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L’idealismo, Hegel, la destra e la sinistra hegeliana

Per l’idealismo la filosofia è sapere assoluto dell’assoluto.
L’assoluto è una realtà che si attua manifestandosi nella finitezza. La caratteristica più propria della realtà
finita è il divenire.
La concezione di assoluto di Hegel differisce da quella di Spinoza perché per lui era sostanza mentre per Hegel è attività. È simile a quella di Plotino per cui l’assoluto è lo Hen, l’uno, ciò da cui tutto proviene che genera se stesso e che è superiore a essere e pensiero. Quest’ultima parte costituisce la differenza fondamentale dal concetto di Hegel per cui tutto è o essere o pensiero. Ciò che non si pensa per Hegel non esiste.
Per Hegel l’assoluto è pensiero non individuale ma razionale,l’assoluto è razionalità. La sua dottrina viene indicata con il termine di panlogismo poiché tutto è pensiero, manifestazione di una razionalità che è l’assoluto stesso.

-Conoscere l’assoluto significa conoscere la razionalità presente nella finitezza.
-La filosofia fornisce alle altre forme di sapere i principi che le rendono universali e necessarie. I principi
ella filosofia stanno alla base di qualsiasi altra forma di conoscenza.
La filosofia deve inoltre essere concepita come sistema.
Fare filosofia significa creare un sistema che contiene ogni forma di sapere individuando un principio che si in grado di dare unità a queste forme di sapere, che sia in grado di spiegarle.
L’idealismo ha questa pretesa: di porre la filosofia come sistema.

La vita di Hegel può essere suddivisa in periodi:
1-stoccarda: è il periodo degli studi e del suo avvicinamento all’uso dell’ironia e del paradosso nei suoi scritti. Si afferma anche il suo amore per la civiltà greca.
2-tubinga: stringe una forte amicizia con Schelling e Holderlin. Studia teologia, considerando il lavoro inutile anche se Fauerbach considera la filosofia di Hegel una forma di teologia mascherata da filosofia. Dopo il forte interessamento alla rivoluzione francese Hegel capisce l’importanza della storia. Qualcosa che serve a comprendere la realtà. Ogni evento storico è fondamentale.
3-Berna e Francoforte: lavora come precettore privato amplia i suoi studi a storia, diritto ed economia si afferma ancora una volta la centralità della storia nell’esistenza umana. I fatti della storia sono la manifestazione di un significato più profondo.

Noll raccoglie i primi scritti di Hegel sotto un’edizione critica intitolata “Opere teologiche giovanili”.

Rosenkrantz afferma che l’interesse del filosofo in queste produzioni è di natura religiosa mentre Lukach afferma che sono di natura politica.
Secondo Hegel il popolo tedesco in crisi aveva bisogno di riscattarsi dal dominio francese e uno degli strumenti secondo cui la cultura può progredire è la religione. Quindi hanno ragione entrambi i filosofi poiché Hegel guardasi riferisce alla religione non come qualcosa di mistico ma bensì come componente fondamentale di una civiltà. Il problema sta nell’individuare una religione che sia perfetta per questo compito. Scrive quindi “Lo spirito del cristianesimo e del suo destino”. Dapprima Hegel aveva opinione negativa circa il cristianesimo, cambia opinione confrontando il cristianesimo con la religione ebraica e quella greca.
Cristo si fa predicatore di una religione fondata sull’amore, sentimento che più di tutti apre l’uomo verso l’assoluto. L’amore è per Hegel un sentimento universale che unisce senza escludere le differenza. L’amante si riconosce nell’amato e viceversa e pur rimanendo due entità diventano uno.
L’amore è unità nella distinzione.
Due sono i dogmi importanti del cristianesimo da tenere presente:
- Dell’incarnazione: dio che si fa uomo per amore
- Della resurrezione: l’uomo che si eleva a dio, unione nell’amore.
L’unità espressa dalla religione cristiana è superiore a quella ebraica perché l’ebraismo secondo Hegel è caratterizzato da uno spirito di scissione ed opposizione tra dio e l’uomo e la natura e le leggi ma è anche superiore alla religione greca poiché in quest’ultima l’unità tra dio e l’uomo è originaria, non c’è nessuna distinzione tra le due entità.
Da notare è che Hegel vede le tre religioni come una il proseguimento dell’altra.
La conclusione nonostante questi ragionamenti è che neanche il cristianesimo è in grado di rinnovare la vita del popolo tedesco perché ci sono comunque degli elementi di conflitto. La religione cristiana infatti dice di amare tutto ma è privata si rivolge al singolo individuo e lo estranea dalla comunità.
Per Hegel nessuna religione può essere veramente nazionale e quindi bisogna individuare un’altra forma di sapere che riscatti il popolo tedesco. La individua nella filosofia. Questo sapere è inizialmente conosciuto solo dal filosofo che capisce prima degli altri che un nuovo mondo è sorto e quale significato questa nuova realtà ha. È compito suo rendere esplicito questo sapere e lo fa costruendo un sistema.
Scrive “Differenze tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling”.
Secondo Hegel per creare un sistema filosofico doveva confrontarsi con il pensiero dei filosofi che lo avevano preceduto. In ogni sistema bisogna ricercare l’elemento fondamentale della dottrina, come l’assoluto è stato conosciuto.
- Kant: apprezza il fatto che abbia riconosciuto il ruolo della coscienza nella determinazione della realtà ma il limite del filosofo è quello di non aver fondato la realtà interamente sul soggetto:
per Kant la realtà che conosco è il fenomeno (sintesi di ciò che viene dall’oggetto e da me) ma per lui esiste anche una realtà in se,una conoscenza fuori dal soggetto, il noumeno.
- Fichte: il suo merito è quello di aver eliminato il noumeno concependo l’io penso come io puro e quindi la conoscenza finita dell’uomo come attività di pensiero. Il limite è che per Fichte non si arriva mai ad un sapere definito. Non c’è nessuna vera possibilità di conoscere l’assoluto e quindi di fare filosofia.
- Schelling: crede che la conoscenza è attività spirituale ma ritiene che oltre a questa ne esista un’altra, quella della natura. La differenza è che la prima è cosciente di se la seconda no, produce ma non sa di farlo. Queste due attività sono manifestazioni di un’attività ulteriore: l’assoluto. Quest’ultimo si conosce attraverso un’intuizione che o si possiede o non si può acquisire.
Per Hegel l’assoluto di Schelling non è altro che “la notte in cui tutte le vacche sono nere”. Si perde la differenza, non si capisce che cosa sia l’assoluto. Inoltre la filosofia non ha niente a che fare con l’intuizione.
Hegel contrappone allora il suo concetto di assoluto: unità dialettica di essere e pensiero.
Per Hegel la dialettica è il metodo per cui il pensiero conosce e che descrive come la realtà diviene.
Inoltre essere e pensiero sono due aspetti della stessa realtà, due modi diversi di considerare la stessa verità. Il pensiero è il manifestarsi della realtà, la realtà è ciò che si manifesta al pensiero.

