitali necessari a finanziare investimenti costosi, come le centrali idroelettriche.
Non bisogna poi trascurare altri due fattori: le entrate del turismo e le rimesse degli emigranti, cioè i risparmi inviati in patria dai lavoratori italiani che emigravano, nel primo decennio del Novecento, al ritmo di mezzo milione l'anno. Le rimesse (che portavano ogni anno nel paese valuta per 300-500 milioni di lire) furono uno dei fattori che permisero all'Italia di equilibrare la bilancia dei pagamenti, ovvero il saldo delle entrate e delle uscite di valuta da un paese per esportazioni e importazioni, in una fase in cui erano necessarie ingenti importazioni di materie prime per sostenere lo sviluppo dell'industrializzazione.

Il decollo industriale di fine Ottocento è un evento di portata storica per il nostro paese, che ne avviò la trasformazione in società industriale in grado di competere sui mercati internazionali. Tra il 1886 e il 1911 il reddito nazionale aumentò del 50 %, indice di una decisa crescita economica.
Tuttavia questo sviluppo fu caratterizzato sin dall'inizio da pesanti squilibri, il più grave dei quali era lo squilibrio territoriale, il dualismo economico, fra nord e sud del paese, frutto di condizioni storiche secolari ma accentuato dalla scelta protezionistica. Infatti il protezionismo ebbe l'effetto di approfondire il divario fra la produttività dell'agricoltura settentrionale, già più sviluppata e capace di rinnovarsi tecnicamente, e quella meridionale, che al riparo della tariffa doganale poté sopravvivere senza rinnovarsi: mentre il protezionismo danneggiò le colture pregiate d'esportazione meridionali. Aggiungiamo che il tessuto industriale andava formandosi in modo non omogeneo, ma si concentrava nel "triangolo industriale" del nord (Milano, Genova, Torino), favorito dagli investimenti, dalla presenza di una borghesia industriale più dinamica, dalla prossimità ai mercati europei. L'Italia, insomma, si sviluppava "a forbice": a fronte della crescita del nord, diveniva sempre più grave il ritardo delle regioni del Mezzogiorno. La questione meridionale diveniva così uno dei grandi nodi irrisolti della società italiana.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email