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Concetti Chiave

  • Gian Lorenzo Bernini, nato a Napoli nel 1598, è stato un artista poliedrico che ha lavorato come scultore, architetto e pittore, lasciando un'impronta duratura nella storia dell'arte barocca.
  • Le sue opere più celebri, come "Apollo e Dafne" e "L'estasi di Santa Teresa", mostrano una fusione di fantasia e classicità, caratterizzate da drammaticità e armonia.
  • Bernini ha avuto un rapporto stretto con la Chiesa, diventando l'artista prediletto di diversi papi e contribuendo a progetti significativi come il baldacchino di San Pietro.
  • Il suo stile si distingue per l'uso di linee curve e la morbidezza del marmo, che conferiscono un senso di movimento e vitalità alle sue sculture.
  • La sua eredità è ancora visibile a Roma, dove le sue opere barocche continuano a influenzare la cultura figurativa e a trasformare la città in un centro di arte straordinaria.

In questo appunto di Storia dell'Arte si tratta della vita e delle opere di Gian Lorenzo Bernini, il secondo Michelangelo, del suo lascito e dei due miti: Apollo e Dafne e L’estasi di Santa Teresa.
Gian Lorenzo Bernini: Vita, Opere e Lascito del Maestro Barocco articolo

Gian Lorenzo Bernini: la vita

Gian Lorenzo Bernini nacque a Napoli il 7 Dicembre del 1598, ma si formò artisticamente a Roma, dove si trasferì con la famiglia nel 1605 e vi soggiornò sino alla morte, avvenuta il 28 Novembre del 1680. Il padre era uno scultore manierista e fu chiamato proprio a Napoli per la realizzazione della certosa di San Martino, al cui cantiere si recò spesso il figlio, Gian Lorenzo Bernini, che da lì apprese molto. Le sue prime opere compiute senza l'aiuto del padre furono il San Lorenzo sulla graticola e il San Sebastiano.
Il Bernini fu principalmente uno scultore, ma non solo, proprio come gli altri artisti rinascimentali, era multidisciplinare, lavorò molto come architetto, pittore, scenografo, commediografo e disegnatore (il disegno costituì l’elemento unificatore di tutta l’attività berniana, poiché l’artista lo impiegava sia per la realizzazione di bozzetti per le sue sculture, sia per la preparazione di progetti architettonici e scenografici teatrali).
In particolare, Bernini lavorò per la chiesa, che divenne la sua seconda casa. Molti pontefici lo incaricarono nella progettazione di diverse opere per ampliare la grandezza e combattere l'epoca di difficoltà che stava vivendo l'ambiente religioso. Bernini entrò infatti in contatto con il cardinale Scipione Caffarelli-Borghese (che gli commissionò opere), il cardinale Maffeo Barberini, divenuto papa Urbano VIII nel 1623 e papa Alessandro VII che fece dell'ormai adulto Bernini l'artista preferito dalla corte papale. Così il Bernini realizzò numerose fontane, tanto da essere nominato "l'amico delle acque"(la fontana a Piazza Navona), e il baldacchino di bronzo, legno e marmo nella Basilica di San Pietro, ma in particolare il gruppo marmoreo di cui sotto si parlerà.
Di ritorno dalla Francia, epicentro delle maggiori committenze di papa Urbano VIII, Bernini creò le sue ultime opere in Italia, a San Pietro, in quanto ormai ottantenne. Eccone alcune:
  • L'Estasi della beata Ludovica Albertoni in San Francesco a Ripa;
  • L'altare della cappella del Santissimo Sacramento a San Pietro con i due Angeli inginocchiati in adorazione;
  • Il busto di Gabriele Fonseca in San Lorenzo in Lucina.
Mentre con il Sanguis Christi e il Salvator Mundi Bernini studiò a fondo il tema della salvezza dell'anima, poiché si stava avvicinando il tempo della morte ed era stato sempre un grande cattolico.
Morì nel 1680 dopo una paralisi che andò a peggiorare la sua salute già gravosa, ma aveva ottant'anni e infatti prese simpaticamente questa situazione, sostenendo che la sua mano aveva lavorato abbastanza: era ora di riposare.
Uno dei tratti caratteristici del Bernini che va ricordato è proprio questo: da sempre fu un forte sostenitore della burla. Durante la realizzazione della Fontana dei Quattro Fiumi, a Roma, alcuni critici sostennero che l'opera sarebbe caduta sotto il grosso peso dell'obelisco, dunque un giorno Bernini decise di giungere a lavori in corso e porre dei sottili fili di lana che fissò con un chiodo, beffandosi ironicamente dei sospetti dei suoi nemici.

