Da Kant a Popper

Kant

Il lavoro di Kant si chiama Criticismo, egli vuole infatti giudicare o meglio esaminare la ragione e i suoi limiti nel campo della conoscenza, nel campo pratico e nell'attività estetica. Analizza così tutti i suoi predecessori e traccia le seguenti critiche:
Critica i razionalisti come Cartesio, di dogmatismo e sterilità conoscitiva.
I loro giudizi erano analitici a priori es. il corpo è esteso.
Critica Empiristi, poichè basavano tutto sui sensi, sintetico a posteriori.
Giudizio sintetico a priori, in cui il predicato aggiunge qualcosa di nuovo al soggetto.
Applichiamo forme pure di spazio e tempo, non si può conoscere niente al di là di spazio e tempo, l'uomo è dotato di intuizione sensibile.
Logica di Aristotele perfetta, mentre lui aggiunge quella trascendentale, cercare cosa ci permette di elaborare giudizi (tante sono le forme di giudizi, tante saranno le categorie)

K. scopre che oltre spazio e tempo, nella nostra mente ci sono le 4 categorie.
Queste categorie vengono applicate alla realtà: Schematismo, determinazione a priori del tempo. All'apice delle 4 categorie vi è l'io penso (detta anche autocoscienza, non individuale ma universale, non è un io variopinto).
Fisica per K. è una scienza in quanto elaborata con spazio, tempo e categorie.
Differenza tra fenomeno, ciò che conosco e noumeno, posso pensare ma non conoscere.
Noumeno positivo, che riguarda Dio, negativo, la nostra intuizione è solo riproduttrice.
Dialettica trascendentale, terza e ultima parte della critica alla ragion pura, dare il colore della verità alle nostre illusioni. VERSTAND e VERNUNFT.
Tanti sono i tipi di sillogismo tante sono le idee della ragione, esse vanno oltre la ragione e non possono essere dimostrate: Dio, anima, mondo.
Le scuole precedenti, hanno espresso giudizi chiamati antinomie.

Ma la ragion pura è anche pratica, ovvero esistono principi morali che ci comandano?
Imperativo ipotetico e categorico, il devo perché devo.
Agisci in modo che la massima della tua volontà sia a fondamento di una legislazione universale.
Ogni qualvolta faccio un azione devo capire se può essere presa per sempre.
Non deve essere contaminata dal sentimento, l'essenza del principio categorico sta nella sua razionalità, l'uomo si deve porre la domanda "devo?". Se devo allora posso.

La libertà: l'uomo scopre di essere libero nel momento del dovere.
Non so cos'è la libertà però la uso, la libertà la uso sul piano metafenomenico.
Differenza fra intelletto e ragione tra Kant e Hegel, mentre in H. intelletto fa segmento e la ragione fluidifica, in Kant l'intelletto è quello che applica le categorie, mentre la ragione si interessa del noumeno.
Moralità è al di sopra delle leggi, sentimento rispetto.
Postulati della ragion pratica, 3 idee che non ampliano la conoscenza, ma ci permettono di comprendere l'esistenza di alcuni oggetti.

Dopo Kant

Dopo la morte di Kant, i filosofi discutono i problemi che egli ha lasciato insoluti.
1)L'aver parlato del fenomeno e del noumeno, aveva diviso l’ essere in due parti, quindi questo dualismo è un problema da risolvere. Si cerca l'essere da cui tutto deriva. Vi è un dualismo come quello di Platone (iperuranio) solo che in questo il noumeno è apparente.
Il primo che si muove è Reinhold. Per costituire un sistema occorre un principio.
Qual è il principio di Kant? La rappresentazione. Lui parte dal fenomeno. Ma quando c’è una rappresentazione bisogna fare una distinzione: vi è il soggetto dell'azione(rappresentante) e un rappresentato.
Il rappresentante subisce le cose. Egli ha l’io penso e con questo si piega su se stesso che dandoci coscienza. Questo dualismo deve essere superato.
Il secondo è Schulze. La sua opera è Enessidemo. Egli finge di essere lo scettico.
Legge la filosofia di Hume e afferma che non è stato superato dal criticismo kantiano. Secondo S. Il criticismo ha fatto ampiamente ricorso al principio di causa in senso ontologico cosa che Kant ha tentato di superare. All’ inizio non voleva prendere in considerazione Dio, poi la prende in considerazione.

Schulze dice che o la cosa (noumeno) in se non è la causa dell’ affezione o se lo è non è inconoscibile.
Per Maimon la cosa in sè non può essere considerata fuori dalla coscienza, perchè sarebbe una non cosa, una radice di -a. Essa va piuttosto pensata come le grandezze irrazionali del tipo radice di 2 che sono grandezze reali che esprimono un valore limite al quale ci approssimiamo all'infinito
Conclusione: la cosa in se è assimilabile alla radice di due.


Fitche

Kant parte dall’ Io penso che applica le sue leggi al mondo esterno, esso è l’autocoscienza dell’Io (A=A) ,Fitche critica quest’aspetto ritenendo che ci sia un principio logico che pone A=A e lo identifica nell’Io Infinito, uguale all’io penso ma che si Autopone e sta al di sopra di tutto .
Grazie a ciò viene ribaltata la concezione che si aveva nell’antichità dove si diceva che l’azione segue l’essere,ora Azione precede l’essere, noi ricerchiamo perciò energia che si scatena in tutte le cose, quest’energia è l’Io inf.(l’uomo non può dedurlo,sarebbe intuizione intellettiva)
Tutto il resto si può dedurre tramite la dialettica che x Kant era negativa ,mentre F. la pone alla base della conoscenza.
Io infinito per conoscersi pone davanti a sé un Non io infinito (in modo inconscio) si specchia e non si riconosce .
Tesi : Attività Pratica (Io inf.)

Antitesi: Attività Teoretica (non io inf.)
Sintesi: Atticità Pratica+ Teoretica (si riconosce e si ricongiunge nell’Io)
Anche il Non Infinito si specchia e da qui nasce l’Io empirico entrambe sono copie imperfette dell’Io infinito.
Libertà x Fitche : Si esprime con conflitto tra Io e Non io ,la non attività è deprecabile.

Politica:
prima fase Giusnaturalista: uomo portatore di diritti inalienabili
seconda fase Socialista: rinnega il diritto di ribellione, riprende Rousseau quando afferma che non vi devo essere né troppi ricchi né troppi poveri, parla di un sistema economico chiuso (Autarchia).
Terza fase Nazionalista: il Discorso alla nazione tedesca serve a risollevare il morale dopo la sconfitta subita da Napoleone. Il popolo tedesco è la culla della civiltà e attribuisce a loro la coerenza di fare ciò che dicono.
Introduce la figura del dotto che deve far progredire la società e aiutare la comunità, esso viene scelto naturalmente.

Hegel

È un professore di filosofia, ha un carattere estremamente meditativo. Studiò molti filosofi, meditò tantissimo, arrivò alla composizione con molta lentezza. Per lui il giudizio deve essere ponderato.
Scritti teologici giovanili : non sono stato studiati x tutto il novecento. Vuole capire l' essenza della religione attraverso le distinte manifestazioni che le religioni hanno dato nel corso del tempo. Il mondo ebraico, cristiano e pagano.
1) i greci hanno realizzato una religione in cui esiste una profonda armonia tra l umano e il divino. Questi dei sono inventati dall uomo. Questo accordo fa si che i greci fossero felici perchè ignoravano la separazione fra l al di la e l al di qua, fra individuale e universale.

2) gli ebrei hanno una scissione tra uomo e dio, vivono un sentimento di schiavitù.
Vivono eternamente su questa terra senza scelta, no felicità.
La sintesi delle prime due è il cristianesimo.
Il cristianesimo è la religione della conciliazione, che media la divisione tra uomo e Dio tramite Gesù, è Aufheben perchè toglie il politeismo, ma conserva il peccato originale che si supera col sacrificio di Gesù (che è logos).

Nota: questo cristianesimo è snaturato, infatti viene accusato di modernismo. Hegel ha cercato di conciliare la dottrina cristiana con il pensiero moderno, mutando la dottrina secondo le sue esigenze. Da questi studi capiamo che il metodo hegeliano è dialettico, diviso in tesi, antitesi e sintesi.

H. tenterà di spiegare come lo spirito e la ragione si evolvano.
I capisaldi del pensiero hegeliano.
1) la realta è spirito infinito
2) la struttura del divenire dello spirito è la dialettica
3) la peculiarità di questa dialettica è il momento speculativo

La realtà come spirito

Per Hegel la realtà non è “sostanza”, ma soggetto e Spirito ed è perciò attività in automovimento ma non è come l io infinito. Hegel non rinnega nè Kant nè Fitche ma in entrambi rimane un dualismo tra Io e Non Io. L'infinito in Fitche è un falso infinito che rimandava sempre a qualcos'altro, era l'infinito dell'intelletto. Per Hegel lo spirito in quanto movimento produce via via contenuti determinati e quindi negativi, si auto genera ed è infinito.
“Infinito è il positivo che si realizza mediante quella negazione che è propria di ogni finito , è il toglimento e il superamento realizzantesi del finito.”
Lo spirito hegeliano è un’ uguaglianza che continuamente si ricostruisce.
"la quiete senza movimento sarebbe la quiete della morte non della vita".
Esempio Bocciolo:
Il bocciolo viene negato dal fiore. Ma negandolo ammette l' esistenza del bocciolo, prendendo tutte le proprietà del bocciolo. Il fiore è una determinazione negativa, in quanto è negazione della negazione. Passando al frutto si ha il compimento dell'azione quindi è positivo. I segmenti singolarmente sono negativi. Tesi-antitesi-sintesi.

Il 1° momento del divenire lo chiamo in se
2° momento essere altro, per sè.
3° momento ritorno a se, in se e per se.
Svilupparsi delle sue qualità.

Dialettica

Poiché la realtà è divenire per essere uno strumento adeguato ,anche la dialettica dovrà essere riformata.
Nell’antichità la dialettica fu considerata la forma più alta di sapere (Platone), oppure identificata con un tipo di sillogismo fondato su premesse non necessarie, ma soltanto verosimili (Aristotele). Con Kant, poi, la dialettica era considerata l’arte sofista di dare alle proprie illusioni il colore della verità, essendo la conoscenza umana limitata al fenomeno. La novità del pensiero hegeliano sta nel concepire la dialettica non come un procedimento del pensiero esterno alla realtà, ma come una legge interna e necessaria, tanto del pensiero quanto della realtà.
Per Hegel quindi Il cuore della dialettica è il movimento, giacchè il movimento è la natura stessa dello Spirito. Perciò la logica hegeliana si contrappone alla logica tradizionale fondata sul principio d’identità e non contraddizione, per H. l'identità è quella che racchiude le differenze (arancia), mentre la contradizione è necessaria perchè è l'avvio della dialettica, tutte le cose sono contraddittorie tranne l'essere.
Il movimento dialettico si divide in 3 momenti:
1)Tesi: Lato astratto intellettivo;
2)Antitesi: E’ il lato dialettico o negativamente razionale
3)Sintesi: E’ il lato speculativo o anche positivo razionale.

1)In questa tesi bisogna vedere in funzione l’intelletto che come ci ha insegnato Kant astrae i concetti de-terminati (che prendono il nome di astratti) e li definisce, ma il pensiero filosofico deve andare oltre i limiti dell’intelletto ,il finito infatti non porta a nulla non c'è avanzamento della conoscenza , perciò deve intervenire la ragione che fluidifica i prodotti dell’intelletto.
2)Andare oltre i limiti dell’intelletto è proprio della ragione la quale ha un momento negativo e uno positivo. Dialettico è quello negativo, è la fase in cui la determinazione, scoprendosi unilaterale e limitata, tende a negarsi, a rovesciarsi nel concetto opposto. La ragione quindi dialettizza, mentre per Kant sillogizzava.
3) Unificazione degli opposti. Quindi il momento speculativo è quello che in tedesco si dice Aufheben.(Togliere e conservare).

Fenomenologia: L’apparire del logos.
Spiegare come lo spirito sia divenuto.
Totalità spirito e singolarità uomo 2 assi cartesiani della fenomenologia.
Per manifestarsi lo spirito passa attraverso dei momenti ,essi sono :
1)Coscienza
2)Autocoscienza
3)Ragione
4)Spirito
5)Religione
6)Sapere assoluto = Logica;

Ogni punto successivo per arrivare alla sua completezza attraversa 3 momenti: Certezza sensibile, Percezione (cataloga ciò che l’intuizione sensibile raccoglie), Intelletto (si ha a circa 3 anni quando si passa all’IO da coscienza ad autocoscienza).

2)Autocoscienza caratterizzata dall’appetito e dal desiderio, tendenza all’ appropriarsi di tutto (Guerra di tutti contro tutti)
Da questa guerra, si ha la dialettica servo-padrone: padrone sarà colui che ha rischiato la vita nella lotta , il servo invece per paura della morte ha accettato la sia condizione di schiavo ,cosa ,oggetto del padrone.
Vi è però un movimento dialettico che porterà rovesciamento parti ,padrone diventa incapace e servo accumula sino a diventare padrone. Il servo ha il polo dialettico nel padrone (LEGGE ETERNA DELLA STORIA)

Antitesi: Servo padrone è lo stoicismo-Scetticismo.
L’Autocoscienza assume la max consapevolezza attraverso lo stoicismo: la coscienza stoica è negativa verso la relazione signoria-schiavitù in quanto il suo operare non è né quello del servo né quello del padrone, ma è quello di un uomo (Marco Aurelio) libero sul trono. Lo stoicismo volendo liberare l’uomo da tutti gli impulsi, lo isola dalla vita. Nella lotta servo-padrone, lo stoico rifiuta la discussione e si isola nella sua pretesa di libertà.
Ma ciò trapassa nello scetticismo, trasformando il distacco dal mondo attraverso una negazione del mondo.
Sintesi: La caratteristica scissione tra stoicismo e scetticismo porta alla coscienza infelice che è la coscienza di sé come sdoppiata da una parte troviamo l’aspetto immutabile e dall’altra l’aspetto mutevole.
Dualismo Corpo-Spirito.
Coscienza infelice : verso gli 11 anni ci accorgiamo di avere uno spirito, un' anima e un corpo (dualismo come in Kant)
Si arriva alla Ragione:

T: Ragione che osserva la natura, essa dovrà raggiungere “la certezza di essere ogni cosa“
1)Piacere individuale (uomo volto alla ricerca del piacere)
2)Sostituisce crescendo al bene personale il bene comune
3)Raggiungimento uomo virtuoso, che sbagliando chiede intervento della ragione
An: Ragione che agisce in diversi momenti
1)L’uomo votato al lavoro che compie
2)Ragione Legislatrice (Imperativi Kant)
3)Ragione critica delle leggi
S: Ragione che Acquisisce la coscienza di essere spirito.
1)L’uomo lavora e crede di essere apposto eticamente ,ma vuole una legge che lo tuteli 2) una volta che noi agiamo seguendo gli imperativi di Kant si è portati a giudicare questa legge 3) Lo spirito si interessa alla politica della comunità (40-45 anni),la ragione diventa perciò spirito ed essa si realizza in un popolo libero.

Dallo Spirito alla Religione

T: Quando venne creata la polis con la sua bella vita (Paganesimo) la società era instabile perché c’era un conflitto tra legge umana e divina (Riprende Sofocle ,quando vuole seppellire il fratello). In seguito i Romani creando la persona giuridica affermano che tutti hanno gli stessi diritti (i romani ne hanno tanti quanto i coloni) perciò dall’avere tutti i diritti, si passa a non averne nessuno > caos > esigenza leader > Dux.

Ant: Lo spirito quindi affamato di potere si serve della cultura e della fede per ottenerlo, ma la ragione si ribella raggiungendo la sua max espressione nell’Illuminismo (la fuga del dileguare, che è sia positivo che negativo)

Sint: Spirito e ragione che si conciliano ,grazie alla morale Kantiana il devo perché devo ,che però non ci dice cosa devo perciò spinge l’individuo ad essere coscienzioso e fa solo ciò che ritiene giusto e può compiere anche del male in nome della giustizia. La coscienziosità portata ai max livelli ,può far si che l’anima non si voglia compromettere con nessuna azione , ma si prende la briga di giudicare gli altri. (Anima bella romantica).
Spaccatura/Dualismo tra Giudicante (ragione) e giudicato (corpo)

Religione,autocoscienza dell’assoluto

1° Manifestazione: Religione Orientali
2° Manifestazione: Paganesimo
3° Manifestazione: Cristianesimo, trinità (t: Gesù, ant: spirito santo e S: Dio)

Spirito Assoluto apice fenomenologia, sfocia nella logica;
Logica che non è più descrittiva ,come in Aristotele ma deduttiva poiché il fine ultimo è la ricerca del Logos. Con la fine della fenomenologia si ha dualismo corpo spirito che si supera con Pensare=essere facendo diventare ideale ciò che è reale e ricorrendo anche al principio logico di S.Anselmo ,se io penso qualcosa ,essa esisterà per forza.

Logica studia la struttura interna del logos > pensare = essere. Logica, ontologia e metafisica sono la stessa cosa. Logica di Hegel può essere una teologia.

T: Essere
A: Essenza (Wesen, ciò che era l'essere)
S: Concetto

Logica dell'essere:
T: Essere(logos)
A: Puro Essere, è il il vuoto pensare perché non ho il c. ogg ,pensando metto in moto la mia mente che è divenire
S: Divenire è la verità del pensare, essere e non essere sono superati dal pensare che sfocia nell'esserci(essere qualcosa di determinato).
Critica il falso infinito di Fitche, perché infinito dell'intelletto e non della ragione, che consente di raggiungere qualcos'altro.
Il finito allora è qualcosa di non reale (è un determinato), quindi l'albero sta nell'infinito che è il vero, logos, spirito. 

