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Unificazione, stato accentratore, Italia economia ancora molto arretrata lontana dall’industrializzazione, tuttavia inizi di uno sviluppo capitalistico moderno che tendeva all’industrializzazione. Le idee correnti fra scrittori e uomini di cultura hanno sempre come termine di riferimento la nuova realtà economica e sociale che si sta affermando. Arretratezza socio-economica, viene meno la funzione guida dell’intellettuale e la spinta ideale. Si vuol risolvere i problemi dell’uomo pragmaticamente e ciò porta all’isolamento del poeta. la società si sviluppa in senso capitalistico. L’esperienza di Verga, giungendo a Milano, attesta lo shock della modernità che si poteva vivere in una città come Milano, la più avanzata del paese. Baudelaire invece ci riporta lo spleen di Parigi con l’immagine della perdita dell’aureola, simbolo della condizione di superiorità morale e spirituale che si era solito riconoscere al poeta, ora gettata miseramente nel fango, poiché ormai non vale la pena raccogliere l’ideale. L’arte è definitivamente ridotta a puro mercato e ne sono emblemi ambienti come il bordello, dove viene venduto il sentimento più alto, oppure molto ricorrente è la figura della ballerina. Due atteggiamenti da parte degli intellettuali: rifiuto romantico in nome dei valori del passato un atteggiamento che non esalta e non condanna, ma tende ad un lucido rapporto conoscitivo con quel progresso, a indagarlo con rigore nei suoi meccanismi costituitivi. Al 48 in poi comincia il secondo romanticismo. Due movimenti principali: Naturalismo in Francia e Verismo in Italia. La data che segna l’inizio del naturalismo in Francia coincide con la pubblicazione di Madame Bovary di G.Falubert che sviluppa il filone dell’attenzione al vero e anche dei Fiori del Male di Baudelaire. Si tratta di una nuova poetica che nasce dalle ceneri del romanticismo e da una realtà deludente e distruttiva. Poi c’è il filone del positivismo di cui Zola è il massimo interprete. Ai Fiori del male si riconduce la cosiddetta letteratura della lacrima che nasce da quella parte più negativa del romanticismo fatta di sogno, tenebre ed inconscio. Positivismo: la sua base è il balzo in avanti del capitalismo industriale che si verifica nel corso del secolo. l’espansione della produzione e lo sfruttamento delle risorse hanno bisogno dello studio scientifico della realtà quindi presupposto essenziale della cultura positivistica sono le importanti scoperte scientifiche nonché le applicazioni tecniche del vapore e dell’elettricità. Questo insieme di fattori determina un clima di fiducia entusiastica nelle forze dell’uomo e nelle possibilità del sapere scientifico e tecnologico. Lo scienziato diventa una figura mitica insieme a quella del mendico, ingegnere, capitano d’industria e maestro (Zola, De Amicis). Il metodo della scienza è l’unico valido, convinzione che tutto il reale sia un gioco di forze materiali. Il positivista crede che ci si debba fondare solo su fatti positivi: osservabili e dimostrabili sperimentalmente. La scienza ci consente di dominare il reale asservendolo ai bisogni dell’uomo. Scapigliatura milanese, anni Sessanta-Settanta dell’Ottocento, età di crisi violenta e rapido trapasso, atteggiamento ambivalente verso la modernità: vogliono ergersi a poeti del vero rappresentando gli aspetti più prosaici, crudi e materiali usando il linguaggio dell’anatomista e del critico, ma provano orrore e repulsione per l’avanzare del progresso che li distrugge perché i valori del passato sono irraggiungibili nella modernità. Impulso di rifiuto e di rivolta. Riproducono gli atteggiamenti della boheme artistica parigina, ostentando atteggiamenti di rottura sia nella vita sia nelle scelte letterarie. Rifiutano la visione cristiana propria del manzonismo il modello letterario che li influenza sono i fiori del male di Charles Baudelaire, vero e proprio nume tutelare. Baudelaire aveva cantato l’angoscia della vita moderna nelle grandi metropoli e lo spleen, il vuoto di questa vita e l’irraggiungibile ideale I temi sono provocatori, ricercati deliberatamente per scandalizzare l’ipocrita lettore, l’idea che nell’uomo ci sia una scintilla di grandezza viene a mancare. La Boemia era la patria