Nella dialettica hegeliana si distinguono tre momenti o lati:
1- Astratto o intellettivo: opera l’intelletto che conosce la realtà in modo finito. La sensazione da molti materiali e l’intelletto ne ricava i concetti universali: le determinatezze che l’intelletto considera auto sussistenti.
2- Dialettico negativamente razionale: interviene la ragione che mette in relazione fra loro i concetti universali ricavati dall’intelletto scoprendo sono contradditori. Le determinatezze sono sia positive che negative perché essendo una cosa non sono contemporaneamente un’altra.

3- Speculativo o positivamente razionale: la ragione in questo passaggio scopre che le determinatezze si giustificano se le consideriamo come contenuti indispensabili di un altro concetto che li unisce in se. Scopre quindi l’unità un concetto a cui bisogna dare un preciso contenuto.
La dialettica è il procedimento con il quale il pensiero arriva a determinare la conoscenza ma è anche il concetto con cui la realtà si realizza perché diviene. Il divenire della realtà è dialettica.
Pensiero e realtà sono la stessa cosa. La sequenza dei tre momenti è logica,il terzo ha a che fare con l’oggetto reale mentre i primi due sono premesse logiche.
Il tempo secondo Hegel appartiene all’uomo e non alla realtà, è una proprietà della conoscenza. Il tempo è il modo in cui la conoscenza dell’uomo vede le cose. Ecco perché potrebbe sembrare una successione cronologica.

Quindi per Hegel l’assoluto è il risultato di un processo. Dire che l’assoluto è un’identità dialettica significa dire che l’assoluto è un soggetto, una realtà in divenire. Il contenuto di questo assoluto sono essere e pensiero. Questi aspetti universali della realtà vanno conosciuti come diversi ma inseparabili. L’unità non elimina le differenze. Non possono essere considerati l’uno indipendente dall’altro.
L’assoluto coincide con l’operare dell’umanità, Dio, le istituzioni e ciò che la cultura ha prodotto nei secoli.
Per Hegel lo spirito è l’umanità, come razionalità e istituzioni. Possiamo considerare due aspetti dell’assoluto:
-assoluto come puro pensiero: Idea. Il suo essere razionale.
-assoluto come puro essere: Natura. Insieme delle leggi.
L’assoluto che esiste veramente è comunque lo spirito. Il sistema filosofico di Hegel vuole studiare l’idea, la natura e lo spirito. Scrive quindi “Fenomenologia dello spirito”.

