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Galba fu riconosciuto imperatore dal senato nel 68 d.C.. Iniziò allora la guerra civile, le truppe stanziate sul Reno contrapposero a Galba il loro comandante: Vitellio; egli ebbe anche l’appoggio delle legioni stanziate in Gallia e in Spagna. I pretoriani proclamarono imperatore Otone, governatore della Lusitania. Galba venne linciato dai pretoriani a Roma. A quel punto si contrapponevano Otone e Vitellio; nella primavera del 69, per la prima volta dalla fine della repubblica si scontrarono due eserciti di cittadini romani. La battaglia ebbe luogo a Bedriaco, Otone venne sconfitto e si suicidò.
A quel punto ci fu un nuovo candidato: Vespasiano. Le legioni dell’Egitto, Giudea e Siria non riconobbero Vitellio e proclamarono imperatore Vespasiano. Egli teneva in pugno la città di Roma. Le legioni del Danubio si mossero contro l’esercito di Vitellio che venne sconfitto a Bedriaco, lo scontro proseguì anche a Roma finchè Vitellio venne ucciso.

In attesa dell’arrivo di Vespasiano, il governo di Roma fu assunto dal figlio minore Domiziano, e la campagna in Giudea continuava sotto il comando di Tito. Il senato riconobbe Vespasiano e lo nominò console per l’anno 70, insieme a Tito.
Per la prima volta un imperatore venne nominato lontano da Roma, al nuovo sovrano (Vespasiano) vennero riconosciuti con un decreto del senato tutti i poteri che erano stati propri ad Augusto, Tiberio e Claudio. Le clausole del documento rafforzavano il potere monarchico dell’imperatore: egli poteva concludere accordi internazionali, convocare il senato e fare qualunque cosa ritenesse giovante per lo stato e imporre l’elezione dei magistrati. Nel 73 fece una drastica revisione delle liste dei senatori e dei cavalieri ammettendo nei due ordini molti membri delle èlite dell’Italia e delle province. Per rafforzare il confine sul Reno e sul Danubio, Vespasiano occupò il territorio tra i due fiumi e fondò la colonia di Aquae Flaviae che fece da base alla sistemazione della regione.
Con Vespasiano la strategia dell’impero cambiò: le legioni servivano come presidio nelle province non pacificate, mentre la difesa dei nemici esterni era affidata a stati-cuscinetto e a regni clienti. Con egli iniziò anche la costruzione di una linea continua di fortificazioni di limes. Si trattava di terrapieni e fossati. Infine i forti del limes erano sotto controllo militare. Le truppe erano distribuite in piccoli contingenti.
Prima di diventare imperatore, Vespasiano, aveva condotto una campagna aggressiva contro i ribelli., riconquistando mole piazzaforti e si preparava a porre l’assedio a Gerusalemme. L’opera fu portata a termine da Tito (suo figlio), che nel 70 conquistò la città e saccheggiò e distrusse il Tempio.
Vespasiano per risanare le finanze intervenne soprattutto sulle entrate. Le tasse che gravavano sulle province furono aumentate e vennero introdotte nuove imposte su certe attività o servizi. L’imperatore tentò anche di recuperare le terre pubbliche abusivamente finite in mano ai privati.
Vespasiano cercò di limitare gli eccessi, e di avviare un vasto programma di opere pubbliche a Roma. La costruzione del Tempio della Pace tra il 71 e il 75 fu la più importante. Fin dal 69 avviò la costruzione di un anfiteatro, detto Flavio o Colosseo venne inaugurato da Tito nell’80.
Tito e Domiziano:
Alla morte di Vespasiano nel 79 Tito gli succedette senza ostacoli. Non ci furono sotto Tito processi per lesa maestà e le ricchezze accumulate durante l’impero di Vespasiano gli permisero di essere assai liberale. Il principato di Tito fu breve: l’imperatore morì nell’81.
Alla morte di Tito salì al trono Domiziano che rafforzò la burocrazia imperiale, rinvigorì l’economia coniando monete di migliore qualità e concesse ai soldati un aumento di stipendio, emanò un decreto che vietava l’aumento della coltivazione della vite in Italia e imponeva la distruzione di metà delle coltivazioni nelle province per un provvedimento protezionista. Proseguì la politica urbanistica del padre: inaugurò l’imponente palazzo dei Flavi e costruì un grande stadio. Combattè vittoriosamente contro la popolazione dei Catti sul medio corso del Reno e altre campagne vincenti vennero svolte in Britannia.
L’offensiva militare di Domiziano fu rivolta contro i Daci. Essi avevano da molto tempo rapporti commerciali con i Romani, ma avevano minacciato più volte di estendersi a Sud del Danubio. Sotto il re Decebalo, si costituì uno stato potente che minacciava la provincia romana, Domiziano ordinò un attacco preventivo, che non ebbe successo. Nell’89 stipularono un patto che obbligava i Romani a pagare un tributo ai Daci in cambio della pace.
Domiziano entrò in forte contrasto con il senato, assunse la carica di censore a vita, che gli dava il diritto di stabilire le liste dei senatori, che governò in maniera autocratica, imponendo di essere venerato come un dio. Nel 96 morì in seguito a una congiura e il senato rimosse ogni traccia della sua monarchia a Roma.
L’optimus princeps: Traiano.
