Decadentismo

Si sviluppa nella seconda metà dell’800 in Francia che si identifica con l’atmosfera di stanchezza dell’Impero romano a fine decadenza, ormai incapace di azioni energiche .
Il termine «decadente» fu inizialmente usato con significato dispregiativo da parte della critica tardo–ottocentesca per identificare una nuova generazione di poeti considerati al di fuori della norma sia nella produzione artistica sia nella pratica di vita.
Il termine fu poi assunto da quegli stessi poeti per indicare la propria diversità nei riguardi della società attuale e il loro privilegio spirituale.
Il movimento ebbe come portavoce un periodico, Le Dècadent risalente al 1886, anche se già da prima era apparso in altre riviste.
I precursori ottocenteschi del decadentismo furono in Francia Baudelaire, Rimbaud, Verlaine e Mallarme (poeti maledetti); in Inghilterra Oscar Wilde; in Italia Pascoli e D’Annunzio.

Il termine decadentismo nel corso del Novecento si estese a designare un’intera corrente culturale, o addirittura un intero periodo storico allargato a tutta l’Europa ( in molti paesi assunse diverse denominazioni, tra cui “Simbolismo”).

- I decadenti rifiutano radicalmente le tendenze positivistiche della società borghese;
- Ritengono che né scienza né ragione possono dare piena conoscenza del reale; la realtà è difficile da comprendere, essendo misteriosa ed enigmatica. L’anima decadente indaga infatti ciò che è dietro la realtà visibile.
- Tutti gli aspetti dell’essere sono legati da analogie e corrispondenze, che sfuggono alla ragione.
- Viene rivalutato l’inconscio, già in parte analizzato dai romantici col fine di percepire una realtà più vera sottoposta al dominio dell’io.
Gli strumenti irrazionali del conoscere sono gli stati di alterazione che permettono di vedere il mistero che è al di la delle cose. Esempi sono dati da sogno, follia, allucinazione provocati anche con uso di droghe o alcool.
- Panismo: fusione tra uomo e natura in quanto l’io individuale può annullarsi nel gran Tutto presente soprattutto in Gabriele d’Annunzio
- Epifanie: un elemento apparentemente insignificante della realtà si carica di una misteriosa intensità, come manifestazione momentanea di un assoluto.

Estetismo: culto religioso dell’arte che appare come il valore più alto che assimila gli altri in se. L’esteta non è colui che assume come principio regolatore i valori morali, ma solo il bello e, in base ad esso, giudica la realtà. La vita stessa deve essere un’opera d’arte. (Oscar W. e D’Annunzio).

La poesia pura

E’ lo strumento di rivelazione del mistero, che agisce su una zona più profonda e oscura.
Per questo motivo il linguaggio non è più strumento comunicativo; è impreciso, vago e volto a evocare il mistero.
Utilizza metafore, sinestesie e simboli; la parola diventa pura e astratta, talvolta comprensibile solo per il poeta che la usa; essa ha valore solo per la sua fonicità e la sua musicalità; la musica è infatti l’arte suprema, essendo la più indefinita e irrazionale e in grado di provocare sensazioni di estasi nell’animo del poeta.
La sintassi diventa imprecisa, ambigua e la metrica tradizionale lascia il posto al verso libero.
L’arte decadente rifiuta di rivolgersi al pubblico borghese, delineando una frattura tra artista e pubblico.

Temi del decadentismo

- Ammirazione per epoche di decadenza, come l’epoca alessandrina, l’età bizantina e la tarda latinità imperiale che hanno portato a opere raffinatissime.
- Lussuria e perversione come ricerca del nuovo lontano dalla noia.
- Malattia: nervosa, umana e delle cose; da un lato è metafora di una condizione storica di crisi e smarrimento, dall’altro diviene segno di nobiltà e distinzione dalla massa aristocratica .
- Morte, tema dominante nei decadenti spinti verso il senso di ignoto.
- Vitalismo: esaltazione senza limiti della pienezza vitale.
- Superomismo: Esaltazione dell’individuo superiore alla massa, che domina la realtà con forza ed energia

Vitalismo e Superomismo sono il segno di un rifiuto della visione “normale” della società borghese. L’artista si isola dalla realtà contemporanea, orgoglioso della propria diversità.

Oltre ai poeti maledetti, che profanano tutti i valori della società contemporanea scegliendo volontariamente il male e uno stile di vita estremo, e agli esteti che portano avanti il culto del bello, si afferma la figura dell’inetto a vivere; egli è escluso dalla vita poiché non ha abbastanza energie per partecipare ad essa.
Può solo rifugiarsi nelle fantasie; vuole provare forti passioni, ma si sente impotente. Relega i suo sentimenti e per questo la vita gli scorre davanti.
Di fronte a questi uomini deboli si affaccia la figura della donna fatale che, succhiando le energie vitali dell’uomo, lo porta alla distruzione.
Questa figura evidenzia una paura del femminile derivata da una crisi dell’identità virile causata dalle trasformazioni sociali che distruggono l’immagine tradizionale dell’uomo forte e sicuro, e dall’affermazione dell’emancipazione della donna, che rivendica un nuovo posto nella società.

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