d’origine degli zingari, quindi il modo di vivere è povero, vita misera e precaria, si crede nella sacralità della letteratura e quindi non vogliono piegarsi al meccanismo. Sono l’emblema di un’arte che ha perso la sua aspirazione all’immortalità (perdita dell’aureola di Baudelaire). Poeti che amano definirsi “maudis” l’ideale annega nel fango. Il termine “Scapigliatura” fu proposto per la prima volta da Cletto Arrighi nel suo romanzo “la Scapigliatura e il 6 febbraio” a designare un gruppo di ribelli alla loro classe di appartenenza che amavano vivere in maniera disordinata. Termine letterario arcaico equivalente al francese boheme che fu impiegato come auto definizione da quegli stessi scrittori anticonformisti. Mito di una vita irregolari e dissipata, maledettismo. Recupero di temi tipicamente romantici che l’Italia non aveva conosciuto: esplorazione estrema dell’irrazionale e del fantastico, dimensione del sogno e dell’allucinazione, culto mistico della bellezza. Avevano le potenzialità di un gruppo di avanguardia ma mancò il coraggio perché cadono nella riproduzione del linguaggio e delle forme metriche del Romanticismo, gli strumenti espressivi non cambiano, l’atteggiamento è ribelle ma non rivoluzionario. Penombre di Emilio Praga: sono penetrate le forze distruttiva, c’è una forte volontà di auto definizione, uccisione simbolica del padre: Manzoni dove il vero era filtrato attraverso l’ideale. Nostalgia della pienezza del passato che è irraggiungibile e quindi si prova il disprezzo. Ambiguità nella mescolanza tra sensualità e spiritualità. Femme fatale: la donna idealizzata è ora demonizzata. Ci sono due categorie di donne: la fanciulla educanda da maritare e la femme fatale che con il suo fascino conduce alla rovina, la sua fascinazione maliarda da malia, l’incantesimo che ti distrugge. Tale categorizzazione accade perché il lento processo di emancipazione femminile ha messo in discussione il ruolo del pater familiae, è la reazione psicologica di chi vuole schematizzare le donne. Fosca di Tacchetti: il protagonista è diviso tra due donne, Clara donna bella e serena e Fosca bruttissima e isterica che muore dopo una spaventosa notte d’amore con lui che resta come contaminato dalla malattia della donna. Verga: visione radicalmente naturalistica della realtà lo porta a studiare con rigore impassibili i meccanismi della lotta per la vita che regolano ogni ambiente sociale, atteggiamento esclusivamente conoscitivo. Conflitto fra intellettuale e società: si è ormai esaurito il ruolo risorgimentali degli intellettuali, rifiuto dei valori borghesi, stili di vita maledetti sul modello di Baudelaire, letterato che si sente spinto ai margini del nuovo processo produttivo, privilegiando nuove figure più funzionali e superando quella dell’umanista, Verga: il poeta comincia a sentirsi “un uomo di lusso”, orrore verso lo spirito affaristico: scrittore come produttore di una merce per il mercato. Due atteggiamenti: chi rifiuta il meccanismo e chi lo accetta adattandosi a scrivere per il pubblico. Nascita del mercato editoriale: il poeta vale quanto vende. Prende piede un certo processo di alfabetizzazione insieme ad uno di reificazione dell’attività più alta, ovvero la letteratura. Nel secondo Ottocento il romanzo diventa il genere più amato in Italia. In un’età che tende al realismo, il romanzo è lo strumento espressivo più adatto: permette di rappresentare vaste porzioni della realtà sociale e di ordinarle mediante la costruzione di intrecci. I modelli che agiscono sul romanzo italiano sono Balzac, Zola, Dickens, Bourget e Flaubert. Romanzo d’appendice: romanzo pubblicato a puntate nelle appendici dei giornali, si tratta quindi di letteratura di consumo. Sulla scia di Manzoni alcuni scrivono romanzi edificanti perdendo tuttavia la profondità della riflessione e concentrandosi sui mores: “cuore” di De Amicis e “Pinocchio” di Collodi, la cosiddetta letteratura della lacrima che suscita la commozione. Viene rappresentato un microcosmo perché l’obiettivo è la coesione sociale. Poi c’è l’evasione avventurosa ed esotica di romanzi come “Sandokan”, malesi, eroi di Salgari. Novella: “documento umano”, bozzetto, moduli correnti del verismo. Naturalismo: i fondamenti teoretici del movimento provengono da Hyppolite