Logica dell'essenza, studia il pensiero ciò che c'è sotto l'essere.
Rivede princ. non contrazione e identità di Aristotele perché punto di vista dell'intelletto non della ragione e criticando K. sull'idea di Dio, recupera prova S.Anselmo, se lo penso ,esiste .


Concetto per Socrate era astrazione di particolari, ma era il punto di vista dell'intelletto , per Hegel è Forma Infinita Creatrice (forma ciò che rende un uomo, uomo e non cavallo) che auto-creandosi si pone tutte le determinazioni logiche. Il concetto è assolutamente astratto e concreto poiché contiene l'unità di essere ed essenza.
Il giudizio per Aristotele era un insieme di concetti, giudizio dell'intelletto.
Il giudizio per H. coincide con la proposizione speculativa in cui è della copula esprime l identità tra soggetto e predicato. Giudizio della ragione.
La proposizione speculativa non dovrà avere questa rigidità tra soggetto e predicato, dovrà essere plastica.

Sillogismo: E' fatto da tre parti. Si passa dall' individuale, particolare, conclusione.
Anche per Hegel ha 3 momenti: universale che tramite il particolare si individualizza e viceversa. Es. L animale (universale) tramite l' uomo (particolare) si individualizza in Socrate (individuale). C'è un terzo momento, che non c'è in Aristotele.
Ogni cosa al mondo è un sillogismo.

Con la logica abbiamo studiato l'essere al suo interno. É come se avessimo studiato dio nella sua forma primordiale.
Adesso come può essere uscita l'esistenza dall essere.

Tesi: sapere assoluto
Ant: Filosofia della natura: unisce la filosofia alla scienza
Sint: Filos. Dello spirito.

1) ci parla dell'antropologia, ma è sostanzialmente l' autorealizzarsi dello spirito, uscita dell' idea fuori di se.
2) lo dividiamo in 1) diritto, 2) moralità 3) eticità
1) l uomo fa valere il suo diritto di proprietà. Ho bisogno di un contratto per certificare la mia proprietà. Dobbiamo controllare chi non rispetta il contratto, serve un codice Per controllare chi viola la legge. Qui l'uomo ha una libertà della persona giuridica, libertà formale= che nella forma siamo liberi, nella sostanza no.
2) la moralità necessita della critica dell'individuo, come Kant. Spirito critico kantiano. Sono libero nel momento in cui devo.
3) si realizza attraverso tre momenti: la famiglia, che nasce dall'amore di due soggetti con lo scopo di dare alla nascita i figli. C'è un limitarsi della libertà, quando i figli vanno via di casa nasce la società e lo stato. Lo stato è la sintesi di tutto questo processo. Nello stato si invera la famiglia e la società. Sono nati per lo stato. Era previsto che il logos arrivasse allo stato. Ma che tipo? Lo stato ha il compito di formare il cittadino. Perché lo stato è la ragione. É lo stato che forma il cittadino. Sarà una società segmentaria (il contrario della rivoluzione francese).

La dialettica degli stati = ogni stato si vuole appropriar degli altri. Nasce la guerra che è un male necessario. La guerra è come il vento per il mare, se esso non fosse agitato dal mare l' acqua sarebbe putrida. Dalle guerre risultano rafforzati i popoli.
Le nazioni che sono in discordia in sé acquistano la pace mediante la guerra all'esterno. Dalla guerra proviene la mal sicurezza della proprietà ma anche questa è necessità, perché anche le proprietà si modificano. Dalla dialettica degli stati nasce la storia. Il popolo dove lo spirito si è meno identificato perde. Lo spirito contiene l'astuzia, approfitta di individui cosmico- storici. Vi è una teodicea = dio che diventa reale mentre teofania cioè dio che si manifesta.
La storia è un continuo superamento. L' ultima tappa è quella romanico - cristiana, la sua. La storia non si ferma.

Schopenhauer

Avversario dell'ottimismo idealistico, ne condivide però lo spirito romanico e l'aspirazione all'infinito. Ascolta le lezioni di Fitche e ammira molto K.
La sua tesi di laurea è sulla "Quadruplice radice del principio di ragion sufficiente". La sua opera è "Il mondo come volontà e rappresentazione". Nel 1820 va in Italia, Il suo pessimismo è simile al pessimismo di leopardi. Morto Hegel incomincia ad essere apprezzato e conosciuto: critica H. affermando che il suo idealismo è tipico delle università, cioè che non aveva applicazioni. Critica anche il suo ottimismo, essendo essere = pensiero tutto è conoscibile, quindi l uomo è felice. Ha studiato un po' la filosofia indiana, fu il primo.

Differenza tra fenomeno e noumeno.
Il fenomeno è apparenza, sogno, ciò che nella filosofia indiana chiama " velo di maya" ed è l'unica cosa conoscibile.
Il noumeno è il limite ciò che è oltre il velo di maya.
Questo noumeno sarà colto dall'individuo tramite l'introspezione.
Guardando se stesso ha scoperto che l uomo possiede tanti desideri e per ogni desiderio che l'uomo soddisfa , se ne affacciano tanti altri. Se uno desidera gli manca qualcosa. È questa mancanza rompe l'equilibrio interno, l'omeostasi= stesso equilibrio. Quindi ci diamo da fare per colmare questo buco,soddisfatto un desiderio però ne subentra un altro.
Conclusione: La vita è un passaggio da un desiderio ad un altro. Dunque la vita è dolore poiché le mancanze sono tantissime ,ma le felicità sono molto poche.
Il motore che anima l'individuo è la volontà.
Cos'è il noumeno? É la volontà di vivere. Spinge tutti gli individui ad agire. Il fenomeno siamo noi, tutto l'esistente.
La Volontà cattiva, bieca, irrazionale è il substrato dell'esistente.Lei vuole continuare a volere sé stessa. La volontà ha gli attributi dell'essere. La volontà forma le cose con una linea, ma sono cose apparenti che possono scomparire. Tutto scorre, pantha rei.

Differenza tra Hegel e Schopenahuer

La volontà è irrazionale, il logos hegeliano è razionale. Tutti e due parlano di infinito, mentre la determinazione -finito è per entrambi da superarsi, Hegel ottimista perché si può superare con la dialettica, Schopenhauer Pessimista.
La volontà crea da se stessa, come l'uno di Plotino. Essendo la volontà un noumeno è fuori dal tempo e dello spazio. La volontà si oggettivizza in tre gradi diversi, ogni grado è un idea in senso platonico. Il grado più basso è costituito dalle forze generali della natura, poi piante e poi animali (uomo). Queste idee vengono espresse nella realtà come copie di quell'idea. Ogni grado è come se entrasse in un contesto, obbedendo alle leggi del mondo fenomenico, spazio, tempo e causalità.

Il mondo come rappresentazione

Il trattato inizia così "Il mondo è una mia rappresentazione"
É un principio, come un assioma euclideo, lo prendiamo come postulato.
Perché dicendo mia S. Sottolinea il soggettivismo. Poi con la parola rappresentazione intendiamo riprodurre qualcosa, quindi non è reale.
In una rappresentazione c'è il soggetto e l'oggetto. Tra questi due elementi applico all'oggetto le mie forme pure. L'oggetto ci trasmette delle informazioni, per riconoscerlo. Io conosco l'oggetto, l'oggetto no, lui subisce la mia azione. Il soggetto della rappresentazione è ciò che tutto conosce, ma non lo conosce nessuno perchè non può diventare oggetto.
- Un oggetto da sensazioni diverse a diversi soggetti, a uno da una sensazione, a un altro un altra.
Libertà della volontà di vivere
Io sono un fenomeno della volontà di vivere. Io non sono libero, è la volontà di vivere che decide. Libertà apparente. Tutte le mie azioni sono apparenti, anche l'amore. Però è la volontà di v. che si serve dei miei sentimenti per portare avanti la specie. Dopo l'atto sessuale ho uno scrupolo di coscienza, un senso di colpa per aver dato alla luce un altro essere che soffrirà.
La solidarietà è un'invenzione umana, ennesimo strumento della volontà.
Come liberarsi dalla volontà di vivere? Non Attraverso il suicidio perché uccidendo me io non uccido la volontà di vivere perché rimane in tutti gli altri quindi non serve a niente.
C'è il suicidio egoistico: non sopporta più di vivere, ma è una soluzione vigliacca. Egli non è stato capace di superare la volontà di vivere. C'è il suicidio altruistico: privo d'interessi quindi per paura di dar fastidio si suicidano. Per S. è inutile perché la vita è comunque sofferenza. C'è il suicidio anomico (senza regola): come i kamikaze. Il suicidio x S. non è quindi un modo per liberarsi.

Per liberarsi dalla volontà di vivere da tre possibilità:
1) L' arte
2) Morale
3) Compassione e ascesi

1)che cosa troviamo nell'arte? Diamo libera espressione alle nostre facoltà spirituali. Ricerca di aponia e atarassia. Anche la contemplazione estetica è arte, ti ridà un equilibrio. Si sente liberato. Nel dimenticare la volontà di vivere è come se mi riunissi, con l'intuizione estetica, alla mente di chi ha creato quell'opera.
Passaggio alla morale. Colgo un sentimento di umanità e di aspirazione all'universale. Mi spinge a comprendere che non solo io sono fatto così ma tutto l'universo è fatto così. L'arte è strumento di elevazione morale ma anche di compassione. (patire insieme)
2)Morale: impegno nell'occuparsi del prossimo. La morale non è spontanea, ma sgorga da un sentimento, la pietà. La pietà è un sentire insieme. Come dice Wagner attraverso la compassione noi conosciamo la sofferenza che è sì dell'altro, ma essendo io uguale alla altro è anche la mia. L'essere uomo è uguale, la volontà è diversa.
La morale si concretizza in due virtù cardinali: la giustizia e la carità (agape). La giustizia è il primo freno al nostro egoismo, attraverso le leggi. L'agape è vero amore perché è disinteressato, non è carità per soddisfare il proprio ego, ma è assumere su di se il dolore cosmico.
3) La compassione lacera il velo di Maya, facendoci capire che tutti gli esseri soffrono come noi. Attraverso l'ascesi cessa di volere la vita, di volere se stesso, il primo passo dell'ascesi è la castità perfetta. Rinuncia ai piaceri della vita: povertà e tutte quelle attività che sciolgono le volontà di vivere, quindi l'ascesi è l unica libertà. Quando l'uomo ascende raggiunge lo stato di grazia.
S. è ateo, ma non si rifà a dio, ma mette a capo il nirvana buddista, che è l'esperienza del nulla, cioè un nulla che è negazione del mondo.

Estimatore di S. è Wagner. Il suo Tristano e Isotta s'ispira a questa brama di ascesi. Altri è Kierkegaard, Nietzsche, Wittgenstein, Freud, riprende la volontà di vivere che anima tutti gli uomini. Italo Svevo.

Kierkegaard

Nasce in Danimarca il 5 maggio 1813. Il padre aveva una moglie senza figli molto malata, a cui era stata affidata una badante, che , una volta morta la signora, sposò il vecchio padre, e da quel matrimonio nacque Kierkegaard. Nasce in un clima molto severo: padre protestante e intransigente (Kantiano). Si iscrive a teologia, una specializzazione. Nella facoltà è imperante il pensiero di Hegel, forse ancora vivo. Si laurea in teologia e a seguito di questa laurea avrebbe potuto fare il pastore protestante, invece comincia a seguire le filosofie di Shelling (idealista) e vive con un capitale lasciatogli dal padre. Nel frattempo si fidanza con Regina Hollzenn, ragazza di buona famiglia; dopo un anno di fidanzamento Kir. manda a monte tutto, causando un grande scandalo anche nei giornali satirici. Kir. se la prende per tutto questo perseguitare, e gli altri insistono ancora di più. Questi episodi hanno avuto una risonanza nelle sue opere : per esempio nel suo diario ci sono alcuni racconti in cui parla di un "grande terremoto" a causa del quale ha dovuto modificare il suo metodo di lavoro. Accenna inoltre a una colpa grave che doveva gravare sulla sua famiglia ma non si è mai capito cosa sia: forse una malattia per cui non può portare avanti il matrimonio, o forse probabilmente l'incontro tra la mamma e il papà era avvenuto ancora prima che la prima moglie sparisse, ciò per una persona così moralmente giusto sarebbe stato influente, ma non per Kir. Scrive molto.

Per Kierkegaard l'uomo si trova sempre al punto zero un punto di massima incertezza tra il si e il no ciò si differenzia da Kant poichè egli sosteneva che l'uomo agiva in modo conoscitivo.
Il Punto Zero è l'indecisione permanente ,l'equilibrio instabile tra alternative opposte che si aprono di fronte a tutte le possibilità.
La paura di sbagliare impedisce di decidere, vedi anima bella romantica (Hegel), che per paura di sbagliare non agisce e critica gli altri. SI e NO sono aut...aut, che è anche la prima sua opera.
Filosofia dell'aut...aut che non è la filosofia di Hegel, che è dell'et...et, togliere e conservare. È dunque più vicino a Kant. Altra differenza è che in Hegel si studiava la filosofia della totalità, il divenire del logos, mentre Kir. parla del singolo e della sua esistenza. Quindi possiamo dire che Kir. è l'anticipatore dell'esistenzialismo. Accentra l'attenzione sull'essere individuale, sull'uomo, su quelle che sono le sue dannazioni e le sue scelte.

L'aut...aut è il primo volume pubblicato con uno pseudonimo. Stadi dell'esistenza. Due stati fondamentali della vita: estetica e morale (etica). Tra i due stadi non c'è continuità ma opposizione, sono due strade diverse.
Lo stadio estetico è la forma di vita di chi coglie l'attimo, l'istante irripetibile. L'esteta è colui che è dotato di un senso finissimo per trovare nella vita ciò che vi è di interessante e trattare i casi vissuti come se fossero un opera d'arte (vedi d'Annunzio). L'esteta si forgia un mondo luminoso dal quale è esente la banalità, l'insignificanza, la meschinità e vive uno stato di ebrezza intellettuale continua. La vita estetica esclude la ripetizione ed è incentrata su Giovanni, protagonista del "diario del seduttore". In questo diario Don Giovanni, esteta per eccellenza, raggiunge il suo godimento non nella ricerca sfrenata e indiscriminata del piacere e del godimento, ma nella limitazione e nell'intensità dell'appagamento.
Ma la vita estetica a un certo punto rivela la sua insufficienza e produce noia e stanca: chi cade nella noia cade nella disperazione (vedi Pascal), cioè l'ultimo sbocco della vita estetica.
Essa sta a significare l'ansia di vivere un'altra vita. Disperandosi io scelgo nuovamente me stesso e da questo nasce la vita etica, o meglio abbandono la vita estetica e passo a quella etica. Raggiungi cioè la maturità, che ti porta alla vita etica.

Vita etica

È il dominio della riaffermazione di se, del dovere, della libertà. Perché della libertà? Nella vita estetica non esiste la libertà: chi comanda è il desiderio, sono i sensi, quella voglia che a lungo andare è nauseabonda. L'elemento etico è quello per cui l'uomo diviene per ciò che diviene. Diventiamo cioè quello siamo. La vita etica è incarnata dal marito; il matrimonio è dunque l'espressione tipica dell'eticità. Mentre nella concezione estetica solo una coppia di persone eccezionali può essere felice, nella concezione etica del matrimonio può diventare felice ogni coppia di sposi. La persona etica vive del suo lavoro per il quale prova piacere, perché magari esprime i suoi interessi e ha la possibilità di interagire con altre persone. Questo marito è l'uomo etico ed è felice, una felicità non confrontabile con quella dell'esteta: qui è omeostasi, equilibrio. Come per la vita estetica abbiamo parlato della noia, la vita etica ha come apice, il pentimento, che è una scelta. Consiste nel riconoscimento della propria colpevolezza persino di ciò che si è ereditato, del nostro DNA per esempio.
Questo pentimento ci porta alla vita religiosa.
La fine di uno stato porta ad una crisi, una disperazione. Nello stato etico l'uomo si pente. L'uomo etico pentendosi ci porta alla vita religiosa. Non c'è continuità tra la vita etica e religiosa tra esse vi è un abisso. Per capire questo ci rifacciamo all'opera "timore e tremore" in cui prende come esempio Abramo. Vissuto nel rispetto della legge morale. Riceve l' ordine di uccide Isacco quindi di infrangere la legge morale per ubbidire alla legge divina.(vedi Hegel Antigone) Abramo viene fermato da un angelo nell'atto del sacrificio.
Affermazione del principio divino viene oscurata la legge morale, quindi tra i due non vi è conciliazione, sono un aut...aut, per Hegel era et....et. Abramo ha soltanto la fede quindi opta per il principio religioso. La fede non è un principio generale, è un rapporto privato tra uomo e dio (essendo lui protestante) , un rapporto assoluto con l'Assoluto .
La fede è il dominio della solitudine non ci sono voci umane e regole, siamo liberi. Se è solitudine, è rischioso procede in una vita religiosa: c'è il rischio di guardarsi indietro e rendersi conto che si ha sbagliato tutto, perciò la legge morale è una scelta più facile.
Come l'uomo può stabilire di essere l'eletto da dio? C'è solo un segno: la forza angosciosa con la quale questa domanda(credo in dio o no?) si pone all'uomo.
Quindi la fede è la CERTEZZA ANGOSCIOSA è paradosso e scandalo e Cristo è il segno di questo paradosso essendo colui che muore come uomo,mentre parla e agisce come dio.

