La storia del femminismo e le due ondate del Novecento


La storia ufficiale del femminismo inizia nell'Ottocento ed è stata divisa in due diverse fasi -dette “ondate”- che corrispondono ad altrettante generazioni di donne decise a battersi per i propri diritti. Ogni ondata ha portato con sé nuove priorità, nuovi metodi di contestazione e nuove protagoniste.

Prima di tutto, occorre precisare che esiste una sorta di preistoria del femminismo che coincide con il periodo della Rivoluzione francese, durante la quale venne emanata la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, voluta dalla femminista Olympe de Gouges nel 1791.

Ma è nell'Ottocento che venne coniato il termine “femminismo” per battezzare il nascente movimento che aveva come obiettivo l'emancipazione della donna. Si trattava, dunque, del movimento delle Suffragette le quali miravano all' allargamento del suffragio, ossia del diritto di voto, anche alle donne. Il loro “campo di battaglia” fu soprattutto la Gran Bretagna che vide la nascita del primo comitato per l'estensione del diritto di voto. Le immagini delle Suffragette che organizzavano manifestazioni più o meno violente, che marciavano sulle piazze del Paese, che intervenivano negli incontri politici per attirare attenzione destarono scalpore dal momento che in quell'epoca erano ancora soltanto gli uomini a poter prendere parte alla vita politica delle città mentre le donne erano costrette a rimanere in casa.
In questa fase, quindi, il movimento femminista si concentrò quasi esclusivamente su rivendicazioni di natura politica, reclamando appunto il diritto di partecipare alla vita pubblica, e inoltre si iniziò una battaglia per la parità di diritti tra uomini e donne all'interno del nucleo familiare. Tra le protagoniste di questa prima ondata di femminismo si distinse Emmeline Pankhurst che fondò l'organizzazione militante Women's Social and Political Union.
In quegli anni, il movimento delle Suffragette non raggiunse l'Italia anche se vi furono personalità femminili che parteciparono attivamente al Risorgimento; anche la Francia non ne risentì particolarmente e più in generale bisognerà aspettare il Novecento per l'estensione del suffragio anche alle donne.

Questo perché sia le donne ché gli uomini, agli inizi del secolo scorso furono traumaticamente impegnati con le conseguenze del primo conflitto mondiale: gli uomini vennero chiamati a combattere sui vari fronti e le donne dovettero prendere il loro posto nelle fabbriche. In questo modo, esse non poterono più dare la priorità alle battaglie femministe ma dovettero far fronte alla situazione che la guerra metteva loro davanti.

Il movimento femminista si risvegliò a partire dagli Stati Uniti soltanto negli anni '60 del Novecento. La prosperità dovuta al boom economico che caratterizzò in generale i Paesi Occidentali, contribuì a logorare quelle strutture sociali che erano già state messe in discussione dalla Grande Guerra. I nuovi temi che caratterizzarono questa “seconda ondata” fecero scandalo tra la gente del tempo: si parlava apertamente e per la prima volta di sessualità, di stupro e violenza domestica, di diritti riproduttivi ma anche di parità tra i due sessi sul posto di lavoro. Fu in questi anni che il movimento femminista prese forma anche in Italia assumendo dimensioni di massa. Negli anni '70, le piazze del nostro Paese si riempirono di donne che rivendicavano diritti ancora negati, come quello di divorziare o di interrompere una gravidanza. Queste battaglie, a favore del divorzio e dell'aborto, sono le più famose ma non furono le uniche. Le femministe italiane si batterono anche per modernizzare il diritto di famiglia : per esempio, venne rimosso il cosiddetto “delitto d'onore” (che assicurava pene ridotte agli uomini che assassinavano la moglie adultera) e i tradimenti da parte delle donne non vennero più considerati reati, ma al pari di quelli degli uomini.

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