Taine la cui concezione era ispirata ad un rigoroso determinismo materialistico. I fenomeni spirituali sono prodotti dalla fisiologia umana e sono determinati dall’ambiente fisico in cui l’uomo vive ed applica tali concezioni alla letteratura, auspicando che essa si assumesse il compito di un’analisi scientifica della realtà sulla base del principio deterministico dell’influenza della razza, dell’ambiente e del momento storico (milieu, race, ambiente). Il poeta attua un processo di riduzione e semplificazione, lo mette in relazione con lo scienziato che è in grado di diagnosticare e curare. Il punto di partenza è quindi il caso clinico senza però il gusto per il morboso. Taine indicò come modello di scrittore scienziato Honoré de Balzac l’autore della Commedia umana sottolineando la sua precisione di anatomista nell’analizzare la natura umana. Un altro modello è Gustave Flaubert che con Madame Bovery mette in pratica la teoria dell’impersonalità. Poi ci sono i fratelli Edmond e Jules de Goncourt nei cui romanzi vi è una documentazione minuziosa e diretta degli ambienti sociali ed è il caso di Germinie Lacertaux che analizza la degradazione fisica e psicologica di una serva isterica. Un manifesto del Naturalismo dei fratelli Gancourt: prefazione del 1864, storia di una serva ispirata ad un caso vero. Si tratta di un documento umano, formula che avrà molta fortuna. È una letteratura che punta all’impersonalità. L’autore non è quello onnisciente che giudica dall’alto della sua autorevolezza. Lo sguardo è quello distaccato e astratto dello scienziato come nel romanzo sperimentale di Zola. Zola: nel “romanzo sperimentale” sostiene che il metodo sperimentale delle scienze, applicato in un primo tempo ai corpi inanimati nella chimica e nella fisica, poi ai corpi viventi nella fisiologia deve essere applicato anche alla sfera spirituale, ovvero agli atti intellettuali e passionali dell’uomo, quindi letteratura e filosofia devono entrare a far parte delle scienze. Le qualità spirituali sono dati di natura e leggi fisse reggono il funzionamento del corpo umano così come il pensiero e i sentimento e il romanziere scienziato ha il compito di individuarle, impadronirsi dei meccanismi psicologici per poi dirigerli in modo da migliorare le condizioni della società. Scienziato come benefattore dell’umanità. Convinto di poter collaborare con i governanti, socialista, affaire Deyfrus (ufficiale ebreo accusato ingiustamente di spionaggio, scrisse un articolo che ebbe un’enorme risonanza, J’accuse nel 1898). Nell’Assommoir denuncia la degradazione umana degli operai parigini. Lo scrittore come operaio del progresso civile di Zola: punto di vista assoluto ma non dall’alto, analizza i fatti in uno sviluppo lineare ed è per questo che nascono i cicli di romanzi. Gli ambienti culturali milanesi diffusero ed esaltarono l’opera di Zola sin dai primi anni Settanti e non è un caso che il centro di tale diffusione fu proprio Milano che per la sua modernità era la città più disposta a capire ed accogliere un prodotto della modernità come il Naturalismo positivista. Un nuovo linguaggio fu invece elaborato da Verga e Capuana, due meridionali che operavano nello stesso ambiente milanese, che assorbivano le stesse sollecitazioni del Naturalismo francese ma da diverse prospettive. Essi mettono in pratica la teoria dell’impersonalità dell’opera d’arte intesa come eclissi dell’autore che non è più il narratore che interviene, commenta e giudica. Scienza e forma letteraria: pagina tratta dalla recensione dei Malavoglia di Verga nel 1881. Gli Italiani riprendono l’impianto generale e non l’ideologia positivistica, non hanno l’ottimismo scientista dei francesi, la loro sicilianità li porta ad essere fatalisti, non credono nel progresso. Il poeta non ha il diritto di giudicare, ma solo di rappresentare il dato di natura. Il problema di come rappresentare il personaggio senza giudicarlo viene risolto facendo scomparire del tutto lo scrittore facendo sembrare che l’opera si sia fatta da sé. VERGA Dopo essere stato a Firenze, nel 1872 si trasferisce a Milano. Qui entra in contatto con gli ambienti della Scapigliatura. Tre romani: eva,eros,tigre reale ancora legati ad un clima romantico. 