Antois di Antois
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L’IDEALISMO

Il Romanticismo nella filosofia

Il Romanticismo è un movimento letterario, artistico, storico, filosofico e culturale che nasce in Germania intorno al 1800. Il Romanticismo filosofico prende il nome di Idealismo, anche se non vi è una netta corrispondenza tra le due correnti. L’Idealismo valorizza l’idea, intesa come entità spirituale che rappresenta tutta la realtà. Esso non deve però essere confuso con l’Idealismo cartesiano (ovvero con la teoria delle idee innate), né con quello kantiano (ovvero con la teoria delle idee trascendentali che hanno una funzione regolativa) né con quello platonico (ovvero con la teoria del mondo delle idee, che è staccato da quello della realtà).
Per realtà si intende tutto ciò che noi conosciamo, poiché non è detto che vi sia qualcos’altro al di fuori di essa. La metafisica è quindi inclusa all’interno della realtà. Hegel vuole superare la scissione tra finito e infinito, tra fenomeno (mondo reale) e noumeno (mondo metafisico), ragion per cui riconosce la grande importanza della “rivoluzione copernicana” kantiana, ma non ne condivide la filosofia del limite che la caratterizza, poiché la funzione unificante dell’intelletto è limitata alla dimensione fenomenica e non alla dimensione della totalità.


HEGEL - La vita e gli Scritti teologici giovanili


George Wilhelm Friedrich Hegel nacque nel 1770 a Stoccarda. All’età di 18 anni viene ammesso al collegio universitario protestante di Tubinga, dove studia teologia e filosofia, in particolare Kant, Spinoza e Rousseau. Fondamentali sono gli studi sulla classicità greca, da lui considerata come un modello di perfezione e di equilibrio tra uomo e natura, mai più raggiunto nella storia dell’umanità. Si schiera tra i sostenitori della Rivoluzione francese, segno di una nuova epoca nella storia dell’umanità. Compie studi d’economia, critica le strutture feudali esistenti e sottolinea il ruolo della proprietà privata. A Jena inizia lo studio universitario, distaccandosi gradualmente dal movimento romantico e dagli ideali rivoluzionari. Nel 1807 pubblica la Fenomenologia dello Spirito, in cui prende le distanze dal pensiero di Shelling, rompendo definitivamente la loro amicizia. Pubblica il primo volume della Scienza della Logica, che verrà completato in seguito, e nel 1817 pubblica l’Enciclopedia delle Scienze filosofiche in compendio, che, in quanto libro di testo per studenti, costituisce l’unica opera in cui sia esposto l’intero pensiero filosofico di Hegel. Hegel viene anche chiamato all’Università di Berlino, per contribuire con le sue idee all’opera di modernizzazione della monarchia prussiana, della quale si fece portavoce. Il pensiero di Hegel riceve la definitiva consacrazione diventando egemone per alcuni anni. Dopo la morte del filosofo, i discepoli pubblicheranno i testi delle sue lezioni universitarie, riprendendoli dai loro appunti. Di grande importanza si rivelano le Lezioni sulla filosofia della Storia, dell’arte, delle religione e sulla Storia della filosofia.

I primi scritti di Hegel prendono il nome di “Scritti teologici giovanili”, poiché investono il tema della religione e, partendo da questa, avviano una riflessione sul tema centrale del pensiero hegeliano, ovvero l’unità del reale. Nei primi scritti del periodo bernese Hegel afferma la necessità di una religione del popolo, di una fede vissuta dalla collettività. Influenzato dal neoclassicismo, Hegel contrappone al Cristianesimo una religione non codificata in dogmi ma piena espressione del popolo, in grado di superare la frammentazione politica della società greca. Altre opere rivelano invece l’influenza kantiana: Hegel crede di rintracciare nel Cristianesimo una religione del dovere, di una profonda esigenza morale, che si contrappone al formalismo dei culti giudaici, e critica il Cristianesimo poiché si è lasciato condizionare dalla cultura ebraica.
In altre opere il Cristianesimo viene invece rivalutato, in quanto ha permesso di superare la scissione tra umano e divino, stabilendo un legame d’amore tra l’uomo e Dio, tra uomo e uomo. Vi è una nuova visione dell’Assoluto, inteso come totalità capace di conciliare al suo interno tutte le opposizioni. Hegel vede la religione come mezzo indispensabile per elevare l’uomo “da vita finita a vita infinita”, un elevazione che non implica il superamento dell’infinito, dell’opposizione e del molteplice, ma ne è un’esaltazione. Nello sviluppo successivo del suo pensiero, Hegel non abbandonerà questa tematica ma vedrà nella filosofia la via per rintracciare e conoscere l’Assoluto.

FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

Conoscenza, Autocoscienza e Ragione

La Fenomenologia dello Spirito è un opera pubblicata da Hegel nel 1807 e consiste in una storia romanzata dello Spirito (poiché la realtà è spirituale, è essa stessa Spirito). Il termine “Fenomenologia” indica la descrizione o la scienza di ciò che appare. Hegel descrive quindi il percorso che lo Spirito compie uscendo dalla sua individualità sino a raggiungere l’universalità, riconoscendosi nella ragione che è realtà (Hegel parla infatti di uno Spirito individuale e di uno Spirito universale, i quali pian piano si vanno intersecando). Lo Spirito prende gradualmente coscienza di sé sino a identificarsi nello Spirito Assoluto.
L’intero ciclo della Fenomenologia può essere riassunto in una delle sue figure particolari, quella della coscienza infelice: la coscienza si sente infelice poiché è scissa in opposizioni, conflitti e differenze, non sapendo di essere invece tutta la realtà, e poiché è delusa dalla finitudine in cui si trova, e va quindi in cerca dell’infinito. La Fenomenologia dello Spirito esprime quindi il principio della risoluzione del finito nell’infinito, indicando la via che la coscienza umana percorre per giungere sino ad esso. Questa ricerca porterà la coscienza a prendere atto di sé, sino a comprendere che l’assoluto a cui aspirava non è qualcosa “altro da sé”.
Infine la Fenomenologia dello Spirito è considerata un opera pedagogica in quanto vuole indicare il percorso che conduce alla scienza, laddove per scienza si intende la conoscenza dello sviluppo della realtà, è una sorta di guida che mostra come la coscienza naturale possa innalzarsi sino a diventare Assoluto.

La prima parte della Fenomenologia dello Spirito si suddivide in tre momenti: Coscienza (tesi), Autocoscienza (antitesi), Ragione (sintesi).
Durante la fase della coscienza, che si articola in tre fasi (certezza sensibile, percezione e intelletto) si ha l’incontro tra soggetto e oggetto, quindi si è certi che l’oggetto rivelato dai sensi esista. È quindi l’oggetto, in questa prima fase, ad essere al centro dell’attenzione. Lo Spirito però vede la realtà come altro da sé, non rendendosi conto, invece, che la realtà è un tutt’uno. Esso acquista gradualmente la capacità di discernere ciò che è attorno a noi e che allo stesso tempo vive dentro di noi, stabilendo un rapporto di armonia fisica con la realtà, durante il quale prendiamo coscienza di noi stessi e della nostra spiritualità e usciamo da quella fase aurorale in cui i contorni delle cose non sono ancora ben definiti. Comprendiamo inoltre che “il vero è l’intero”, comprendiamo cioè che la realtà è soltanto una e possiede quindi l’integrità, l’omogeneità.

Lo Spirito raggiunge così l’autocoscienza, ovvero prende coscienza di sé. Il centro dell’attenzione si sposta qui sul soggetto: ci si riconosce facenti parte di una comunità, nasce un rapporto tra soggetti, una lotta in cui ogni spirito vuole prevalere sull’altro. L’autocoscienza assume un valore sociale e politico, infatti essa viene raggiunta soltanto grazie al confronto con gli altri, con le altre autocoscienze. Tale rapporto non si fonda sull’amore, bensì sulla lotta: ogni spirito tende a prevalere e ad imporsi sugli altri, sfidando, se necessario, anche la morte. Ma non sempre una lotta si conclude con la morte di uno dei due contendenti: è probabile che chi sta per soccombere scelga la sottomissione, diventando così schiavo.

Dialettica servo-padrone

Il signore ha raggiunto il suo scopo e si è affermato su quello che è divenuto il suo servo. Anche il servo però diventa importante per il signore, poiché dal suo lavoro dipende il suo stesso mantenimento in vita. Il servo, lavorando, dà al padrone ciò di cui ha bisogno. Il padrone non riesce più a fare a meno del servo. Dunque la subordinazione si rovescia: il padrone diviene servo poiché è strettamente legato al lavoro del servo, e il servo diviene padrone del padrone. Non vanno però perduti i ruoli originari: questo capovolgimento si verifica soltanto sul piano morale, consiste cioè in un riscatto morale del servo che, attraverso la paura della morte e la servitù, raggiunge l’indipendenza e una certa dignità, ma sul piano sociale egli rimane servo e il signore padrone.

Stoicismo e Scetticismo

Il raggiungimento dell’indipendenza, ultimo dei tre momenti della dialettica servo-padrone, coincide con lo Stoicismo, ossia quella visione del saggio che ritiene di poter fare a meno delle cose e quindi si sente al di sopra della natura raggiungendo così l’autosufficienza. Egli diviene astrattamente libero e si ritiene tale anche quando in catene. Tuttavia, in questo modo lo stoico s’illude di eliminare la realtà che continua invece a sussistere e ad influenzare la sua vita. Chi invece riesce ad ignorare totalmente la realtà è lo scettico. Tuttavia lo scetticismo si contraddice, poiché da un lato lo scettico dubita della realtà e dichiara che tutto è vano e incerto, mentre dall’altro vorrebbe poter sostenere qualcosa di reale e vero. Questa scissione tra l’individuo e la totalità del mondo, si ripropone nella figura della coscienza infelice religiosa tra il soggetto e la totalità di Dio.

