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La progettazione modulare


Brunelleschi

La progettazione modulare, ideata da Brunelleschi, serve per proporzionare lo spazio interno ed esterno di un edificio. Attraverso questo espediente e l’uso della prospettiva, Brunelleschi si propone di riferire lo spazio all’uomo.
La modularità è definita come l’applicazione dell’unità di misura, cioè il modulo, per proporzionare la scatola muraria, per qualificare lo spazio interno. C’è una rivisitazione, o rilettura, dell’antico, una reinterpretazione alla luce della razionalità moderna.

Lo Spedale degli Innocenti

Esso è un complesso di edifici adibito alla cura dei bambini, infatti tra gli archi della facciata ci sono dei tondi di terracotta vetrata rappresentanti dei bambini in fasce.
Addossato alla facciata, troviamo un portico che mette in comunicazione l’esterno della piazza con l’interno dello Spedale, è quindi uno spazio intermedio. In questo portico, realizzato proprio da Brunelleschi, viene utilizzato un solo modulo: il lato della campata, che è anche uguale all’altezza del’ordine architettonico. Tutte le altre parti sono sottomultipli o multipli dell’unità di misura. L’insieme risulta proporzionato, al contrario del gotico che era uno spazio dimensionato.

San Lorenzo

Brunelleschi impiega 4 moduli, e tramite l’applicazione di questi realizza una planimetria nuova a partire dalla basiliche con la pianta a croce latina e considerando la tradizione medioevale fiorentina.
Per proporzionare la pianta utilizza:
- il lato della campata della navata minore
- la larghezza della navata maggiore
Mentre per proporzionare le altezza usa:
- l’ordine architettonico delle colonne
- l’ordine architettonico espresso a parasta, che fasciano l’angolo del presbiterio su cui è appoggiata la cupola.

Parasta: semicolonna addossata al muro con funzione strutturale

Lesena: semicolonna addossata al muro con funzione decorativa.

Sagrestia Vecchia

Qui si trova un tentativo di diminuire il numero di moduli impiegati per ottenere una proporzionalità più compiuta, l’insieme risulta quindi più armonico.
Il modulo utilizzato per proporzionare la pianta è il lato del quadrato grande, mentre quello per le altezze è la parasta. La parasta d’angolo mette in comunicazione la scarsella e l’ambiente grande, e si trova sopra un dado, anch’esso sottomultiplo del modulo, per colmare il dislivello.

Cappella dei Pazzi

La planimetria risulta essere molto simile alla Sagrestia Vecchia e ritroviamo uno spazio porticato esterno, come in S. Croce. Brunelleschi ha ripreso il quadrato di base e ne ha tagliato una parte, mantenendo però i moduli del precedente progetto. Ottiene quindi uno spazio rettangolare dal quale ritaglia ancora due parti sulle quali innalza due volti a botte, che sorreggono la cupola centrale.
Si forma una sorta di croce dove è individuato un centro spaziale. Anche nella Cappella dei Pazzi ritroviamo una parasta che fascia l’angolo; il dislivello fra i due ambienti è colmato da una panca in muratura che circonda tutto il perimetro interno.

Santo Spirito


Questa chiesa non viene realizzata fedelmente secondo il progetto di Brunelleschi, e in parte viene poi modificata.
Il progetto prevedeva un edificio perfettamente centralizzato, con una pianta a croce latina ed un solo modulo. Per proporzionare la pianta è stato usato il lato della campata della navata minore, mentre per le altezze due volte questa misura. Il colonnato si estende lungo tutto il perimetro della chiesa, ad ogni campata corrisponde una cappella. La navata maggiore è due volte il lato della campata. Brunelleschi voleva coprire le cappelle con un catino, cioè un quarto di sfera, le campate minori con volta a vela, la navata maggiore ed il transetto con un soffitto piano a cassettoni, il presbiterio con una cupola a creste e a vele.
La proporzione è messa in relazione con la prospettiva. Brunelleschi mette in successione prospettica le altezze delle coperture (tutte le altezze sono in proporzione e sono impostate su livelli differenti), stabilisce che lì dove c’è l’altezza maggiore bisogna collocare il punto di vista poiché l’altezza maggiore è vicina all’osservatore, cioè sotto il presbiterio.
Ruotando il punto di vista di 360° si ha una percezione dello spazio uguale ed assistiamo ad una diminuzione delle altezze in prospettiva man mano che ci allontaniamo.
Brunelleschi razionalizza lo spazio, la pianta, utilizza la proporzione, la prospettiva, individua un centro spaziale.
Il progetto iniziale prevedeva una facciata rivoluzionaria:
- 4 ingressi uguali entranti ognuno in una campata diversa, che avrebbero portato a percorrere la chiesa in un modo alternativo, negando il classico percorso che dall’ingresso va all’altare.
- il perimetro del muro esterno doveva essere costituito da una successione di absidiole che avrebbero rivelato all’esterno la presenza del deambulatorio
Alberti coglie l’importanza dei due aspetti: la progettazione modulare estesa allo spazio e l’applicazione della prospettiva, che applicherà poi anche ai suoi progetti. Egli scrive un trattato sul modello del De architectura dove indica che l’edificio religioso perfetto è quello a planimetria circolare, in cui è facilmente individuabile un centro spaziale.
Volta a vela: è formata da una superficie continua e rigonfia.
Volta a crociera: ottenuta dall’intersezione di due volti a botte.
La volta a crociera era una copertura tipica del romanico, le sue qualità erano da riferire alla frammentarietà della chiesa. Essa è formata da 4 vele e qualifica uno spazio non unitario, ma frammentato.
Brunelleschi sostituisce la volta a crociera con quella vela, poiché era più unitaria essendo costituita da una superficie unica.

