Il 18 gennaio 1919 si aprì presso la reggia di Versailles a Parigi la conferenza di pace con i 32 paesi vincitori. Le quattro grandi potenze furono rappresentate rispettivamente da : Wilson ( Stati Uniti) , Clemenceau (Francia) , Lloyd Gerge (Gran Bretagna) e Orlando (Italia), impegnati per oltre un anno e mezzo in cerca di accordi che potessero soddisfare tutti i paesi (discutono sui termini di pace). Soprattutto la Francia,Gran Bretagna e Italia premono affinchè si adotti una linea punitiva nei confronti della Germania, dell’Austria e e della Turchia.La Francia rappresentata da Clemenceau è contro la Germania a causa della sconfitta del 1870 e vorrebbe la revange con uno strangolamento finanziario della Germania, che la sua ricostruzione di città e fabbriche sia pagata dalla Germania, il recupero dell’Alsazia e della Lorena e l’annessione della Renania tedesca e del suo bacino carbonifero ; vuole condividere con l’Inghilterra la spartizione dei territori tedeschi in Asia e in Africa e lo divisione dell’impero ottomano. L’Inghilterra con Lloyd George è contraria a schiacciare la Germania per vari motivi:perché l’arsenale nautico tedesco era stato conquistato dall’Inghilterra e perché una Germania debole creerebbe un vuoto politico-militare nell’Europa centrale (proprio ora che vi è la minaccia della Russia sovietica).Inoltre George pur di non scontentare l’alleato francese è costretto a sostenere la politica antitedesca. L’Italia era trattata come un paese secondario. Wilson dunque espone il suo pensiero nei 14 PUNTI; egli era contrario alla politica contro la Germania perché voleva che l’Inghilterra si rialzasse e perché temeva che un intervento troppo punitivo avrebbe portato alla revange. I 14 punti erano basati sull’autodeterminazione dei popoli (ogni paese libero ma nel frattempo attaccava un paese centroamericano e quindi era un controsenso, in America vuole fare ciò che decide mentre in Europa si può ricorrere a una linea punitiva)

Il 18 gennaio 1919 si apre la conferenza e vi è la firma di 5 trattati con 5 paesi sconfitti. Il 28 giungo 1919 la Francia firma con la Germania; la francia ottiene l’Alsazia e la Lorena e il controllo delle miniere della Saar. La Renania è occupata e altri territori passano alla Polonia.
Alla Polonia spetta il corridoio polacco una striscia di terra che garantisce lo sbocco sul mare spezzando la Prussia orientale da quella occidentale. Danzica è dichiarata città libera e sotto il controllo internazionale. Nascono Repubbliche indipendenti : Lituania, Estonia ,Lettonia, Finlandia. Le colonie vengono spartite tra Francia e Inghilterra. La Germania deve pagare riparazioni di guerra, ridurre l’esercito, consegnare la flotta alle potenze vincitrici e fornire materie prime a tariffe doganali vantaggiose.
-L’Austria firma il trattato di Saint Germain.
Il grosso delle cessioni è a vantaggio di Cecoslovacchia, Jugoslavia e Polonia ora ufficialmente riconosciute. Trento,Trieste, Istria e Alto Adige sono ceduti all’Italia.
-Trattato del Trianon: stabilisce l’indipendenza dell’Ungheria
-Trattato di Sevres con l’impero ottomano : l’impero ottomano viene diviso
L’asprezza delle imposizioni di guerra genera una guerra contro la Grecia e la revisione dei trattati che porterà al trattato di Losanna.


