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Prospettiva lineare - Alberti e Brunelleschi


Alberti

L’immagine albertiana del quadro-finestra è insidiosa: se ciò che vediamo da una finestra è natura, e ciò che vediamo nel quadro è artificio, questo vuol dire che il quadro è in un certo modo, proprio perché la simula, l’opposto della finestra. Tuttavia, l’immagine dell’Alberti significa semplicemente che il quadro deve apparire come una finestra, ossia dare l’illusione dello spazio tridimensionale come noi lo vediamo attraverso una finestra.

Brunelleschi

È un fatto che il Brunelleschi incomincia a utilizzare le regole della prospettiva (che però non codifica per iscritto, come invece fa Alberti nel De pictura, dedicato proprio al Brunelleschi) fin dai primi decenni del ‘400. Un episodio accaduto poco prima del 1413 segna una svolta definitiva tra il prima e il dopo l’epocale avvento della prospettiva. Il Brunelleschi avrebbe inventato un’incredibile «macchina» ottica, primo esempio di ‘moving picture’, collocandola su un piedistallo davanti all’entrata principale del Duomo di Firenze: egli pose l’immagine dipinta (perfettamente in prospettiva) del Battistero, precedentemente forata, di fronte ad uno specchio, in modo da generare nell’occhio dell’osservatore un incredibile effetto illusionistico. L’immagine illusionistica andava a sostituire il Battistero reale e non solo quello: essa era anche accompagnata dal riflesso del cielo e delle «nuvole di passaggio» (effetto ottenuto grazie all’applicazione di un fondo d’argento brunito), così da perfezionare l’effetto illusionistico della dimostrazione. Non a caso, egli rimase celebre per le sue «magie ottiche»: il mago che sostituisce davanti ai nostri occhi il Battistero reale con un battistero fittizio, che però sembra vero nel senso di vivo, ma anche che erige una cupola nel vuoto, cioè «autoportante», innalzando via via le impalcature, che sono sospese alla cupola stessa.
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