Sentimento del possibile: l'angoscia

Abbiamo detto di certezza angosciosa. Kierkegaard scrive due libri: il concetto dell' angoscia e la malattia mortale.
1) Egli si chiede perché l uomo per sua costituzione sia angosciato e quindi viva nell' incertezza, nel dubbio. In questo libro egli analizza il rapporto dell'uomo col mondo, perché si crea angoscia nell'individuo?
E' collegata col peccato originale. Adamo ha un'innocenza dettata dall'ignoranza. Questa è la causa dell'angoscia e poi dell'errore. Il niente produce innocenza, ma il niente produce ignoranza. Adamo ha un'innocenza ignorante. Adamo sà di non sapere quindi si angoscia, viviamo sempre l'angosciante possibilità di scegliere. Non è libertà astratta, ma è limitata, finita. Perché sono ignorante. Solo se sapessi,potrei essere libero. L'angoscia riguarda anche il passato inteso come possibilità di ripetizione. L' angoscia è legata a ciò che non è , ma potrebbe essere. Se l'uomo fosse angelo o bestia non conoscerebbe l'angoscia, la bestia perché ha povertà di spirito, l'angelo in quanto non ha il peccato originale.
Più grande è l'angoscia nell'uomo più grande è l'uomo stesso.

La malattia mortale analizza il rapporto dell'uomo con se stesso. Hegel diceva di volere o non volere se stesso. La malattia mortale è l'angoscia perché è una mancanza dell'uomo il quale mortale. " l'angoscia è la più gravosa di tutte le categorie" è a priori, io ci nasco, non potrò mai separarmi.

La disperazione. L'angoscia è la condizione dell'uomo nel mondo. La disperazione è la condizione dell'uomo nei confronti della sua interiorità, quindi è inerente alla personalità stessa dell'uomo.
Angoscia e disperazione sono simili, perché si fondano tutte e due sulla struttura problematica dell'esistenza. La disperazione è legata alla natura dell'io, i rapporti tra le nostre strutture sono diversi in ogni individuo, quindi il nostro io è diverso dagli altri. L'io può volere o non volere se stesso. Se vuole essere se stesso essendo finito non raggiungerà mai l'equilibrio, se accetta se stesso sarà disperato dal pensiero della morte . Se non vuole essere se stesso e aspira a qualcosa di più allora rompe l'equilbrio, ma è comunque finito.
La disperazione è la condizione di tutte e due le conseguenze.
La disperazione viene definita allora la malattia mortale, non perché porti alla morte dell'io, ma è il vivere quotidianamente la morte dell'io.

L'io che cos'è? E' sintesi di necessità e libertà, la disperazione nasce dalla deficienza di necessità o dalla deficienza di libertà.
La deficienza di necessità è la fuga dell'io verso possibilità che si moltiplicano all'infinito e allora la disperazione che ne nasce è chiamata evasione ,tentiamo rifugio in qualcosa di impossibile.
Evasione ,avviene perché non riesci ad accettarti, è dunque peccato, la fede è l'eliminazione della disperazione ,chi rimane nella disperazione rimane nel peccato.
Deficienza di Libertà, è data dall'angoscia del peccato originale.
Secondo Kir. la storia non è una Teofania (Dio che si manifesta, per Kir. è trascendente) l'uomo fa la storia , Dio però scende ed entra nella storia (es. Gesù) Dio vive nella non verità ,quindi DIO rimane sempre fuori da qualsiasi ricerca umana, il cristianesimo allora è un fatto storico.
L'uomo non ha la verità, il maestro è Cristo.

Dopo Hegel

Alla morte di Hegel si parla di destra e sinistra
Vengono a discussione su problemi politici e religiosi.
Problema politico: Destra sosteneva stato prussiano che costituiva l'approdo della dialettica hegeliania ,la migliore e quindi rappresentava la massima espressione della razionalità, sinistra sosteneva che dialettica doveva sempre proseguire anche la Prussia doveva essere superata.
Problema religioso: H. diceva che religione e filo avessero stesso contenuto che la religione esprimeva attraverso rappresentazione, mentre filo attraverso il concetto e la religione secondo H era il luogo ove un popolo definisce ciò che per lui è vero.La destra interpretò dicendo che il cristianesimo era perfettamente compatibile con filosofia Hegel mentre sinistra sostiene che religione debba essere superata attraverso filosofia per arrivare al razionalismo togliendo così al cristianesimo ogni valore di trascendenza , per loro il cristianesimo era solo una tappa per arrivare a una filosofia razionale.

Positivismo

Caratterizzato dall'esaltazione della scienza, nasce in Francia nella prima metà dell'800 ma si impone a livello europeo nella seconda metà del secolo.
Il termine "positivo" da cui prende il nome viene assunto in due significati fondamentali:
1) positivo è ciò che è reale, effettivo, sperimentale, in opposizione a ciò che è chimerico, metafisico, astratto;
2) positivo è ciò che è fecondo, pratico, efficace, in opposizione a ciò che è inutile ed ozioso, che non serve a niente.
La definizione di positivo comparve per la prima volta nel 1822 su "Catechismo degli industriali" di Saint Simon (vedi socialismo utopistico).
Questa definizione sarà usata e pubblicizzata da Augusto Comte, dandole quell'importanza alla parola.
Il positivismo appare caratterizzato da:
1) la scienza è l'unica conoscenza possibile all'uomo ed il metodo della scienza è l'unico valido.
2) la metafisica è priva di valore: "keine Metaphisik mehr", niente più metafisica.
3) non avendo argomenti propri o campi privilegiati di indagine la filosofia tende a coincidere con la totalità del sapere positivo, o meglio con l'enunciazione dei principi comuni alle varie scienze. Il mestiere della filosofia deve essere riunire e coordinare i risultati delle scienze: la filosofia è la metodologia di tutte le scienze.
4) il metodo della scienza va esteso a tutti i campi, anche quelli che riguardano l'uomo e la società. Nasce durante il positivismo la sociologia come nuova disciplina.
5) il progresso della scienza rappresenta la base del progresso umano ed è lo strumento per riorganizzare la società, la vita. Quindi il progresso della scienza è quello che ci fa superare le crisi del mondo moderno. La scienza ci farà progredire e ci farà superare le crisi.
6) il positivismo nasce in un momento di restaurazione, in cui esiste una crisi socio-politica. Poi nella seconda metà dell'800 più che come soluzione di una crisi si presenta come stimolo di un progresso in atto (in Inghilterra è il trionfo del liberalismo in patria e del liberismo nelle colonie: pace in patria ma non nelle colonie).
7) in campo economico nel periodo positivista abbiamo il capitalismo industriale in ambito sociale. Assistiamo al tramonto dell'idealismo romantico e alla nascita di un sapere positivo più aderente alla realtà (vedi Naturalismo, diffusione del sapere, legge Casati).
È la filosofia che anima il decollo industriale.
È la filosofia dello scambio culturale, che genera in Europa una fiducia entusiastica nelle forze dell'uomo e nelle potenzialità della scienza, della ricerca.
Il positivismo produce un clima di ottimismo che si diffonde in tutta Europa.
Quest' ottimismo è presente soprattutto nelle classi dirigenti e capitalistiche, ma anche nelle classi popolari (vedi il Welfare state di Bismarck e in Inghilterra).
Geymonath dice che il positivismo esprime ideali e punti di vista della borghesia e quindi dal punto di vista politico è contrario al conservatorismo ma è anche contrario al rivoluzionarismo marxista.

Positivismo e Illuminismo

Le due filosofie possiamo dire che sono simili perché hanno ambedue fiducia nella ragione e nel sapere e ambedue pensano che questo sapere ci porti a un progresso illimitato al servizio dell'uomo. Ambedue esaltano la scienza a scapito della metafisica.
Entrambe hanno un atteggiamento laico.
- Mentre gli illuministi hanno combattuto contro forze culturali e sociali facendosi promotori degli interessi economici e politici della borghesia, i positivisti sono in una mutata condizione sociale perché la borghesia dopo la rivoluzione francese si è ormai radicalizzata.
Quindi i positivisti hanno una minor carica polemica in filosofia e in politica.
Illuminismo: rivoluzione. Positivismo: riformismo.
- Compito della filosofia. Per i positivisti il compito della filosofia è di essere una metodologia delle scienze.
Gli illuministi (Kant) si sono cimentati per una fondazione gnoseologica e critica della scienza. In altri termini Kant si è chiesto se il sapere è universale o meno (si lo è perché si basa sulle forme a priori).
- I due movimenti si differenziano per l'approccio alla scienza. Per l'Illuminismo la ricerca di un sapere sperimentale serve per cancellare le false credenze (idolatria, metafisica e religione). Per i positivisti la scienza diventa la nuova religione.

Idealismo romantico e positivismo

L'idealismo nasce in Germania in relazione ai problemi lasciati in sospeso da Kant.
Il positivismo nasce in Francia e si riconnette all'eredità illuministica. L'idealismo romantico parla di spirito e di dialettica, l'altro di scienza, umanità, progresso.
Il primo si afferma in Germania, dove non c'è stata rivoluzione borghese, e quindi è collegato al ceto medio di una società pre-industriale.
Il Positivismo nasce in Francia in una società borghese, capitalista, industriale.
Tuttavia il Positivismo è stato definito anche il Romanticismo della scienze, perché esalta e infinitizza il sapere positivo.
Una cosa che hanno in comune è il procedere dialettico, il divenire ascendente e considerano il finito come manifestazione di una realtà infinita, quindi il filosofo idealista o positivista è un profeta, è giustificazionista nei confronti del reale(l'uomo si deve adeguare ).
Ambedue entrano in polemica con l'individualismo illuminista e tendono a risolvere ed integrare l'individuo in totalità statali.
Ambedue sono due filosofie ottimistiche.

Marx

Nasce nel 1818 a Treviri. Genitori di origine ebraica. Erano state varate leggi antisemite in Renania. Si dà al giornalismo sulla “gazzetta renana”, organo dei radicali borghesi di quei luoghi (sx). Poi sceglie studi economici e giuridici. Entra in contatto coi socialisti utopistici. Scrive “Manifesto Comunista”. Opera fondamentale “Il Capitale”. Si trasferisce a Londra dove condurrà una vita piuttosto misera. Vive grazie all' elemosina degli amici. Muore nel 1883.

Marx critico di Hegel

La filosofia di Hegel interpreta il mondo in maniera rovesciata, dunque non è filosofia, ma IDEOLOGIA perché parla del logos e non dell’uomo. “H. ragiona come se le istituzioni esistenti derivino da pura necessità magistrale”, poiché tutto è razionale anche le istituzioni saranno razionali.
Conclusione: H. subordina la società civile allo stato e inverte soggetto e predicato, infatti gli uomini reali diventano predicati della mistica sostanza, del logos. Non è la religione che crea l’uomo, ma è l’uomo che crea la religione, così non è la costituzione che crea l’uomo, ma è l’uomo che crea la costituzione.
Critica anche i giovani hegeliani di sinistra, poichè essi hanno evitato di trasfondere nella prassi, ciò che avevano trascurato nella teoria: sono rimasti idealisti.


Marx critico degli economisti classici

Critica in primis Adam Smith, il quale diceva che “il valore di ogni merce era determinato dalla quantità di lavoro effettuato”.
M sostiene che non bisogna considerare la “quantità individuale”, ma la “quantità di lavoro socialmente necessario”, quindi la somma dei singoli lavori.
Gli economisti classici pensavano che lo scambio fosse determinato solo da un rapporto tra oggetti (io scambio il mio maglione e tu mi dai i tuoi calzoni).
M. nega questo (sarà poi studiato e commentato da Lenin): dice che lo scambio è uno scambio di rapporti tra gli uomini. Es. Come è giudicato l’uomo in oriente e occidente? Gli stipendi sono diversi: non scambiamo merci, ma facciamo un rapporto tra uomini; ci sono uomini di serie A e di serie B. In oriente l’uomo vale meno perché sono in molti.
Per gli economisti classici il valore della merce era intrinseco alla merce stessa, ma il valore non è solo nell’oggetto, ma è nel tempo di lavoro.
M. dice che i rapporti non sono tra merci ma sono tra gli uomini; quando scambio le cose scambio il tempo di lavoro.
Essi parlano di proprietà privata = diritto naturale, ma non ci spiegano da dove essa derivi; per loro è una legge e come tale deve essere fatta valere.

Marx critico del socialismo utopistico

Utopistici = chi nel 1800 voleva migliorare la società; suggerivano cose impensabili (creare comunità dove non esisteva la proprietà privata).
Però questi socialisti utopistici hanno avuto il merito di aver sollevato per primi il problema della società: si sono resi conto che fosse compito degli intellettuali trovare una soluzione ai problemi sociali, non solo facendo carità, ma cercando di limitare al minimo, fenomeni di povertà, aiutare a tenere alta la dignità dell’uomo (che è annullata dall’elemosina) ecc…

- SOCIALISMO REAZIONARIO: si rivolge all’Ancien Regime, è tipico di quelle persone che si fanno vedere come socialisti, ma in realtà puntano a tornare al feudalesimo.
- SOCIALISMO PICCOLO BORGHESE: (piccolo bottegaio costretto a chiudere per la crisi) cosa può fare se non ha risparmi? Scende in piazza accanto ai socialisti per paura di essere ricacciati nella loro miseria dalla quale le loro famiglie si erano innalzate.
- SOCIALISMO CONSERVATORE: filantropi = uomini che vogliono migliorare ma non cambiare, migliorare gradualmente e non andare alla radice.
- M .e Hengel proporranno SOCIALISMO SCIENTIFICO: basato sul lavoro perché proprietà è furto.

Prima però critica Proudhon che affermava “Cos’è la proprietà? Un furto”, ma non dice il perché. Quindi M spiegherà perché è un furto nel suo socialismo scientifico.

Marx critico dell'alienazione

ALIENARE = togliere qualcosa a qualcuno per darla a un altro.
Feuerbach (sinistra hegeliana) per primo aveva parlato dell’alienazione in campo religioso e aveva detto “Dio è l'alienazione dell'uomo”.
Aveva scoperto che l’uomo fin dai tempi dell’antichità aveva compreso i suoi limiti e dunque aveva creato un qualcosa chiamato “Dio” e gli aveva dato tutti gli attributi che gli mancavano e sempre a lui si era sottomesso. Si era tolto la razionalità (degli uomini) per darla a Dio.
Marx condivide questa critica e aggiunge: L'uomo è alienato a causa del lavoro;
l’Io ripete tutto il giorno lo stesso lavoro, viene mutilato nella sua creatività e umanità dunque il lavoro è esterno all'operaio, non appartiene all'essere dell'operatore.
L’operaio si sente se stesso solo fuori dal lavoro, mentre al lavoro si sente fuori di sé e quindi non trova nel lavoro le soddisfazioni, ma vede il lavoro come un mezzo per soddisfare i suoi bisogni; si sente libero sono nella sua funzione animale (mangiare, bere, riprodursi) e si sente una bestia costretto nelle sue funzioni umane (lavoro).
L’operaio diventa tanto più povero quanto maggiore è la ricchezza che produce, quanto più la produzione cresce di potenza (qualità) e di estensione (quantità). L’operaio diventa una merce tanto più vile quanto più grande è la quantità di merce che produce”.
Feuerbach chiede: “Perché l’uomo crea Dio? Perché l’uomo è alienato dal lavoro (i critici del 1900 dicono che Schopenhauer, Nietzsche, Marx sono i primi tre filosofi del “sospetto”).
Non basta denunciare l’alienazione religiosa, ma dobbiamo cambiare le condizioni di vita in modo che non ci sia alienazione religiosa;
La religione è la teoria rovesciata di questo mondo.

Marx critico del materialismo storico

M. nella prefazione “per la critica dell’economia politica" dice che: il materialismo storico consiste nella tesi secondo cui “non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è il loro essere sociale che determina la loro coscienza (è il vivere che ci ha condizionato).
Esiste un rapporto tra strutture economiche delle società e sovrastruttura ideologica (tutto è materia, il divenire della materia è dialettico; la struttura della società è l’economia e non l’ideologia, tutto ciò che va oltre l’economia viene chiamato SOVRASTRUTTURA).

M. divide il processo storico in 5 tappe. Ci spiega come ci sia stata l’ evoluzione della materia, economia, strutture che hanno determinato la coscienza degli uomini
(prima si deve vedere la prassi, poi l’idea).

1) COMUNITA’ PRIMITIVA: non esiste prop. privata e non c’è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Lavoro collettivo
2) REGIME DI SCHIAVITU’: uso strumenti di metallo (Locke), si formano le classi dei ricchi e dei poveri; nasce quindi la schiavitù e con essa lo sfruttamento della forza lavorativa. Razzismo
3) SOCIETA’ FEUDALE: si passa dalla schiavitù al servilismo. Nasce piccola proprietà
4) REGIME CAPITALISTA BORGHESE: invenzione macchina e sul crollo del feudalesimo nasce il capitalismo (vedi in storia “protocapitalismo”)
5) SOCIETA’ PROLETARIA: arrivo del processo dialettico concluso con la vittoria del proletariato. I mezzi di produzione diventano proprietà sociale e lo stato è l’organizzatore dei lavori e il custode degli interessi della comunità.