Mentre i trattati vengono imposti ai vinti, a Parigi nasce la Società delle Nazione (SdN),l’organismo auspicato la Wilson nei suoi 14 punti. E’ composto da un’assemblea in cui 5 posti sono riservati alle grandi potenze (usa, Inghilterra,Francia, Italia, Giappone).La sede è fissata a Ginevra. La società si presenta con buoni intenti ovvero di rispettare l’autodeterminazione dei popoli ed evitare guerre ma ci sono quattro problemi:
-Il primo è nella struttura in quanto è uno strumento delle grandi potenze che si sono autonominate; il potere è nella mani di una o poche persone ; l’America sulla scia del Manifest destiny ha più diritti degli altri paesi
-Il secondo è l’articolo 19 che prevede che tutti i membri siano d’accordo qualora vi sia una decisione da prendere.
La SdN si rivela debole e di difficilissima soluzione è soprattutto la ricomposizione geopolitica dell’Europa centrale e orientale a causa del vuoto lasciato dalla scomparsa dell’impero asburgico,russo e tedesco. Vi è dunque un mosaico di popoli con confini mobili mai definiti. In polonia i suoi confini orientali non sono accettati e determinano una guerra conclusasi con la pace di Riga nasce la Polonia per dividere la Russia comunista dall’Europa.

Complessa risulta anche la questione dei confini tra Italia e la Jugoslavia e quella franco-tedesca. Si assiste inoltre al fenomeno dell’emograzione in quanto i cittadini tendono a spostarsi per andare nello Stato di appartenenza


Biennio rosso e la Terza Internazionale:
In Germania prima ancora dell’armistizio sono nati i consigli di operari e soldati e vi è la proclamazione della Repubblica sotto la presidenza del socialdemocratico Ebert. il partito della Germania ovvero la SpD si è divisa: da una parte una minoranza contraria alla guerra che organizza un partito socialista indipendente guidato da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht che prende il nome di Lega di Spartaco. Gli spartachisti danno origine al partito comunista KPD: nel suo programma vi sono lo sviluppo del sistema dei Consigli degli operai e dei soldati,la formazione politica delle masse operaie e contadine, la presa progressiva del potere. Contro il pericolo rosso, lo stato maggiore dell’esercito dichiara il proprio sostegno al governo di Ebert, purchè si impegni a opporsi a ogni soluzione di tipo bolscevico. Dunque vi è la repressione durissima contro il tentativo rivoluzionario ,messo in atto dagli spartachisti che portano in piazza migliaia di lavoratori. In questa occasione il governo socialdemocratico si affida non solo all’esercito ma anche ai FREILKORPS ( corpi franchi)convinti che la sconfitta sia soltanto il frutto del tradimento dei combattenti di sinistra. Luxemburg e Liebknech vengono assassinate.
In Ungheria socialisti e comunisti proclamano la Repubblica sovietica la cui presidenza è affidata a Bela Kun ma i rivoluzionari vengono annientati dall’intervento militare romeno e cecoslovacco. Il successo dei bolscevichi russi diventa cosi l’unico modello di rivoluzione per la realizzazione di un nuovo ordine sociale. P er favorire la rivoluzione in Europa ed esportare il modello sovietico viene fondata la TERZA INTERNAZIONALE.

Germania di Weimar:
Nel 1919 la Germania divenne una repubblica federale ( nota come repubblica di Weimar, dal nome della città in cui si riunisce l’assemblea costituente). Il Parlamento è eletto a suffragio universale maschile e femminile e il presidente,nominato dal popolo, ha il potere di nominare e congedare il cancelliere. Si cerca di recuperare il corridoio polacco e Berlino affronta due questioni: l’onere delle riparazioni di guerra e l’ostilità di due partiti politici ( cattolici e sinistra). L’umiliazione di Versailles e l’occupazione della Ruhr provocano attentati politici e tentativi di colpi di stato ; c’è un tentativo da parte dei nazionalisti di rovesciare la Repubblica di Weimar ( da continuare)

Europa tra autoritarismi e democrazie:
Si affermano governi autoritari., nell’Europa del nord, in francia, Inghilterra, italia e germania c’è la democrazia; l’unica eccezione nell’Europa centro-orientale è la Cecoslovacchia.
In Inghilterra vi è l’alternanza tra governi liberali (Lloyd George) e conservatori . Vi sono 9 giorni di sciopero generale e sette mesi di astensione dei minatori dal lavoro ma stremati dalla durezza della lotta, gli operai si arrendono e tornano a lavoro. Grave era anche la situazione in Irlanda.