Coscienza infelice

Questa scissione tra l’uomo e l’Assoluto, Dio, appare evidente nell'ebraismo, dove il Dio è visto come un essere totalmente trascendente, padrone della vita e della morte: vi sarebbe dunque un rapporto servo-padrone fra Dio e l’uomo. In un secondo momento, con il cristianesimo medioevale, questa scissione sembra sanarsi quando Dio si assimila all'uomo incarnandosi. Tuttavia, nulla viene veramente risolto: Cristo, da un lato, con la propria resurrezione, ritorna ad allontanarsi dall'uomo, superando la sua stessa incarnazione e, per altro verso, essendo Cristo vissuto storicamente in tempi anteriori, i molti che gli sono succeduti non hanno potuto assistere al miracolo dell'incarnazione di un Dio che ormai è separato dalla storia e lontano dai credenti. Pertanto la scissione è tutt’altro che risolta, e la coscienza, sentendosi ancora separata dall'Assoluto, permane nell'infelicità. La presa di coscienza del proprio valore, dopo aver toccato il punto più basso con la mortificazione di sé nei confronti della divinità, avviene nel Rinascimento, quando l'uomo riprende coscienza della propria forza ed inizia il cammino per raggiungere l'Assoluto.

Con la ricerca dei divino, l’autocoscienza diviene consapevole del carattere spirituale della propria natura e si colloca ad un livello superiore: essa diviene RAGIONE, in quanto ha assunto in sé ogni realtà. Hegel definisce, infatti, la ragione come la certezza di essere ogni realtà. Mentre nei momenti anteriori la realtà del mondo appariva come qualcosa di diverso, adesso invece l’autocoscienza può sopportarla in quanto è essa stessa la realtà. La Ragione è la sintesi della tesi, ovvero della coscienza, e dell’antitesi, ovvero del’autocoscienza: dunque autocoscienza e coscienza, soggetto e oggetto, io e mondo, vengono sintetizzati e unificati dalla Ragione, che si articola in Ragione osservativa e Ragione attiva.


ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE

Logica, Filosofia della Natura e Filosofia dello Spirito

L’Enciclopedia delle scienze filosofiche è un opera a carattere enciclopedico che illustra in modo più sistematico e compiuto il pensiero logico come appare in atto in tutte le determinazioni fondamentali della realtà. Tramite un processo triadico Hegel segue lo sviluppo dell’idea nei suoi tre momenti strutturali, idea in sé (tesi), idea fuori di sé (antitesi), idea che torna in sé (sintesi), che corrispondono agli ambiti della logica, della filosofia della natura e dello Spirito.
La vita dello Spirito presenta una struttura circolare in cui non vi è però un punto di inizio o di fine. Bisogna dunque trovare un punto di partenza: è così che Hegel pone il cosiddetto problema del Cominciamento. Si parte dalla logica.

La logica è quella branca della filosofia che si occupa di come funziona il pensiero. La logica di Hegel è diversa da quella kantiana (che è trascendentale): essa si configura infatti come ontologia, ovvero scienza dell’essere, poiché studia la realtà. Logica e metafisica, ovvero scienza dell’essere e scienza del pensiero, coincidono pienamente: riprendendo l’idealismo di Parmenide in base al quale la realtà è puro pensiero, Hegel sostiene l’identità fra pensiero ed essere; essi sono le due facce della stessa medaglia.

Il vero è l’intero: la realtà ha una sua interezza e tutto ciò che esiste è manifestazione dello Spirito (visione panlogistica).

“La Logica è l'esposizione di Dio, come egli è nella sua eterna essenza prima della creazione della natura e di uno spirito infinito”.
La logica Hegeliana si divide in Logica dell’essere (tesi), dell’essenza (antitesi) e del concetto (sintesi) e mostra come, partendo dai concetti più poveri (essere, nulla e divenire) si giunga, attraverso la dialettica, ai concetti più ricchi e concreti (idea).

Logica dell’essere

Hegel inizia analizzando l’Essere allo stato puro, ovvero senza alcuna caratteristica determinata o particolare, che può essere chiamato Essere immediato e indeterminato. Dunque l’Essere non si può definire, è privo di determinazioni, è vuoto, e per questo richiama il proprio contrario, il Nulla, identificandosi con esso. L’Essere dunque si identifica con il suo opposto, il non-essere. Essi però non sono dei concetti statici come in Parmenide, in cui l’essere negava il non-essere e viceversa: in Hegel sono concetti dinamici, poiché tendono sempre ad alternarsi, causando il divenire, che è un continuo passare dall’essere al non-essere e dal non-essere all’essere. Non possiamo pensare essere e non-essere separatamente, poiché l’uno rimanda all’altro.