Leon Battista Alberti

Leon Battista Alberti è un letterato che affronta il problema della progettazione da un punto di vista teorico, scrive infatti un trattato di architettura che dedica al maestro Brunelleschi. Favorisce inoltre la diffusione della prospettiva attraverso scritti e disegni sia in tutta la penisola sia oltralpe. Per la stesura del trattato, Alberti prende come esempio il De architectura di Vitruvio, rinvenuto nel monastero di S. Gallo in Svizzera. In questo trattato, redato prima in latino poi in volgare, da spazio alla classificazione degli ordini architettonici, alla descrizione delle tipologie dei monumenti antichi (archi di trionfo) ed individua una planimetria ideale per il tempio cristiano: quella circolare su un alto basamento. Bramante seguirà molto scrupolosamente le riflessioni di Alberti, realizzando un tempietto a pianta circolare, appunto: San Pietro in Montorio.
Oltre a questo importante trattato, realizza anche alcuni progetti giovanili, che dimostrano che non ha ben compreso il messaggio innovativo di Brunelleschi. Ad esempio, la facciata della chiesa di Santa Maria Novella presenta forme gotiche, così come non sono improntate sulla prospettiva di Brunelleschi Palazzo Ruccellai, la parte centrale di Palazzo Pitti, il tempio malatestiano di Rimini commissionato a lui da Sigismondo Malatesta, il quale sembra più un tempio pagano che una chiesa vera e propria. Inoltre Alberti è poco interessato all’aspetto funzionale dell’edificio, al contario di Brunelleschi che dava molta importanza allo spazio interno.
Alberti, anche quando potrebbe modificare lo spazio interno, non lo fa, infatti sovrappone una scatola muraria ad una preesistente senza rivoluzionare l’edificio.
Si trasferisce per un certo periodo a Mantova, dove realizza San Sebastiano e Sant’Andrea.

Il tempio malatestiano di Rimini

Alberti riveste il tempio di una scatola muraria che si sovrappone a quella già esistente senza modificare l’interno, seguendo Vitruvio realizza un’architettura classica. La facciata ricorda il tempio etrusco italico su alto basamento, al centro in particolare somiglia all’arco di trionfo romano, mentre ai lati all’acquedotto romano, poiché presenta una serie successiva di arcate. Il presbiterio è coperto da una cupola a tutto sesto sul modello del Pantheon.
L’obbiettivo di Alberti è quello di trasformare la forma medioevale della scatola muraria in una sorta di tempio classico, fortemente plastico.

Santa Maria Novella

Qui il modulo è un quadrato, e tutte le altre misure sono multipli e sottomultipli di questa misura. È realizzato con una bicromia marmorea tipica della tradizione fiorentina. La facciata viene razionalizzata e trasformata tramite la progettazione modulare. La parte superiore ed inferiore della facciata sono collegati da volute laterali di raccordo. Nel complesso la progettazione di Alberti non è proporzionata, ma dimensionata.

Palazzo Pitti

Questo palazzo, situato a Firenze, segue il modello della tradizione fiorentina. La parte centrale è opera di Brunelleschi, mentre il resto è stato completato da Alberti. Prendendo come esempio il palazzo Vecchio in piazza della Signoria, Brunelleschi aveva razionalizzato la facciata e ne aveva creata una nuova; inoltre ha inserito Palazzo Pitti in un contesto urbanistico, applicando la prospettiva. Inserire prospetticamente un edificio dal punto di vista urbano significa privilegiare un prospetto rispetto ad un altro, in questo caso la parte più importante è la facciata. Questa facciata viene composta secondo criteri di simmetria e proporzione; la spartizione in orizzontale del piano della facciata viene attuata tramite il rivestimento in bugnato. Le cornici sulla facciata rivelano anche la suddivisione interna dell’edificio. Con questa suddivisione il palazzo è proporzionato e l’allineamento delle finestre contribuisce a qualificare bene lo spazio.
Il palazzo della Signoria presentava finestre ritagliate nella scatola muraria in modo casuale, non geometrico. Viene quindi razionalizzata la facciata creando una geometria logica fra le finestre. Essa viene rivestita di bugnato diverso a seconda della parte specifica: rustico in basso, raffinato in alto. Il bugnato è costituito da blocchi di rivestimento in pietra più o meno levigati. Alberti reintroduce la sovrapposizione degli ordini architettonici creando un’evidente classicità.