1878: svolta verso il Verismo con la pubblicazione di Rosso Malpelo, ispirato ad una rigorosa impersonalità. Già nel 1874 Verga aveva pubblicato un bozzetto di ambiente siciliano e rusticano Nedda che descriveva la vita misera di una bracciante. Verga riporta documenti umani, pone il lettore “faccia a faccia col fatto nudo e schietto” che non osserva attraverso la “lente dello scrittore”. Lo scrittore si eclissa e non compare nel narrato con le sue reazioni soggettive. Solo evitando l’intromissione dell’autore, si può creare l’illusione completa della realtà”. Il narratore non è onnisciente, la voce che racconta si colloca all’interno del mondo rappresentato ed è allo stesso livello dei personaggi, il punto di vista dello scrittore non si avverte mai, adotta il modo di parlare e pensare dei personaggi ed è come se a raccontare fosse uno di loro. Impersonalità e regressione: è la prefazione al racconto L’amante di Gramigna. Emergono i punti essenziali della poetica di Verga: impersonalità, il narratore non deve filtrare attraverso la sua lente i fatti narrati, l’opera deve sembrare essersi fatta da sé. In relazione all’impersonalità si delinea anche la teoria della regressione del punto di vista narrativo entro il mondo rappresentato. L’eclisse dell’autore, conseguenza della regressione, porta con sé un processo di riduzione all’essenziale del racconto poichè la psicologia dei personaggi si deve ricavare dai loro comportamenti, gesti e parole. Agli effetti romanzeschi si sostituisce una ricostruzione scientifica dei processi psicologici e sui rapporti necessari di causa-effetto. È una concezione che rimanda alla realtà positivistica del tempo secondo cui la ragione può dominare la realtà umana in quanto regolata da leggi ferree e precise, ma in realtà alla base di Verga stanno posizioni radicalmente pessimistiche: la società umana è dominata dal meccanismo della lotta per la vita, un meccanismo in cui vince il più forte, il quale schiaccia il più debole e questa è una legge di natura e universale che governa qualsiasi società in ogni tempo e in ogni luogo; si potrebbe pare di darwinismo sociale, c’è un rigido determinismo.E siccome non è possibile modificare la realtà che è data una volta per tutte, allora per lo scrittore che la presenta non è legittimo dare giudizi. Infatti solo chi ha fiducia nella possibilità di modificarla può avanzare il cosiddetto giudizio correttivo. Zola-Verga Nei romanzi di Zola la voce che racconto riproduce il modo di vedere la realtà e di esprimersi del borghese colto che guarda dall’esterno e dall’alto la materia e questa voce interviene spesso con dei giudizi, quindi tra narratore e personaggio c’è un distacco netto; per Zola l’impersonalità significa assumere l’atteggiamento distaccato tipico dello scienziato mentre per Verga significa eclissarsi nell’oggetto. Questo si deve a due ideologie completamente diverse: Zola crede che la scrittura letteraria possa contribuire a cambiare la realtà, ha piena fiducia nella sua funzione progressiva. Zola è uno scrittore borghese democratico che ha di fronte a sé una realtà dinamica, una società sviluppata dal pdv industriale ed un proletariato dalla coscienza sociale matura, quidni lo scrittore sa di potersi rivolgere ad un pubblico in grado di percepire il suo messaggio. Verga invece che la realtà, profondamente negativa è una ed immodificabile e quindi la sua opera di scrittura si traduce in un riproduzione oggettiva sincera e spassionata del dato. Verga è un galantuomo del sud, proprietario terriero conservatore con una visione fatalistica di un mondo agrario arcaica, di una borghesia parassitaria e delle masse contadine estranee alla storia, chiuse nei loro ritmi ciclici di vita e rassegnate. Fantasticheria: novella scitta prima del 78. L’autore si rivolge in forma di lettera a una dama dell’alta societa in gita ad Aci Trezza affascinata da quel mondo pittoresco di pescatori ma dopo due giorni ne fugge annoiata, mitizzazione del mondo popolare, persone felici perché a contatto con la natura, mondo rurale ancora idealizzato, non visto in modo disincantato e pessimistico, incertezza tra idoleggia mento romantico e rappresentazione veristica perché c’è la consapevolezza della mitizzazione. Rosso malpelo: la novella si apre con una stortura logica che rivela un