Giovanni Gentile


Giovanni Gentile divenne ministro della pubblica istruzione nel primo governo Mussolini nel 1922. Importante è il segno che lui lasciò, nonostante la sua carriera breve: la riforma del 1923. Questa riforma può essere vista da un duplice punto di vista:
- come completamento della politica scolastica di Casati;
- come servizio per un progetto di ideologia fascista.
La sua riforma tocca l'università, la scuola media di primo e secondo grado e la scuola elementare.
Si avevano:
- 3 anni di scuola dell'infanzia (non obbligatoria);
- 5 anni di scuola elementare, con esame finale.
- diversi istituti a seconda dell'intelligenza aristocratica.
Gentile ripugnava la pedagogia e privilegiava la filosofia. Poneva la religione a fondamento e coronamento dell'istruzione.
Egli era convinto che la limitazione delle iscrizioni rispondeva alla necessità di mantenere alto il livello delle scuole, sfollandole dai deboli e dagli incapaci.
Gentile organizzò il corso complementare triennale, senza sbocchi, dopo la elementare, oppure le scuole di avviamento professionale.
Sempre dopo l'elementare i corsi inferiori degli istituti tecnici e gli istituti tecnici per l'esercizio di alcune professioni; i corsi inferiori dell'istituto magistrale di 4 anni e l'istituto magistrale di 3 anni; il ginnasio di 5 anni e il liceo scientifico di 3 anni; il classico e infine il liceo femminile.

Inoltre mise la religione cattolica come obbligatoria nella scuola elementare e riconobbe con l'esame di Stato, l'istruzione impartita dagli istituti privati, permettendo anche la nascita di università libere e non statali.

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