Romanticismo

Nel 1783, anno in cui Kant pubblicò l'articolo 'cos'è l'illuminismo?' da un decennio oramai in Germania si stava pian piano affermando un movimento contro le tesi illuministiche
chiamato Sturm und drang. Venivano valorizzati atteggiamenti extra razionali come il sentimento, l'aspirazione artistica, la fede. La denuncia ai limiti del meccanicismo porta a interpretare la natura come grande organismo vivente (organismo), visione affermata nella critica del giudizio di Kant. Sul piano dell'estetica in questo periodo c'è un rifiuto verso ogni regola precisa di stile e composizione, affermazione della spontaneità della fantasia, la libertà dell'espressione artistica. Nuovi ideali di vita, il ribelle che rifiuta il conformismo, il bambino di naturale spontaneità e il genio che crea liberamente senza sottostare a regole predefinite. Ogni epoca ha la propria individualità e i propri caratteri, ogni epoca ha realizzato esperienze che contribuiscono a comporre il patrimonio dell'umanità. La storia appare come un grandioso processo unitario nel quale si manifesta una forza divina. Ripudio per le idee illuministe che pretendono di giudicare il passato secondo i propri valori e che definiscono la positività o negatività delle diverse epoche storiche.

Temi dello Sturm und Drang: finalismo della natura e l'interpretazione del mondo come una cosa viva e animata, centralità del soggetto, esaltazione dell'arte e del sentimento, senso della storia, rifiuto della ragione illuminista, ricerca dei modi per arrivare all'assoluto. La pura ragione non è più ritenuta sufficiente a comprendere la realtà, né a caratterizzare l'uomo in quanto singolo individuo ma sono fantasia, sentimento, volontà. Al sentimento è affidato il compito di esprimere l'infinito, si esaltano quindi poesia e arte. I romantici rifiutano la classicità e la loro concezione della vita è come inquietudine, desiderio, sforzo incessante per superare gli orizzonti del finito. Il movimento romantico ricerca una concretezza storica: concentra l'attenzione sui soggetti collettivi e non sul soggetto individuale, tende a valorizzare l'elemento storico che caratterizza un popolo, nasce l'ideale di NAZIONE.
Per superare le contraddizioni presenti nella filosofia kantiana, nasce la corrente idealista. IDEALISMO: riferimento alla dottrina platonica, che fa consistere nelle idee la vera realtà.
Tre esponenti principali furono Fichte, Schelling, Hegel.

Hegel

Egli delinea la sua struttura generale del suo sistema di pensiero a partire da Fichte e Schelling, in particolare gli appare più corretta la posizione del secondo che concepisce l'assoluto come identità (vera, non solo ideale) di Io e non Io, di spirito e natura ma comunque questa posizione non è soddisfacente in quanto concepisce l'assoluto come un'unità indifferenziata e perciò statica, non spiega adeguatamente le molteplicità e la differenziazione delle cose. Perciò parte dalle tesi schellinghiane e le rielabora. Egli afferma che la scissione tra finito e infinito è prodotta dalla riflessione dell'intelletto. L'opposizione è però eliminata dalla ragione la quale riafferma l'unità dell'assoluto. Riprende i termini kantiani di intelletto e ragione ma ne capovolge la gerarchia: per lui la ragione è in grado di comprendere l'assoluto nella sua unità e si pone come la più alta facoltà del conoscere umano.