CONCLUSIONE: l’essenza dell’uomo sta nella sua attività produttiva. L’uomo lavora per soddisfare i suoi bisogni e quando aumentano è necessario ,che si creino rapporti sociali oltre la famiglia e si abbia un aumento di produttività che porta poi alla divisione del lavoro.
La divisione del lavoro fa nascere l’illusione che è coscienza e materia e che spirito e corpo siano qualcosa di separato; si crea UNA CLASSE CHE VIVE DEL LAVORO ALTRUI.
La vera storia non è degli intellettuali, ma dell'uomo che trasforma la vita.
“ Morale, religione, metafisica e ogni altra forma ideologica non sono autonome (esse da sole), ma hanno storia: quando cambia la base economica, esse cambiano con queste… Le idee dominanti di un’epoca sono sempre state soltanto le idee della classe dominante”.
Quindi, la filosofia di M. è MATERIALISMO DIALETTICO perché questa materia che dà vita alla storia diviene in modo dialettico. Non è meccanicistico (illuministi) cioè la materia si muove secondo regole meccaniche causa-effetto, ma M parla di materia in continuo sviluppo e per divenire, necessita degli opposti (Hegel)

“IL CAPITALE”

La merce ha VALORE D’USO (quel che ne faccio) e VALORE DI SCAMBIO (Smith).
M analizza il valore di scambio; che cosa è che rende possibile lo scambio di merci diverse?
E’ qualcosa di intrinseco e contenuto in tutte le merci, è il “LAVORO SOCIALMENTE NECESSARIO A FARE UNA COSA”.
Tutte le merci sono misure; “è misura determinata di tempo di lavoro coagulato, è tempo determinato per fare lavoro”. Quindi lo scambio delle cose è RAPPORTO TRA PRODUTTORI, TRA UOMINI. Anche la forza-lavoro è una merce che il proprietario della forza lavoro vende in cambio del salario. Il capitalista paga per mezzo del salario, la merce, la forza lavoro e la paga secondo il valore che la merce ha; quindi è dato dalle cose necessarie per tenere in vita il lavoratore e la sua famiglia.
A differenza delle altre merci la forza lavoro ha una valenza maggiore perché ha la proprietà di produrre lavori.
Il lavoratore ai tempi di M lavorava 12 ore al giorno, in 6 ore creava prodotti sufficienti a coprire le spese e il proprio mantenimento, mentre nelle altre 6 ore l’operaio crea un prodotto che il capitalista non paga e viene chiamato PLUSVALORE.

D – M – D’

D = denaro
M = merce
D’ = guadagno che è reinvestito

PLUSVALORE ASSOLUTO: il datore di lavoro chiede ore di straordinario e allunga giornata lavorativa
PLUSVALORE RELATIVO: Es. produco 100 Kg con 10 lavoratori e vendo a 1 € / produco 50 Kg con 5 lavoratori e vendo a 2 €

M individua 3 fasi nell’aumento della produttività del lavoro da parte del capitalismo:
1) Allor quando nello stesso opificio (fabbrica) stanno insieme più operai. No capannoni separati, ma solo uno
2) Aumento della forza lavoro che cooperano contemporaneamente. Divisione del lavoro e conseguente catena di montaggio
3) Macchine e grande industria
Nei momenti di crisi il numero dei capitalisti diminuirà perché si assisterà alle concentrazioni (trust e cartelli)
L’AVVENTO DEL COMUNISMO: il feudalesimo ha prodotto la borghesia, la borghesia ha prodotto il proletariato che produrrà a sua volta la morte della borghesia secondo la dialettica servo-padrone. Si passerà ad una società senza classi, senza divisione del lavoro, senza proprietà privata e senza stato. Dunque il comunismo è il completo e consapevole ritorno dell’uomo a se stesso, come uomo sociale, come uomo-uomo.
Come si arriva al comunismo? Il proletariato comincia ad opporsi nella società borghese al capitalista (socialismo: momento di lotta e opposizione al termine della società capitalistica). Questa opposizione porterà all’abbattimento della società capitalista.
COMUNISMO AUTENTICO: All’inizio resterà una certa disuguaglianza, ma poi quando sarà scomparsa la divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, quando il lavoro sarà diventato un bisogno e non un mezzo della vita allora la società potrà dire “ognuno secondo la sua capacità, ad ognuno secondo i propri bisogni”.
COMUNISMO ROZZO: abolizione della proprietà privata e nell’attribuzione di questa proprietà allo stato (tutti gli uomini diventerebbero proletari e lo stato un grande capitalista).

LO STATO è solo la forma di organizzazione che i borghesi si danno per necessità: è atto a garantire i loro interessi e la loro proprietà. Se non esisteranno più classi sociali e la proprietà privata stessa, allora non ci sarà più un potere politico; infatti questa è la violenza organizzata di una classe per l’oppressione di un’altra.
1. Espropriazione della proprietà fondiaria e tutte le espropriazioni saranno affidate allo stato.
2. Abolizione del diritto di successione.
3. Confisca di tutti i beni degli emigrati e dei ribelli.
4. Accentramento nelle mani dello stato del capitale mediante una banca nazionale.
5. Fare i piani per produzione agricola
6. Obblighi di lavoro per tutti e uguali per tutti; donne e bambini hanno uguali lavori, non diversità lavoro città-campagna.
7. Istruzione pubblica gratuita per tutti
(Moneta nel mercato internazionale è come una merce; se ce ne è tanta il valore scende)
(Struttura dello stato per M è ECONOMIA)

Nietzsche

Nacque in Germania. Studiò filologia classica e grazie a questi studi andò a formarsi nel suo spirito una grande ammirazione per il mondo greco. La filologia è lo studio del logos, della parola, attraverso, la quale si genera il ragionamento. Vedi sofisti: la scelta lessicale è il fenomeno di un noumeno che si trova dentro di noi, nel logos.
A 24 anni va a insegnare a Basilea dove conosce Wagner, il quale si era ritirato sul lago con la compagna Cosima.
Ma l'amicizia si andava affievolendo perché vedeva in Wagner l'estremo rappresentante del
romanticismo e scorgeva nella sua opera una vena orientata al cristianesimo. Ma scorge anche l'abbandono dei valori "vitali" del mondo classico greco. Così dà una stampa intitolata "Umano troppo umano". Completo distacco con Wagner e Schopenhauer.
Dopo essersi dimesso, inizierà ad avere problemi di testa: sarà inquieto, nervoso, depresso.
La seconda parte di "Umano troppo umano" sarà un inno alla morte. Pubblica poi l'"Aurora" da cui desumiamo i tipici elementi della sua dottrina.
Poi "La gaia scienza" in cui si afferma la speranza del filosofo di potere: portare l'umanità verso una nuova realtà, un nuovo destino. A 38 anni conosce una giovane finlandese e pensa di trovare finalmente una discepola e nel frattempo una compagna di vita.
Ma lei rifiuta di sposarlo per l'età (era molto più giovane) e sposa un compagno di studio.
Rimane profondamente deluso. Compone il suo poema filosofico "Così parlo Zarathustra" che venne pubblicato quando ormai l'autore aveva la mente offuscata. Pubblica "Al di la del bene e del male", "La genealogia del bene e del male".
L'ultima opera è "La volontà di potenza" che rimarrà incompiuta.

Nietzsche nasce come filologo. Filologia studio attraverso la lingua del pensiero di un popolo. La lingua è il fenomeno di un noumeno più profondo che differenzia i popoli. I suoi studi all'inizio si rivolgono a studiare quello che è stato il mondo greco, la grecità.
Studiamo dunque Dioniso, o meglio "La nascita della tragedia".
All'inizio Nietzsche legge Schopenhauer e trova che l'analisi fatta circa la vita come dolore e angoscia coincida con le sue teorie.
Ma ciò che non condivide è l'atteggiamento di rinuncia e abbandono, cioè l'ascesi.
Per Nietzsche la vita è l'irrazionalità stessa, il caso la domina, i valori umani non trovano nella vita alcuna radice (vedi la bontà).
Di fronte a questa realtà due sono gli atteggiamento possibili:
1) è quello di rinuncia e fuga che mette capo all'ascetismo;
2) è quello dell'accettazione. Per Kierkegaard vi era un punto zero a cui si aprivano due possibilità, il si e il no. Nietzsche chiama il punto zero "irrazionalità" (l'uomo è consapevole che la vita è dolore): le possibilità che gli si aprono sono due, la prima è appunto la fuga e dunque l'ascetismo, l'altra è l'accettazione che porterà allo "Ubberman", il superuomo o meglio oltre uomo.

Nietzsche vuole spiegare cos'è l'accettazione e perché alcuni scelgono la fuga.
Il simbolo dell'accettazione della vita è Dioniso. Zaratustra è il suo profeta.
Lui è un filologo e la prima opera che pubblica è "La nascita della tragedia". La tragedia nasce in Grecia. Perché, si è chiesto, è nata proprio li? Qual' era lo spirito del mondo greco?
Prima di affrontare le risposte, il filologo spiega come funzionava il mondo greco.
L'organizzazione della vita dipendeva dal pensiero dell'uomo: studia quindi il mondo greco. Dioniso nel mondo greco è il dio dell'ebrezza che bandisce ogni rinuncia.
È il dio che vuole vivere la vita nella sua totalità e nella sua potenza. È l'affermazione religiosa della vita totale, mai rinnegata... È l'esaltazione entusiastica del mondo come è.
Quindi lo spirito dionisiaco che va cercando non ha niente a che vedere con l'accettazione rassegnata della vita; è invece accettazione integrale della vita, che trasforma il dolore in gioia, la lotta in armonia, la distruzione in creazione. Quindi questo spirito dionisiaco allontana da se tutte le cosiddette virtù che tendono a mortificare l'individuo, ed esalta invece quelle virtù che inducono quasi in maniera ebbra (=ubriaca) ad amare il mondo.
Queste passioni, che lo spirito nutre non hanno nulla di primitivo ,ma sono un ritorno consapevole dell'uomo all'uomo. Sostanzialmente è come se l'uomo con l'andata dei secoli avesse dimenticato se stesso: gli è sempre stato detto che le passioni devono essere arginate; ora è esaltazione di sé e dunque ritorno a fare quello che il mio Io mi chiede; non sono un dio, sono un uomo.

Con l'accettazione della vita lo induce ad accettare se stesso e lo allontana dalla fuga e dall'abbandono. In questa infinitizzazione o divinizzazione della vita individuiamo il carattere romantico della vita.
La sua filosofia è legata ancora al suo sentimento. Dioniso ignora i limiti umani. La vita è dolore, ma la filosofia cosa è? E’ la medicina che ti viene in soccorso. Quelli che soffrono l’impoverimento della vita chiedono all’arte la calma del silenzio o anche l’ebbrezza o lo stordimento della solitudine.
L’uomo dionisiaco invece soffre di sovrabbondanza di vita, che non ha paura di scorgere nella vita quotidiana e ama il fatto terribile in se stesso, quindi scopre in questi fatti terribili la possibilità di superare i limiti, quindi allontana da sé l’idea della morte.
Con l’idea della morte viene rifiutato ogni limite dell’uomo.
Strada per arrivare a questo: TRASMUTAZIONE (trasvalutazione) dei valori. Nietzsche dichiara di essere l'unico uomo onesto che ci dirà la verità al contrario delle menzogne che ci sono state narrate. Per farci capire che l’uomo è onesto comincia a trasmutare valori.

CRITICA MORALE CRISTIANA che secondo lui è morale della rinuncia e risentimento. Questa è rivolta alle classi inferiori, sottomesse e schiave alle quali è promesso “beati gli ultimi perché saranno i primi” (gli ultimi rimangono ultimi). Tende a mantenere allo status quo quel popolo sottomesso, come il movimento cattolico nel suo nascere tentava di allearsi coi potenti per assoggettare le masse.(MORALE DEL RISENTIMENTO agogna ad avere un riscatto)
E questa morale è voluta dalle classi agiate, aristocratica, perché sanno che rimarranno gli ultimi, tutte queste illusioni vengono date alla classe servile per avere l'illusione post mortem di diventare i primi, è chiamata anche morale del risentimento perché agogna ad avere un riscatto, il risentimento è proprio dell'uomo a cui è interdetta ogni azione, quindi la morale del risentimento è la morale di colui che si immagina un riscatto. La morale cristiana è una vita che si mette contro la vita stessa, l'ascetismo è un espediente per conservare la vita nello stato di degenerazione e di decadenza cui l'ha ridotta la mancata accettazione di se.

Le anime belle romantiche di Hegel, sono anche essi uomini del risentimento,
perché sono persone che non agiscono e fremono nell'ombra contro coloro che possiedono ricchezza, vita.
La scienza stessa e quindi lo scienziato non è lontano dall'ideale ascetico del cristianesimo per il suo stoicismo intellettuale per il suo rispetto dei fatti e la rinuncia dell'interpretazione di essi (rifiuta la vita per la scienza, il suo dio è la scienza) l'uomo veridico afferma di volere un altro mondo e un'altra morale.
Quindi quest'uomo veridico sarà colui, che ama tutto ciò che è terrestre, corporeo, irrazionale, anti spirituale quindi abbandona la morale dell'ascetismo e mette in pratica la morale dell'accettazione.
Com'è che gli uomini nei secoli passati siano stati così accondiscendenti e abbiano vissuto una morale del risentimento? In primis, i pretesi valori trascendenti della morale sono nient'altro che la proiezione di determinate tendenze umane, che il filosofo grazie allo studio della psicologia ("la signora delle scienze") ha il compito di studiare.

Il filosofo deve cercare di capire perché ci sia questa morale del risentimento e quali sono le tendenze umane che noi abbiamo proiettato in questa morale. Deve capire come sia nata questa morale del risentimento e la prima indagine la fa nell'uomo, cerchiamo di capire quali siano le motivazioni che l'hanno spinto in quel tipo di morale. Perché io sono spinto a reagire di fronte a un azione?
La prima cosa che individua il filosofo è la VOCE DELLA COSCIENZA. Ma cos'è? Non è altro che la presenza in noi delle autorità sociali da cui siamo stati educati.
"Non è la voce di Dio nel petto dell'uomo, ma la voce di altri uomini nell'uomo".
Le autorità civili e religiose ci condizionano nelle scelte.
La morale è "l'istinto del gregge nel singolo". La morale sarà una forma di rafforzamento e mantenimento del dominio dell'uomo sull'uomo. Ma se nel mondo classico la morale era una morale aristocratica improntata sulla forza, sulla fierezza, sulla gioia (no coscienza ma virilità), con l'arrivo del Cristianesimo la morale appare invece improntata al disinteresse, al sacrificio di se.
Nell'antichità c'era la casta dei guerrieri e la casta dei sacerdoti: la prima si rispecchiava nelle virtù corporali, la seconda nella virtù dello spirito. Ora, tra sacerdote e guerriero comincia una specie di competizione e il sacerdote inizia a invidiare il guerriero, e desidera una sua rivalsa, ed elabora dunque una tavola di valori (morale) antitetica a quella dei cavalieri.
Vedi riferimento a Machiavelli: Lui diceva che la morale cristiana era quella di colui,
che diceva di porgere l'altra guancia, aveva infiacchito gli uomini, mentre nel mondo antico essi erano più virili.
In tal modo al corpo viene anteposto lo spirito, all'orgoglio viene anteposta l'umiltà alla sessualità la castità.

Questo rovesciamento è nella storia evidente rappresentato dagli ebrei (vedi scritti teologici di Hegel) nel quale Nietzsche vede il popolo sacerdotale per eccellenza. Sostanzialmente questo tipo di morale viene poi partecipata alle masse: evoluzione dall'ebraismo al cristianesimo. Quindi la Giudea, umiliata dai romani, conquista il mondo romano, perché è la parola degli umili.
Il cristianesimo va contro la vita, perché ha inibito gli impulsi primari della coscienza e ha incuneato nella mente degli uomini la nozione di peccato, producendo un uomo malato, represso, pieno di sensi di colpa. E poiché tutti gli istinti che non si scaricano all'esterno si rivolgono all'interno ,si rischia la depressione.
L'uomo cristiano al di là della maschera (vedi Pirandello) che indossa è un uomo tormentato.
Non ha esitato nei secoli a bagnarsi del sangue altrui (vedi crociate).
Il vero cristiano è stato solo uno: la chiesa è tutto ciò per cui Gesù ha predicato contro.
Nel prologo di "Così parlò Zarathustra" invita gli uomini a rimanere fedeli alla terra e di non credere a realtà spirituali. Si proclama il primo immoralista, perché rifiuta la morale cristiana e ci suggerisce nuovi valori, sostenendo che "l'uomo è sostanzialmente corpo", quindi suggerisce di accettare la vita con la sua irrazionalità con spirito dionisiaco.
In virtù di tale accettazione la terra e il corpo dell'uomo si trasfigurano: la terra cessa di essere il luogo in cui l'uomo è in esilio, e il corpo cessa di essere la prigione dell'anima (vedi la morte di Socrate dal "Fedone" di Platone).

La morte di Dio

La critica della morale appena fatta trova al suo apice nella morte di Dio.
Leggiamo "Il grande annuncio" dalla Gaia Scienza. La morte di Dio noi la poniamo a confronto con il mito platonico della caverna: come questo di spiegava la conoscenza attraverso immagini allusive, così pure il grande annuncio.
Chi è l'uomo folle? Il filosofo profeta. Le risa ironica al mercato? Ateismo superficiale, ottimistico degli intellettuali del '800, vedi positivismo: sono insensibili agli effetti della morte di Dio.
La difficoltà di strusciare e sciogliere la terra dal sole è un allusione al carattere arduo e duro e sovrumano dell'uccidere Dio.
Lampada --> Lume della ragione, in un mondo dove Dio non illumina più.
Il precipitare e non avere più un punto di riferimento indica che l'uomo non ha più l'orizzonte al quale confrontarsi il senso di vertigine.
Sono tutte sensazioni che l'uomo ha nel momento della morte di Dio.
Quando dice che dobbiamo noi stessi diventare dei, intende che se siamo in grado di fare un azione del genere, allora ci siamo fatti noi stessi dei, crediamo in noi stessi e basta, e siamo quindi in grado di sopportare la morte di dio.
In altri termini siamo diventati Uberman, l'oltreuomo. La morte di Dio non è ancora un fatto di massa, è solo di pochissimi, ma è inevitabile che in futuro lo divenga. Perché non lo è ancora? Perché c'è bisogno di tempo. L'uomo folle viene troppo presto: è molto più avanti della massa, e la massa necessita di moltissimo tempo per capire questo. Un esempio sono i giorni nostri: pochissimi sono i professanti, ma tutti sono cattolici romani; questo è ateismo serpeggiante. Nietzsche descrive la fine della chiesa moderna.