La questione irlandese:
Separata dall’Inghilterra, l’Irlanda è stata saccheggiata e sfruttata dagli inglesi, divenendo una sorta di loro colonia. L’Irlanda è trasformata in un mercato verso il quale l’Inghilterra anglicana esporta i prodotti della propria industria ricavandone risorse alimentari e manodopera a basso costo.Mentre gli Irlandesi poveri lasciano la loro patria in cerca di fortuna, lord e coloni inglesi si impossessano delle migliori terre riducendo i contadini nella condizione di affittuari e condannandoli a una vita di miseria e di incertezza. I due secoli successivi sono un’alternarsi di vicende che vedono il sorgere di movimenti che lottano o per l’indipendenza o per l’autogoverno. Le associazioni indipendentiste compaiono la prima volta quando nel 1798 gli UNITED IRISHMEN tentato un’insurrezione: il loro fallimento costa agli irlandesi l’annessione del Regno Unito e la soppressione del loro Parlamento. Nel 1922 nasce lo Stato Libero dell’Irlanda, un dominion britannico.

L’avvento del fascismo (1919-1925)

L'Italia uscì dal conflitto con gravi difficoltà economiche e profondi contrasti sociali. Le casse dello stato avevano debiti, l'agricoltura abbandonata a causa della guerra e le industrie dovevano passare da una produzione di guerra ad una di pace, ma il calo del tenore di vita riduceva il mercato interno e nell'industria si sospendevano le attività e si licenziavano gli operai. La disoccupazione cresceva anche perché gli Stati Uniti chiusero le porte all'immigrazione. Le banche avevano finanziato vari trust e con il crollo dell'industria anche loro subirono il tracollo finanziario. L'inflazione cresceva a dismisura e si faceva sentire soprattutto dai lavoratori a reddito fisso. Anche i militari chiamati dalla guerra restarono disoccupati e oltre ad avanzare rivendicazioni economiche erano delusi perché non vedevano attuate le riforme promesse durante la guerra. Questo senso di frustrazione coinvolgeva un po' tutti anche perché a Parigi l'Italia non aveva ottenuto gli ampliamenti previsti dal trattato di Londra. Si creò cosi il mito della vittoria mutilata che creò dissidi tra i nazionalisti pronti a combattere per avere il giusto e i neutralisti contro ogni violenza. Si crearono, in questo modo, le condizioni favorevoli a promuovere tendenze autoritarie e antidemocratiche soprattutto da parte degli organi statali che durante la guerra erano stati autonomi dal Parlamento e non accettavano regole democratiche e controlli. Fra le masse si formò uno sfogo di nazionalismo irrazionalistico o la voglia di risolvere le difficoltà con azioni dirette. C'era uno stato di agitazione crescente contro il carovita che spingeva al saccheggio, all'occupazione violenta delle terre padronali e alla distruzione di merci. I partiti e i movimenti politici In questo clima i partiti politici avrebbero dovuto essere un punto di equilibrio, ma non riuscirono a dialogare con le altre forze perché avevano problemi interni, infatti, il partito liberale perdeva peso politico e quello socialista vedeva prevalere al suo interno la corrente rivoluzionaria. Allo scopo di porre freno allo sviluppo dell'idea socialista, Luigi Sturzo fondò il partito popolare italiano con l'appoggio di Benedetto XV che abbandonò il non expedit per favorire il partito cattolico. Il partito popolare proponeva: · una riforma agraria che faceva diventare i padroni soci dell'azienda agricola al pari dei contadini, l'estensione del voto alle donne, · il cambiamento del sistema elettorale da uninominale a proporzionale · maggiore autonomia locale e regionale. Il partito popolare proponeva uno stato laico e non confessionale autonomo dalla gerarchia ecclesiastica. Questo partito raccolse adesioni dalle diverse classi sociali nella convinzione che i suoi valori cristiani avrebbero riportato l'armonia. All'interno del partito socialista che era il maggior partito di massa prevaleva la corrente massimalista guidata sa Giacinto Menotti Serrati che era contro la borghesia e trovava il sostegno della classe operaia. I riformisti guidati da Filippo Turati erano invece convinti che bisognasse collaborare con la borghesia per individuare un piano d'azione. Mentre questa politica si faceva sempre più rovente si creò una terza corrente legata ad Amadeo Bordiga e al giornale Ordine Nuovo fondato a Torino da un gruppo di intellettuali come Gramsci e Togliatti. L'Ordine Nuovo spingeva verso una rivoluzione cui non erano preparati i massimalisti, ma neanche gli aderenti alla Confederazione generale dei lavoratori controllata dai riformisti che aveva oltre un milione e mezzo di iscritti. Il sindacato di ispirazione era la Confederazione Italiana dei lavoratori. Di questo stato di cose approfittò