L’opera è composta da:
-un’introduzione,
-una prima parte divisa in: coscienza, autocoscienza e ragione,
-una seconda parte e
-una prefazione.
La fenomenologia vuole essere un’introduzione al sistema filosofico di Hegel e vuole dimostrare che pensiero ed essere possono essere considerate come unità.
Fenomenologia è un termine inventato da Hegel che significa “scienza del fenomeno”, scienza quindi di qualcosa che appare. Fenomenologia sta per la conoscenza di ciò che appare secondo come appare.
La fenomenologia dello spirito è l’esposizione dei modi mediante i quali l’assoluto si manifesta.
Possiamo dire che l’opera è un romanzo di formazione filosofico. Racconta infatti il percorso che la coscienza e lo spirito devono percorrere per arrivare a conoscere in modo giusto.
La coscienza comune o finita deve arrivare a capire come funziona la realtà, lo fa attraverso un metodo chiamato “metodo della presa di coscienza”. Ogni volta che conosco qualcosa mi devo chiedere come lo conosco (quale facoltà sto utilizzando) e che cosa conosco (poiché ogni volta che cambio facoltà per meglio conoscere l’oggetto come mi appare, l’oggetto stesso cambia.) L’oggetto dipende dal mio modo di conoscerlo. Conoscere significa eliminare lo squilibrio tra pensiero ed essere.
La fenomenologia non è solo un’introduzione al sistema ma anche la sua esposizione, almeno dell’ultima parte. Infatti nell’opera Hegel analizza i modi di agire con i quali la conoscenza si relaziona con la realtà e studia le manifestazioni storiche dell’assoluto.
Le forme mediante le quali l’assoluto si manifesta nella storia corrispondono alle tappe che la conoscenza deve percorrere per arrivare a conoscere in modo giusto e per diventare quindi una conoscenza filosofica.
Oltre alla coscienza comune si parla quindi anche di spirito e di coscienza filosofica. La prefazione è presentata come ultima perché è solo alla fine del cammino che posso guardare indietro le tappe percorse e rendersi conto che sono necessarie.

