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Carlo Goldoni:
nasce a Venezia nel 1707, la sua formazione scolastica avviene in varie città d'Italia. La passione per il teatro si alimenta della lettura dei grandi classici della comicità greca e latina: Aristofane, Menandro, Plauto, Terenzio. Nel 1722 inizia a frequentare la facoltà di giurisprudenza, ma allo studio continua a preferire il teatro. Scrive poesie d'occasione e un componimento satirico che gli costa l'espulsione dal Collegio in cui studiava. A Chioggia ottiene un impiego nella cancelleria criminale, ma il richiamo al teatro si fa sentire e Goldoni adatta due melodrammi di Metastasio e compone alcuni intermezzi comici (farse inserite tra gli atti dei melodrammi). A Padova si laurea.
Gli anni fra il 1731 ed il 1738 corrispondono all'apprendistato teatrale dell'autore. Svolge a Venezia la professione d'avvocato, ma intanto vagheggia il teatro. Nel 1734 a Verona, riceve dall'impresario genovese Girolamo Imer l'incarico di scrivere testi da rappresentare al teatro veneziano di San Samuele. Nel 1736 sposa Nicoletta Connio e compone i primi abbozzi (solo le parti del protagonista vengono interamente scritte) di commedia, adattando le parti principali alle caratteristiche fisiche e psicologiche degli attori protagonisti.

Tra il 1738 e il 1748, inizia a maturare il progetto di riforma che lo impegnerà a fondo negli anni successivi. Intanto è diventato console della Repubblica di Genova. Compone La donna di garbo, la sua prima commedia "distesa", ossia interamente scritta.
Tra il 1744 e il 1748 esercita l'avvocatura a Pisa, continua a scrivere per il teatro realizzando Il servitore di due padroni e I due gemelli veneziani. Con l'impresario Girolamo Medebach firma un contratto quadriennale per il teatro veneziano di Sant'Angelo.
Tra il 1748 e il 1753, si possono collocare gli anni chiave della riforma goldoniana, che consiste nella scrittura di commedie distese. Debutta al Sant'Angelo con La vedova scaltra, poi parodizzata ne La scuola delle vedove da Pietro Chiari. Scrive commedie di ambientazione veneziana: La putta onorata e La buona moglie, La famiglia dell'antiquario. Nel 1750 promette di comporre ben sedici commedie nuove per la stagione: Il teatro comico, La bottega del caffè, I pettegolezzi delle donne sono alcuni esempi. Nel 1752 scrive uno dei suoi capolavori, La locandiera, messo in scena l'anno seguente.
Nel 1753 stipula un nuovo contratto decennale con Antonio Vendramin, proprietario del teatro San Luca. Lo scrittore ricerca la novità in tre direzioni: l'esplorazione di ambienti esotici; la critica di abitudini e comportamenti borghesi, la riscoperta del mondo popolare. Tra le commedie esotiche la "trilogia di Ircana", ambientata nell'Oriente europeo e le commedie di ambientazione nord-europea. Alla seconda tipologia appartengono testi ispirati a comportamenti femminili devianti o esemplari. Nella terza tipologia possiamo includere Le massère e Il campiello. Nonostante i successi, questi sono per Goldini anni difficili, funestati da lutti familiari e dalla depressione.
Nel 1756 è nominato poeta della corte francese di Parma.
Tra il 1759 e il 1762 compone i suoi massimi capolavori, secondo due linee di ricerca: l'illustrazione satirica di deviazioni borghesi e l'attenzione per il mondo popolare.
Nel 1762 si trasferisce a Parigi, in veste di direttore e scrittore della Comédie Italienne. Il pubblico della Comédie Italienne si aspetta da lui commedie con maschere, testi che mettano in luce il virtuosismo improvvisativo degli attori. Alcuni di essi mal si adattano alla rappresentazione premeditata di testi da recitare parte in italiano parte in francese. Ritorna quindi a costruire canovacci soprattutto per Arlecchino, che trasforma poi in commedie distese, da inviare al San Luca.
Matura la decisione di rimanere a Parigi e accetta di insegnare italiano alle principesse reali, a Versailles. Nel 1771 scrive in francese Le bourru bienfaisant.
Nel 1792, a tre anni dallo scoppio della Rivoluzione, Goldoni si vede revocare la pensione reale, sua unica fonte di sostentamento. Nel 1793 muore assistito dalla moglie.