pregiudizio superstizioso proprio di una mentalità primitiva, i rapporti di causa-effetto sono stravolti. La voce che racconta è interna al mondo rappresentato e regressione mediante impersonalità infatti ciò che il narratore ci dice del protagonista non è attendibile: lo deforma sistematicamente e ciò è reso ancora più evidente attraverso la tecnica del discorso indiretto libero (inserisce direttamente la frase eliminando il verbum dicendi). I sentimenti filiali vengono interpretati come una strana cattiveria, protegge ranocchio ma si dice “per prendersi il gusto di tiranneggiarlo”. Il pdv del narratore basso esercita su alcuni valori come quelli della pietas filiale, del senso di giustizia e dell’amicizia un processo di straniamento che fa apparire strano ciò che dovrebbe essere normale e ciò accade perché il narratore è portavoce di un mondo disumano in cui vige solo la legge del più forte. Questo straniamento ha la funzione di mostrare l’impraticabilità di quei valori in un mondo domani nato da un meccanismo talmente brutale. L’ambiente popolare non viene affatto mitizzato o guardato nostalgicamente come paradiso di innocenza ed autenticità ma viene presentato come dominato dalle stesse leggi che regolano la società più evoluta come può essere quella delle grandi città. Nella figura di Malpelo si delinea quella dell’eroe intellettuale portatore di una consapevolezza lucide dei meccanismi di una realtà tragica in quanto immodificabile. Rosso malpelo è un personaggio tragico, alto la sua grandezza sta nella capacità di vedere la realtà e allo stesso tempo l’ananke, la dura necessità che risiede nella realtà e a cui l’eroe deve rassegnarsi. C’è il tema dell’eroe romantico che perse il suo fascino quando osservato dal pdv del popolo gretto e meschino. Fa della solitudine il suo caposaldo e in questo sta la sua magnitudo animi. Ritorsione della natura che crolla addosso, non crede nella fusis e nella provvidenza. La ginestra come la sciara, reminiscenza leopardiana. La lupa: residuo di tardo romanticismo, femme fatale, inquieto fascino della femminilità. Il tema viene trasporto in un contesto popolare. Personaggio romantico in quanto escluso, emblema della diversità. Ma c’è anche il tema del determinismo delle leggi poiché non si ha la possibilità di modificare la propria posizione. I Malavoglia: il tema è la rottura dell’equilibrio di un mondo tradizionale ed immobile a causa dell’irrompere di forze nuove, indizio dell’affacciarsi della modernità in quel sistema arcaico. La fiumanda del progresso è il grande processo di trasformazione della realtà contemporanea, dell’Italia dopo l’Unità ad una organizzazione economica e sociale moderna e la forza motrice del processo è identificata nella lotta per la vita. L’impostazione è duramente materialistica ed esclude i moventi ideali dell’agire dell’uomo. Tipicamente naturalistico è vedere questi processi sociali come un meccanismo, che è semplice da studiare nelle basse sfere. La forma inoltre deve essere strettamente inerente all’oggetto, perciò occorre fare uso di una forma che risponda al livello sociale rappresentato. Quindi il narratore si adegua alle categorie mentali e al linguaggio del popolo. Verga esprime ammirazione per la grandiosità del processo in atto ma non si assume il ruolo di celebratore. Sceglie di soffermarsi sui vinti quelli che sono schiacciati dalle leggi inesorabili dello sviluppo moderno di cui si vede chiaramente il rovescio negativo che invece l’ottimismo ufficiale tendeva ad occultare. In chiusura c’è una’affermazione di capitale importanza. Padron Ntoni è il vecchio patriarca, depositario dei valori di una società arcaica in particolare quello dell’unità della famiglia, concepisce la società come qualcosa di immobile, possiede una mentalità che esprime attraverso la sapienza secolare dei proverbi in cui il vecchio ha una fede incrollabile. Il giovane ‘Ntoni viaggiando a Napoli, grande metropoli, è venuto a contatto con la realtà moderna e, preso da una vaga bramosia di progresso, non può più adattarsi ai ritmi di vita ancestrali del paese andando anche a minare l’ordine costituito. Alla fine del libro Alessi riuscirà a ricomporre un frammento dell’antico nucleo familiare ma ciò non implica un perfetto ritorno circolare