Logica dell’essenza

L’essenza rappresenta l’auto-ripiegarsi e l’auto-riflettersi dell’essere su se stesso. La logica dell’essenza studia:
- l’essenza come ragion d’essere,
- il fenomeno,
- la realtà in atto.
L’essenza è ciò che una cosa è realmente, è la cosa concepita dal punto di vista del suo fondamento. Il fenomeno, invece, è la manifestazione di tale essenza nella realtà, è quindi esistenza. La realtà in atto, infine, rappresenta l’unione dell’essenza e dell’esistenza, dell’interno e dell’esterno.

Logica del concetto

Il risultato supremo della attività logica è il concetto, che non va inteso come il concetto di Kant, semplice attività formale e soggettiva dell'intelletto, ma come concetto della ragione, ovvero spirito vivente della realtà, concetto oggettivo che esprime la realtà nella sua essenza e concretezza. La logica del concetto da origine all’idea, che è unità di soggetto e oggetto, di ideale e reale.

La Dialettica nella tradizione filosofica ha ricevuto significati diversi: in Platone era la scienza della idee, in Aristotele il procedimento dimostrativo che parte da premesse probabili, in Kant l’arte di creare ragionamenti ingannevoli, basati su premesse in apparenza probabili ma che in realtà non lo sono. In Hegel la dialettica è la legge di sviluppo e di comprensione della realtà.
Il movimento dialettico si svolge in base ad un “metodo triadico”, costituito da Tesi, Antitesi, Sintesi.
Ogni elemento è inserito in una trama di relazioni, in cui ogni posizione (tesi) comporta un’opposizione (antitesi). Hegel si rifà ad Eraclito, per il quale la realtà è divenire, conflittualità e opposizione, ma anche logos che unifica gli opposti.
Il sapere filosofico è sistema, ovvero totalità organica di concetti legati da un rapporto di opposizione-unificazione che solo la ragione è in grado di costruire e comprendere.

TESI (momento astrattivo-intellettuale)

L’intelletto pensa i concetti come a sé stanti, isolati e astratti, li classifica senza però effettuare dei collegamenti tra loro. Si tratta quindi di un intelletto analitico, diverso da quello di Kant, che invece pensa la realtà e la classifica. I concetti hanno quindi un significato in sé, ma sono fissi, non si muovono, anzi si irrigidiscono. L’irrigidimento però non produce, quindi è necessario un movimento, dato dal bisogno di conoscere.

ANTITESI (moomento negativo-razionale o dialettico)

Tale movimento si realizza quando lo spirito riflette su se stesso (si tratta quindi di un movimento interno), scopre così la sua essenza, il suo vero significato. Il pensiero è tale perché è un concetto, un idea (che va espressa, comunicata, realizzata nella natura).
L’antitesi esprime la necessità di guardare al di là di ogni determinazione dei concetti: di fronte ad ogni cosa vi è il suo opposto, che la nega. Si manifesta così la potenza del negativo, che con l’opposizione pone l’esigenza di individuare il legame oppositivo che unisce la cosa a ciò che essa non è.

SINTESI (momento positivo-razionale o speculativo)
Ha il compito di ricostituire l’unità degli opposti e di negare la negazione, ma senza annullarla, superandola soltanto, riaffermando il legame che unisce ogni concetto al suo opposto, ovvero la tesi e l’antitesi.
Nella sintesi è quindi presente il cosiddetto “toglimento”: nell’antitesi viene negato un concetto della tesi, ma nella sintesi tale negazione viene negata e viene riaffermata parte di tale realtà.
Esempio:
Tesi = Bianco; Antitesi = Nero (che nega il bianco); Sintesi = Grigio (viene
superata la conflittualità e viene ripresa parte della realtà della tesi, poiché
il bianco è in parte contenuto nel grigio).

