melaisa di melaisa
Ominide 2160 punti

La scoperta della prospettiva


La prospettiva, termine derivato dal latino perspicere, "vedere chiaramente” è, in sostanza, il modo per rappresentare su una superficie piana (cioè bidimensionale) una forma tridimensionale.
Fin dai primi del Trecento, Giotto aveva compreso la necessità di rappresentare lo spazio in relazione all’essere umano; tuttavia ci era riuscito solo attraverso soluzioni prospettiche empiriche e intuitive, non fondate su studi di geometria.
All’inizio del Quattrocento venne introdotta la prospettiva lineare, basata su regole matematiche. Con l’affermazione di una nuova visione dell’uomo, legata alla sensibilità umanistica, nasceva infatti anche l’esigenza di un modo nuovo di rappresentare il mondo e gli artisti si posero chiaramente il problema di come riprodurre la profondità e la distanza nelle loro opere.
Filippo Brunelleschi fu il primo a trovare un metodo matematico per raffigurare lo spazio, mentre Donatello e Masaccio furono i primi a metterlo in pratica nella scultura e nella pittura. In pittura, in particolare, l'interesse per la rappresentazione prospettica dello spazio portò ad ambientare le scene in ampi paesaggi ricchi di alberi, architetture e figure che scalano in lontananza: la prima conseguenza fu la scomparsa del fondo oro, tipico dei dipinti medievali.
I princìpi fondamentali della prospettiva lineare individuati da Brunelleschi furono ripresi e teorizzati da Leon Battista Alberti nel trattato De pictura (1435). Secondo Alberti, un disegno o un dipinto è come una finestra aperta che delimita la scena da rappresentare. Questa finestra è definita dall’intersezione tra il piano del foglio o la superficie pittorica e la piramide visiva (o cono ottico), formata dai raggi che delineano i contorni delle figure o degli oggetti da riprodurre e che convergono all’occhio dell’osservatore.
Il punto in cui si pone l’occhio costituisce il vertice della piramide visiva ed è chiamato “punto di vista”. L'ambito di intersezione con la piramide visiva è detto invece "quadro prospettico”.
Nella visione prospettica gli oggetti in primo piano appaiono, in proporzione, molto più grandi di quelli sullo sfondo: se, per esempio, vicino al punto di vista si pone una matita, la sua proiezione sul quadro prospettico sembrerà grande quanto un albero posto all'altezza del quadro stesso.
La proiezione perpendicolare (o ortogonale) del punto di vista sul quadro prospettico si chiama “punto di fuga” (PF). Nella prospettiva lineare, tutte le linee perpendicolari al quadro prospettico convergono nel punto di fuga: si pensi all’effetto ottico delle rotaie di un treno che in lontananza sembrano unirsi.
La prospettiva lineare può essere centrale, ottenuta mediante l’ideale convergenza delle linee dei corpi rappresentati verso un punto di fuga unificato posto all’infinito, oppure bifocale, qualora i punti di fuga siano due ( A e B) posti alle estremità della composizione.
Hai bisogno di aiuto in Dal Rinascimento al Romanticismo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email