San Sebastiano

Alberti applica in questa chiesa il modulo quadrato allo spazio, realizza una pianta a croce greca. Accanto alla parte centrale, troviamo degli spazi rettangolari, sottomultipli del modulo. Nella cripta è possibile cogliere altrettanto bene questa frammentazione in quadrati.

Sant’Andrea

Alla facciata Alberti applica la chiave compositiva di derivazione classica usata anche da Brunelleschi per la sovrapposizione a l’accostamento degli ordini architettonici, ciò contribuisce a proporzionare l’interno. S. Andrea verrà poi ripresa per realizzare il prototipo di chiesa gesuitica, tuttavia la croce greca era poco funzionale, poiché non si sapeva dove disporre i fedeli e l’altare.

Rossellino

Palazzo Piccolomini

Non si inserisce nel contesto urbanistico con la facciata ma con lo spigolo; dimostra la sua adesione con lo stile medievale del borgo.
Il Rossellini inserisce lo spigolo lungo il percorso che va da porta a porta, quello principale. Questo decentramento riguardante la collocazione nello spazio è molto innovativo. Mentre da una parte si affaccia nella piazza, dall’altra è aperto verso la campagna. L’architetto modifica la tipologia di palazzo, infatti quello tipico fiorentino era chiuso verso l’esterno ed aperto su di un cortile.
Durante il Rinascimento era stata modificata la facciata secondo criteri di simmetria e di proporzione, ma il palazzo era sempre rivolto verso il cortile. Rossellino lo apre per mezzo di un architettura fatta di logge sovrapposte. Il cortile fa da tramite tra l’edificio e la campagna, tra uno spazio architettonico ed uno aperto.
La chiesa ha una planimetria tipica della tradizione gotica tedesca. Realizza la facciata di sapore albertiano moderno, ed inserisce la chiesa nella piazza in modo originale.
La piazza ha una forma trapezoidale con il lato maggiore verso la chiesa e quello minore verso l’altare. La prospettiva viene usata al contrario, al fine di creare un effetto visivo, come se la chiesa fosse più vicina.

Donato Bramante

Egli segna il passaggio dal Rinascimento adolescente del 400 a quello maturo del 500. Coglie perfettamente i momenti più significativi dell’innovazione di Alberti e Brunelleschi: la prospettiva, il ritorno all’antico, l’uso di nuove tecnologie architettoniche, la nuova figura dell’architetto. Bramante va a rileggere l’architettura romana antica quando si trasferisce da Milano a Roma. L’allontanamento da Brunelleschi avviene solo quando giunge a Roma ed in tappe successive, si traduce in una centralità assoluta, sciolta dai legami prospettici che si trovano ancora a Milano. A Firenze c’è un gotico addomesticato, per questo è possibile la reintroduzione totale dell’antico che non era mai stato abbandonato.
A Milano, Bramante realizza la chiesa di Santa Maria presso San Satiro e Santa Maria delle Grazie, che hanno entrambe ancora un rapporto con la prospettiva. Nella prima usa la prospettiva per suggerire in modo illusorio una profondità dello spazio che invece non c’è, per continuare lo spazio sulla parete di fondo. A Roma, invece, scioglie tutti i legami realizzando San Pietro in Montorio.
Gli artisti che lo influenzano sono principalmente Piero della Francesca e Melozzo da Forlì. Il primo opera presso Federico di Montefeltro ed è un pittore che si ispira a Masaccio. Melozzo, invece, è un pittore e decoratore dell’Italia centro-meridionale. Egli dipinge delle finte architetture che creano l’illusione di uno spazio che non c’è, non si pone il problema di collegare l’architettura reale con quella dipinta, mentre Bramante si.
La finalità che Bramante si pone è quella di trasformare l’edificio in centralizzato, passando da una planimetria a T ad una quasi a croce greca, collegando lo spazio dipinto con quello reale creando uno spazio illusorio.

Santa Maria delle Grazie

In Santa Maria delle Grazie, Bramante progetta un presbiterio ed un coro seguendo criteri di costruzione molto lontani dal gotico di Milano, ottenendo un centro spaziale con una concatenazione gerarchica dei volumi. Ciò significa che la planimetria è composta da molte parti collegate, sulle quali sono impostati dei volumi collegati, e quindi concatenati fra di loro. È una concatenazione gerarchica perché un volume visivamente e per importanza prevale sugli altri. Dove lo spazio risulta più ampio, lì si trova il centro spaziale.

San Pietro in Montorio

Nel Tempietto di San Pietro in Montorio, invece, Bramante trascura volutamente la quantità dello spazio interno. Bisogna quindi considerare il cortile di forma circolare, anche se esso non viene costruito secondo il progetto originale. Bramante aveva previsto un cortile a pianta circolare con 4 ingressi, come uno spazio riservato all’occhio dell’osservatore. È caratterizzato da forme plastiche, nette e classiche collocate al centro di un piccolo cortile, che rendono l’edificio all’apparenza molto più grande.

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