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-La Teoria del Fanciullino-

Secondo Pascoli, all’interno di noi esiste un Fanciullino, che spesso però sopprimiamo a causa di eventi esterni.
Esiste anche nell’adulto, ma è soppresso, poiché l’adulto è sopraffatto dagli impegni lavorativi e non solo.
Ognuno deve saper coltivare il fanciullino per evitare di distruggerlo, poiché dimostrarsi solo adulti distrugge il proprio animo.
Il Fanciullino ha le seguenti caratteristiche:
• "Rimane piccolo anche quando noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce ed egli fa sentire il suo tinnulo squillo come di campanella".
• "Piange e ride senza un perché di cose, che sfuggono ai nostri sensi ed alla nostra ragione".
• Guarda tutte le cose con stupore e con meraviglia, non coglie i rapporti logici di causa - effetto, ma intuisce.
• "Scopre nelle cose le relazioni più ingegnose".

• Riempie ogni oggetto della propria immaginazione e dei propri ricordi (soggettivazione), trasformandolo in simbolo.

-Il Fanciullino e il Superuomo-

Il Fanciullino pascoliano e il Superuomo dannunziano appaiono opposti.
In realtà essi hanno le stesse radici, infatti sono risposte diverse ma speculari e complementari agli stessi problemi e alle stesse difficoltà.
In questo periodo erano avvenute diverse trasformazioni, erano nate città industriale sempre più gigantesche, la civiltà industriale era sempre più frenetica, era importante il capitale e l’uomo di fabbrica era solo un mezzo per produrre soldi.
Il ceto medio era stato declassato da questa attività industriale ad una condizione squallida.
L’uomo non è più l’essere libero, energico, sicuro di sé.
Vi era uno stato d’animo diffuso di smarrimento e di angoscia di fronte all’età moderna.

Il mito del fanciullino crea un mito dell’infanzia, dove il fanciullino è fantasia, egli contempla, incantato e ingenuo, il mondo.
È un mito consolatorio, di evasione, che esprime un rifiuto verso la società e la storia.
È intimamente collegato col mito del ‘nido famigliare’, che impedisce all’uomo di entrare in contatto col mondo esterno, dalle forze aggressive e paurose.

D’Annunzio, col mito del Superuomo, reagisce in modo contrario, decidendo di celebrare l’espansione industriale, la macchina, la guerra, il conflitto sociale violento, il dominio dei forti sui più deboli.
Dal lato di Pascoli, a compensare la sconfitta e l’impotenza si ha il ripiegamento dentro il guscio protettivo delle piccole cose quotidiane e degli affetti più comuni; dall’altro, in D’Annunzio si ha il rovesciamento dell’impotenza in onnipotenza, attraverso atteggiamenti attivistici e aggressivi, attraverso l’esaltazione della lotta, l’affermazione oltre ogni limite.

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