Primo capitolo: coscienza

La parola ha due significati:
-io individuale
-rapporto tra uomo e realtà, modo di conoscere le cose, la realtà indipendente
Per conoscere partiamo dalla conoscenza più semplice che ci sia: quella sensibile della realtà del tutto indipendente da me. Dico che un oggetto esiste perché lo sento anche se non so che cosa è.
La conoscenza sensibile è il sapere immediato dell’immediato. So che l’oggetto esiste e mi appare come singolare. Non riesco però a dimostrarlo perché si rivela come realtà universale, quindi passo alla percezione che coglie l’oggetto come una sostanza caratterizzata da molte proprietà. Nessuno percepisce la sostanza ma solo e sue proprietà. Arrivo al pensiero di Hume per cui la realtà è solo un fascio di percezioni e la sostanza non esiste ma è una contraddizione allora passo al concetto di Kant di fenomeno. L’oggetto percepito è il fenomeno e io contribuisco a crearlo poiché è l’intelletto che determina la realtà fenomenica. Qui passiamo dall’atteggiamento coscienza a quello di autocoscienza.
Secondo capitolo: autocoscienza
-io individuale, so di sapere
-rapporto tra uomo e realtà, modo di conoscere le cose, io creo la realtà
L’atteggiamento più semplice per conoscere è l’appetito, atteggiamento per cui io desidero una cosa, me ne approprio e la consumo, annullandola. È un processo che non ha fine a meno che la mia autocoscienza non trovi tra gli oggetti un’altra autocoscienza che cerca di negarla. Per Hegel dall’incontro di due autocoscienze nasce una lotta per la sopravvivenza in cui tra le due vince chi ha il coraggio di rischiare la propria vita e chi viene sconfitto accetterà di essere sottomesso senza essere annullata.
In questo capitolo analizza le autocoscienze di signoria e schiavitù.
Il signore crede di essere libero ma non lo è veramente:
-non lavora, non è costretto a avere a che fare con le altre cose ma non lavorando non entra in contatto con la realtà che lo circonda e si può essere liberi solo se si agisce liberamente. Il signore non agisce proprio.
-fa lavorare il servo per lui e si limita a consumare i frutti del lavoro altrui soddisfacendo il desiderio di appetito, cosi facendo cade nel circolo dell’appetito senza prendere distanza dagli oggetti.
-non ha un rapporto paritario con il servo, viene riconosciuto ma non riconosce, solo un’autocoscienza libera può riconoscere un’altra autocoscienza quindi il signore non riconoscendo lo schiavo non saprà mai se è un’autocoscienza libera.
La libertà del signore è vuota e incerta. Il servo che si trova in una condizione apparentemente inferiore poiché ha avuto paura di perdere la vita è in una condizione di superiorità:
-solo un’autocoscienza può avere paura
-non consumando ciò che produce non cade nel circolo vizioso desiderio e consumo. L’appetito del servo è sempre limitato tenuto a freno.
-lavorare significa imprimere se stessi nella realtà, produco qualcosa che è parte di me stesso. Il servo si oggettiva nella realtà. Crea la realtà.
L’unico problema di questa autocoscienza è che non è consapevole di essere libera, manca la consapevolezza.
Terzo capitolo: ragione
La conoscenza che ha raggiunto la consapevolezza e sa che sta al fondamento della realtà. Capisce che non crea la realtà ma la determina.
Bisogna verificare questa ipotesi quindi cogliere nella realtà la sua razionalità.
Il primo atteggiamento che la ragione assume è di tipo teorico:
la ragione che osserva: corrisponde all’atteggiamento dello scienziato che cerca di dimostrare che la natura è razionale, tuttavia non ci riesce. Ecco allora che deve cambiare modo di apportarsi con la realtà.
la ragione che agisce: agire vuol dire operare moralmente per attuare se stesso come libertà, agendo influenzo la realtà e non il contrario. Agire con virtù significa agire in base ai principi universali condivisibili da tutti. Il problema è che i principi di virtù che la realtà segue si scontrano con il corso del mondo (esempio di Robespierre e Don Chisciotte, personaggi virtuosi sconfitti),ecco allora che la realtà si evolve e assume una nuova figura.
La figura della moralità: è il risultato finale, la ragione che acquisisce la coscienza di essere spirito.
La figura che cerca di superare il contrasto virtù-mondo è la moralità che Hegel individua nella morale di Kant:
-espressione di razionalità, perché nasce dalla ragione
-espressione di universalità,è valida per tutti gli esseri razionali
-è presente l’intenzione: la morale è superiore alla virtù perché agisce con l’intenzione del dovere e quindi in modo libero e universale.
Qui ritorna anche una forte critica di Hegel a Kant sulla morale che rimane astratta, non ha un contenuto. Kant dice solo di universalizzare la massima, ma la massima è soggettiva e per Hegel non indica quindi un dovere universale.
Il problema quindi è dare un contenuto universale al dovere. Hegel ritrova un contenuto valido per tutti nell’Ethos, una parola greca di amplio significato che può essere tradotta come l’insieme degli atteggiamenti in cui tutti gli uomini greci si riconoscevano, in breve sapienza e virtù consistono nel vivere conformemente ai costumi del proprio popolo. Questo modo di agire ed operare diventa eticità.