Benito Mussolini che dal giornale Il popolo d'Italia rivendicava i risultati vittoriosi della guerra e contestava la classe dirigente che non sapeva mantenere l'ordine interno contro le manifestazioni di piazza. Buon oratore e sicuro di ottener finanziamenti internazionali, fondò i Fasci di combattimento che raccoglievano ex combattenti e giovani della media borghesia. Il programma dei Fasci prevedeva autonomia regionale e locale, voto alle donne, istituzione del referendum, l'abolizione del Senato di nomina regia, l'eliminazione dei titoli 1 nobiliari, la polizia politica, la coscrizione obbligatoria, il pagamento dei debiti dello stato da parte delle classi più abbienti, la terra ai contadini, ecc. I principi ispiratori di questo programma spaziavano su diverse posizioni politiche e lo stesso Mussolini considerava i Fasci un movimento politico duttile ed elastico. La questione di Fiume In questo contesto si inserì la questione fiumana che riguardava la sistemazione di Istria e Dalmazia che secondo il trattato di Londra dovevano andare all'Italia insieme a Fiume. Francia e Inghilterra erano contrari perché in tal modo l'Italia si allargava e Wilson sosteneva il principio di nazionalità secondo il quale gli slavi dovevano riunirsi in un unico stato. Questi alleati fecero pressioni su Sonnino e Orlando che rappresentavano l'Italia e quando Orlando abbandonò sdegnato la conferenza gli alleati discussero in sua assenza. A causa di questo errore, nel 1919, il governo Orlando cadde e fu sostituito da un ministero liberale rappresentato da Francesco Savero Nitti che raggiunse l'accordo di ritirare le truppe da Fiume in attesa di una soluzione del problema. Questa decisione esasperò gli ambienti nazionalisti e Gabriele D'Annunzio guidò un gruppo di volontari per occupare Fiume, e instaurò un governo provvisorio sotto il nome di reggenza del Carnaro e proclamò l'annessione di Fiume all'Italia. Nitti non assunse nessuna posizione circa questa iniziativa che vide la conclusione con il governo Giolitti l'anno successivo. D'Annunzio si rifiutò di abbandonare Fiume e Giolitti mandò il generale Caviglia e le sue truppe per liberare la città. Giolitti aveva fatto questa scelta per evitare tensioni e per lo stesso motivo ritirò le truppe dall'Albania riconoscendone l'indipendenza. La crisi del liberalismo e il biennio rosso Nitti fece approvare dal parlamento il sistema elettorale proporzionale in sostituzione di quello uninominale e lo rese esecutivo nelle elezioni del 16 novembre 1919 che videro la vittoria dei socialisti e dei cattolici che erano organizzati in modo moderno anche grazie all'estensione del voto a tutti gli uomini sopra i 21 anni. Questa vittoria mise in crisi anche Nitti che aveva sperato in una collaborazione con i socialisti e con i cattolici ed era osteggiato dalla destra per i suoi progetti di nazionalizzazione. Nitti presentò le dimissioni e il re convocò Giolitti che potè fare ben poco a causa delle agitazioni delle masse e della crisi liberale. C'erano numerosi scioperi e comizi per rivendicare l'aumento dei salari insufficienti a causa dell'inflazione mentre gli imprenditori erano in difficoltà per le riconversioni industriali, per le banche che chiedevano la restituzione dei prestiti, ecc. Ne derivò una tensione che segnò il periodo culminante del biennio rosso. Contro il rifiuto di stipendi superiori gli operai iniziarono uno sciopero bianco e gli imprenditori risposero con la serrata (chiusura stabilimenti). Gli operai metalmeccanici aderenti al sindacato Fiom occuparono seicento fabbriche. Giolitti riuscì a convincere gli industriali a non usare la forza e gli operai a non usare le armi e, grazie alla collaborazione con i sindacati, fra il 12 e il 20 settembre raggiunse un accordo che lasciò insoddisfatti industriali (che vedevano il governo troppo a favore delle masse) e operai (aver lasciato l'occupazione aveva indebolito il sindacato). Le basi sociali del partito fascista La violenza fascista si diffondeva verso le sedi del partito socialista, delle leghe e delle cooperative mentre il governo assisteva indifferente anche perché era spinto da agrari e industriali che temevano le lotte operaie e contadine. All'interno del partito socialista crebbero i dissidi tra riformisti e massimalisti da una parte e comunisti dall'altra. Questi ultimi si staccarono e il 21 gennaio 1921 dettero vita al Partito comunista guidato da Gramsci e Bordiga che aderì alla Terza Internazionale. Giolitti aveva aumentato le tasse per sanare i bilanci e questo creò malumore tra le destre, tanto che giolitti sciolse le camere e indisse nuove elezioni. I giolittani, per indebolire la sinistra, si allearono con nazisti e fascisti (blocco nazionale).