La morte di Dio è l'atto di nascita del superuomo. Solo chi ha il coraggio di guardare in faccia la vita (accettazione), che è in grado di accettare il caos del mondo in modo razionale è ormai pronto a varcare l'abisso che divide l'uomo dall'oltreuomo.
A tal proposito dice che l'uomo è una corda tesa tra la pura bestialità e il superuomo: ecco l'abisso. Quindi il superuomo ha dietro di se l'accettazione della morte di Dio e davanti a se la vertigine che questa morte produce, ma davanti a se si apre un infinita possibilità, un infinita quantità di progettazioni della propria esistenza. Quello dell'oltreuomo è un aut-aut senza l'angoscia della scelta.

Ateismo di Nietzsche

Egli è talmente convinto del suo ateismo che non contesta solo Dio ma anche ogni ipotetico surrogato. Spesso uno che dice che ateo, crede in realtà in qualcos'altro (vedi Marx, non credeva in Dio ma nel comunismo).L'unico surrogato che accetta è l'uomo, che viene rivalutato da Feuerbach , Marx e N.

Come'e nato questo Dio?
1. Il mondo vero, attingibile dal saggio, egli vive in esso, lui stesso è questo mondo. (Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono la verità). Nella filosofia greca c'era il mondo vero, quella metafisico, era attingibile solo dal saggio =Platone (studiare come dalla terra si giungeva al mondo delle idee)
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristianizza…).
3. Il mondo vero, inattingibile ma già in quanto pensato una consolazione
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo la ragione dell'uomo è offuscata).
Kant diceva che non posso dimostrare Dio ma lo ipotizzo: il fatto che lo ipotizzo mi permette di vivere secondo il bene. Il mondo vero per Kant era un postulato.
4. Il mondo vero non è raggiungibile. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure salvifico: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?
(Grigio mattino. Primo sbadiglio della ragione. Canto del gallo del positivismo).
Positivismo agnostico: la scienza ci aiuta a superare i problemi, ma riguardo Dio sono tutti agnostici; è comunque già un passo avanti.
5. Il “mondo vero” – un’idea, che non serve più a niente, nemmeno più vincolante – un’idea diventata inutile e superflua, da eliminare.
(Giorno chiaro; prima colazione; ritorno del buon senso e della serenità).
Se il mondo vero non ha alcun fondamento, eliminiamolo.
6. Abbiamo tolto di mezzo il mondo vero e col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente.
(Mezzogiorno; momento dell’ombra più corta; fine del lunghissimo errore; apogeo dell’umanità; INCIPIT ZARATHUSTRA). Non esiste più il dualismo platonico.
Nel 5° abbiamo eliminato l'idea del mondo vero, nel 6°, ci ritroviamo ad avere il
MONDO REALE, quello attorno lui. Dal Crepuscolo degli idoli.
Processo che parte dal cristianesimo, poi passa a Kant, poi al positivismo, così si elimina l'idea e finalmente si giunge al nuovo mondo.

Nichilismo

Connesso direttamente alla morte di Dio è il problema del nichilismo. Che cosa si intende? La parola nichilismo deriva da "nihil", niente. Quando l'uomo si rende conto che Dio è morto, non ha più confronti, orizzonti, quindi all'inizio è nihil, si trova nel nulla.
Di fronte a questo nulla, cosa può fare?
1) fuga, paura nei confronti di questo mondo, e allora magari questo nihil potrebbe essere un ritorno alle posizioni credenti (mi fa paura e dunque torno a credere: è più facile tornare dentro piuttosto che uscire fuori).
2) il nichilismo potrebbe essere la situazione specifica dell'uomo moderno, che non crede più a nulla, non ha più valori supremi, e finisce per trovare di fronte a se solo il vuoto. E dunque di fronte al nulla l'uomo cosa fa? Tenta di attraversare il nichilismo per approdare al superuomo.


"Le tre metamorfosi" momento di passaggio dell'uomo, per arrivare alla nuova umanità senza Dio, cioè al superuomo.
La prima figura è il cammello, l'uomo iniziale sottomesso a Dio che gli ubbidisce ciecamente e si carica del peso della religione, le gobbe. Il suo motto è "tu devi."
La seconda figura è il leone, l'uomo paziente (cammello) si libera dai pesi che lo opprimevano e combatte col grande drago (simbolo delle idee dominanti). Il suo motto è "Io voglio".
Ma la sua libertà è parziale, perchè rifiuta i valori, ma non è ancora in grado di crearne di nuovi. Cosa che avverrà con l'ultima metamorfosi, il fanciullo.
Egli inventa e impone nuove valori, il suo motto è " io sono".

Nietzsche dice di essere un filosofo che avendo attraversato il nichilismo, ora si sente sopra di esso, il nichilismo esiste quando manca il fine, manca la risposta al perché e i valori supremi si svalorizzano.
Il Nichilismo è lo stato psicologico che l'uomo soffre in questa condizione e più l'uomo si è illuso più rimane deluso es. l'individuo post-cristiano che avendo smesso di credere soffre di un terribile vuoto.
N. aggiunge che per essere stati cristiani dovremmo pagare un pegno.
L'equivoco del Nichilismo: non avendo una serie di significati "forti", il mondo è privo di senso.
Questi valori, pur non esistendo come idee, esistono come prodotti della volontà di potenza.
Man mano che ci si emancipa dalla teologia, la morale diventa imperativa.
Il nichilismo quindi, appare a N. uno stadio intermedio per passare all'esercizio della volontà di potenza.
In Nietzsche abbiamo trovato una differenza tra nichilismo passivo, che ci porta a non fare niente, e nichilismo attivo, che è il momento della distruzione della vecchia fede.
Il nichilismo se viene superato, l'individuo accetta il rischio e la fatica di dare un senso a tutto il caos.
L'uomo del nostro tempo è legato a uno stato di nulla: non ha più valori, non ha più orizzonti, è quindi in uno stato di nichilismo passivo. Questa è la tesi di Abagnano.
Il nichilismo è una malattia mortale (vedi Kirk.)
Terapia per malattia mortale si ha in 3 passi: eterno ritorno, superuomo, volontà di potenza.

Eterno ritorno

Essa è la ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo è lo spartiacque selettivo tra uomo e superuomo.
Immaginiamo che un demone venga di notte strisciando e ci dica che tu debba vivere la vita tante volte sempre allo stesso modo e sempre alla stessa frequenza.
Colui che si facesse prendere dal terrore, che avesse paura di rivivere i momenti terribili già vissuti, potrebbe cadere nella disperazione.
Oppure potrebbe accettare che ciò avvenisse con gioia entusiastica, questo vorrebbe dire il momento della nascita del superuomo.
Diventi superuomo quando accetti la ripetizione eterna della vita. Se scappi davanti alle tue paure, rimani piccolo, rimani uomo. Ma se affronterai con coraggio ogni sfida, e se le supererai, acquisirai fiducia in te stesso, e sarai oltreuomo.

Altro passo: Zaratustra passeggia con un nano. Vedono un pastore che si agita per terra divorato da un serpente.
Il pastore è l'uomo che può mordendo la testa al serpente, diventare superuomo, ma deve vincere la ripugnanza di tagliare coi denti la testa.
Perché viene preso come esempio il serpente? È simbolo del cerchio, della visione del tempo circolare. Nietzsche riprende la palingenesi del mondo storico antico, la visione circolare che si contrappone alla visione rettilinea di tipo cristiano, o rettilinea atea di cui parlava Marx (tappe della storia, fatta dalla materia) o Sant'Agostino (andata e ritorno a Dio).
Il discorso cade dunque su: quale prospettiva ha la filosofia dell'eterno ritorno? Prospettivismo: secondo egli porsi in questa prospettiva vuol dire escludere alcune cose o difenderne altre. Collocarsi nell'ottica dell'eterno ritorno vuol dire rifiutare una concezione lineare del tempo in cui ogni attimo ha senso in funzione degli altri, quasi che ogni attimo fosse un figlio che divora il padre. Il professor Vattimo la chiama: struttura edipica del tempo.
Una concezione del genere comporta la mancanza di felicità esistenziale. In più ogni attimo non ha la sua pienezza se non è visto nella sua concezione complessiva.
Viceversa, credere nell'eterno ritorno vuol dire:
1) il senso dell'essere sta nell'essere stesso, cioè nel divenire innocente e dionisiaco delle cose. L'essere non sta fuori dall'essere, non c'è alcun Dio!
2) disporsi a vivere la vita come coincidenza di essere e di senso.
A volte ci chiediamo ma che senso ha la vita? Non vi è un fine. Io sono qui e sto vivendo, qui, in questo attimo, ma per sempre. Concezione molto moderna: ti fa vivere senza chiederti il senso della vita.

Storia

"Sull'utilità e il danno della storia". Saggio in cui Nietzsche attacca la cultura storicistica che al pari del positivismo favoriva l'idolatria del fatto (ipse dixit).
Secondo questa concezione l'uomo è l'epigono del passato, costretto a piegare la schiena e il capo dinnanzi alla grandezza della storia e non solo, chinare il capo anche alla dialettica razionale che costituisce la storia (vedi Hegel).
L'uomo sentendosi impotente di fronte al grande passato perde quasi la fiducia in se stesso. Quando hai vicino un uomo di eccezionale valore, siete tanto imbarazzati perché non vi è confronto, da quanto quello è così grande: hai paura di dire sciocchezze.
Ecco l'utilità e il danno della storia.
Allora cos'è la storia? È fatta dagli uomini, non esistendo più Dio.
È utile all'uomo perché può essere monumentale, archeologica e critica. Guardiamo le utilità:

1) Monumentale. Quella dei grandi esempi ai quali l'uomo niciano si rivolge affinché possa trovare un'ispirazione. Vedi "I sepolcri" di Foscolo: nella chiesa a Firenze vi sono sepolti tutti i grandi della storia.
2) Archeologica. È quella che nasce quando l'uomo si attarda a considerare il passato con fedeltà e amore, riconoscendosi come l'erede di una tradizione. È quella più spirituale, visto che coglie un sentimento d'amore per il passato, di annientarsi, di farsi nuovamente da capo.
3) Critica. Porta al tribunale la storia passata: ne da un giudizio e la condanna.
Perché condanna il passato? Perché le umane debolezze e la forza vanno sempre congiunte, e mentre questi difetti nel presente non li vediamo allora li ricerchiamo nel passato.
(siamo capaci di giudicare solo quello che è passato, nel presente siamo solo deboli, verso il passato siamo forti).
N. vuole la storia subordinata alla vita.
Giustizia per N. è la vita stessa che giudica.


Amor Fati: è la formula per la grandezza dell'uomo, è non volere nulla di diverso dal quello che è, non nel futuro, non nel passato, non per tutta l eternità.
Non sopportare ciò che è necessario ma amarlo. È quindi una conseguenza dell'accettazione dell'eterno ritorno. Questo amore libera l'uomo dalla schiavitù del passato e trasforma ciò che è stato in ciò che io volevo che fosse.
L'errore non esiste per il superuomo. (perchè si crea lui i valori)

Superuomo

Il superuomo è il senso della terra, l'uomo è una corda tesa tra la bestia e superuomo.
É l espressione e l'incarnazione della volontà di potenza.
Essa è la volontà di cogliere le infinite possibilità. (come la retta per cui passano infiniti punti)
Caratteristiche superuomo: libertà di spirito, quindi rinuncia a tutto quello che gli altri pregiano, deve volare sopra ai valori precedenti. Il suo spirito deve abbandonare la fede e reggersi sulle corde leggere delle possibilità. La sua massima è " divieni ciò che sei" cioè massima differenziazione degli altri, chiusura nella propria eccezionalità, ricerca di una solitudine inaccessibili.(D'annunzio, Des Essentis)
Il superuomo rinuncia alle possibilità dell'errore e gode di una profondità di spirito tale che per noi è possibile cogliere solo la maschera, non la sua vera essenza(vedi Pirandello).
Il superuomo è il filosofo dell'avvenire, dominatori e legislatori che dicono " così deve essere".

Che cos'è l arte?

N. Aveva riconosciuto nell'arte la dualità dello spirito apollineo e dionisiaco.
Lo spirito apollineo domina l'arte plastica, che è l armonia delle forme.
Lo spirito dionisiaco si esprime nella musica che è priva di forma, perché è ebbrezza ed esaltazione entusiastica. Solo in virtù dello spirito dionisiaco il popolo greco riuscì a sopportare la vita, infatti vedeva dappertutto l'aspetto orribile dell'esistenza ma l'arte gli venne in soccorso, trasmutando l'orribile e l'assurdo in immagini ideali, in virtù delle quali la vita fu resa accettabile.
L'arte ci solleva un momento dai nostri problemi. Queste immagini sono il sublime con il quale l'arte domina e assoggetta l'orribile (vedi Kant e sublime) e il comico, che ci libera dal disgusto dell'assurdo.
Dalla trasfigurazione dello spirito dionisiaco modellato dallo spirito apollineo nacquero la tragedia e la commedia. In conclusione:
1)All'inizio nel mondo greco nel periodo pre-socratico spirito apollineo e dionisiaco separate.
2) Tragedia attica: apollineo e dionisiaco si uniscono
3) Con apparizione di Socrate e Platone lo spirito dionisiaco fu combattuto e iniziò la decadenza del popolo greco.

Per N. L'arte è condizionata dallo spirito dionisiaco e senso di pienezza , essenziale all'arte è la perfezione, la divinizzazione dell'esistenza.
L'arte è si potenza, ma ha bisogno dello spirito apollineo.
Il filosofo artista è quello che lavora per se.

Differenza tra Kant e Nietzsche

Per Kant l'arte è conferma della finitudine umana.
Per Nietzsche apre all'uomo, l'infinito di potenza e l'esaltazione di sè.

Sigmund Freud

Studia il sistema nervoso dedicandosi alla psichiatria. Ha una borsa di studio e si reca a Parigi dove c'è un medico, Charcot, che sta studiando fenomeni isterici. Poi va a Nancy dove viene studiata e praticata l'ipnosi. La scuola di Nancy è quella di Ippolito Bernheim, che è in contrapposizione con Charcot.
Tornato a Vienna perviene alla scoperta dell'inconscio e alla fondazione della teoria
psico-analitica (sciogliere la psiche in tante parti e vedere come sia composta).
Nasce a Norimberga la prima società internazionale di psicoanalisi. Qui lavorano: Jung e Adler con i quali Freud entrerà in disaccordo e poi si staccheranno.
I nazisti a Berlino bruciarono molti libri, in particolare quelli scritti da Ebrei: opera di Freud bruciata, nel 38' Freud sfugge a Londra.
La medicina ufficiale si muoveva in orizzonte teorico materialistico (positivismo) (hai male a un dito, troviamo la causa).
Tutti i disturbi personalità erano studiati in chiave somatica (se il soggetto ha delle problematiche di crescita, si ricercano cause fisiche).
Della psiche non si teneva alcuna considerazione, ai tempi di Freud però si approfondisce lo studio sull'isteria, in particolare il dottore Chartot, il quale come metodo terapeutico per l'isteria aveva proposto e attuato l'ipnosi, ottenendo anche un discreto successo attraverso il controllo dei sintomi mediante la suggestione.

Breuer era andato oltre questo lavoro, e utilizzava l'ipnosi non come strumento di inibizione dei sintomi, ma come mezzo per richiamare alla memoria avvenimenti penosi dimenticati, avendo notato su se stesso che le amnesie circa fatti spiacevoli potevano essere superate con l'ipnosi e quindi quelle situazioni imbarazzanti potevano essere evitate.

Interessante è il caso di Anna O. che era una giovane isterica gravemente ammalata, la quale presentava paralisi motorie, disfunzioni fisiche varie, e anche una idrofobia acuta (paura di bere acqua); mediante l'ipnosi Breuer aveva scoperto che la paziente un giorno aveva scorto il cane della governante (che la ragazzina detestava) bere in un bicchiere e aveva provato un forte senso di repulsione. La paziente nella realtà quotidiana aveva rimosso il problema, ma con l'ipnosi esso era stato riportato alla coscienza e quindi superato.

Freud assieme a Breuer mise a punto il cosiddetto metodo catartico, consistente nel tentativo di provocare una scarica emotiva chiamata abeazione, capace di liberare il malato dai suoi disturbi.
Ma Freud si pone il problema dell'eziologia (studio delle cause profonde, delle ragioni di un fenomeno) dell'isteria e procedendo autonomamente da Breuer arriva alla scoperta che la causa delle psiconevrosi è da ricercarsi in un conflitto tra forze psichiche inconsce operanti al di là della sfera della consapevolezza del soggetto, dunque finalmente nasce la psicanalisi: disciplina che studierà l'abissale, il profondo dell'individuo.


Inconscio, Preconscio, Io, Super Io

Freud è filosofo del sospetto e sospetta che oltre l’io penso ci sia dell’altro e giunge alla formulazione dell’inconscio.

• INCONSCIO: cose che abbiamo vissuto, ma che non sono presenti al nostro io.
L’inconscio fa di tutto per venire fuori nei momenti meno opportuni, si può manifestare in ogni momento in modo chiaro o meno (l’io sta attento che l’inconscio non esca).
Inconscio si manifesta nel sonno, nel sogno (alla mattina quando ci svegliamo chiudiamo la porta dell’inconscio).
Segue il PRINCIPIO DEL PIACERE: uomo cerca di ottenere tanto piacere e poco dolore.