L'arte del Bernini: le due leggende

Nell’arte del Bernini esiste una compresenza di fantasia e classicità, del tutto nuova alle convenzioni del classicismo; tale particolarità è evidente nel gruppo marmoreo iniziato nel 1622 e finito nel 1652:
  • Apollo e Dafne
    La leggenda narra che Apollo scherniva Cupido, il quale offesosi, gli scagliò contro una freccia d’oro, con l’intento di farlo innamorare di Dafne, ma l’astuto Cupido scaglia alla giovane ninfa una freccia d’argento, la freccia del rifiuto, così tra i due cominciò un inseguimento nel quale Apollo innamorato la insegue e lei fugge talmente impaurita di essere catturata, da chiedere al padre (il dio del mare) di trasformarla in una pianta d’alloro (alloro in greco si dice dafne) e così fu; il Bernini immortalò proprio la scena dell’inseguimento, infatti notiamo la gamba sinistra d’Apollo sollevata dal suolo, nell’atto della corsa e Dafne nell’atto di sfuggire da Apollo, s’inarca in avanti, la ninfa urla, mentre già Apollo la ghermisce con la mano sinistra e i capelli e le mani di Dafne cominciano a trasformarsi in alloro; nonostante il dramma della scena, il Bernini riuscì a donare armonia alla scultura, i due, infatti, sembrano come danzare, grazie alle linee curve e alla morbida levigatezza con la quale è trattato il marmo. Alla base vi è, come per l'altra famosa opera berniniana, il Ratto di Proserpina, un cartiglio dove c'è un distico moraleggiante di Maffeo Barberini che sarebbe servito a giustificare la presenza di un mito come questo (pagano) in una villa sacra cristiana (Villa Borghese): "colui che ama e insegue i gaudi della bellezza fugace, colma la mano di fronde e coglie amare bacche".
  • “L’estasi di Santa Teresa”
    All’interno della cappella cornaro, la scultura rappresenta la Santa in estasi mistica (nell’atto di essere sopraffatta da Dio), semidistesa su una coltre di nuvole, mentre un angelo sorridente sta per trafiggerle simbolicamente il cuore con una freccia; i raggi dorati, dietro al gruppo marmoreo, alludono scenograficamente alla presenza divina; i personaggi della scena sono disposti come degli attori su un palcoscenico; il Bernini dedica la massima attenzione all’estetica del personaggio, in tal modo egli abbandona definitivamente la compostezza classicheggiante per dedicarsi al libero gioco delle forme, tipico della scultura Barocca. Quest'opera fu definita dallo stesso Bernini la sua più bella opera "uscita dalla sua mano" perché, effettivamente, riuscì a mettere in pratica gli insegnamenti appresi durante la realizzazione dei suoi spettacoli teatrali. Qui, infatti, emerge totalmente la tragicità del barocco, sia per l'ampliamento che fece al transetto, sia perché la rappresentazione delle estasi mistiche dei santi sono alla base del motivo barocco.
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Gian Lorenzo Bernini oggi

Bernini comprese alla perfezione l'arte figurativa del suo tempo e, seppure nato dopo Michelangelo, spesso si sentì dire, già all'epoca, che era giunto un secondo Michelangelo tra loro. Effettivamente, Bernini ebbe una carriera lunghissima e fu in grado di innovare e rinnovarsi continuamente, ponendo attenzione verso ogni incarico, anche non papale (come quelli delle famiglie Borghese, Barberini, Pamphilj, Aldobrandini).
Roma fu sicuramente la città prediletta dal Bernini, e oggi se ne possono vedere i risultati: ogni capolavoro è custodito in ogni angolo del centro storico, una città resa barocca dall'artista ma in maniera speciale perché Bernini fu il portavoce della cultura figurativa del movimento, della dinamica, della scenografia drammatica (appresa durante gli anni a teatro) e coinvolgente, proprio come il nome "barocco" in francese "baroque" significa "stravagante", "irregolare", "bizzarro".
Con Bernini, inoltre, si può affermare che si creò una civiltà abitata e istruita all'immagine che nacque con la Chiesa e che si diffuse nelle corti del Rinascimento: un insieme tra sacralità, visioni, rispetto per la Provvidenza e rigide tecniche artistiche e architettoniche del tempo.
Per ulteriori approfondimenti su Bernini vedi anche qui
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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza di Gian Lorenzo Bernini nella storia dell'arte?
  2. Gian Lorenzo Bernini è considerato il "secondo Michelangelo" per la sua straordinaria carriera e innovazione nell'arte barocca, contribuendo significativamente alla scultura, architettura e scenografia a Roma, come evidenziato nel suo lascito artistico.

  3. Quali sono le opere più celebri di Bernini e quali miti rappresentano?
  4. Le opere più celebri di Bernini includono "Apollo e Dafne" e "L'estasi di Santa Teresa", che rappresentano rispettivamente il mito dell'inseguimento tra Apollo e Dafne e l'estasi mistica di Santa Teresa, mostrando la fusione di fantasia e classicità.

  5. Come si è formata la carriera artistica di Bernini?
  6. Bernini si formò artisticamente a Roma, dove si trasferì con la famiglia da Napoli. Sotto l'influenza del padre scultore e grazie a commissioni da parte di pontefici, sviluppò un'abilità multidisciplinare che lo portò a diventare uno dei più importanti artisti del suo tempo.

  7. In che modo Bernini ha innovato la scultura barocca?
  8. Bernini ha innovato la scultura barocca abbandonando la compostezza classicheggiante per un libero gioco di forme e dinamismo, come dimostrato nelle sue opere che esprimono emozioni intense e una scenografia drammatica.

  9. Qual è il significato del termine "barocco" in relazione all'arte di Bernini?
  10. Il termine "barocco", che significa "stravagante" o "irregolare", riflette l'approccio artistico di Bernini, che ha creato opere coinvolgenti e dinamiche, trasformando Roma in una città barocca e rappresentando una civiltà visivamente ricca e istruita.

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