FILOSOFIA DELLA NATURA

La seconda parte dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche è costituita dalla Filosofia della natura. Se la logica è considerata l’esposizione di Dio prima della creazione, ovvero la scienza dell’idea in sé, la natura è concepita adesso come idea fuori di sé. Lo Spirito viene osservato nella sua esternazione, nel mondo. Hegel considera la natura come un depotenziamento dello Spirito, poiché esso non si esprime al suo meglio: lo Spirito è in essa quasi dormiente. L’esteriorizzazione dell’idea non è una quindi realizzazione, ma alienazione, cioè un divenire altro da sé. Per questa sua concezione della natura, Hegel fu accusato da alcuni critici di non occuparsi molto della natura e di avere una visione non positiva di essa, ma il filosofo ammette comunque l’importanza della natura, in quanto necessaria per completare il percorso dello Spirito e in quanto realizzazione del pensiero, cioè pensiero concreto. L’atteggiamento di Hegel nei confronti della natura appare così ambiguo ed equivoco, ragion per cui la Filosofia della Natura non costituisce una sezione importante e accurata come la Logica o la Filosofia dello Spirito.
Le divisioni fondamentali della Filosofia della Natura sono:

Meccanica (Momento astratto, tesi)

La meccanica corrisponde al livello inferiore della realtà: essa si limita a mostrare l’esteriorità spazio-temporale dei fenomeni, i loro rapporti di causa-effetto (ad ogni fenomeno ne segue un altro)

Fisica (Studio dell’astratto, antitesi)

Nella meccanica la natura coglie un solo aspetto della realtà, quello più superficiale. Richiede, quindi, un livello di approfondimento maggiore, diventando fisica dei corpi, ovvero spiegazione delle cause dei fenomeni, studio della materia sul piano qualitativo, considerata cioè attraverso le proprietà che la caratterizzano.

Fisica organica (Valore del pensiero, sintesi)

Il momento più elevato di conoscenza della natura è costituito dalla fisica organica. Negli organismi viventi (piante, animali, essere umani) la natura manifesta apertamente il carattere finalistico dei suoi processi: il fine è la vita ed è in vista di questo fine che operano i diversi organi. Viene quindi studiato l’uomo, che raccoglie in sé l’aspetto materiale e spirituale, creando così quel ponte di passaggio per giungere alla Filosofia dello Spirito.

FILOSOFIA DELLO SPIRITO

La Filosofia dello Spirito è lo studio dell’idea che, dopo essersi estraniata da sé, dopo essersi manifestata nella realtà, diventa soggettività e individualità. Lo sviluppo dello Spirito avviene attraverso tre momenti principali:

Spirito soggettivo

Lo Spirito soggettivo è lo Spirito individuale, nel suo lento e progressivo emergere dalla natura attraverso un processo che va dalle forme più elementari di vita psichica alle più elevate attività conoscitive e pratiche. La filosofia dello Spirito soggettivo si suddivide in tre parti:

Antropologia

L’antropologia studia lo Spirito come anima, che si identifica con quella fase aurorale della vita cosciente che rappresenta una sorta di dormiveglia dello Spirito. L’anima indica quindi quel complesso di legami tra Spirito e natura che nell’uomo si manifesta come carattere, come le varie disposizioni psicofisiche connesse alle differenze di sesso e alle diverse fasce d’età della vita: l’infanzia (tesi), momento in cui l’individuo si trova in armonia con il mondo circostante, la giovinezza (antitesi), momento in cui l’individuo entra in contrasto con il mondo a causa dei suoi ideali, e la maturità (sintesi), momento in cui l’individuo si riconcilia con il mondo, dopo l’urto adolescenziale.

Fenomenologia

La fenomenologia studia lo Spirito in quanto coscienza, autocoscienza e ragione.

Psicologia
La psicologia studia le varie facoltà mentali, ad esempio la memoria.

Spirito oggettivo

Esso studia lo Spirito nelle sue realizzazioni sociali e si esprime in tre momenti:

Diritto

Il diritto è l’insieme di norme che regolano la condotta di un individuo. Secondo Hegel il diritto nasce con la società, al di fuori di essa infatti non vi sono leggi, ma i rapporti tra gli individui si fondano sulla lotta per la sopravvivenza. Quando il diritto è violato, allora scatta la pena, che non è una forma di vendetta ma un mezzo di punizione e di formazione per il colpevole. Poiché costituisce la tesi, si tratta di un diritto astratto, e l’individuo vede le leggi come qualcosa di estraneo. Soltanto interiorizzandole e riflettendo su di esse, il diritto diventa moralità.

Moralità

Se nel diritto lo Spirito oggettivo impone una condotta attraverso la forza della legge, nella morale esso opera nell’interiorità e quindi orienta la condotta per mezzo del dovere, che si manifesta attraverso imperativi. La volontà impersonale che si concretizza nella legge può entrare in contrasto con la volontà individuale che ha trovato una sua norma di condotta. Tale contraddizione verrà superata dalla moralità, in cui la coscienza individuale riconosce l'universalità di una legge del dovere che impone un bene sentito come obbligatorio, che impone di fare il dovere per il dovere. Ritorna qui l'insegnamento della morale kantiana che però Hegel giudica sterile nel suo aspetto formale poiché lascia all'arbitrio e alla fantasia individuale stabilire il bene concreto che ciascuno deve operare. Il bene concreto che ciascuno deve realizzare sarà quello indicato dagli organismi sociali o da quelle comunità spirituali i cui interessi e i cui fini saranno per gli individui la legge a cui devono obbedire e il bene che devono realizzare. Insomma è pur vero che la legge esteriore m'impone di non uccidere ma appunto mi costringe a non farlo mentre la morale di una comunità spirituale, come ad esempio quella cristiana, mi indicherà lo stesso comportamento ma in base alla mia intima convinzione di non uccidere.

