Il fascismo al potere: gli anni Trenta

••• Il fascismo entra nella vita degli italiani
•• Una volta al potere, Mussolini trasforma lo Stato in uno Stato fascista. Il Gran Consiglio del fascismo diventa un organo costituzionale (9 dicembre 1928), dunque non c’è più dualismo tra partito e governo. Il fascismo non è un partito: è lo Stato. Mussolini è capo del partito, capo del governo e capo degli italiani. Lo Stato fascista disciplina anche la vita degli italiani. Il “duce” tenta di vincere la radicata diffidenza della classe lavoratrice: promulga la Carta del lavoro (1927) ideando lo “Stato corporativo”, con un solo sindacato che unisce i lavoratori al partito, crea l’istituto nazionale fascista assicurazioni infortuni sul lavoro e l’istituto nazionale fascista della previdenza sociale. Crea per i giovani la Gioventù italiana del littorio (1937) e per i lavoratori l’Opera nazionale dopolavoro. Per le donne si cerca di finanziare le nascoste e di adottare una politica di assistenza sociale e sanitaria.

••• Il Concordato e i rapporti tra Stato e Chiesa
•• Inizialmente Mussolini è anticlericale. Poi cerca un avvicinamento con la Chiesa (ricordiamo che lui non avesse ideali da difendere, voleva solo il potere) con i Patti lateranensi (1929) e lo Stato non è più laico.

••• La politica economica del regime
•• La politica economica fascista attraversa quattro fasi: (1) liberismo fino al 1925, (2) lotta all’inflazione fino alla stabilizzazione della lira nel 1927, (3) crisi economica mondiale con il crollo della Borsa di New York del 1929. Per arginare alla crisi nasce l’Istituto mobiliare italiano per sostenere le imprese e l’Istituto per la ricostruzione industriale per salvare banche e industrie. Nel 1934 nascono le corporazioni e con la nascita della Camera dei fasci e delle corporazioni del 1939 si sostituisce la Camera dei deputati, quindi non si elegge più il parlamento ed è la fine della democrazia. (4) Si sceglie l’autarchia, quindi l’autosufficienza sul piano delle risorse e della produzioni: lo Stato si avvia al razzismo.

••• Le opere pubbliche del fascismo: “battaglia del grano” e “bonifica integrale”
•• Per arginare la crisi Mussolini investe sui lavori pubblici, soprattutto nel settore agricolo, che ovviamente era il maggiore (50%, ricordiamo che Mussolini era una bandiera e dove volava il vento lui andava). Fa anche la bonifica integrale di terreni paludosi inutilizzabili, tra cui Littoria.

••• Capo, Stato totalitario e partito nel fascismo

•• Facendo proprio il mito della romanità, si giustificano le espansioni territoriali dell’Italia. Ma fascismo oltre che romanità significava anche modernità, nel senso malsano del termine. Romanità e modernità sono il culto di Mussolini e il culto per Mussolini. Ovviamente Mussolini è il capo indiscusso e unico del partito unico e dello Stato. Continuano ancora le repressioni degli oppositori fino al confino e i casi veniamo seguiti dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Liberali, democratici, socialisti e comunisti devono per forza scegliere l’esilio.

••• La rivoluzione culturale del fascismo
•• Si vuole rivoluzionare e “fascistizzare” la cultura e gli italiani. Il filosofo e ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile è il pensatore del nascente regime, promuovendo il fascismo come motore della rigenerazione morale e politica degli italiani (Manifesto degli intellettuali fascisti). La scuola è fondamentale perché deve educare e formare i futuri dirigenti d’Italia (riforma Gentile del 1923). Viene istituito il Ministero della Cultura popolare (1937) che esercita un rigidissimo controllo su stampa, radio e cinema, ottimi strumenti per diffondere l’ideologia e plasmare le masse.

••• Imperialismo e impresa d’Etiopia
•• In campo coloniale prima si consolidano le conquiste prefasciste: la Libia, la Somalia e l’Eritrea vengono “ricolonizzate”. Si cerca però una nuova colonia e Mussolini opta per l’Etiopia (1935). La Società delle Nazioni multa l’Italia con sanzioni economiche e Mussolini allora replica con l’autarchia.

••• Le leggi razziali
•• Mussolini deve giustificare l’aggressività e lo fa con il mito della “razza civilizzatrice” che porta progresso e ordine nelle terre selvagge. Mussolini si avvicina a Hitler. Si comincia con il Manifesto della razza (15 luglio del 1938) e si termina con le leggi razziali (1 settembre 1938) dando inizio alla persecuzione degli ebrei. Gli ebrei diventano un nemico “oggettivo” come gli oppositori politici.

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