Merce,lavoro e plusvalore
Per indagare il sistema economico della società moderna bisognerà partire dalla merce che è ciò che viene prodotto e sta alla base dello scambio (e quindi alla base dell’economia). Essa è prima di tutto qualcosa che serve all’uomo per soddisfare i propri bisogni ecco perché si dice che essa possiede un valore d’uso che può cambiare in base alla merce e in base al bisogno del singolo. Ad esso è strettamente collegato il valore di scambio che non è altro che il valore che la merce assume in base al suo valore d’uso nel momento in cui deve essere scambiata con un’altra merce (una forchetta avrà un valore d’uso superiore ad un pettine perché è strettamente legata ad un bisogno primario, quello di mangiare; questo vuol dire che per scambiare forchette con pettini ci vorranno, ad esempio, tre pettini per ogni forchetta). Ma chiaramente questo non basta: a stabilire il valore di scambio di una merce è anche la quantità di lavoro (considerato come “lavoro umano uguale in astratto) che deve essere impiegata per produrre quella determinata merce. Quindi il lavoro non è concepito come più o meno nobile più o meno faticoso, ma è concepito esclusivamente in termini di forza – lavoro umana. È in virtù di tale lavoro che una merce assume un valore. Ora per stabilire quale merce sia più pregiata (quindi abbia valore di scambio maggiore) oltre alla sua utilità (valore d’uso) si dovrà considerare “quanto lavoro” viene impiegato per costruirla, e questo lavoro viene misurato in base alla sua durata temporale. Ma è chiaro che se un operaio è più pigro di un altro ci metterà più tempo a produrre un oggetto; questo però non vuol dire che la sua merce vale di più di quella prodotta dall’operaio volenteroso. Per durata temporale si intende allora il tempo di lavoro socialmente necessario, in media, in specifiche condizione storiche di produzione. L’errore della società capitalistica però è quello di astrarre dalla merce il lavoro che viene impiegato nella produzione di merce, nel senso che il lavoro viene separato da chi lo compie; in questo modo un oggetto fabbricato dall’uomo è tramutato quasi in una divinità autonoma rispetto a colui che invece ha speso fatica per costruirlo. È a questo punto che entra in gioco il denaro: con esso viene determinato il prezzo delle merci in base alla domanda e alla disponibilità dell’offerta; il denaro è la concretizzazione in termini quantitativi del valore di scambio delle merci. Siamo al punto focale della discussione: ciò che Marx vuole in luce è il fatto che un capitalista investendo il denaro per comprare delle merci, una volta che è stato in grado di venderle ci ha guadagnato (questo aumento del denaro lo chiama profitto). In una società mercantile (cioè basata sullo scambio delle merci, ossia ad esempio io ti do dieci uova tu mi dai una zucca più 1 euro) il rapporto è merce – denaro – merce, così che i soldi guadagnati dallo scambio della merce servono per comprare altra merce; invece nella società capitalistica il rapporto è denaro – merce – maggior denaro. Questo vuol dire che chi possiede denaro compra delle merci e ci guadagna sopra. Marx si accorge allora che c’è qualcosa che non va perché se un uovo vale 100 lire non può essere rivenduto a 200 lire poiché il suo valore di scambio non aumenta