• PRECONSCIO: vi sono esperienze quotidiane che vengono viste, raccolte e catalogate come informazioni senza che manco ce ne accorgiamo

• IO: in classe noi usiamo l’io, tutto il giorno otteniamo dal mondo esterno informazioni, quelle non piacevoli a volte vengono messe nell’inconscio.
Quando sono a casa e mi rilasso, l’io non si preoccupa dell’inconscio perché sono a casa e può anche manifestarsi che non succede niente.
Segue il PRINCIPIO DELLA REALTA’

• SUPER IO: comandamenti, suggerimenti, imposizioni che da quando siamo nati abbiamo ricevuto dalla società, dalla famiglia, dalla scuola. Confronta ciò che l’io propone e consiglia di fare una cosa o l’altra, poi è l’io che decide, quindi si può trovare in accordo o meno con l’io. L’io da una parte tiene a bada l’inconscio e dall’altro il super io, da questo rapporto possono nascere psicopatie/nevrosi. PRINCIPIO DEL DOVERE

Pulsione

Le informazioni dal mondo esterno possono essere piacevoli o spiacevoli; in questo caso si tende ad allontanarle, e finiscono quindi nell'inconscio.
In psicologia si dice che l'uomo abbia dei bisogni primari che sono la fame, la sete, il sonno, il bisogno di ossigeno, l'attività sessuale, la attività materna e esplorativa.
Per ciascuno di questi bisogni c'è un centro inibitore e un centro facilitatore, che si trovano nell'ipotalamo e che se stimolati per quanto riguarda la fame, possono portare bulimia e anoressia.
Se questi centri vengono affetti da malattia, i bisogni primari non possono essere soddisfatti ed è necessario intervenire.
I bisogni dell'organismo stimolano nell'uomo una tensione che deve essere soddisfatta.
Quindi con l'insorgenza della fame c'è la tensione, cioè inizia la ricerca del cibo e questa tensione toglie la possibilità di concentrarsi su altre attività. Quindi dietro la tensione c'è la pulsione, che negli animali chiamiamo istinto.

Cos'è una pulsione?

Una pulsione è un'attività, un movimento del nostro corpo che tende al suo scopo, con comportamenti diversi a seconda degli individui. Non è sempre facile, infatti accertare se un comportamento rivolto verso uno scopo è direttamente legato ad un bisogno primario oppure ad un bisogno acquisito per apprendimento.
Fumo e droga sono apprendimento acquisiti, che diventano però necessari.
Alcune classificazioni cercano di dare spiegazioni sintetiche delle varie motivazioni: sono di queste classificazioni l'istinto di conservazione e l'istinto di morte.
La teoria psicoanalitica delle pulsioni è stata studiata da Freud.
Egli afferma che le pulsioni sono: scariche di energia biologica.
Ogni stimolazione che una persona ha produce un apporto di energia che rompe l'equilibrio (omeostasi) e questa rottura provoca dispiacere.
Quando si rompe questo equilibrio poiché l'Es si muove secondo il principio del piacere è necessario che si scarichi l'energia. Secondo Freud le eccitazioni che provocano gli accumuli più forti sono la fame, la sete, la pulsione sessuale. Se viene impedito di mangiare, la fame si accumula e l'uomo smette di essere uomo per divenire bestia.
La scarica di energia cumulata ad esempio per la fame trova una diretta soddisfazione con il cibo. Per quanto riguarda la soddisfazione corrispondente alla pulsione sessuale - libido - trova invece parecchi ostacoli.

La pulsione sessuale
1) ha una evoluzione piuttosto complessa,
2) la sua soddisfazione è spesso impedita dalla vita sociale
3) la sua soddisfazione può essere impedita a volte anche da situazioni somatiche.

Con il termine sessuale non deve essere inteso il fattore genitale, o meglio non si intende un comportamento di attrazione verso un individuo.
La tensione provata, infatti si accumula fino dal momento della nascita.

Freud individua 5 stadi dello sviluppo della pulsione sessuale in cui studieremo diverse zone erogene ( = quelle che ci fanno accumulare tensione):
1) stadio orale. Corrisponde al primo anno di vita del bambino. La zona erogena è la bocca e
successivamente tutta la superficie cutanea, la pelle. La scarica di energia accumulata avviene
attraverso la suzione e mediante il contatto con il corpo della mamma.
Il bambino è talmente soddisfatto mentre ciuccia che può addormentarsi. Se il bambino non ha il seno della mamma avrà atteggiamenti autoerotici, per esempio si ciuccerà il dito, o il ciuccio. Verso i sei mesi i bambini mettono i primi denti e quindi aggiungo alla suzione il mordere: spunta l'aggressività.

2) stadio sadico-anale. Verso il secondo o terzo anno. La zona erogena è la mucosa anale, e la
soddisfazione è legata alla defecazione, ma questa soddisfazione nella defecazione può aumentare trattenendo i materiali fecali.
In questo trattenimento aumenta la soddisfazione, ma si ha una certa forma di esercizio sull'autocontrollo, e un aumento della propria autorità sul volere degli altri (decido io!).
Il controllo degli sfinteri è un mezzo per opporsi agli adulti, come se fosse un dispetto, per attirare attenzione. Sadico perché il bambino per trattenersi si fa del male.

3) stadio fallico. Quarto e quinto anno di età. Le zone erogene sono gli organi genitali.
La soddisfazione avviene attraverso la masturbazione. Si ha la prima conoscenza del sesso. In questo stadio i rapporti con i genitori assumono una struttura che va sotto il nome "complesso di Edipo": nel maschio esiste il desiderio del possesso della madre e al contempo un odio verso il padre. A livello inconscio il bambino ha paura di essere scoperto, e in questa paura vive l'angoscia di castrazione, che consiste nella paura che se scoperto in questo desiderio incestuoso sarà castrato.
Egli non si rende conto di questo, ma sembra che i sogni fatti da adulti in cui si perdono i denti siano un ricordo di tutto questo.
Anche le femmine provano desiderio del pene perché non lo hanno: la bambina a livello inconscio desidera di avere un figlio dal proprio padre. Complesso Di Elettra.

4) periodo di latenza. Dai 6 anni alla pubertà la spinta della libido diminuisce. Gli ometti provano un certo senso di repulsione verso le bimbe, mentre queste si innamorano di loro fin dall'asilo.

5) amnesia.

6) stadio genitale. Le pulsioni libidinali sono soddisfatte da normali attività sessuali.
Tutte queste fasi sono successive e una integra l'altra secondo un movimento dialettico. Tuttavia le difficoltà di soddisfazione di queste diverse pulsioni sono alla base del comportamento normale o del comportamento patologico dell'individuo.

È importante che vi siano tutti questi passaggi e che siano vissuti in completa normalità.
Se per esempio un adulto si interpone in un atteggiamento di un bambino che ha un desiderio verso qualcosa, questo può farsi dei sospetti e cercare di capire perché il sesso è così un tabù. Per alcuni individui l'atto sessuale non è soddisfazione delle proprie pulsioni; vi sono casi particolari: un bambino abusato abuserà a sua volta, per ragioni inconsce; sarà più difficile per loro raggiungere una soddisfazione sessuale.
In un secondo momento Freud modificò questa concezione e formulò una teoria dualistica: istinto di vita (Eros) e istinto di morte (Thanatos).
Questa teoria però non viene generalmente accettata.

Frustrazioni

Una frustrazione è una situazione in cui un ostacolo modifica il comportamento di un soggetto. Sostanzialmente se voglio qualcosa, ma di mezzo vi è un abisso io sono frustrato.
Essa produce modificazioni nella personalità di un soggetto.
Per questo può essere di vari tipi, ed è sempre negativa:
1) primaria, la più semplice: io ho fame, non c'è il cibo. Manca l'oggetto che mi può soddisfare.
2) secondaria, più complessa, di quattro tipi:
- ostacolo passivo esterno. Noi abbiamo una scatola con un topo: mettiamo una griglia e dall'altra parte del formaggio. Ecco l'ostacolo.
- ostacolo passivo interno. L'ostacolo si trova dentro l'individuo e potrebbe essere per esempio un complesso di inferiorità. Il soggetto non riesce a soddisfarsi a causa di questo complesso, e cade nella ipercompensazione, divenendo brutale, aggressivo ecc.
- ostacolo attivo interno. Ho tanta fame ma sono a dieta.
- ostacolo attivo esterno. Quando alla grata del topo aggiungiamo una scarica elettrica che agisce nel momento in cui ci sbatte contro.

Frustrazione animale. Anche l'uomo è un animale. Nell'animale:
- aggressione reattiva e spostamento dell'aggressione.
Il topo che sbatte contro la grata, visto che a lei non può fare niente, sposta la sua rabbia contro un qualcos'altro che si trova nelle vicinanze.
- frustrazione e rigidità del comportamento. L'animale frustrato (vedi cani abbandonati) adotta comportamenti particolari dovuti alle esperienze traumatiche subite.
- influenza delle frustrazioni ricevute nei primi anni di vita. Queste faranno sentire la propria presenza anche nella vita adulta. Vedi topi cresciuti con pochissimo cibo tendono per sempre ad accumulare riserve alimentari.

Frustrazione nel bambino. Vari tipi di reazione immediata alla frustrazione:
1) collera
2) aggressione, che può essere rivolta contro l'oggetto che ci ha frustrato oppure può avvenire lo spostamento, e che può sfociare nella gelosia (reazione mediata) quando non si ricevono più le attenzioni di prima, che può provocare anoressia o bulimia.
3) isolamento, il bambino si chiude da solo in una stanza, e si mette il broncio.
4) ipersensibilità: un soggetto sottoposto a frequenti frustrazioni magari piange per una piccolissima frustrazione.
5) dipendenza. Un bambino se viene frustrato cerca poi la protezione di un adulto in casa, che cercherà in ogni caso di necessità. Fa questo in maniera tale da ritardare il momento in cui da solo dovrà reagire.
6) egoismo. Il bambino frustrato non vorrà prestare i suoi giocattoli a nessuno, non aiuterà i genitori, sarà possessivo.
7) regressione. Vuol dire tornare indietro: un soggetto frustrato reagisce mettendo in atto un
comportamento già adottato quando era più giovane.
Un esempio in medicina può essere le enuresi (fare la pipì a letto): il bambino mette in atto come reazione un comportamento che aveva molto tempo prima.
8) frustrazione proveniente dai genitori e comportamento sociale. Fare i genitori è un mestiere difficile. I bambini per imparare a vivere sono sottoposti a frustrazioni, ma i genitori a loro volta possono avere motivo di essere frustrati, e questa frustrazione la rivolgono ai figli.
Inoltre il bambino sà fin da piccolo a quale ceto sociale appartiene: da piccoli ci si confronta il lavoro del papà, e ci si classifica, e a volte la miseria del bambino può frustrare il bambino.
I bambini sottoposti a una disciplina ferrea non sanno neanche esprimersi attraverso il gioco; poichè non sanno affrontare le cose in maniera autonoma.
Frustrazione nell'adulto. La teoria moderna dice che a ogni frustrazione il soggetto risponde con la reazione contro l'oggetto che gliel'ha rivolta.
Nell'adulto bisogna tenere conto della forza di motivazione della reazione, del grado
d'interferenza dell'ostacolo che si frappone nel raggiungimento dello scopo, del tipo di numero di comportamenti soggetti a frustrazione. Anche nell'adulto si parla di aggressione e di spostamento dell'oggetto, però talvolta egli reagisce con ironia.
Ma dell'adulto principalmente si parla di conflitto. Esso è una situazione che si provoca in un individuo quando è sottoposto a due pulsioni contrarie.
Esempio: ho fame, ho sete, ma non sapendo cosa soddisfare, muoio di entrambe.

Teoria psicoanalitica

La Teoria psicoanalitica, studia come l'individuo risolva sia le frustrazioni che i conflitti, tenendo presente che nell'adulto il comportamento è guidato dal principio di realtà.

1- Rimozione, pulsioni inaccettabili entrano in conflitto con motivazioni coscienti e per tanto queste pulsioni vengono rimosse (allontanate) e ricacciate nell'inconscio.
Per fare ciò è necessario un dispiego enorme di energia e tuttavia la pulsione rimossa mantiene tutto il suo potenziale e dunque al minimo indebolimento dell'io può manifestarsi nuovamente.
Es. pulsione inaccettabile, pulsione sessuale vs arrivare vergini al matrimonio: si tenta di ricacciare nell'inconscio il conflitto, distraendosi. (durante il sogno).
Nasce da un disaccordo tra super-io ed io.
2- Sublimazione, modo più economico a livello di energie, che è poi la sublimazione.
Pulsione non accettata, invece che essere ricacciata nell'inconscio viene dirottata e spostata verso uno scopo utile. Es. aggressività--> spirito di competizione.
3- Spostamento, quando allo scopo iniziale della pulsione è sostituito uno scopo diverso più accettabile. Una forma molto frequente di spostamento è la simbolizzazione, in cui viene scelto un oggetto simile a quello iniziale, ma in maniera così sibillina che l'io non si rende conto della sostituzione. Es. pulsione sessuale inaccettabile può essere spostata nell'arte.
4- Fantasie, o fantasmatizzazione delle pulsioni, una pulsione inaccettabile dà vita ad una fantasia nella quale il soggetto crede di poter scaricare le sue pulsioni.
La fantasia è improduttiva, ma non dipende neanche un dispendio energetico.
Le pulsioni rimosse si realizzano nel sogno sotto forma di fantasmi, come mascheramenti simbolici degli oggetti che hanno scatenato la pulsione.
5- Sostituzione, soggetto sostituisce all'oggetto che non può raggiungere qualcosa che gli permette di scaricare la tensione accumulata. Una forma di sostituzione nell'adulto è quando si mangia pur non avendo fame, in questo modo cerca di scaricare la sua aggressività, nata a seguito di una frustrazione.
6- Proiezioni , consiste nell'attribuire ad altri pulsioni inaccettabili
Es. invece che dire io detesto quella persona, quella persona mi detesta.
7- Identificazione, consiste nell'assumere caratteristiche appartenenti ad un altra persona.
Es. identificazione col padre, per superare complesso di Edipo.
8- Compensazione, a volte ci sono persone che si attribuiscono crimini o meriti senza averli compiuti.
9- Regressione, in certe situazioni conflittuali il soggetto tenta la risoluzione regredendo ad uno stadio precedente al suo sviluppo psichico.
10- Dissociazione e conversione, si hanno nello stesso individuo due personalità diverse, non ha coscienza di aver soddisfatto quella pulsione perché si è sdoppiato quel soggetto.
Es. Sonnambulismo

Metapsicologia

È quella forma di filosofia con la quale Freud arriva all'inconscio. Oltre la psicologia.
Come curare un individuo soggetto a nevrosi, malattia che non ha cause organiche ma ha sintomi psichici e non fisici?
Freud fa una critica alla ipnosi, che non è curativa ma solo conoscitiva e soprattutto non consentiva una partecipazione cosciente del paziente al percorso di guarigione.
Parla di associazioni libere.
L'ammalato che si rilassa sul lettino, il medico gli permette di seguire liberamente i suoi pensieri, e si appunta la scelta delle parole che il paziente usa, insieme alle pause che l'ammalato fa. Perché si cerca di penetrare la censura tra il conscio e l'inconscio e scovare così cosa ha procurato la nevrosi al soggetto.
Non è un metodo semplice, ma difficile e lungo: il medico è pronto a vagliare tutte le debolezze dell'Io che sopravvengono.
Il paziente può fare resistenza all'analisi: il medico deve aggirarla e tornare sullo stesso punto perché sarà significativo.
Si chiede al paziente di esprimere se stesso attraverso musica, disegno... per trovare in queste attività le forme di debolezza dell'Io attraverso cui si esprime l'inconscio.
Per esempio attraverso il disegno noi cerchiamo di recuperare gli elementi che hanno provocato lo shock.
Tra il medico e il paziente normalmente si verifica una situazione chiamata transfert,
che vuol dire passaggio: l'ammalato all'inizio della terapia si affida al medico e nutre per il medico affetto, fiducia; egli utilizza questo sentimento per aiutare il paziente ad evocare tutto quello che è necessario. Questo transfert può provocare anche il contro-transfert:
il medico viene coinvolto da questo sentimento; è molto importante che egli sia attento al proprio vissuto, alla propria persona e identità.
Nel momento in cui medico mette in chiaro al paziente le sue problematiche, il paziente che stava per guarire si stacca dal medico e interrompe il rapporto di transfert.

Psicopatologia della vita quotidiana

Ne parla nel libro, il quale prende in esame situazioni banali della vita di tutti i giorni, gli errori, i contrattempi (gaffe, lapsus...). Questi fenomeni dimostrano a volte un compromesso tra il cosciente e l'incosciente: l'inconscio ha trovato un mezzo per fuoriuscire mentre l'Io era
impegnato e salta fuori tutto ciò che avevamo cercato di reprimere, quei pensieri non espressi perché sono offensivi.
Le dimenticanze: talvolta vogliamo ricordare una cosa che però ci manca, non ci viene in mente poichè la visione è ostruita da un ricordo di copertura.
Quando non ricordo una cosa non mi ci fisso, però durante il giorno essa tornerà in mente.

L'interpretazione dei sogni

Libro pubblicato nel 1900, i sogni saranno un tema studiato per tutta la vita.
Durante l'analisi il paziente viene invitato a raccontare i sogni attraverso il metodo delle libere associazioni, dove un immagine sussegue ad un'altra.
Nel sogno esiste il contenuto evidente (o manifesto) e il contenuto latente.
Il contenuto manifesto è la forma elaborata e travestita, sotto l'effetto della censura, in cui si presentano i desideri latenti. Quindi il sogno è un appagamento di un desiderio rimosso.
Nel sogno non c'è controllo cosciente del materiale emozionale è possibile quindi grazie al sogno accedere al profondo inconscio.
Il medico mentre il paziente racconta dovrà avere una dettagliata spiegazione di ciò che il paziente ricorda per capire quali sono i desideri rimossi che stanno alla base.
Sebbene la censura viaggi soltanto di giorno, anche nel sogno esiste una forma di censura:
i significati profondi vengono mascherati.
Il sogno utilizza tecniche precise per trasformare il contenuto latente in contenuto manifesto:
lo spostamento, condensazione e il simbolismo.
Sarà compito degli analisti cogliere questi aspetti.
Il sogno ha un valore nascosto che bisogna comprendere esso ti dice esattamente quello che sai già ma viene ricacciato nell'inconscio, poiché non viene accettato.