La differenza tra morale ed etica è che la prima è priva di un contenuto concreto mentre la seconda riguarda un agire morale razionale e universale con intenzione.
Le leggi vanno intese non come scritte di una costituzione ma quelle scritte nella coscienza di un popolo.
Quarto capitolo: spirito
L’eticità corrisponde per Hegel all’assoluto che si manifesta nella storia.
Quindi la coscienza ora non è più solo individuo ma diventa collettività, si pone in relazione con latri individui. La comunità è la collettività che fisicamente si manifesta nei singoli individui. Dato che l’individuo si identifica nella comunità le figure dello spirito corrispondono ai momenti delle civiltà umane.
Un individuo pur rimanendo tale si riconosce nella collettività.
- La grecità: nel mondo greco l’uomo si sente uomo perché è cittadino. È presenta una assoluta identità tra libertà morale e politica. L’uomo vive in armonia ma negando se stesso come individuo.
Nella tragedia Hegel vede il progresso del distaccamento. Nelle tragedie l’individuo si distacca dalla società. (esempio dell’Antigone di Sofocle: nello scontro tra Antigone e Creonte per la sepoltura di Polinice si crea un conflitto tra legge dello umana, della città e divina che Antigone è spinta a rispettare. Viene condannata ad essere sepolta viva con il fratello da Creonte che verrà così punito dagli dei)
- La romanità: con l’emanazione della “Costituzio Antoniana” del 212 le persone diventano giuridiche, perdono il rapporto con l’ethos e non si riconoscono più nei valori del popolo.
- La modernità: se prima erano rimasti dei legami con la famiglia o con la comunità con la rivoluzione francese e l’illuminismo l’individuo afferma la libertà individuale come assoluto.
- La contemporaneità: l’individuo recupera le tradizioni de proprio popolo riconoscendosi in esse senza svanire. Dato che figure storiche ancora non ce ne sono bisogna fare riferimento a ciò che chiamiamo figure filosofiche:
1 -dovere kantiano: prima Hegel era convinto che non avesse nessun contenuto ora da buona la risposta “bisogna universalizzare la massima”. Così facendo però mi contraddico perché universalizzandola arrivo a dei fini. Bisogna agire sia in modo universale che seguendo dei fini.
Agire concretamente all’interno di una società condividendone i valori.
2 -l’anima bella: nella letteratura tedesca l’individuo si sente cosi sensibile da estraniarsi dalla realtà e chiudersi in se stesso. Questo genera un conflitto tra io giudicato e io giudicante si manifesta nel perdono e nella conservazione. Significa riconoscersi negli altri e con gli altri stabilire un rapporto.
Perdonare significa rinunciare all’assoluta individualità. Individuo realizza che la sua libertà si realizza nella libertà di tutti. I popoli sono la manifestazione dell’assoluto sul piano storico. Lo spirito si manifesta nel popolo e l’individuo si riconosce nel popolo. Ecco che avviene la conciliazione ed essere e pensiero diventano un’unica identità. Finisce qui il cammino della fenomenologia.
In quest’opera sono presenti altri due capitoli “religione” e “sapere assoluto” (filosofia). Qui Hegel analizza le forme di sapere che esprimono nel modo migliore l’assoluto:
- Arte
- Religione
- Filosofia
(ne parlerà nella parte sullo spirito assoluto)
Hegel distingue fare filosofia e fare storia della filosofia ovvero capire cos’era l’assoluto per ogni autore a lui precedente. Scrive allora: “Scienze della logica”.
La logica per Hegel è lo studio dell’assoluto come puro pensiero. Il pensiero costituisce una realtà dinamica, il pensiero esiste solo se in divenire e ci appare come una realtà unitaria. Per studiarlo la logica divide il pensiero in atti: categorie: atti mediante quali il pensiero si attua, le categorie sono il contenuto del pensiero. (critica contro Kant che riteneva fossero solo delle strutture del pensiero).
Dato che queste categorie appartengono al pensiero, allo sesso tempo appartengono all’assoluto. Per Hegel la realtà esiste perché è manifestazione dell’assoluto, perché è razionale, quindi le categorie vanno considerate come principi che rendono razionale la realtà. Le categorie sono i principi su cui la realtà si fonda.
Riassumendo possiamo dire che la logica è la conoscenza delle categorie del pensiero in se stesse indipendentemente dal loro esplicitarsi come realtà. Dobbiamo però tenere conto due aspetti:
1- Essere e pensiero sono un’unica identità, le categorie del pensiero sono quindi anche quelle dell’essere. La logica studia l’assoluto come puro pensiero ma questo pensiero è anche essere. (Aristotele: la logica è scienza è una legge formale: da forma alla realtà) Le categorie danno forma alla realtà.
2- La storia per Hegel è storia della filosofia. La logica è quindi una reinterpretazione di tutto il pensiero elaborato dalla filosofia occidentale.
Bisogna ricordare che la logica di Hegel inoltre prende spunto dal concetto di categoria di Aristotele e Kant e cerca di superarne i limiti:
- Aristotele: definisce le categorie come generi supremi di essere e pensiero ma concepisce la logica come strumento (organon) e quindi separa il pensiero dai suoi contenuti smentendo l’unità di essere e pensiero.
- Kant: le categorie sono principi razionali ma l’errore del filosofo è di attribuirle all’intelletto concependole solo come principi unificati e non veri contenuti.