Per esprimere l'assoluto ciò il fondamento del sapere filosofico non è sufficiente il principio di identità (A=A) ma neanche il principio di contraddizione (A non è A, cioè A=B), occorre tenerli presenti entrambi così da definire l'assoluto come l'unità dell'identità e della differenza. Individua il vero sapere in una filosofia capace di risolvere le contraddizioni che appartengono sia alla ragione che alla realtà. La totalità delle cose è un complesso di parti necessariamente collegate fra loro, l'identità di ciascuna si definisce per differenza rispetto alle altre (es. la casa non è il prato). La conoscenza del particolare è opera dell'intelletto e costituisce il lato negativo, si limita a definire ciascuna cosa per se stessa al di fuori del rapporto con le altre. Il passaggio al lato positivo della verità è opera della ragione e avviene attraverso la dialettica come processo che giunge alla verità superando la negazione, questo superamento però non significa l'eliminazione del negativo. Viene superato e conservato dalla ragione in quanto riconosciuto come parte della totalità del reale. Il lato positivo viene indicato con il termine metafisica (per Kant no esiste), la quale è scienza dell'assoluto, la conoscenza che noi abbiamo dell'assoluto, conoscenza di esso come idea. Nelle opere giovanili emergono già tesi della filosofia hegeliana:
1. La risoluzione del finito nell'infinito, l'idealità del finito: il finito non esiste come qualcosa di autonomo ma solo come manifestazione parziale dell'infinito.
2. L'identità di ragione e realtà: la realtà non è una massa caotica di fenomeni ma il dispiegarsi di una struttura razionale, inconsapevole nella natura e consapevole nell'uomo.
Alla filosofia spetta il compito di rendere in forma concettuale i contenuti dell'esperienza, mettere in luce la razionalità e giustificarne i diversi aspetti, senza pretendere di governare il corso delle cose.
Nella 'scienza dell'esperienza e della coscienza' è descritto il cammino filosofico che la coscienza compie dall'inizio in cui ignora l'assoluto fino alla coscienza piena di esso.
L'opera cambia poi titolo e diventa 'Fenomenologia dello spirito', il titolo significa descrizione del sapere imperfetto, essa è la narrazione del cammino dello spirito prima di raggiungere il vero sapere che ha per oggetto l'assoluto e la descrizione dei vari momenti del cammino dello spirito. Secondo Hegel il soggetto che percorre la via verso il vero sapere è già l'assoluto sebbene non ancora consapevole. Hegel critica Schelling il quale sostiene che l'assoluto è un'unità indifferenziata, al contrario, l'assoluto hegeliano è il luogo della differenza, delle diverse determinazioni che costituiscono la realtà intera.
Il processo dialettico è articolato in tre momenti:
IN-SE', soggetto chiuso in se stesso, semplice coscienza di un oggetto.
PER-SE' momento della scissione, l'oggetto si pone come l'altro da sé, negandolo .
IN-SE' e PER-SE' quando il soggetto avverte che l'oggetto non è altro da sé e dunque si riconosce nel suo opposto, diventando consapevole di sé.
Quindi la conoscenza di se deve essere messa alla prova nel rapporto con le altre coscienze producendo l'autocoscienza la quale non si limita a volere la semplice sopravvivenza biologica ma vuole affermare la propria volontà. Quindi l'autocoscienza deve affrontare il confronto-scontro con le altre autocoscienze creando il rapporto fra servo e padrone. Nello scontro tra le due autocoscienze il signore è colui che non ha avuto paura di morire e ha lottato per la propria volontà affermandosi come un'autocoscienza indipendente, imponendo invece a chi ha avuto paura (il servo) la propria autorità ma il vinto grazie al lavoro rende la natura disponibile al consumo e al godimento del signore e appunto per questo il servo conquista l'indipendenza in quando è il padrone che dipende dal servo per vivere, mangiare ecc. e non viceversa, capovolgendo la situazione iniziale. Quindi il servo ritrova se stesso nel prodotto del suo lavoro, acquistando in tal modo coscienza di se.

Lo Stato

Nello stato si conciliano gli interessi particolari e l'interesse generale. Solo in esso gli individui possono realizzarsi totalmente. Esso è quindi l'organismo di cui i singoli sono le parti, gli uomini non possono vivere razionalmente e liberamente se non qui perchè la vera libertà consiste nell'identificarsi con la legge. Rifiuto hegeliano della libertà individuale, che si affermò con le rivoluzioni (francese e americana). Nello stato prussiano di quegli anni egli vede l'assoluto. Lo stato è l'espressione dello spirito di un popolo, identità spirituale che accomuna un insieme di individui e si incarna nelle sue leggi e istituzioni. I rapporti tra stati spesso culminano nella guerra, Kant sostiene una convivenza pacifica fra i vari stati, Hegel nega che possa esistere un organismo superiore capace di regolare i rapporto tra gli stati e di risolvere i reciproci conflitti, solo lo spirito universale che si esplica nella storia può fare da giudice/arbitro. Hegel è a favore della guerra in quando i conflitti servono all'autocoscienza, sacrifica i singoli per il bene della storia.

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