Eticità

L'eticità si presenta come sintesi di diritto e moralità: infatti se il diritto è esteriorità e la moralità è interiorità, l'eticità riassume in sé entrambi questi valori, in quanto il soggetto non segue più dei valori interiori, bensì dei valori interiorizzati. L'eticità, dunque, concilia il diritto e la moralità, supera la spaccatura tra l'interiorità propria della morale e l'esteriorità del diritto, in quanto il bene non è più un ideale, un dover essere, ma trova un contenuto concreto nei compiti etici che attendono ciascun individuo e che sono determinati dal proprio ruolo familiare, sociale e politico. D'altra parte il singolo non avverte il dovere (la legge) come un qualcosa di estraneo, un obbligo imposto dall'esterno, bensì come partecipazione intima e consapevole di quella condizione in cui ciascuno è posto. La sfera dell’eticità si articola in tre momenti: la famiglia, la società e lo Stato.
La famiglia è caratterizzata da legami non solo biologici, ma anche da sentimenti di fiducia, cioè da un'unità spirituale. Si articola anch'essa in tre momenti: matrimonio, patrimonio, educazione dei figli (il momento più importante della famiglia, secondo Hegel, poiché è con l'educazione che si realizza la famiglia). La procreazione fisica dei figli è in un certo senso ininfluente: i figli sono veramente tali quando sono oggetto delle cure materiali e spirituali dei genitori.
Con l'educazione e l'allontanamento progressivo dei figli, le famiglie originarie si sciolgono. I figli abbandonano la famiglia per andare a formarne delle nuove. Queste nuove famiglie non sono più legate da un legame spirituale, e perciò giungono ad un momento in cui sussiste una perenne conflittualità. La società civile è il sistema dei bisogni e la cura degli interessi, come Hegel la definisce. È il terreno dell’economia, delle attività volte al soddisfacimento dei bisogni. Hegel suddivide la società civile in tre classi: agricoltori, lavoratori dell'industria e del commercio e funzionari pubblici.
Lo Stato rappresenta la sintesi di famiglia e società civile, ed il momento più alto dell'eticità. Hegel definisce lo Stato la realtà dell'idea etica, la prima manifestazione dell'assoluto, in quanto in esso si realizza l'intera eticità. Lo stato etico non è una somma di volontà individuali, è Spirito vivente, è la Ragione che con un'opera millenaria si è incarnata in un'istituzione al di sopra dei singoli. Lo stato nasce non da un contratto stipulato fra gli individui, poiché non sono gli individui a formare lo Stato, bensì è lo Stato a formare gli individui. È infatti impossibile, per Hegel, pensare uno stato di modello liberale, che altrimenti finirebbe per perdere ogni sua funzione nel semplice compito di tutelare gli interessi delle parti, ma anche di stampo democratico, in quanto la sovranità non può appartenere al popolo, perché il popolo senza lo Stato altro non è che una massa informe. D'altra parte lo Stato è un'idea che non può esistere senza una materia reale, che è il popolo. Lo Stato è tutt'uno con il popolo. Per questo Hegel rigetta sia il contrattualismo, che il giusnaturalismo, in quanto per Hegel è inaccettabile che esista un diritto prima e oltre lo Stato. Lo Stato si costituisce autonomamente e nel modo migliore sviluppando una triadica divisione dei poteri: legislativo, governativo, e del principe (che è la sintesi dei primi due). Essendo lo Stato la più alta manifestazione dell'eticità, ed essendo lo Stato formato da un solo popolo, per Hegel appare impossibile e inaccettabile che possa esistere qualcosa che sia superiore allo stato.
Sul pensiero politico hegeliano e, in particolare sulla sua natura o liberale o conservatrice o reazionaria, si è acceso un vivace dibattito ancora acceso. Karl Popper ha definito Hegel un “profeta del totalitarismo” per la sua concezione della storia in cui prevale la dimensione assoluta dello Stato.
Il totalitarismo è un modo di fare politica che consiste nella predominanza della volontà di chi governa, che rappresenta il bene per tutti. L’individuo diventa parte del tutto e deve mostrare il suo consenso attraverso la presenza fisica nei cortei, nelle assemblee in piazza. Inoltre Popper ritiene che la filosofia politica di Hegel abbia ispirato i fautori del totalitarismo moderno, i quali, sostenendo il primato della Razza e del Sangue, hanno affermato non solo l’assoluto potere dello stato sulla vita degli individui, ma hanno anche favorito l’assoggettamento o l’eliminazione fisica dei “diversi”.
La guerra è considerata da Hegel come un bene, in quanto è l’unico modo per porre fine alle controversie tra gli Stati: è un atto necessario per determinare i rapporti di forza, e stabilire le misure dei diritti dell'uno sull'altro. La guerra ha un valore morale in quanto chiama gli individui a sacrificare gli interessi individuali in nome di quelli universali e tiene così viva la tensione verso il bene comune, impedendo il diffondersi dell’egoismo. La guerra è come il vento che agita il mare per evitare che la quiete lo imputridisca: la pace perpetua infatti potrebbe “imputridire” anche la società. La guerra quindi è espressione dell’andamento delle vicende umane, ed ogni guerra è una guerra di idee in cui saranno sempre le migliori a prevalere.