I temi generali dell’opera sono due:
1-come si realizza il processo dialettico nella scienza della logica: in cui spiega le categorie
2-il rapporto tra la filosofia e la storia della filosofia: nuova nel modo in cui viene interpretata
La scienza della logica è divisa in tre parti:
1. Essere
2. Essenza
3. Concetto
Il primo è diviso in qualità, quantità e misura. La qualità è divisa in essere indeterminato, determinato e per se. Il primo è diviso a sua volta in essere, nulla e divenire. Queste ultime tre sono le categorie fondamentali. L’opera si articola su queste triadi.
- Logica dell’essere: la dialettica procede in modo orizzontale. L’essere rappresenta la realtà nei suoi aspetti più immediati. Lo studio deve partire dalla categoria più semplice: l’aspetto più immediato e semplice della realtà è il fatto che esista. Questo è l’essere di cui parlava Parmenide quindi un essere che non è ne questo ne quello: un essere indeterminato, ma un essere indeterminato non può esistere, quindi coincide con il suo opposto: il nulla. Lo scopo della logica della realtà è dimostrare che questi aspetti della realtà sono razionali e quindi esistono. Dato che non possiamo pensare ne l’essere ne il nulla Hegel dice che il pensiero si ha quando avviene un passaggio tra uno e l’altro. Ciò che esiste è il divenire.
- Logica dell’essenza: la dialettica procede verticalmente, la categoria scava in se stessa alla ricerca del significato più profondo. L’essere mi fornisce dei dati immediati ma dietro a questi c’è un significato più profondo da cogliere: l’essenza è il fondo dell’essere, la libertà considerata nei suoi aspetti più profondi. Non va contrapposto all’essere.
L’essenzialità per Hegel sono quei principi fondamentali che la filosofia occidentale aveva posto come fondamento della realtà:
-il principio di identità: una cosa esiste perché è identica a se stessa: questo vale per la realtà che conosciamo grazie all’intelletto
-il principio di contraddizione: la realtà finita è contraddittoria, non si autogiustifica: la ragione infatti coglie la contraddizione nelle determinatezze poste dall’intelletto.
(fondamento: ciò che toglie la contraddizione della realtà finita). Il fondamento rappresenta la ragion d’essere della finitezza. Concependo la realtà finita come manifestazione del fondamento la giustifico. Questo ci porta al concetto di “ragione sufficiente” di Leibniz: se esiste qualcosa esiste necessariamente la sua causa, oggetto sufficiente a poterlo spiegare.
- Il concetto: qui il processo dialettico raggiunge il suo risultato. (ne verticale ne orizzontale).
Il concetto è identità dialettica dell’essere e dell’essenza. La realtà considerata nella sua totalità senza distinguere gli aspetti immediati da quelli profondi. Riconosciamo che essere ed essenza sono identità distinte ma che esistono insieme. Sono solo due modi diversi di vedere la stessa cosa. La realtà quindi esiste come manifestazione della razionalità che coincide con le categorie. Questa parte dell’opera è divisa in tre:
1)individuare principi razionali della realtà:
-Logos: espressione della razionalità della realtà, principio immanente che la determina e la rende razionale
-io penso: se non ci fosse l’io nessuna rappresentazione sarebbe possibile l’unico problema in Kant è che viene concepito solo come principio unificatore mentre la prima forma per cogliere la realtà razionale è che noi possiamo pensarla. I concetti sono le rappresentazioni che l’intelletto elabora delle cose. (l’intelletto approfondisce la conoscenza unendo i concetti e arrivando ai giudizi, successivamente la ragione unisce i giudizi in sillogismi: modo più alto in cui cogliamo l’intelligibilità del reale). Il sillogismo è l’attività mediante il quale il pensiero conosce ma è quindi anche il modo in qui la realtà diviene.
2)elabora una Filosofia della natura volendo dimostrare come la natura sia razionale e come si possa individuare in essa la razionalità.
3)arrivati a questo punto analizziamo l’ultima categoria del concetto: l’idea. (per Platone immobile per Hegel diviene).
È il momento in cui scopriamo che tra i principi dell’intelletto e della ragione non c’è differenza. L’idea è l’unità della realtà e della intelligibilità. La vera conoscenza arriva quando conosco le idee che sono fondamento della realtà ma anche quello del pensare.
Quando questi principi si manifestano, attuandosi danno luogo alla natura e allo spirito, categorie della logica che costituiscono la seconda e terza parte del sistema filosofico hegeliano.

