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La percezione della natura e del tempo

L'uomo medievale viveva immerso nella natura ed era totalmente alle sue dipendenze, senza difese: le calamità naturali, infatti, significavano per lui morte certa. Questa stretta unione tra l'uomo e la natura veniva simbolicamente rappresentata dall'arte e dalla letteratura con corpi umani a forma di vegetale, alberi con la testa o con arti umani; oppure la foresta buia veniva interpretata come l'immagine del male, mentre la strada era il simbolo del pellegrinaggio e gli animali rimandavano tutti a un significato morale.
Come la natura anche il tempo era parte dell'universo in cui Terra e Cielo erano uniti, perciò il tempo terreno, quello degli uomini, era considerato un "frammento dell'eternità" compreso fra la Creazione e il Giudizio finale. Anche il tempo storico non era percepito nella sua successione cronologia di eventi, ma era appiattito sul presente e privato di prospettiva. Per questo i testi classici erano letti nell'ottica del presente, senza alcuna contestualizzazione storica, e i primi crociati in partenza per la Palestina pensarono di andare a punire i veri carnefici di Cristo.

Il tempo poi della vita quotidiana non era quello preciso e meccanico dell'orologio (che verrà inventato solo intorno al XIII secolo): veniva infatti misurato con le meridiane solari, che funzionavano solo con il Sole, rd erano inutili con il tempo nuvoloso o di notte; oppure con le clessidre, che sovente si inceppavano e richiedevano costante attenzione, in quanto dovevano essere capovolte nel opportuno. A volte per misurare il tempo si usavano anche le candele, che però bruciavano più o meno rapidamente, a seconda dello spessore e della lunghezza; oppure, per indicare un periodo breve, si faceva riferimento alle preghiere: il tempo di un Pater noster o di un'Ave Maria, si era soliti dire.
Per i tempi lunghi invece si faceva ricorso alla natura e al tempo dell'agricoltura: il giorno e la notte, le stagioni e i mesi erano calcolati sui lavori agricoli, la semina, il raccolto, l'aratura, la mietitura. Sia in campagna che in città, infine, le fasi della giornata erano scandite dalle funzioni liturgiche al suono delle campane delle chiese e dei monasteri. I primi rintocchi delle campane divennero popolari tra il VI e il VII secolo, mentre i campanili fecero la loro apparizione nell'VIII secolo e si diffusero in modo capillare: nell'XI secolo, ogni chiesa parrocchiale ne possedeva uno.

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