Maturità 2018: soluzioni saggio artistico letterario solitudine, prima prova italiano

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Di Redazione

Queste sono le soluzioni possibili del saggio artistico letterario, per la prima prova Maturità 2018. Avreste mai pensato che sarebbe uscita proprio questa traccia? Preparatevi al confronto. Si suggerisce agli studenti di non esaminare questa pagina durante lo svolgimento della prova, siccome non è legalmente possibile. Qualora lo faceste, rischiereste l'espulsione immediata dalla maturità e sareste costretti a frequentare ancora il quinto anno, dovendo rifare l'esame di maturità alla fine dell'anno successivo.



Saggio artistico letterario 2018: tutte le possibili soluzioni

Ecco la soluzione che aspettavate.

PROPOSTA DI SOLUZIONE PER LA PRIMA PROVA DI MATURITÀ 2018
TRACCIA: Tipologia B - Saggio/articolo artistico-letterario
ARGOMENTO: I diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura.

Lo spinoso problema della solitudine, di cui molti hanno parlato nelle più svariate arti, è legato non certo ad una vacua curiosità intellettuale, alla ricerca del cosa sia o possa rappresentare, ma alla comprensione del vero e più profondo significato del termine, scoprendo i volti, le sfaccettature e le conseguenze di questa complessa e misteriosa condizione dell’essere umano.
Tale tema è pertanto affrontato non certo con indifferenza, poiché non è possibile trascurarlo ed evitarlo: la solitudine è una condizione influente, saldamente ed inevitabilmente legata alla complessa condizione esistenziale dell’uomo, alla sofferenza o al benessere riscontrabili in diversi ambiti, siano essi sociali, vitali o di altra natura.

Nel corso della vita ognuno di noi ha conosciuto la solitudine, propria e degli altri, scoprendo che ciascuno ha un modo proprio di pensarla e viverla, una condizione che muta di essere in essere, da anni ed anni.
Analizzando il repertorio artistico-letterario dei tempi passati, ciò che più risulta evidente è l’estrema importanza data alla condizione umana e all’analisi del rapporto tra l’io interno, il baratro caotico che più rappresenta il mio essere, l’io esterno, i mille volti che quotidianamente metto in scena, e l’altro, ciò che è diverso e lontano da me. La domanda che oggi pertanto ci poniamo è: solitudine con me o lontano da me?
Ed ancora: cos’è la solitudine dal mio punto di vista?

Etimologicamente la parola “solitudine” rimanda alla separazione di un soggetto da altri, separazione però che assume due possibili significati: l’esser soli, lontani come stato fisico, dunque corporeo, e l’isolamento, inteso come sentimento più profondo e legato al nostro io interno, non necessariamente sintomo di uno stato malinconico. Ma l’impossibilità di assegnare a tale parola un medesimo significato che sia valido e uguale per tutti per tutti, determina già a monte una condizione di isolamento, per cui ognuno appare separato e lontano da ogni altro.
Quest’ultima possibile definizione ci riporta alla prima domanda che ci siamo precedentemente posti e al quale Luigi Pirandello ha fornito al suo tempo una plausibile risposta:

“La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l'estraneo siete voi.”

Il brano citato è tratto da uno dei più famosi romanzi dello scrittore e poeta italiano, conosciuto con il titolo “Uno, nessuno, centomila”; Pirandello qui mette il luce chiaramente il suo punto di vista: dal momento che l’uomo ha annullato il suo più intimo “Io”, vivendo solo con i suoi centomila differenti “Io” esterni, quelle numerose e sempre diverse maschere che indossa quotidianamente, è divenuto nessuno, un corpo solo ben cosciente della sua nullità quando viene alla presenza dell’altro.
Pirandello ci spiega allora l’importanza della solitudine intesa come allontanamento e separazione dal nostro baratro caotico che ci rappresenta, scoprendoci estranei di noi stessi; questo porta la nostra attenzione sul rapporto “Io” interno/”Io” esterno, ciò che fa comprendere il senso profondo e la vera causa di questa cupa condizione emotiva, intesa nel suo significato malinconico.

Sulla stessa linea negativa, seppur con una trattazione differente troviamo persino Salvatore Quasimodo; nel testo poetico “Ed è subito sera” il poeta ci mostra l’impossibilità dell’uomo di godere la vita, chiuso e perso nel centro del suo universo, solo “trafitto da un raggio di sole” fuggente e in attesa della morte.
Un essere solo e lontano quello di Quasimodo, così come sola e lontana è la donna raffigurata nel dipinto “Automat” di Edward Hopper: seduta ad un tavolo intenta a fissare la sua tazza di caffè, così lontana ed assorta che nemmeno la sua ombra è lì a farle compagnia.

Alienazione, solitudine e straniamento, elementi comuni persino in “Sera sul viale Karl Johann” di Edvard Much: una cupa atmosfera che sembra rivelare l’anima della città e degli uomini, la loro personale malinconia; tanti corpi morti uniti da destini comuni che si fondono ma non si toccano.

Come abbiamo detto, però, la solitudine non è da intendere meramente nella sua concezione negativa, a fronte soprattutto del fatto che per molti rappresenta uno stato di benessere.
Di questo avviso è Francesco Petrarca che nell’opera “La vita solitaria” ci presenta la solitudine come modello etico da seguire:

“Stare come in un posto di vedetta, osservando ai tuoi piedi le vicende e gli affanni degli uomini, e vedere ogni cosa - e particolarmente te stesso - passare con tutto l’universo; [...] dimenticare così gli autori di tutti i mali che ci sono accanto, talvolta anche noi stessi, e spinger l’animo tra le cose celesti innalzando al di sopra di sé [...] È questo un frutto - e non è l’ultimo - della vita solitaria: chi non l’ha gustato non l’intende.”

Il poeta ci presenta una condizione solitaria favorevole a condurre una vita ideale, condizione intesa come pace e conoscenza dell’Io più profondo, in quanto rappresenta il mezzo più utile per il raggiungimento di un’armonia complessiva della personalità; una pratica morale ed intellettuale, dunque, che comporta l’allontanamento di qualsiasi fonte negativa per dedicarsi alla piena ricerca di se stessi.

Arrivati a questo punto, possiamo allora dire questo: ognuno di noi guarda il mondo a partire dal proprio punto di vista, quel mondo che si vive quotidianamente e che non è uguale per tutti coloro che lo percepiscono. Ciò che definiamo “mondo” è diverso da singolo a singolo perché ciascuno di noi lo vive da un punto di vista differente: è una percezione soggettiva, così come soggettiva è la nostra idea di solitudine. Ognuna ha la propria, la vive e la immagina a partire da stesso e dalla propria esperienza.

Cos’è dunque la solitudine? Una domanda alla quale è difficile dare una risposta concreta, purché resti aperta e se ne parli ancora.

Help line soluzioni saggio artistico letterario

Ovviamente vi saremo accanto durante tutto il periodo della vostra maturità per aiutarvi a essere preparati e, di conseguenza, il più possibile tranquilli. Se avete qualche dubbio potete contattarci quando volete, ma durante le prove scritte non risponderemo alla helpline per evitare di mettervi nei guai. Le soluzioni non verranno pubblicate prima del tempo minimo di consegna, stabilito dalla legge nella metà del tempo massimo di durata di ciascuna prova. Questo perché il nostro obbiettivo infatti non è quello di rischiare di far invalidare l'esame a qualcuno, ma solo di fornire consigli utili una volta terminata la prova.

Per ogni informazione, dubbio o problema, ecco i nostri recapiti:
tramite WhatsApp al numero 3938835286
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