alla condizione iniziale perché le ferite lasciate dalla modernità sono immedicabili. Il finale è emblematico: ‘Ntoni si distacca per sempre da quel sistema definitivamente in crisi e viene sancito il senso di esclusione. Ntoni Ulisse moderno continuamente in viaggio ma quando torna a casa non viene riconosciuto da nessuno. Si tratta di un romanzo corale: da una parte ci sono i Malavoglia che hanno un pdv nobile e disinteressato dall’altro c’è la comunità del paese che un pdv gretto ed ottuso regolata dalla logica dell’interesse. L’ottica del paese ha il compito di straniare i valori ideali proposti dai Malavoglia come l’onestà e l’altruismo che vengono fatti apparire come strani essendo deformati. Lo straniamento quindi vale a denunciare l’impraticabilità di quei valori in un mondo dominato dalla legge del più forte. Il pdv ideale dei Malavoglia vale a fornire un metro di giudizio dei meccanismi spietati facendone emergere la disumanità. Gioco dialettico tra idealizzazione romantica e verismo pessimistico. Luperini interpreta il finale come distacco definitivo, addio amaro al mondo arcaico con l’eroe che parte verso il mondo moderno, verso la storia che è un processo inarrestabile. Tuttavia è padron Ntoni a tradire per primo quel suo stile di vita perché per riscattare la sua situazione economica mette su l’affare dei lupini, quindi involontariamente anche lui è entrato in quella logica, nella bramosia per l’ignoto. Al primo impatto si crea nel lettore un grande stato di confusione: si parla di tanti personaggi come se fossero perfettamente noti e non ci fosse bisogno di fornire ragguagli su di essi, ma come Verga annuncia in una lettera a Capuana, la confusione è un artificio voluto per dare l’illusione completa della realtà. Novelle rusticane: personaggi ed ambienti della campagna siciliana, prospettiva amara, dominio esclusivo dei moventi economici, le vie sono un tentativo meno riuscito di spostare lo sguardo sul proletariato urbano cercando di imitare i naturalisti francesi, ma qui l’approccio è più teorico perché non c’è l’esperienza diretta. La roba: il tema è quello della dinamicità sociale, self-made man rurale, crisi della nobiltà di origine feudale e ascesa della borghesia, qui l’eroe è perfettamente integrato con la logica dell’interesse e della lotta per la vita. Celebrazione entusiastica dell’uomo che si è fatto dal nulla. Ammirazione dell’accumulo capitalistico, intelligenza, energia infaticabile, ascesi, capacità di sacrificio, tendere inesausto creano lo straniamento rovesciato: ciò che è strano ovvero la disumana e crudele avidità di Mazzarò appare normale, anzi meritoria. Ne scaturisce una critica ferma della religione della roba. Mazzarò si scontra col limite naturale della vita perciò carattere tragico e dramma esistenziale dell’eroe. Mastro-don Gesualdo: sarcasmo impassibilmente corrosivo nel mettere in luce le meschinità del protagonista, della sua epica ascesa e caduta. Conserva in se un bisogno di relazioni umane autentiche, ha il culto della famiglia e ama la moglie e la figlia ma questi valori non arriva mai a praticarli fino in fondo poiché gli impulsi generosi e i bisogni affettivi sono soverchiati dall’attenzione smaniosa all’interesse infatti la roba è il fine primario della sua esistenza. Verga riconosce quanto vi è di eroico nel suo sforzo, ha la potenza creatrice di un demiurgo, un tendere inesausto verso l’obiettivo per lui sacro di faustiane reminiscenze, però ne rappresenta anche il rovescio negativo: alienazione nella roba, le sofferenze provocate, l’insensatezza di una fatica che attira solo odio. La famiglia a differenza dei Malavoglia non è più un rifugio: i conflitti si insinuano anche al suo interno. Gesualdo ha una mentalità dinamica improntata sul dinamismo e sul mutamento. Il conflitto Gesualdo-Nunzio rimanda a quello Padron Ntoni-Ntoni ma c’è una differenza: padron ntoni rappresenta il nido familiare mentre Nunzio è un uomo arido privo di affetti. I valori autentici di amore e fedeltà di Diodata rappresentano la loro impraticabilità. L’opposizione valori-economicità si interiorizza all’interno dell’eroe stesso. GIOSUE’ CARDUCCI 1835, Valdicastello in Versilia. Infanzia in Maremma a contatto con la natura oggetto di nostalgia e mitizzazione. Laureato