In sintesi:
Apprendistato (1731-38): Venezia (San Samuele), Pavia, Pisa. Produzione legata alla Commedia dell'Arte. Esempi di opere: intermezzi, L'Amalasunta (melodramma); Il Belisario (tragicommedia).
Verso la riforma (1738-48): Venezia (San Samuele), Pisa. Commedie che adattano le parti agli attori; avvicinamento alla commedia "distesa". Esempi di opere: Momolo cortesan e Momolo sulla Brenta; Il mercante fallito; La donna di garbo; Il servitore di due padroni; I due gemelli veneziani.
Riforma (1748-53): Venezia (Sant'Angelo). Vasta produzione che attua i propositi di riforma teatrale. Esempi di opere: La vedova scaltra; La putta onorata; La buona moglie; La famiglia dell'antiquario; La bottega del caffè; La locandiera.

Anni parigini (1762-93): Parigi (Comédie Italienne). Produzione bilingue; modelli ibridi in cui le maschere della tradizione affiancano i personaggi realistici. Esempi di opere: L'amore paterno; Il matrimonio per concorso; Il genio buono e il genio cattivo; Il ventaglio; Le bourru bienfaisant.
Goldini e il teatro:
l'impegno di Goldoni per il teatro e per il suo rinnovamento non ha eguali nel Settecento europeo. La sua attività si snoda lungo un secolo caratterizzato da un intenso dibattico critico-teorico sui maggiori generi teatrali: la tragedia, la commedia e il melodramma. Soltanto Goldoni ha perseguito un disegno riformista che trae origine dalla sua diretta esperienza teatrale. Conta per lui la pratica quotidiana del palcoscenico con la frequentazione degli attori e degli impresari e la valutazione delle aspettative di un pubblico eterogeneo, che assisteva alle commedie con motivazioni diverse. Popolani e bassa borghesia si concedevano un divertimento a poco prezzo, stipati in piedi nella platea, mentre gli aristocratici e l'alta borghesia, comodamente seduti nei palchi, potevano valutare l'opera con maggiore capacità critica. Andare a teatro era anche un modo per socializzare, conversando, amoreggiando e mangiando. Goldoni sa bene che deve costruire testi avvincenti.
Il percorso di Goldoni si compie sullo sfondo della prima rivoluzione industriale, caratterizzata dalla produzione di oggetti d'uso comune distribuiti su mercati sempre più ampi. Goldoni è stato uno dei primi esempi di scrittore di professione, i cui prodotti erano soggetti ai gusti del pubblico e doppiamente vendibili: a teatro e in libreria.
Dietro il teatro goldoniano s'intravede un progetto etico-sociale, secondo un intento di restaurazione morale della societè ispirato ad un cauto illuminismo. Goldoni attinge personaggi e vicende dalla realtà perché il pubblico ne tragga divertimento ma anche spunti di riflessione. Il fine pedagogico della sua riforma teatrale è perseguito con modi bonari e senza moralismi di facciata. Sembra auspicare la possibile conciliazione tra le esigenze dell'aristocrazia e quelle del ceto borghese in vista del bene comune. La nobiltà è perciò invitata a combattere l'ozio e l'improduttività accogliendo la laboriosità tipica della borghesia. A partire dagli anni Sessanta, incrinandosi il rapporto tra Goldoni e il suo pubblico, s'insinua in lui il dubbio sull'attuabilità di questa conciliazione. Per questo Goldoni si volgerà al mondo popolare; un mondo spontaneo e al di fuori della storia, ma irriproducibile nella realtà.
Rincorre e consolida un progetto riformistico del teatro comico che espone in forma asistematica in vari testi, queali lettere di dedica e prefazioni alle edizioni delle commedie, ma anche in opere programmatiche come la commedia Il teatro comico o nei Mémories. Si tratta di una riflessione quarantennale che si estende dal 1748 al 1787. Le direttrici fondamentali sono cinque:
1. Il continuo rapporto fra teoria e prassi dell'azione teatrale, mettendo in primo piano l'esperienza:
2. la realizzazione delle commedie come esito di un atto creativo consapevole e interamente espresso dalla scrittura:
3. la moralizzazione dei contenuti e insieme della figura dell'attore;
4. una concezione realistica e naturalistica della commedia;
5. una visione del mondo ispirata a un conservatorismo moderato e parzialmente progressista.
Dichiara di essersi attenuto al guardare ed al fare, al fine di acquisire esperienza. Il Mondo e il Teatro sono dunque gli unici "libri" di studio e di consultazione riconosciuti dall'autore. In questo culto dell'esperienza risiede il personale e spontaneo "illuminismo" di Goldoni. Il suo sguardo attento osserva i "personaggi" che si muovono sull'immensa scena del mondo e li fa rivivere sulla piccola scena del teatro grazie ad attori che, per similarità fisico-psicologica o attitudine imitativa, possano interpretare adeguatamente tipologie o "caratteri" universali.
Scopre la Mandragola di Machiavelli, criticata per la licenziosità del messaggio, ma elogiata come primo esempio di commedia di carattere, basata cioè su personaggi realistici e non si maschere.
Esaurita la grande stagione del teatro rinascimentale, la cosiddetta Commedia dell'Arte (dove "Arte" significa "mestiere") aveva continuato a riproporre la comicità popolare di ininterrotta tradizione medioevale, con il suo repertorio di stiuzioni e dialoghi adatti all'improvviszione e ad un tipo di spettacolo in cui era preponderante la fisicità dell'attore, la sua abilità di mimo, acrobata e ballerino. Associati in compagnie itineranti, i comici dell'Arte giravano l'Italia e l'Europa recitando all'improvvisa canovacci elementari e variabili al momento con l'inserzione di frizzi, lazzi e gesti codificati da repertori detti generici. La presenza delle maschere non faceva che accentuare volgarità, scurrilità e oscenità, tutti aspetti fortemente criticati da Goldoni.
Nella prima fase della sua produzione è ancora legato a modelli compositivi tradizionali e realizza intermezzi, canovacci e commedie a soggetto con attori che recitavano all'improvvisa. Invece La donna di garbo, sarà la prima ad essere concepita come commedia distesa, ossia interamente scritta, e dunque, contestualmente, di carattere, ovvero basata su una caratterizzazione compiuta e poliedrica dei personaggi. Nelle commedie di questo periodo l'autore si serve ancora delle maschere tradizionali della Commedia dell'Arte. Il passaggio dalla scrittura a soggetto alla scrittura distesa conferiva piena dignità ai testi, garantendo loro una durata che andava al di là di quella dipendente dalla memoria degli spettatori.
La riforma di Goldoni implica il passaggio dalla concezione dell'attore come "guitto", dotato di tecnica e talento, ma spesso ignorante, a quella dell'attore come professionista consapevole e colto.