La sintesi del pensiero di Hegel viene da lui esposta in “enciclopedia delle scienze filosofiche”, opera divisa in quatto parti.
1-problemi generali,introduzione, concetti di base
2- riassume contenuto della scienza della logica
3- presenta la filosofia della natura
4-parla della filosofia dello spirito.


La filosofia della natura ha due compiti:
-dare un fondamento filosofico alle scienze che partendo dall’esperienza sono empiriche
-studiare l’assoluto come natura, considerato come essere (natura: insieme di leggi che determinano l’esistenza degli oggetti).
Hegel definisce la natura “spirito che dorme”, l’assoluto come natura perde ogni caratteristica del divenire. La natura è l’assoluto conosciuto nel modo meno adeguato. Individua gli elementi negativi che caratterizzano la natura:
-le categorie della natura appaiono prive di rapporto così che la natura diviene in modo caotico.
-le categorie della natura sono statiche, l’assoluto si oggettiva come se perdesse se stesso e la sua consapevolezza.

La filosofia dello spirito è divisa in tre parti: (Lo spirito è il momento in cui l'idea diventa cosciente di sé e si afferma solo nell'uomo, l'unico essere dotato di consapevolezza e volontà libera)
1. Spirito soggettivo: coscienza individuale
In questa parte esamina l’individuo che ci appare come un oggetto che agendo nella realtà la determina. Ciascuno di noi prende coscienza di sé come individuo. La presa di coscienza avviene tramite questo agire nella realtà. Questo lo rende un individuo libero. Ma la libertà di un individuo è tale solo se manifestata all’interno di una società, nei rapporti tra gli uomini: le istituzioni.
2. Spirito oggettivo: che riguarda la vita collettiva
In questo momento l’individuo ha preso coscienza di se come oggetto, così facendo riconosce di appartenere a una condizione interpersonale di avere dei rapporti con gli altri uomini, Le istituzioni:
1)Il diritto astratto: il diritto qui viene considerato per i suoi aspetti tramite i quali realizza la libertà del soggetto (lo spirito arriva alla libertà quando agisce secondo una legge)
_ proprietà: diritto che un individuo ha nei confronti di una cosa
_ contratto: incontro tra due libere volontà che sia accordano sui propri diritti
_ pena: ciò che ristabilisce la condizione di libertà in caso il contratto venga interrotto. Non è vendetta ma diritto del colpevole.
2)la moralità: l’espressione della volontà interna del soggetto, momento in cui l’uomo sente la legge come propria (morale di Kant: concetto di dovere = azione compiuta per dovere, azione autenticamente libera perché non ha alcun fine)
3)l’eticità: sintesi della legge esteriore e quella interiore. Momento in cui la libertà si manifesta anche seguendo dei fini precisi.
_ la famiglia: prima forma di società in cui l’individuo è incluso, appare come un’unità immediata e compatta. L’individuo rinuncia in parte alla sua individualità per dare vita a una realtà più ampia. Importante notare che è fondata sull’amore, sentimento che per Hegel è molto importante: nasce dall’incontro di due volontà libere che su un piano di assoluta parità decidono liberamente di dare vita ad una famiglia.
_ la società civile: appare come una molteplicità dispersa, l’insieme delle famiglie e degli individui.
Nella società c’è bisogno di una struttura economica: mezzo con cui gli uomini producono ciò che gli serve per vivere, (Adam Smith: egoismo economico: positivo perché perseguendo il mio fine arrivo a fare anche quello degli altri). Qui si formano delle relazioni: le corporazioni che vengono consolidate per un processo di ricostruzione dell’unità: l’attività di un individuo assume caratteristiche sociali.
_ lo stato: istituzione in cui la libertà universale viene pienamente realizzata, fondamento ontologico (senza stato non c’è ne famiglia ne società). Qui la libertà del singolo si realizza non come volontà arbitraria ma come partecipazione alla vita pubblica.
Lo stato di Hegel viene definito etico: è una realtà che va oltre l’individuo, nella quale l’individuo si realizza e obbedisce alle leggi. Senza stato non ci sarebbe nemmeno la morale (insieme dei principi che sono comuni a tutti).
La libertà viene garantita dallo stato anche grazie alla divisione dei poteri:
-legislativo: le leggi per natura sono universali
-esecutivo: esprime la particolarità nell’universalità
-monarchico: esprime l’individualità riassunta nel monarca
N.B. Per Hegel è impossibile che esista un diritto internazionale perché considera i singoli stati autosufficienti. Per regolare i rapporti tra di essi le possibilità sono o stabilire degli accordi (ma poiché la non può esserci una pena equa in caso venga infranto il patto dato che il diritto è diverso da stato a stato questo rapporto è molto fragile) oppure fare a guerra: naturale e non eliminabile. Se vogliamo capire meglio come sono stati instaurati i rapporti tra gli stati dobbiamo guardare alla storia: tribunale del mondo.
In ogni periodo storico c’è stato uno stato guida, prescelto dall’assoluto che si presenta come Weltgeist e si manifesta come Volkgeist. Tutto questo in modo da far progredire l’umanità. Ecco perché per Hegel ogni evento nella storia è necessario. Il popolo guida inoltre dovrebbe essere quello che ha diritti sugli altri.
3. Spirito assoluto: si manifesta attraverso arte, religione e filosofia
Nell’ultima parte Hegel analizza quelle forme di sapere tramite cui l’assoluto è stato conosciuto.
-Arte:
esprime l’assoluto in modo immediato senza coinvolgere il pensiero. L’estetica è la parte della filosofia che si occupa di spiegare come nel passare degli anni questo rapporto tra contenuto e forma si è realizzato:
- Simbolica: poco contenuto, assoluto capito poco
- Classica: forma e contenuto raggiungono un equilibrio
- Romantica: contenuto è così grande che la forma diventa incapace di esprimere l’assoluto
-Religione
Esprime l’assoluto nella fede, tramite il mito, il racconto, quindi superiore perché prende in considerazione il pensiero. Quella più perfetta è quella del cristianesimo. (aveva analizzato la religione confrontandola con quella ebraica: di totale scissone e quella greca: priva di distinzione.) Il suo limite era però quello di essere individuale e di estraniare l’individuo dalla comunità, di rappresentare Dio come qualcosa di diverso dall’uomo in cui Hegel vede l’assoluto.
(nel dogma della trinità Hegel vede il processo dialettico dell’assoluto, in quella dell’incarnazione la filosofia della religione individuerà la sintesi di essere e pensiero)
-Filosofia
Sintesi dell’oggettività dell’arte e della soggettività della religione, momento in cui Dio consce se stesso attraverso l’uomo. Sapere assoluto dell’assoluto. Anche se la definirà come la nottola di Minerva, che spicca il volo solo sul fare del tramonto.
Il loro contenuto è sempre lo stesso, ciò che si distingue è la forma di conoscenza.