Dopo la morte di Domiziano il successore fu scelto dal senato. Divenne imperatore Nerva (96-98) che governò con pieno rispetto delle procedure e delle magistrature tradizionali. Egli attuò una politica di sgravi fiscali e di incentivi che doveva favorire le comunità italiche. Gli ebrei furono esentati dal tributo che era stato imposto dai Flavi. Una legge agraria assegnò appezzamenti di terreno ai cittadini nullatenenti. Le spese del servizio postale furono addossate alle casse imperiali. Venne riorganizzato il sistema e Nerva nel 97 adottò Traiano e lo designò così suo successore.
Fu il primo imperatore proveniente dalla provincia: l’integrazione dell’èlite provinciali nella classe dirigente romana, in senato non vi erano quasi più membri delle grandi famiglie. L’impero era un grande stato territoriale nel quale tutte le regioni si avviavano ad avere la stessa dignità.
Guerre dadiche: le operazioni militari contro i Daci: la prima campagna avvenne nel 101 e fu vittoriosa ma non risolutiva: una guarnigione romana venne collocata nella capitale, ma Decèbalo mantenne il trono. Solo nel 106 Traiano condusse l’attacco definitivo che si concluse con il suicidio di Decèbalo e la conquista della Dacia, che divenne provincia romana. Così Roma ebbe accesso alle miniere di oro e sale della Transilvania.
Traiano avviò nuovi lavori pubblici: a ridosso del colle Quirinale, venne costruito il Foro di Traiano, con la colonna commemorativa della guerra dacica. Un nuovo acquedotto portò in città acqua dalle fonti intorno al lago di Bracciano e a Ostia fu costruito un nuovo bacino artificiale.
Triano istituì gli alimenta, che erano degli assegni che egli dava alle famiglie più povere coi soldi ricavati dalle tasse che metteva sui terreni che affittava.
(La guerra partica) Traiano nel 106 rese proprio il regno dei Nabateri, trasformato in provincia d’Arabia, centro importante per il commercio con l’Oriente, poi divenuto uno dei tanti stati cuscinetto del confine con i Parti. Quando si venne a creare una situazione di conflitto con i Parti, Traiano, aggiunse quel territorio alle province romane. Attaccò in seguito il regno partico con successo; nel 116 i Romani presero la capitale e giunsero fino al golfo persico. I territori conquistati andarono a costituire due nuove province: l’Assiria e la Mesopotamia. L’impero romano raggiunse allora la massima espansione; le nuove province furono assegnate a re-clienti.
Traiano morì nel 117 a causa di una grave malattia e il suo successore fu Adriano.
Adriano e gli Antonini: Adriano prima della sua morte adottò Adriano che gli succedette. Si ricorse all’adozione solo in altri due casi: per Antonino Pio e Marco Aurelio si parla perciò di principio adottivo. Molti consideravano l’adozione il modo migliore per garantire che imperatore designato fosse a persona più adeguata al suo compito. Gli imperatori da Traiano a Marco Aurelio portarono l’impero al massimo grado di prosperità e la considerarono un’epoca d’oro.
Adriano rinuncia all’espansione territoriale. Si concentrò nel rafforzamento dei confini e avviò la costruzione di opere difensive. Prende il nome di Vallo di Adriano il sistema di fortificazioni che tagliava la Britanni da est a ovest. I legionari arruolati in Italia erano sempre meno numerosi; Adriano promosse l’arruolamento dei soldati nelle stesse regioni in cui dovevano svolgere il servizio, favorì anche l’ingresso nell’esercito dei figli dei legionari.
Egli trascorse più di metà degli anni di regno lontano da Roma. Visitò la Gallia, la Germania, la Britannia e l’Africa. Tra il 125 e il 129 diede inizio alla costruzione di una serie di fortificazioni, il fossatum Africae,per contenere la pressione delle popolazioni nomadi.
(L’ultima rivolta giudaica) In Palestina scoppiò una grande rivolta guidata da Kochba; l’occasione fu data dalla decisione di Adriano di fondare a Gerusalemme una colonia e di costruire un tempio a Giove Capitolino sul sito del tempio giudaico. La repressione fu spietata: morì più di mezzo milione di persone. La Giudea fu trasformata nella provincia di Siria-Palestina. Gli ebrei furono esiliati dalla Palestina.
Adriano costruì a Roma un grande Mausoleo, la Mole Adriana (oggi Castel Sant’Angelo).
Egli scelse di sostituire i liberti imperiali con funzionari tratti all’ordine dei cavalieri; si organizzò una vera e propria carriera con un avanzamento fisso e compensi differenziati a seconda della scala gerarchica. L’Italia fu divisa in quattro distretti giudiziari a capo dei quali erano posti ex consoli. Il giurista Giuliano fu incaricato di rivedere e pubblicare l’editto perpetuo nel quale erano contenute le norme che i pretori seguivano nel giudizio in tribunale.
Adriano scelse come successore Antonino Pio: gli anni del suo principato sono segnati dalla pace eterna e dalla floridezza economica. La difesa dei confini si dimostrò efficace, l’unico fronte di movimento fu quello della Britannia, dove costituendo un nuovo confine detto ‘’Vallo di Antonino’’. Antonino mantenne sempre un atteggiamento di riguardo verso il senato. Amministrò saggiamente l’impero e le sue finanze.
Alla sua morte fu eletto imperatore suo figlio adottivo Marco Aurelio, che associò all’impero Lucio Vero. La coesistenza di due imperatori era un’anomalia.
Si riaprì la questione pratica quando Vologese III invase l’Armenia, cogliendo l’occasione della morte di Antonino Pio. Lucio Vero affrontò la guerra in Oriente che nel 166 venne conclusa con successo. Nell’autunno del 166 tra le truppe a Seleucia scoppiò un epidemia di vaiolo che provocò un grave danno demografico in Egitto, Asia minore e in Italia.

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