Freud estende alla società quel malessere che può essere individuale.
Parla di nevrosi della civiltà. Freud parla di un super io sociale, che è quello che la società nella quale sono inserito mi comanda.
Questi, che può essere la religione, può essere opprimente. L'individuo vive l'angoscia morale, cioè la paura costante che il suo comportamento non sia adeguato al io sociale;
Per F. l'uomo è soggetto all'azione di due forze: pulsione di vita (Eros) ,pulsione di morte (Thanatos). Le prime tendono ad unire gli umani, le seconde a disunirli.
Questi due fattori portano F. a rivedere la sua concezione di Super-Io.
In precedenza egli aveva concepito il Super-Io come il frutto dell'introiezione di divieti e norme, al fine di controllare e impedire la soddisfazione immediata del desiderio da parte del bambino.
Ora invece F. crede che il Super-Io contenga un aggressività repressa, tanto il super-io è più rigido tanto più forte l'aggressività.
Nasce nei soggetti un senso di colpa, come quello che proviamo quando ci sentiamo inadeguati o quando la società si aspetta da te grandi cose che non vuoi realizzare: vivo una situazione frustrante.

Esistenzialismo

Oltre che una filosofia è un'atmosfera, un clima culturale, come dice Abbagnano, che ha caratterizzato il periodo tra le due guerre mondiali, ma che ha dato i suoi effetti migliori nel secondo dopoguerra.
L'esistenzialismo è una forma di pensiero, in cui si accentua la sensibilità nei confronti della finitudine umana e dei dati che la caratterizzano, persino nella cronaca nera, si trova la definizione di suicidio esistenzialista.
Gaspers parla di situazioni limite come la nascita, la morte, il passare del tempo ecc..
Sulla formazione di questa sensibilità, hanno contribuito la delusione storica della guerra, la delusione culturale nei confronti degli ideali di tipo 800 o meglio come scrive Piero Chiodi, perché esistesse l'esistenzialismo:
1) bisognava che il romanticismo esaurisse tutte le sue risorse, sia nella filosofia idealista che in quella positivista.
2) Bisognava che la prima guerra mondiale, facesse crollare tutto un mondo d'illusioni.
(i territori irridenti, la città di fiume, che lo stato italiano dovesse essere una nazione forte tutte illusioni da far crollare.)
3) Bisognava che l'arte attraverso il contatto con tipiche espressioni extra-europee, vedesse dileguare l'assolutezza delle sue determinazioni strutturali. (Ricerca del nuovo)
4) Bisognava che la scienza vedesse dissolversi la pretesa di offrire un sapere teologizzante.
5) Bisognava che la religione stessa si trovasse di fronte al male (guerre).
Si necessitava di tutto ciò, affinché nascesse in Europa una situazione esistenzialistica kirkegardiana, cioè una filosofia esistenziale.

Esistenzialismo in letteratura

Per questi motivi il movimento fin dall'inizio si è legato con certe manifestazioni letterarie in cui si sottolineava la problematicità della vita (vedi Dostojevski, Kafka).
In Dostoevskij e nei suoi romanzi si può scorgere sempre il problema dell'uomo: che continuamente sceglie le possibilità della vita, le realizza, le porta a termine e sopporta per tutta la vita le conseguenze delle sue scelte, il loro peso.
Kafka invece realizza nella sua opera il senso negativo e paralizzante delle possibilità umane (vedi Kierkegaard). L'intera esistenza dunque, per Kafka, appare sotto il peso di una condanna imminente, sotto l'insignificanza del nulla, minaccia che si conclude solo con la morte. Questi sono i temi classici dell'esistenzialismo che la filosofia cercherà di puntualizzare.
Dopo la seconda guerra mondiale e quindi nell'epoca della difficile ricostruzione in Europa, nasce quella che chiamiamo la letteratura esistenzialistica, che si ferma soprattutto a descrivere le situazioni umane che recano in se le tracce della problematicità radicale dell'uomo. E quindi questa letteratura del secondo dopoguerra sottolinea le vicende meno rispettabili e più tristi, peccaminose o dolorose, sia buone che cattive, e l'ambiguità del bene che talvolta diventa male.
Questi temi ricorrono in Simon de Beauvoir, compagna di vita di Jean Paul Sartre.
Albert Camuss è un altro pensatore del periodo. Camuss ha scritto il mito di Sisifo (1943) e ha indicato in questo eroe mitologico il simbolo dell'assurdità della vita umana, sbilanciata tra una infinita di aspirazioni e la finitezza delle possibilità e culminante nella vanità di tutti gli sforzi. Nell'Uomo in rivolta (1951) descrive la rivolta metafisica nella quale l'uomo si rivolta
contro la propria condizione e contro l'intera creazione. Si parla di costume esistenzialistico: gli es. sono riconoscibili per i modi di vestire o di portare i capelli, questo è un segno di protesta contro i conformismi ipocriti e le false sicurezze.
Questo conduce alla ribellione giovanile del '68.
La relazione esistenzialismo-decadentismo è stata sottolineata negli anni ottanta da Novara ,Noeberto Bobbio ma in particolare da Elio Gioanola.
Secondo quest'ultimo l'esistenzialismo è una forma filosofica del decadentismo e ha sottolineato in particolare che le due correnti hanno in comune il tema della morte.
Significativo è poi l'ermetismo italiano (vedi Ungaretti) che parallelamente alla nascita e all'affermarsi della filosofia esistenzialistica insiste su temi come: la solitudine, l'illusione del vivere, la morte, l'oblio, l'irrevocabilità del tempo (Ungaretti, Allegria di naufraghi, documento della precarietà della vita umana). Anche Montale nelle sue opere sottolinea la sofferenza che tormenta le creature; si parla anche il mistero dell'essere e del tempo.
Sono altresì da considerare anche Quasimodo e Saba ("La capra").

Esistenzialismo come filosofia.
Punti comuni a tutte le filosofie:
1) Le filosofie esistenzialistiche riflettono tutta l'esistenza, intesa come modo proprio dell'essere dell'uomo: essa è umana, non è in nient'altro.
2) Tale modo specifico di essere viene descritto come rapporto con l'essere.
3) Essere che per Sartre o Nicola Bagnano è l'essere esistenziale, per Heidegger è soprattutto realtà ontologica, mentre per Jaspers e Marcel l'essere è l'assoluto divino.
4) Il rapporto esistenziale con l'essere, inteso come si voglia, viene inteso come un obbligo che richiede all'uomo una scelta o un progetto.
5) L'uomo vive sempre come singolo, cioè come ente concreto individuale irripetibile.
6) L'esistenza dell'uomo si trova sempre in una situazione racchiusa dalla nascita alla morte.
Almeno all'inizio l'esistenzialismo ha il carattere di rinascita di Kierkegaard, dunque è una filosofia che prende le distanza da tutte quelle filosofie dell'Ottocento e Novecento che non conoscono la finitudine umana (Positivismo) oppure da quelle filosofie che inseriscono l'individuo nella totalità, lo assorbono in essa (vedi Hegel e Neoidealismo, con Croce e Gentile).

Heidegger

È importante sapere che ha aderito al Nazionalsocialismo, pur non essendo nazista. È stato trascurato dalla storia della filosofia perché bollato come tale. Vedere la vita sul libro.
Opera presa in esame: "Essere e tempo". Lo scopo di questo libro è quello di una ontologia capace di determinare il senso dell'essere.
Dunque "Essere e tempo" è un' analitica esistenziale, uno scioglimento dell'esistenza, che serve a comprendere il senso dell'essere partendo dall'uomo.
Inizia l'opera esprimendo quali sono gli intenti del suo lavoro. Egli si chiede:
1) cos'è l'essere?
2) dove posso studiare l'essere?
3) se trovo il luogo, come posso penetrare la cosa per giungere all'essere?
4) come posso comprendere l'essere?
5) posso concludere concetti sull'essere?
Tutte queste domande sono poste dall'uomo. Quindi è da egli che dobbiamo partire per completare questo percorso.
L'uomo è l'ente che si pone la domanda sul senso dell'essere. La parola che indica l'uomo è
Dasein, in tedesco; "sein" è il verbo essere, "da" è il ci, quindi l'uomo è "esserci".
L'uomo è sempre in una situazione, gettato in essa, e in rapporto attivo nei suoi confronti. L'uomo è visto come un punto al centro di un cerchio, cioè un punto zero circoscritto in una situazione e in rapporto con essa.
L'uomo non è solo colui che si pone le domande, ma è anche quell'ente che non si lascia ridurre, limitare, alla nozione di essere. In altre parole l'uomo non è una semplice presenza.
Le cose sono un'altra cosa, ma tutte sono oggetti, o meglio objecta. "Ob" è l'accusativo di causa, scopo, in favore di, "iecta" participio passato neutro di gettare, quindi "gettate queste cose per lo scopo di qualcuno". Ma l'uomo non può essere ridotto a un oggetto, il Dasein è colui per il quale sono presenti le cose.
Il modo di essere del Dasein è l'esistenza ed è primariamente un esser-possibile, che è un essere possibile (vedi Kierkegaard).
L'essere, il Dasein, è sempre ciò che può essere e l'essenza dell'esistenza del Dasein è data dalla possibilità, che non è una vuota possibilità logica, ne' una contingenza empirica (=sono a scuola,sono in campagna..). L'essere dell'uomo allora è sempre una possibilità da attuare.
Di conseguenza l'uomo può conquistarsi o perdersi, meglio ancora "l'esistenza viene decisa, nel senso del possesso o del fallimento, soltanto da un singolo Dasein", cioè tu sei artefice di te stesso.
Il modo di essere dell'uomo è l'esistenza e dunque un poter-essere. Ma poter-essere vuol dire progettare (proiectus, cioè un fatto, un elaborato posto fuori), cioè costruirsi gettando con un movimento dialettico le cose fuori di se.
Io progetto cosa fare, sono solo io che scelgo. L'esistenza è essenzialmente trascendenza, cioè
oltrepassamento di ciò che ero perché sto progettando ciò che sarò.
La trascendenza non è quella di Dio che sta di sopra, ma è il costituire me e l'oltrepassarmi. Questa trascendenza è continua ed è la costituzione fondamentale umana.
L'uomo allora si progetta e le cose nel mondo delle quali lui fa uso sono utensili (spazio
del suo libro che si chiama "essere-nel-mondo").
Questo mondo non è una realtà da contemplare, ma un complesso di strumenti, un insieme di utensili, da adoperare. Quindi essere-nel-mondo significa fare del mondo il progetto delle azioni e degli atteggiamenti umani.
Questo è un attivismo, opposto all'inettitudine tipica dell'uomo vecchio che non ha più voglia.
La trascendenza allora è un atto di libertà, dunque è la libertà stessa: se io non potessi progettare non sarei libero, nel progettare io lasciò quel che ero per quello che sarò.
Questo atto di libertà tuttavia limita la mia libertà.
Essere-nel-mondo significa per l'uomo prendersi cura delle cose che necessita per i suoi progetti, dunque avere a che fare con una realtà utensile (nota: Heidegger in un altro testo scrive una frase in latino di Igino, "Cura enim quia prima finxit, teneat quamdiu dixerit", tradotta "poiché infatti fu la cura che per prima diede all'uomo forma, la cura lo possegga finché viva"; un animale non ha cura del luogo dove dorme per esempio, l'uomo si).
Le cose servono all'uomo per trasformare l'ambiente, e mentre l'uomo trasforma il mondo
trasforma anche se stesso, perché l'uomo è nel mondo, è dentro di esso.
Indubbiamente riguardo alla conoscenza è da sottolineare che l'uomo conosce le cose semplicemente quando sa cosa farsene. Inoltre sa anche cosa quelle cose possono essere.
L'uomo non è quindi uno spettatore nel mondo ma un attore, egli trasforma il mondo e di conseguenza anche se stesso. L'uomo quindi capisce una cosa quando capisce cosa farsene. Heidegger dissolve, distrugge, la questione gnoseologia della filosofia moderna, quella filosofia che pone il conoscere dentro il conoscente (vedi Kant, io che do le leggi alle cose, rivoluzione copernicana).
Secondo Heidegger il conoscere è il modo naturale dell'uomo di rapportarsi con il mondo, per cui quello posto dalla filosofia moderna è stato un pseudo problema visto che si fonda sulla idea errata che il conoscere sia una qualità interna del soggetto e sul presupposto che il conoscere sia il modo di rappresentarsi dell'uomo al mondo (questo è quello di Kant).
La realtà per Heidegger è ben diversa: il soggetto è aperto al mondo, in tutti i sensi, è come un libro bianco che si apre al mondo; questo soggetto riceve dal mondo dei messaggi
che poi lui elabora, ed è del tutto fuori luogo chiederti se questo mondo che è fuori di me esista pulire no (vedi Cartesio).
Qui la rivoluzione copernicana c'è, ma c'è anche questa apertura del libro al mondo fatta per
accedervi: l'uomo è nel mondo. "In der-Welt-sein": l'essere nel mondo.
L'essere nel mondo è un esistenziale, come pure essere-con-gli-altri è un esistenziale: io non posso vivere senza gli altri.
Gli altri normalmente sono degli altri Io che però sono partecipi del mondo nel quale io vivo e
come l'essere nel mondo si traduce nel prendersi cura delle cose, così l'essere con gli altri si traduce col prendersi cura degli altri. Aver cura degli altri può avere due soluzioni:
1) si cerca di sottrarre gli altri dalle loro cure, e quindi questa è una vita inautentica. Qui il con (gli altri) è un complemento di unione: sto con gli altri, che potrebbero essere anche delle cose.
2) si aiutano gli altri ad acquistare la libertà e ad assumersi le loro cure, quindi in questo caso si parla di vita autentica e di una vera coesistenza. In questa vita si insegna ai propri simili a prendersi cura di se stessi e degli altri. Rispettare non ciò che sei, ma rispettare l'uomo.
Un esempio di vita inautentica sono i genitori che crescono i figli "viziandoli", vedi "la spianata unta", tenendoli al riparo dai veri problemi della vita. Questo tipo di esistenza si ha quando l'uomo rivolge la sua cura al piano ontico o detto anche esistentivo.
Esistenziale è quando c'è il rapporto del vero uomo con gli altri, esistentivo è quando l'uomo tratta gli altri come cose, come enti. In questa vita il linguaggio della vita autentica si trasforma nella chiacchiera della vita anonima: "la cosa sta così perché si dice così". Questa
esistenza anonima cerca di riempire il vuoto che la caratterizza con la curiosità. Terza e ultima
caratteristica di questa vita è l'equivoco, che deriva da cose dette tanto per essere dette. Questa vita è un poter-essere dell'uomo, alla base vi è la deiezione, cioè la caduta del mondo a livello delle cose del mondo.
Se non che esiste una voce della coscienza che richiama all'esistenza autentica, e si passa allora dal piano ontico esistentivo al piano ontologico esistenziale, e si avrà allora la vita autentica. Riporta l'uomo travolto dal divertissement a cercare nel suo profondo e ad essere ciò che non può non essere.
Su il poter essere si è progettata l'esistenza dell'uomo. Ogni progettare praticamente viene superato e quindi le varie possibilità sono tutte uguali.
Tra le varie possibilità ce n'è una diversa a cui l'uomo non può sfuggire: la morte.
Quando La morte diventa una realtà l esistenza non c'è più.
" La morte in quanto possibilità ,non da niente all'uomo da realizzare; essa è la possibilità
dell' impossibilità." Così dice Heidegger.
Però allora dobbiamo concludere che l'esistenza autentica è un vivere per la morte.
La morte è una possibilità di essere che il dasein deve sempre assumersi.
La morte appartiene al singolo. (Kirk. affermava che la fede è solitudine, rapporto tra l'uomo e Dio e così uguale la morte è rapporto singolo).
Il vivere per la morte dà al dasein il senso della vita perché il vivere per la morte è angoscia .
L'angoscia porta l'io davanti al nulla cioè al non senso dei progetti umani e della stessa esistenza. Esistere autenticamente vuol dire avere il coraggio di guardare in faccia la possibilità del proprio non essere. Quando il dasein sente l angoscia del vivere per la morte accetta la propria finitezza, mentre colui che vive una vita non autentica, non prova angoscia ma paura. É ha talmente tanta paura che fa cose che non hanno valore (divertissement).
La paura: si ha paura di qualsiasi cosa , Invece ci si angoscia per il nulla.

Il tempo

Dato che l'esistenza è possibilità e progettazione tra le determinazioni del tempo quella più importante è il futuro. Tuttavia la cura che io impiego per progettare, implica il passato.
E tra passato e futuro esiste il presente.
Il futuro è un essere fuori di sè, perchè è un protendere, il presente è un essere in sè e il passato è un ritornare a sè, per conoscere una situazione e accettarla. (percorso contrario a quello hegeliano)
I tre momenti del tempo sono chiamati estasi (stare fuori).
Le 3 determinazioni del tempo mutano a seconda che si tratti di tempo autentico o di tempo inautentico.
Il tempo autentico é quello della vita autentica, vivere per la morte e questo é il futuro mentre il passato autentico non è l'accettazione passiva di ciò che è stato, ma un affidarci alle possibilità che la tradizione ci offre, rivivere le possibilità dell'uomo (riferimento a Nitchze).
Il Presente autentico è l'istante (kirk.) in cui l'uomo rinnega il presente inautentico e decide del suo destino. Il tempo inautentico é condizionato dalla paura, dal successo...le conseguenze sono:
1) i significati del tempo, usati nel senso comune e nella scienza sono tempo inautentico perchè rimandano all'esistenza gettata come le cose nel mondo.
2) Aver compreso i 3 significati del tempo conduce l'individuo ad una sorta di amor fati perchè il dasein vive il tempo con quel distacco che è proprio di colui che ha avuto l'anticipazione della morte.