Un'altra importante conquista della riforma goldoniana va individuata nel passaggio dalla maschera al carattere ossia da personaggi stilizzati, immutabili e dunque prevedibili a personaggi-persona verosimili, cangianti e imprevedibili come sono gli esseri umani.
Questo passaggio maturò in un contesto: quello veneziano. Venezia è una città-isola basata sui contrasti e sulla varietà è una repubblica oligarchica ma è retta da un sovrano eletto, il doge. La varietà dei luoghi e degli ambienti si riflette dunque sulla scena, che accoglie personaggi di ogni tipo, spesso ripartiti entro coppie antitetiche, a partire da binomi uomo-donna, giovane-vecchio, servo-padrone.
Proprio la grande varietà sociale, umana e ambientale di Venezia è alla base del realismo della maggiore fase creativa di Goldoni. I personaggi passano da maschere stereotipate e rigide a caratteri, volubili e veri, che animano commedie dei tipi più diversi. Non per nulla questo sovrabbondante e variegato complesso di testi, animati dallo spirito della città lagunare, è stato definito "Drammaturgia di Venezia".
Fondamento ed espressione del realismo goldoniano è una competenza linguistica che da duplice (lingua e dialetto) si farà triplice con il trasferimento in Francia e l'apprendimento di un francese corretto. Se l'italiano di Goldoni è nelle commedie una lingua di tono medio e dell'uso comune, il dialetto è quello veneziano, perfettamente dominato anche nelle sue varietà sociali. In Veneto, il dialetto era usato tanto in famiglia quanto nelle attività pratiche e professionali. Il teatro comico di Goldoni è dunque anche uno scintillante "teatro linguistico", in grado di riprodurre con precisione il linguaggio di borghesi, ma anche quello più aspro e concreto del popolo. Interessanti sono le variaioni di registro condotte sull'italiano, che può essere quello familiare di borghesi alfabetizzati, quello concreto e tecnico di mercanti e professionisti, quello ricercato e brillante degli aristocratici e dei viaggiatori, e ancora quello affettato di damerini, commedianti e poeti.
Nel mondo di Goldoni protagoniste o interpreti delle istanze di libertà e di rinnovamento sono spesso le donne: matura madri di famiglia che lottano per i figli, o donne ben consapevoli del loro ruolo, come Mirandolina nella Locandiera o ancora la giovanissima Giacinta nella Trilogia, che per aver voluto affermare la sua identità di fanciulla emancipata finisce per cadere nella trappola di un matrimonio sena amore. L'archetipo della "servetta" della Commedia dell'Arte, della fanciulla astuta e dotata di parlantina, si è poi sviluppato e differenziato in una vivace galleria di figure femminili.
La controparte dell'universo femminile è rappresentata dal mercante capofamiglia, evoluzione realistica dell'antica maschera di Pantalone.
Nelle commedie delle prime fasi, l'archetipo di Pantalone, maschera di vecchio mercante avaro e lascivo, viene "moralizzato" e chiamato a incarnare le virtù che hanno reso grande la borghesia veneta: laboriosità, parsimonia. L'operazione viene portata avanti con personaggi maschili che hanno smesso la maschera e il costume tradizionale di Pantalone.

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