in lettere inizia la sua carriera di insegnante anche occupando la cattedra universitaria a Bologna. Nel 1856 forma l’associazione degli amici pedanti e si definisce “scudiero dei classici”. Come uno scapigliato accoglie i classici per provocare. Nel 1860 scrive l’inno a satana, ovvero il trano che viola la tradizione.Sostenne infinite polemiche letterarie e politiche, prova fastidio nei confronti di Manzoni di cui criticava il romanticismo di matrice liberale, cattolica e progressista. Massone e violentemente anticlericale. Nel 1878 incontra la regina Margherita di cui subisce il fascino e da lì il suo acceso patriottismo si colorò di nazionalismo ed anche il suo anticlericalismo si attenuò. Si trasforma nel poeta ufficiale dell’Italia umbertina, nel vate dei suoi valori. Ottiene il premio Nobel per la poesia nel 1906. Muore nel 1907. Poesia classicista e cantore della grecità, comunica buoni valori educativi e formativi, si è parlato di sanità carducciana contrapposta alla malattia romantica. Tuttavia Mario Praz ne critica la retorica patriottistica dal gusto kitch (degradazione dei motivi della tradizione letteraria alta destinati al consumo di massa), pieno di immagini mitologiche stereotipate e quadretti da imitare. Le prime raccolte di versi “Iuvenilia” e “Levia gravia” sono poco più che esercizi poetici. È una poesia ricca di termini aulici e preziosi con riferimenti dotti alla mitologia. Molto originali sono invece i Giambi ed Epodi il cui titolo rimanda alle forme metriche usate dai poeti antichi come Archiloco per la satira e l’invettiva e Carducci vi sfoga le sue idee di democrazia ed anticlericalismo. Le rime nuove: 1887, gruppo di poesie scritte dal 61 e 87, nascono da spunti intimi e privati. Le scelte metriche si rifanno alla tradizione della lirica italiana, in particolare a Dante. Vengono rievocati eventi storici o atmosfere del passato come ne il comune rustico o sui campi di Marengo dove c’è sempre un confronto tra un passato grandioso e un presente mediocre. C’è inoltre nostalgia eroica nei confronti della Roma repubblicana, del Medioevo comunale, Rivoluzione francese e Risorgimento italiano tradito dal presente. Oggetto di biasimo è invece il Rinascimento delle corti fatta eccezione per Firenze e Venezia. Amava costruire raccolte in base alla forma metrica utilizzata e al contenuto. La forma è garanzia di contenuto. Colori: correlativi oggettivi della condizione dell’uomo. Il comune rustico: 1885, aveva trascorso periodo di vacanza in Carnia, addio ai luoghi del suo soggiorno. Strofe di sei endecasillabi, versificazione classica, rime invertite. Luminosità della natura. Scena di vita civile del piccolo comune montano. Comunità cementata dalla condivisione di alcuni valori emblema in piccolo di quello che dovrebbe essere il parlamento che invece è un pantano, nel fango. Senso del dovere, amore di patria, virtù guerriera. Senso civile ed eroismo. Rievocazione dal valore polemico. La dignità del comune sia pure sotto le sue vesti modestissime è altissima. L’atmosfera solare e la luce rimandano ad un’idea di vita sana e piena contrapposta allo squallore e tetraggine della vita moderna. Idillio maremmano: tematica autobiografica, memoria della giovinezza. Notazioni fisiche di Maria precise lontane dalla vaghezza ed indefinitezza di Silvia. Ampia gamma cromatica, immagine di femminilità matronale, fertile ed energica. Portatrice di saldi valori della famiglia e della vita semplice della campagna. Senso tormentato della propria condizione intellettuale, vita innaturale, il pensiero è una malattia, sconfitta esistenziale. Romantico: diversità del poeta. Avverte la nostalgia di un mondo agrario contrapposto al vivere cittadino. Opposizione campagna-città: sanità-malattia. Vita forte ed ardita vs vita che intristisce e corrompe. Le odi barbare: abbandona i metri tradizionali italiani e cerca di riprodurre quelli classici col sistema accentuativo italiano quindi barbaro. Nevicata: Carducci funebre, senso di dolore ed attesa della morte. Il bianco e il nero sono i non colori e quindi i colori della morte. Staticità, anticamera della morte. Tutto è attutito e la vita è esclusa. Assenza di rime, lunghezza del verso non fissa.

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