dek2002 di dek2002
Ominide 239 punti

Giulio Cesare sale al potere

Lo scontro che era avvenuto tra Mario e Silla (e i loro eserciti) continuava a riverberarsi nella storia di Roma. La rivolta di Quinto Sertorio e la successiva repressione da parte di Pompeo ne è un esempio. Sertorio venne ucciso a tradimento nel 72 a.C.
Appare una nuova minaccia per Roma: la rivolta degli schiavi guidati da Spartaco del 73 a.C., sfociata a Capua. Dopo una vittoria schiacciante presso Modena, Spartaco ritorna verso sud, forse alla ricerca di un imbarco per l’Oriente, Subendo una definitiva sconfitta nel Cilento ad opera di Crasso.
In questo momento Pompeo e Crasso erano “Padroni” di Roma. Ma un altro Homo novus (ovvero un uomo senza avi in politica) entra nel panorama politico di Roma: Marco Tullio Cicerone. Con l’assenza di Pompeo da Roma Marco Tullio Cicerone divenne uno dei personaggi politici più importanti. Era amico di Pompeo e strenuo difensore della Repubblica: egli credeva nella Concordia Ordinum (collaborazione tra i vari ordini sociali).

Giulio Cesare entra nella politica romana mentre la Repubblica esisteva solo formalmente.
Vi sono quindi due uomini, troppo grandi, per condividere il potere: Gneo Pompeo e Giulio Cesare.
Quest’ultimo, in gioventù, aveva iniziato la sua carriera nel partito dei popolari. Ciò gli procurò l’odio del massimo esponente del partito conservatore degli Ottimati: Silla che voleva morto quel giovane e che di lui disse: “Voi non capite che in lui vi sono molti Mario”.
La congiura di Catilina Questo episodio rese maggiormente palese la crisi della Repubblica e allo stesso tempo la forza ed il ruolo di Cicerone, che la scongiurò.
“Il tramonto della Repubblica”
Mario, Silla e il tentativo di colpo di stato di Catilina avevano reso evidente la crisi della Repubblica: “Grandi uomini segnano la fine di grandi epoche”.
Quando Pompeo ritorna da trionfatore dall’Oriente chiede la distribuzione di terre ai propri veterani e ciò porta allo scontro con il Senato, e alla successiva alleanza tra Pompeo, Crasso e Cesare: il primo triumvirato, nel 60 a.C.
Cesare, Pompeo e Crasso si impegnavano a dividersi le cariche politiche e i relativi vantaggi.
- Pompeo ottenne le terre per i propri veterani
- Crasso ottenne grossi vantaggi per i pubblicani (suoi sostenitori ) affinché potessero avere più facilmente appalti per la riscossione della tasse.
- Cesare ottenne il consolato e la carica di proconsole per 5 anni in Gallia.
Qui combatté contro Belgi, Sequani, Veneti, Edui ed Elvezi: Giulio Cesare in due anni (57 a.C.) aveva praticamente sottomesso l’intera Gallia
Egli sfruttò sempre la consolidata regola militare e politica:“Divide et impera” (Dividi e governa).
Successivamente l’ Accordo di Lucca, 56 a.C., fu un’ulteriore conferma della fine della Repubblica. I tre grandi di Roma si spartiscono il potere e le aree di influenza:
- Cesare avrebbe avuto per altri 5 anni il comando in Gallia
- Pompeo il governatorato della Spagna
- Crasso quello dell’Oriente.
Qui quest’ultimo trovò la morte nel 53 a.C. nella battaglia di Carre (nell’attuale Turchia)
Mentre Cesare esplorava le regioni meridionali della Britannia, in Gallia scoppiò un vasto movimento di liberazione capeggiato da Vercingetorige. Questi, alla guida dei Galli, seppe tenere in scacco le legioni romane per due anni, Poi la strategia di Cesare ebbe la meglio ad Alesia (52 a.C).
I successi conseguiti da Cesare provocarono timori presso il Senato e soprattutto presso il suo principale avversario Pompeo, il quale per timore di Cesare e delle sue legioni, decise di rafforzare il proprio esercito.
Quando a Cesare arrivò la richiesta di presentarsi a Roma come semplice cittadino, egli chiese che anche Pompeo facesse altrettanto.
Il Senato non prese in considerazione la proposta di Cesare. Come conseguenza l’esercito di Cesare varca il Rubicone (oggi in Romagna), un fiume che nessun comandante militare romano poteva attraversare con il proprio esercito. Era il 10 gennaio del 49 a.C.
Questo segnò l’inizio della guerra civile contro Pompeo. Le legioni di Cesare piombarono su Roma. Le sue legioni erano formate da veterani (soldati esperti), avevano seguito il loro generale per quasi dieci anni, avevano combattuto contro avversari temibili e agguerriti e avevano vinto. L’esercito di Pompeo fu sbaragliato Fuga di Pompeo verso oriente Battaglia decisiva a Farsalo (48 a.C.) in Tessaglia. Cesare sconfisse le legioni del suo avversario. Pompeo, sconfitto, scappò in Egitto. Qui il re dell’Egitto, Tolomeo, fece assassinare Pompeo, ma un uomo romano non poteva essere ucciso in questo modo così Cesare privò Tolomeo del trono che affidò alla sorella del “faraone”: Cleopatra.
L’anno successivo alla battaglia di Farsalo, Cesare dovette domare una rivolta in Asia Minore. In poco tempo la rivolta fu stroncata. Per enfatizzare il proprio successo, Cesare inviò al Senato questa celebre frase: “Veni, vidi, vici” (venni, vidi, vinsi).
Cesare, a capo di Roma, riordinò lo stato con una serie di leggi, allargò la cittadinanza agli abitanti (romani o italici) delle province della Gallia, distribuì terre ai suoi veterani, riformò il calendario, amnistiò i nemici (concesse il suo perdono e la sua clemenza) per pacificare gli animi di Roma.
Il Senato gli conferì il titolo di “imperator” però questa somma di poteri civili e militari rendeva il suo governo come una monarchia.
Sì formò una congiura di circa 60 senatori, capeggiati da Bruto (Marco Giunio Bruto) e da Cassio. Cesare fu ucciso con 23 colpi di pugnale nella Curia Pompeia davanti alla statua di Pompeo alle idi (15) di marzo del 44 a. C.

Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email