così dal nulla. Da dove viene allora il guadagno? Secondo Marx il guadagno deriva dalla speculazione degli imprenditori sulla forza – lavoro spesa dagli operai. Questo vuol dire che se un imprenditore vuole arricchirsi deve sottopagare i propri operai oppure farli lavorare più ore senza pagarli, in modo da vendere la merce sempre per quello che vale ma non pagando adeguatamente il lavoro che per la produzione di quel prodotto è stato speso dagli operai. Gli operai d’altronde sono costretti a lavorare alle condizioni che detta l’imprenditore perché devono anche loro procurasi denaro per mangiare (ed è questo il meccanismo che oggi porta le grandi multinazionali come la Coca-cola o la Nestlé, per dirne solo due, a sfruttare i paesi del terzo mondo con la scusante che se non ci fossero loro, quella gente morirebbe di fame; in questo modo li fanno lavorare 15 ore al giorno, si arricchiscono alla faccia loro e agli occhi della gente passano anche per i salvatori del mondo). Dunque il plusvalore che una merce acquista (ossia il profitto che l’imprenditore ricava da una merce investendo parte del suo capitale sotto forma di salario per i dipendenti per farli lavorare più del giusto) dipende dal pluslavoro (che è quel lavoro in più non retribuito che un operaio compie per produrre una merce; se ad esempio per costruire un tavolo ci vogliono 5 ore di lavoro e si sa che in commercio quel tavolo vale 10 euro, cioè 2 euro per ogni ora di lavoro, le possibilità di guadagno per l’imprenditore sono due: o paga l’operaio non 2 ma 1 euro l’ora così che speculando sul suo lavoro ci guadagna la metà, oppure fa lavorare l’operaio 10 ore ma gliene paga solo 5, così che l’operaio costruirà due tavoli ma sarà pagato solo per uno e il guadagno dell’altro tavolo andrà nelle tasche dell’operaio).
C’è però da sottolineare un’altra cosa: parte del guadagno dell’imprenditore sarà speso da lui per acquistare altre macchine più efficienti. Succederà così che più sofisticate saranno le macchine meno lavoro ci sarà per l’operaio che dovrà compiere movimenti sempre più semplici e ripetitivi, perdendo la capacità di compiere un lavoro compiuto. Per questo motivo quell’operaio sarà costretto sempre di più a svendere la propria forza-lavoro e ad essere retribuito sempre meno, mentre l’imprenditore si arricchirà in maniera esponenziale. È per questo motivo allora che Marx odia la proprietà privata, intesa come la proprietà dei mezzi di produzione da parte di singoli uomini, che solo perché hanno avuto la fortuna di possedere un minimo di capitale hanno potuto arricchirsi sulle spalle degli altri. A Marx allora piacerebbe che i mezzi di produzione li possedesse lo Stato: esso distribuirebbe così in maniera più equa le ricchezze del paese. In realtà egli sostiene che la rivoluzione della classe operaia sarebbe prima passata per un periodo di dittatura del proletariato che si sarebbe risolta in uno sviluppo della libertà e delle capacità umane che avrebbe permesso la diminuzione delle ore di lavoro e una ricchezza pianificata, uguale per tutti dove il motto doveva essere: “A ciascuno secondo il suo lavoro”. Addirittura Marx auspicava una società senza Stato, in grado di gestirsi autonomamente e il motto così sarebbe diventato: “Ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”.

