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Analisi della figura del faraone

La società egizia era organizzata in un sistema di classi: si potrebbe affermare che l’immagine della piramide, tipica dell’architettura egizia, rappresenti bene anche l’”architettura” sociale di questo mondo. Al vertice era collocato il sovrano, il quale prese il nome di “faraone” che significa in lingua egizia "colui che abita nella grande casa". Il faraone non era considerato soltanto il rappresentante del dio sulla terra (come avveniva per i re mesopotamici), ma era egli stesso una figura divina: per giustificarne il potere assoluto si sosteneva che il faraone fosse il figlio del dio Amon-Ra (il Sole) e quindi fosse a sua volta un dio.
In Egitto si sviluppò, infatti, una forma politica tipica dei Greci e dei Romani: la teocrazia (letteralmente, “governo del dio”). Si trattava di un modo di concepire l’autorità e di amministrare il potere tipico di molte società antiche in cui la politica non era chiaramente distinta dalla religione; il sovrano era considerato come l'unico interprete della volontà divina o addirittura come dio in terra e la sacralizzazione della sua figura legittimava automaticamente l’esercizio del potere da parte sua. Questa concezione del potere era solitamente accompagnata da complessi apparati simbolici, come per esempio miti che attestano l’immortalità del sovrano, le sue capacità magiche; dal punto di vista politico la teocrazia si manifestava in forme di governo autocratico e centralizzato, con un ridotto potere della classe sacerdotale.

Il “re-dio” deteneva poteri illimitati e sotto di lui vivevano i sudditi, che, di qualunque condizione sociale fossero, erano considerati comunque un possesso del sovrano. Fin dalle origini il cardine della politica egizia fu il principio della legittimità dinastica secondo cui dopo la morte di un sovrano il potere passava al figlio o al parente più prossimo. Questo avveniva perché al trono aspiravano solo persone il cui sangue fosse “puro”, ovvero non mescolato con quello dei comuni mortali; ciò spiega anche la tendenza dei re egizi a sposare donne della stessa famiglia e spesso le proprie sorelle.


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