Spirito assoluto

Lo Spirito assoluto è l’ultima fase del viaggio all’interno del pensiero hegeliano: se nello Spirito soggettivo l’anima si riconosce e in quello oggettivo essa si esterna, nello Spirito assoluto l’anima vive all’interno della sua stessa vita e non ha bisogno di manifestarsi sotto forma di famiglia, stato o altro. La realtà assume quindi una forte connotazione spirituale, è essa stessa uno spirito vivente. I tre momenti dello Spirito assoluto sono l’arte, la religione e la filosofia, che si differenziano tra loro non per il contenuto, in quanto esso coincide in tutte con l’Assoluto, quanto per la forma.
L’arte, la religione e la filosofia sono considerate le forme supreme della cultura umana: l’arte contempla l’Assoluto, la religione lo rappresenta e la filosofia lo comprende concettualmente, quindi Hegel afferma il primato della filosofia sull’arte e sulla religione.

Arte

L’artista cerca di dare una forma al contenuto, stabilendo un rapporto tra il concetto da esprimere e la forma estetica con il quale farlo.
Essa attraversa varie fasi evolutive: si passa dall’arte antica, detta simbolica, a quella classica e infine a quella moderna, detta romantica.
- nell’arte simbolica il rapporto forma-contenuto non è equilibrato, poiché la forma sovrasta il contenuto (esempio delle immense piramidi egiziani, delle tombe dei faraoni o dei totem indiani, che hanno una forma grandiosa).
- nell’arte classica, contenuto e forma trovano un equilibro, grazie a delle forme armoniche, equilibrate (non sono nelle arti figurative ma anche in poesia).
- nell’arte romantica il rapporto forma-contenuto si spezza, poiché viene privilegiato il mondo interiore, dunque il concetto, il messaggio da trasmettere, senza curarsi della forma.
L’arte perde così il suo equilibro ed inizia ad esaurirsi secondo il filosofo, che verrà criticato per questa concezione dell’arte da alcuni contemporanei, in base ai quali l’arte non muore mai ma è espressione del suo tempo.
Soltanto nell’arte si verifica un capovolgimento della tesi, dell’antitesi e della sintesi: l’arte simbolica corrisponde alla tesi, l’arte classica alla sintesi e l’arte romantica all’antitesi. Hegel effettua questa inversione poiché l’arte deve spianare la strada alla religione e poi alla filosofia, e quindi l’arte deve perdere sempre più la sua materialità per far spazio alla spiritualità.
- Religione
L’arte, facendo perdere corporeità alla forma espressiva, prepara la strada alla religione, dove si da sempre più importanza al messaggio e alla spiritualità piuttosto che alla forma (ad esempio, i grandi crocifissi vengono sostituiti da piccole croci simboliche).
Sebbene venga privilegiato il contenuto, anche nella religione vi è la necessità di esprimere tale contenuto attraverso delle forme, se pur minime. Anche nella religione si è verificata una evoluzione che ha spinto Hegel ad individuare tre fasi di sviluppo fondamentali: quella delle religioni orientali, quella delle religioni dell’individualità spirituale e quella della religione assoluta;
- le religioni orientali sono quelle che identificano Dio con la natura, anche se in forme via via meno marcate,
- le religioni dell’individualità spirituale sono quelle in cui è più manifesta la spiritualità del divino, ovvero quella giudaica, greca e romana;
- la religione assoluta è il Cristianesimo, la più perfetta delle religioni che concilia finito e infinito, in cui Dio si manifesta come l’Assoluto spirituale e attraverso l’incarnazione si stabilisce un nuovo rapporto tra il divino e l’umano. Secondo Hegel il Cristianesimo trova la sua massima realizzazione nella Riforma protestante, poiché essa ha dato a ciascuno la possibilità di vivere secondo Cristo.