Materialismo :
Materialismo storico: non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.
Marx ritiene che l’unico soggetto della storia è la società nella sua struttura economica e che le forze produttive della società giocano un ruolo fondamentale.
Egli afferma che il “modo di produzione” della vita materiale della società è determinato:
- dal livello di sviluppo delle “forze produttive della società”
- dai “rapporti di produzione”, in particolare dai rapporti di proprietà che determinano se una società è divisa in classi o no
I rapporti di produzione sono la base della struttura economica della società sulla quale si eleva la sovrastruttura ideologica (filosofia, religione…) e giuridica (stato, partiti, diritto).
Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo sociale, politico e spirituale della vita.
La “Rivoluzione Sociale”, quella proletaria serve ad emancipare il genere umano: sarà abolita la proprietà privata e superata la divisione della società in classi antagonistiche.
L’unico elemento determinante della storia, è la struttura economica della società, che condiziona tra l’altro, il processo sociale, politico e spirituale della vita.
Nella rivoluzione proletaria, Marx vede la definitiva emancipazione del genere umano: sarà abolita la proprietà privata sui mezzi di produzione e superata la divisione della società in classi antagonistiche.
Secondo Marx, la storia è sempre stata lotta di classi.
Lo Stato ha carattere di classe e serve a salvaguardare gli interessi e, dopo il superamento della divisione in classi, dovrà scomparire. Interessi pubblici e privati coincideranno e dello Stato non ci sarà più bisogno.
Stato e dittatura del proletariato: lo Stato ha carattere di classe e salvaguarda gli interessi; dopo il superamento della divisione in classi dovrà scomparire perché interessi pubblici e privati coincideranno. La dittatura del proletariato avverrà come stadio intermedio tra la conquista del potere politico da parte del popolo e la scomparsa dello stato.
Classe in sé: tutti gli individui che vivono nelle stesse condizioni socio-economiche
Classe per sé: individui che prendono coscienza della loro situazione socio-economica e diventano un’unità cosciente.
Partito: è la “Classe per sé” che diventa tale grazie al partito stesso
Rivoluzione: è l’azione della maggioranza contro la minoranza.
Ci sono delle condizioni perché avvenga: sviluppo delle forze produttive e dei rapporti sociali, delle contraddizioni tra classi. La rivoluzione non è pensabile in un solo paese isolato, ma deve realizzarsi in tutte le grandi nazioni industrializzate.

Comunismo:
Il comunismo, eliminando la proprietà privata, il capitale, elimina anche la lacerazione che ha portato nella società (divisione in classi) e nell’individuo (alienazione).
L’uomo si riappropria del lavoro, riconciliandosi con se stesso e con gli altri, perché il lavoro è uno strumento di solidarietà umana.
Nel “Capitale” Marx dimostra che il comunismo è lo sbocco naturale e inevitabile dello sviluppo del capitalismo, Il valore di un bene è determinato dalla quantità di lavoro necessario a produrlo. Il capitalista non dà al lavoratore un salario corrispondente alla quantità di salario necessaria al sostentamento del lavoratore e della sua famiglia. Così si genera il fenomeno del plusvalore: la parte del valore prodotto dal lavoro salariato di cui il capitalista si appropria rendendo possibile l’accumulazione capitalistica. La produzione del denaro tramite il denaro.

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