Nella parte “sulla storia della filosofia” Hegel spiega che il suo obbiettivo è quello di cogliere il nocciolo di verità che ogni sistema ha trovato e anche a trovarne i limiti. Confutare un sistema non significa dire che è falso (nessun sistema può essere falso) ma significa dire che il modo in cui il sistema che sto confutando ha compreso l’assoluto, non è il modo più adeguato.
Sembra concludere dicendo che il suo sistema, di idealismo assoluto, sia il migliore. In realtà non era mai stato convinto di aver creato un sistema perfetto:
-la filosofia è lo scandaglio razionale della realtà: il compito della filosofia è quindi quello di dimostrare che la realtà è razionale nel momento in cui la sta esaminando. Ciò non significa che la realtà sarà sempre a stessa.
-la filosofia è il tempo presente appreso in forma di pensiero: il reale prosegue, si evolve e sviluppa quindi non esiste una realtà ultima definitiva.
-la filosofia è la nottola di Minerva che spicca il volo sul fare del tramonto: Hegel stesso riteneva che la filosofia arriva sempre alla fine del tempo presente che è oggetto della sua riflessione, comprende la realtà quando ormai sta già cambiando.
Da qui possiamo capire che quello che lui individua come stato perfetto, è destinato ad essere superato da altre forme di stato più perfetto.
In realtà il sistema di Hegel appariva molto solido per la personalità carismatica del filosofo. Questo spiega perché alla sua morte si presentò una netta scissione in due fazioni: la destra e la sinistra hegeliana espressione di Strauss (esponente della seconda).
1) Destra: ne fanno parte gli allievi più anziani di Hegel, più conservatori
2) Sinistra: ne fanno parte gli allievi più giovani che sono più propensi alla critica del sistema
Gli argomenti che sono motivo di scontro per questi due orientamenti sono:
1) La religione:
la sinistra era convinta che in realtà l’interpretazione di Hegel sulla religione era ben lontana dal cristianesimo. Bruno Bauer per esempio afferma che un grande merito di Hegel è di aver liberato l’uomo dalla tirannia religiosa. Il concetto è meglio spiegato da Ludwig Fauerbach.
Oltre a criticare Hegel per aver preteso che al sua filosofia fosse assoluta e per aver usato come punto di partenza il concetto di essere e di aver quindi rovesciato la relazione pensiero realtà (il pensiero dovrebbe essere conseguenza effettiva della realtà), afferma che la filosofia di Hegel è una forma di teologia mascherata.
Fauerbach vuole indagare la natura cristiana: per lui la religione rappresenta una tappa fondamentale della comprensione che l’uomo elabora su se stesso. La teologia è la prima forma di consapevolezza che l’uomo ha su se stesso. L’unico problema secondo Fauerbach è che si conosce in modo erroneo.
Il Dio non è altro che l’essenza dell’uomo alienata da lui e costituita come oggetto trascendente al quale l’uomo si relaziona inutilmente. È l’uomo a creare Dio.
Lo scopo della filosofia quindi deve essere quello di denunciare questo processo.
L’uomo è un individuo caratterizzato dalla finitezza, dall’imperfezione ma vorrebbe essere perfetto, per farlo aliena la sua essenza che viene caratterizzata da tre forze: l’intelletto, la volontà e il sentimento. A sostegno di questa tesi Fauerbach individua nel Dio cristiano le caratteristiche dell’essenza umana:
- L’onniscienza: la ragione a livello dell’essenza. A livello dell’individuo la ragione è incompleta.
- Fonte di tutti i valori morali: la volontà a livello dell’essenza. In rapporto con Dio l’uomo si sente schiacciato.
- Si esprime come l’amore: la strada che potrebbe permettere all’uomo di comprendere che Dio è la sua essenza (Dio si fa uomo per amore). L’unico problema è la fede, forza che mantiene Dio separato dall’uomo. Tramite la fede l’uomo si chiude in se stesso e quindi assume atteggiamenti negativi verso gli altri. È egoista perché cerca la sua salvezza.
L’uomo deve quindi lasciare la fede da parte e dare spazio all’amore, non per Dio ma per gli altri.
Fauerbach estenderà l’argomento alle altre religioni partendo dal concetto di natura verso la quale l’uomo non ha particolare controllo. L’uomo allora aliena la natura, cerca un mondo perfetto dove trovare la soddisfazione ai suoi bisogni: il paradiso terrestre. L’alienazione verrà risolto quando la tecnologia umana sarà in grado di controllare la natura.
2) Lo stato:
Di natura politica, il conflitto gira intorno all’idea di stato di Hegel che aveva indicato quello prussiano come il più perfetto. Per la destra più attaccata alle idee di Hegel la filosofia doveva solo dimostrare questo fatto, poiché il compito della filosofia è dimostrare. Per la sinistra invece il compito della filo è quello di individuare gli aspetti negativi della realtà e il modo in cui bisogna agire per cambiare le cose. Definiscono la filosofia come “il canto del gallo”, quindi quando il sole sorge, è un compito critico, di novità. Arnold Rudge è l’esponente di questa nuova linea di pensiero.

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