Filosofia

Soltanto nella filosofia l’Assoluto giunge alla comprensione adeguata di sé, superando il piano della rappresentazione ed elevandosi a quello del concetto. Anche la filosofia possiede una propria storia. Ma la storia della filosofia mostra che le varie filosofie, che sembrano diverse tra loro, sono in realtà la stessa filosofia in diversi gradi di svolgimento. La Storia della filosofia è quindi un riprendere le filosofie e i pensieri delle diverse epoche. Il filosofo è, secondo Hegel, come un gufo che spicca il volo nella notte, poiché i veri filosofi nascono alla fine di un epoca: ad esempio, la filosofia dell’Illuminismo nasce non all’inizio del 1700, ma alla fine del secolo, quando è stato elaborato il pensiero completo di tale corrente. Hegel crede che la sua filosofia sia la migliore tra tutte.

Una volta appurato che la realtà è ragione, e che tutto ciò che avviene è razionale, si tratta di stabilire qual è il compito della filosofia. Hegel lo riscontra nel semplice prendere atto della realtà quale essa è. La filosofia non deve prefiggersi di trasformare la realtà, come dirà Marx. La filosofia, essendo la più alta e compiuta manifestazione dell'Assoluto, non può essere presente in ogni stadio del pensiero umano, ma solo alla fine del percorso, quando la realtà è già compiuta e non vi è più nulla da trasformare. Ecco dunque che la filosofia altro non deve se non giustificare.
Compito della filosofia è prendere atto della realtà storica e giustificarla con la ragione. Hegel afferma che «la filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero». La filosofia non può superare la propria età, non può prevedere il futuro; non deve essere promotrice di progresso, non deve annunciare nuove epoche. La filosofia cerca, invece, di comprendere il presente, e di dimostrarne, con la riflessione, l'intrinseca necessità.
La filosofia non ha il compito di trasformare la società, di determinarla o guidarla, ma di spiegarla. La filosofia, però, può spiegare la realtà solo al termine del suo processo di realizzazione. Infatti, un periodo storico può essere pienamente compreso solo al termine del suo sviluppo, quando ha espresso tutte le sue potenzialità.
Hegel sostiene che la filosofia è simile alla Nottola di Minerva (una specie di civetta, uccello sacro alla dea Minerva, la quale nasce dal cervello di Giove e rappresenta la sapienza) che inizia il suo volo solo al crepuscolo, quando il sole è già tramontato. Hegel, con questa metafora, vuole dire che la filosofia sorge quando una civiltà ha ormai compiuto il suo processo di formazione e si avvia al suo declino. Così, al tramonto degli stati ionici nell'Asia Minore sorge la filosofia ionica. Con la decadenza di Atene nasce la filosofia di Platone e di Aristotele. A Roma la filosofia si diffonde solo al tramonto della repubblica e col regime dittatoriale degli imperatori, ecc.

FILOSOFIA DELLA STORIA

Per Filosofia della storia si intende una lettura degli eventi storici secondo determinati parametri (di tipo economico, religioso, sociale…) che appartengono allo storico. Le storiografie sono antologie di riflessioni sugli eventi. Gli eventi non hanno un’oggettività, poiché ogni scrittore presenta le vicende secondo il suo punto di vista, operando dei tagli su determinati eventi e approfondendone altri. Negli Annali, anno per anno gli storiografi narravano ciò che accadeva, e solitamente essi appartenevano alla corte del principe, che aveva vinto battaglie da poter essere raccontate.
Hegel individua due tipi di storia: la storia dei popoli, costituita dalla singole realtà politiche, sociali, economiche di ogni governo, e la storia universale eterna, in cui il logos astuto si serve di alcuni aspetti della storia dei popoli per portare avanti un proprio progetto, che si riflette in un popolo guida, quello germanico, che possiede una tradizione storica e una lingua pura, non contaminata da altri popoli, migliore per sangue e razza, e deve portare avanti la fiaccola della civiltà.
Tale pensiero di Hegel costituisce un punto di riferimento per una teoria di stampo nazionalistico.
Hegel distingue tra nazionale e nazionalistico:
- il termine nazionale ha una connotazione positiva, in quanto, attraverso esso, si esaltano i valori della propria nazione;
- il termine nazionalistico assume un valore negativo, in quanto viene utilizzato per affermare la propria superiorità rispetto alle altre razze umane e prepara quindi le basi per l’imperialismo e il nazismo.
Viene abbandonato lo spirito cosmopolita dell’Illuminismo e, durante il Romanticismo, si valorizza la propria nazione, la storia del proprio popolo.
Il popolo germanico ha acquistato una propria identità grazie alla riforma di Lutero, il quale aveva gettato le basi per una svolta mentale, per un cambiamento culturale rispetto al mondo latino e cattolico. Quest’ultimo, ad esempio, vedeva il lavoro come un castigo, mentre per la cultura tedesca (soprattutto con Calvino) il lavoro è una testimonianza di fede, aiuta a sviluppare il sentimento religioso.

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