pexolo di pexolo
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Ruolo della prospettiva

La «messa in forma» del paesaggio è complessa, ed è appunto un’operazione mentale essenzialmente visiva che presuppone, come fulcro, l’occhio dell’osservatore, il suo «punto di vista». Di qui l’importanza decisiva che assume, nella nascita del paesaggio moderno, la tecnica pittorica della prospettiva. La celebre definizione albertiana del quadro come «finestra» aperta sul mondo visibile, vale, sì, per qualsiasi oggetto visibile riprodotto in pittura, ma è particolarmente efficace in rapporto al paesaggio: esso comporta una delimitazione visiva, una sorta di «ritaglio» mentale, di cui la finestra, o il quadro-finestra, è il supporto materiale. Mentre la pittura antica si comporta (perlopiù) come se il punto di vista del pittore non fosse il fulcro della rappresentazione pittorica, come se il pittore si mettesse dal punto di vista della cosa stessa e la dipingesse come «sa» che la cosa è fatta (e non come la vede→limiti tecnici), la pittura moderna sposta il baricentro dell’operazione pittorica sull’immagine visiva, nel soggetto (e più precisamente nell’occhio del soggetto). Il confronto tra questi due «regimi» appare in tutta la sua evidenza se si mettono a confronto il celebre Viandante sul mare di nebbia di Friedrich con una pittura orientale di paesaggio, Il saggio nascosto sulla montagna. Mentre nel primo caso il soggetto, raffigurato di spalle ad indicare che il quadro riproduce il paesaggio come lui lo vede, come si forma nel suo occhio e che domina , «abbraccia» il panorama, è il fulcro assoluto della rappresentazione, nel secondo caso lo straordinario paesaggio «taoista» è di gran lunga più centrale del soggetto umano.

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