La metafisica occidentale come oblio dell'essere

Il compito dichiarato dell'opera "Essere e tempo" è quello di determinare cosa sia l'essere.
Questa interrogazione ha dato come risultato che il senso dell'essere non si può ottenere attraverso l'interrogazione di un ente (l'uomo, interrogato, non ci ha detto quale è il senso dell'essere).
Infatti avendo studiato il Dasein abbiamo concluso che l'esistenza autentica è il nulla di ogni progetto, perché noi viviamo per la morte che annulla ogni progetto. Quindi l'analisi del Dasein che abbiamo fatto non ci ha rivelato il senso dell'essere, bensì il nulla dell'esistenza.


Queste cose sono scritte nel libro "Introduzione alla metafisica"; in questo libro intende fare una radicale critica alla metafisica occidentale.
La metafisica classica da Aristotele ad Hegel ma anche allo stesso Nietzsche, ha fatto ciò che l'analitica esistenziale ha mostrato essere impossibile, cioè ha cercato il senso dell'essere indagando gli enti, ma perché? Perché ha identificato l'essere con l'oggettività, cioè con la semplice presenza degli enti (questo è questo). Aristotele ha guardato il mondo fenomenico, lo ha diviso in categorie e in generi sommi: è giunto ha dire che l'essere è ciò che vede. In questo modo però non si è fatto la metafisica ma bensì una fisica e ha obliato l'essere.
Platone dice Heidegger è stato il primo responsabile della degradazione della metafisica a
fisica (tutte le cose del mondo reale sono state portate nell'iperunanio). Invece i primi filosofi (Eraclito, Anassimandro) avevano concepito la verità come un dis-velarsi dell'essere: parlavano infatti di "aletheia", "apeiron", "pantha rei".
Platone ha respinto la verità e ha capovolto il rapporto tra essere e verità, affermando che la verità sta nel pensiero, che giudica, che stabilisce rapporti tra i propri contenuti e le idee.
Quindi Platone ha trovato la verità nel pensiero e nei suoi rapporti dicendo che quello era la verità e non nell'essere che si disvela al pensiero (Kant ha fatto questo).
In tal modo l'essere, che si svela al pensiero, è chiaro che si debba finitizzare, relativizzare all'esistenza, e così pure adeguarsi al nostro linguaggio. Inizia la filosofia del linguaggio.
L'uomo è dotato di un linguaggio e articola il suo pensiero con delle regole sintattiche le quali ci pongono dei limiti: posso parlare solo di quello di cui ho avuto un'intuizione sensibile. Posso quindi parlare solo degli enti, e non dell'essere. Quindi l'uomo non èil padrone dell'ente, della cosa, ma è il pastore dell'essere, e la dignità dell'uomo consiste nell'essere chiamato dall'essere a far da guardia alla sua verità.
Heidegger si propone il compito di risollevare la filosofia dalle sue deformazione umanistica e indirizzarla invece allo studio del pensiero e del suo disvelarsi. Dove si svela l'essere? Nel linguaggio, non in quello scientifico o in quello inautentico della chiacchiera, bensì nel linguaggio autentico della poesia (poesia e filosofia).
Poesia in greco vuol dire creazione. Questa poesia ha dato nome alle cose secondo il suo sentire,
raccogliendo così un dono dell'essere. Se così è stato nell'antichità, oggi l'uomo può stare nel silenzio e ascoltare l'essere, può abbandonarsi all'essere, rendersi libero per la verità.

La tecnica e il mondo occidentale

Heidegger sostiene che sono i pensatori essenziali (Anassimandro...) i testimoni dell'essere, che hanno ascoltato la voce dell'essere e l'hanno trascritta nelle loro opere, e non la metafisica classica occidentale.
Colui che fa il pastore dell'essere non è il padrone dell'ente. L'uomo occidentale in forza di quella fisica che ha preteso di essere metafisica si è trasformato in padrone dell'ente: ascoltando l'essere ha preteso di capirlo, ha scoperto la sua fisica e la trasformata in metafisica (anche Platone, che ne è la causa). Questo signore si è trasformato da pastore a padrone: abbiamo ottenuto il primato della tecnica (l'arte pratica) nel mondo moderno; ma la tecnica, che è l'applicazione di ciò che la scienza studia, non è uno strumento neutrale nelle mani dell'uomo, perché egli la può usare nel bene e nel male, ne' la tecnica è un evento accidentale, ma è bensì l'esito scontato di quello sviluppo per cui l'uomo, obliando l'essere, si è lasciato travolgere dalle cose.
La tecnica è quindi vita inautentica. Questa ha reso la realtà nella quale io vivo un oggetto da dominare e sfruttare.
Questo atteggiamento di dominio sul mondo reale non si fermerà nemmeno quando arriverà a minacciare le basi della vita stessa. Quindi quello della tecnica è un atteggiamento onnivoro.
Nella vita autentica la cura dell'uomo è rivolta agli altri uomini: deve insegnare a tutti ad essere liberi. Libertà cosa vuol dire per Heidegger? Libertà è impegno, sacrificio, partecipazione e quindi è dovere. Vedi Kant, cos'è per lui il principio del dovere? Cosa mi diceva il devo perché devo?
Nel momento del dovere io so che sono libero.

Popper

Studia matematica, fisica e filosofia. Si laurea in filosofia nel 1928. Origine ebraica. Fugge in Nuova Zelanda. Anche lui compone una "fatica di guerra"; scrive due analisi politiche su quello che sta accadendo in Europa. Nel 46 torna a Londra.
Per molto tempo Popper è stato associato al neopositivismo, corrente filosofica e letteraria del secondo dopoguerra, e fu accusato di aver preso parte al circolo di Vienna, come aveva già fatto Wikkeinstein.
Popper non fu però mai un membro del circolo: egli si dichiarò uno dei responsabili della morte del neopositivismo. Perché?
1) Popper al principio di verificazione (che è un principio di significanza) egli sostituì il criterio di falsificabilità;
2) Alla vecchia e venerabile induzione sostituì il metodo deduttivo della prova.
3) Reinterpretò la probabilità (vedi Leibniz e il calcolo delle probabilità) e sostenne che le teorie scientifiche migliori sono quelle meno probabili.
4) Respinse la metafisica dei viennesi, e sostenne invece la metafisica quale progenitrice di teorie scientifiche.
5) A differenza di molti circolisti che si disinteressavano della tradizione filosofica, egli rilesse i classici della filosofia per arrivare a una rilettura in chiave epistemologica (= indagine sul metodo e sul valore delle varie scienze) dei pre-socratici, giudicati creatori, inventori, della discussione critica.
6) Si è interessato al dramma della violenza ed è uno dei più agguerriti avversari teorici del totalitarismo.

L'induzione non esiste

Normalmente per induzione intendiamo un processo che va dal particolare all'universale. Popper dice che nel passato si è parlato di induzione ripetitiva o per enumerazione e induzione per eliminazione.
Induzione ripetitiva. Consiste in un numero elevato di osservazioni che dovrebbero fondare qualche generalizzazione della teoria. La mancanza di validità di questo ragionamento è ovvia: nessun numero di osservazioni di cigni bianchi permette di stabilire che tutti i cigni siano bianchi.
Induzione per eliminazione. Si fonda sul metodo dell'eliminazione, o anche detto confutazione delle teorie false. Pensiamo a Bacone e suoi simili, il quale tentava di dimostrare (vedi esperimento del Crocicchio: due strade, devo dimostrare perché anziché a destra vado a sinistra) perché invece di una scelta me facevo un'altra. Non si erano resi conto che il numero di teorie rivali è sempre infinito, anche se di regola nel momento in cui lavoriamo ne possiamo avere sottomano un numero finito. Popper dice che il fatto che per ogni problema, teoria, ce ne siano altri mille in contrasto è proprio un principio base della scienza.
Quindi l'induzione non esiste e non può fondare nulla. È un errore pensare che la scienza empirica debba procedere con metodi induttivi. Aristotele definiva l'induzione una "verità per lo più". L'inferenza induttiva quindi non è giustificata logicamente.
Bertrand Russel fa un esempio: storia del tacchino induttivista. "Mi danno sempre il cibo alle nove del mattino", ma alla vigilia di Natale alle nove del mattino fu sgozzato, quindi la sua conclusione era errata, non era una verità assoluta.
La mente del ricercatore si sostiene che sia priva di presupposti, di sospetti, di problemi, cioè dovrebbe essere una tabula rasa. Secondo Popper noi siamo una tabula plena: una lavagna piena di segni che la tradizione o l'evoluzione culturale vi ha lasciato sopra.
Tutti gli insegnamenti ricevuti creano una struttura mentale.

L'osservativismo

L'osservazione della scienza è sempre orientata a qualche cosa da aspettazioni teoriche. "Allo scopo di osservare dobbiamo avere in mente una questione ben definita". Il soggetto per osservare deve avere un dubbio in poche parole. È importante che il soggetto in testa abbia congetture, idee, teorie, dubbi, per poter osservare qualcosa. Noi quindi non osserviamo a caso, non osserviamo tutto. Noi decidiamo cosa osservare, come affermava Kant.
Oltretutto la nostra memoria culturale ci condiziona. Anche questo fa si che l'osservazione sia condizionata.
La mente purgata dai pregiudizi non è una mente pura e neanche vuota e noi operiamo sempre con delle teorie, anche se non ce ne rendiamo conto.
Quindi Popper sostiene che "ogni animale è nato con molte aspettazioni, solitamente inconsce, o in altre parole egli è dotato fin dalla nascita di qualcosa che possiamo chiamare ipotesi". Ogni individuo ha una conoscenza innata, ma non come idee innate, ma ha delle aspettative a livello inconscio. Queste aspettative se vengono disilluse creano problemi. Sapere bene cosa è una aspettativa disillusa.
La ricerca non parte da osservazioni , ma da problemi pratici o da una teoria che si é imbattuta in una difficoltà. Quindi un problema è una contraddizione tra asserti stabiliti, una aspettativa errata. La meraviglia e l'interesse è un abito psicologico che tu indossi di fronte a un problema. Le osservazioni precedono le aspettazioni, e non il contrario.

Genesi e giustificazione delle idee

Cioè i problemi della creatività dell'individuo. La ricerca scientifica non parte da osservazioni ma sempre da problemi, dice Popper. "Da problemi pratici o da una teoria che si è imbattuta in difficoltà: che cioè ha fatto nascere aspettazioni e poi le ha deluse". Un problema è quindi un'aspettazione delusa, o meglio una contraddizione tra asserti stabiliti (cioè leggi stabiliti).
I problemi nascono proprio perché siamo una memoria biologico-culturale.
Vedi l'aspettazione inconscia di quando in una scala ci aspettiamo un altro scalino e in
realtà non c'è e proviamo un senso di sgomento.
Per risolvere i problemi occorre immaginazione creatrice, creatrice di ipotesi o congetture. Un conto è il processo psicologico o genesi delle idee, un altro è la giustificazione delle idee.
Le idee scientifiche non hanno fonti privilegiate, ma possono scaturire da miti, congetture metafisiche, sogni, ebrezza. Le idee non hanno un luogo deputato ad-hoc, esse possono venire da qualsiasi parte. L'importante è che esse vengano provate e giustificate.

Criterio di falsificabilità

Come proviamo a giustificare le idee che ci sono venute in mente? Estraendo da esse conseguenze e andando a vedere se tali conseguenze si danno oppure no. Se si danno, per il momento l'ipotesi è confermata. Se non si danno, l'ipotesi è falsificata.
In altri dati dato un problema P e una teoria T come proposta di soluzione, noi diciamo che T è vera quando avremo delle conseguenze P1, P2 ecc. Tuttavia per quante verificazioni lo scienziato abbia, non è mai certo della sua verità perché basta una falsificazione per rendere fasullo tutto il processo. Per quanto conferme lo scienziato abbia, può esserci una falsificazione che manda tutto all'aria. Si parla di asimmetria logica: "traverificazione e falsificazione vi è una asimmetria logica, migliaia di conferme non rendono certa una teoria."
Quindi la scienza moderna deve tentare di falsificare teorie ritenute vere, dice Popper.
Per Aristotele l'induzione portava a una verità "per lo più"; qui è la stessa cosa.


Ulteriore differenza coi Neopositivisti

Visto che una teoria potrebbe sempre essere smentibile, è necessario tentare sempre di falsificarla, perché prima si trova l'errore prima lo si elimina: "l'esperienza è il nome che ciascuno di noi dà ai propri errori", Oscar Wilde.
Prendiamo ad esempio due teorie T1 e T2. Le confrontiamo e analizzandole confronto che:
1) il contenuto di verità di T2 supera T1;
2) il contenuto di falsità di T1 supera T2. Quindi T2 è migliore di T1 almeno a prima vista, ma poiché il compito dello scienziato è falsificare le teorie è chiaro che T1 permette un maggior campo di indagine, mentre T2 viene velocemente accettata e resta dogmaticamente accettata.
Da quanto abbiamo detto è chiaro che la teoria più verosimile sia anche quella meno probabile. Quella con maggior contenuto informativo sarà anche la teoria meno probabile, perché più si dice, più ci si può sbagliare.
Più la teoria è falsa, più dovremo lavorarci dietro!
Nella scienza noi cerchiamo la verità, la verità non la cerchiamo nei fatti ma nelle teorie.
Una teoria è vera quando corrisponde ai fatti. Ancora diciamo che le conseguenze di una teoria sono infinite e noi non possiamo controllare tutte: questo è il problema dell'uomo. Stando così le cose la verità è un ideale regolativo (vedi le idee di Kant): come se la verità esistesse.
Il nostro lavoro è un avvicinarsi alla verità. Questo è quello che chiamiamo il progresso della scienza. Però non esiste una legge del progresso della scienza: nella scienza non c'è la legge del progresso, infatti la scienza può ristagnare, e tuttavia l'uomo non perde il suo criterio di progresso.
Verificare è sinonimo di falsificare. Popper è un falsificazionista. È un sofisticato dal punto di vista metodologico, infatti per estrarre conseguenze da un ipotesi abbiamo bisogno di ipotesi ausiliarie, le quali potrebbero in futuro essere proprio loro responsabili della falsificazione in quanto sbagliate. Allora non è l'ipotesi sotto controllo quanto piuttosto l'aspetto usato per verificarla. La falsificazione metodologica non è quindi mai conclusiva.
Questo criterio di falsificabilità non è un criterio di significanza ma di demarcazione tra asserti scientifici e asserti che non sono scientifici.
Tuttavia dire che un asserto o un insieme di asserti non sono scientifici non implica che siano insensati, senza senso. Cos'è un criterio di significanza e uno di demarcazione?
Demarcazione ti dice no, è falso, o si, puoi andare avanti.
Significanza va ad analizzare il significato della teoria.
Il criterio di falsificabilità dunque è strettamente correlato alle idee.
Una teoria viene fuori da un idea.
Indubbiamente questo mio atteggiamento viene a dirmi che dal punto di vista psicologico la ricerca di una teoria, che falsifichi un altra teoria è impossibile senza idee metafisiche.
Dal punto di vista storico vi sono idee che prima fluttuavano nelle regioni metafisiche più alte per poi depositarsi. Vedi atomismo, la teoria del moto della terra, la teoria corpuscolare della luce, la teoria dell'elettricità come fluido. Sono teorie primitive che però hanno contribuito a teorie più importanti e "giuste": una teoria per essere accettata deve essere falsificabile.

Verificare è sinonimo di falsificare. Popper è un falsificazionista.
È un sofisticato dal punto di vista metodologico, infatti per estrarre conseguenze da un ipotesi abbiamo bisogno di ipotesi ausiliarie, le quali potrebbero in futuro essere proprio loro responsabili della falsificazione in quanto sbagliate. Allora non è l'ipotesi sotto controllo quanto piuttosto l'aspetto usato per verificarla.
La falsificazione metodologica non è quindi mai conclusiva.
Questo criterio di falsificabilità non è un criterio di significanza ma bensì un criterio di demarcazione tra asserti scientifici e asserti che non sono scientifici.
Tuttavia dire che un asserto o un insieme di asserti non sono scientifici non implica che siano insensati. Cos'è un criterio di significanza e uno di demarcazione? Demarcazione ti dice no, e quindi è falso, o si, puoi andare avanti. Significanza va ad analizzare il significato della teoria.
Il criterio di falsificabilità dunque è strettamente correlato alle idee.
Una teoria viene fuori da un idea.
Indubbiamente questo mio atteggiamento viene a dirmi che dal punto di vista psicologico la ricerca di una teoria che falsifichi un altra teoria è impossibile senza idee metafisiche.
Dal punto di vista storico vi sono idee che prima fluttuavano nelle regioni metafisiche più alte per poi depositarsi. Vedi Atomismo, la teoria del moto della terra, la teoria corpuscolare della luce, la teoria dell'elettricità come fluido. Sono teorie primitive che però hanno contribuito a teorie più importanti e "giuste": una teoria per essere accettata deve essere falsificabile.

Filosofia sociale

Che differenza c'è tra sociologia e filosofia sociale?
La sociologia spesso è stata fraintesa, essa era lo studio del sociale: poteva essere uno studio più apparente, sulla superficie della società. La vera sociologia per Popper è una filosofia delle dinamiche e delle strutture della società.
Il primo saggio in cui discute la sua filosofia sociale è intitolato "Che cosa è la dialettica?".
In esso Popper studia la metodologia delle scienze sociali. Tenendo presente il suo metodo scientifico dichiara che il metodo dialettico è un fraintendimento e un' assolutizzazione del metodo scientifico (critica a Hegel). La dialettica infatti, in quanto teoria descrittiva (di tesi, antitesi e sintesi), non è altro che una tautologia (= ripetizione delle stesse cose), cioè una teoria che permette di giustificare qualsiasi cosa in quanto sfugge alla prova dell'esperienza.
Hegel pur giustificando un sacco di cose non è mai passato dall'ideale al reale.
Ciò premesso sempre per studiare il metodo delle scienze sociali, Popper scrive "La miseria dello storicismo", saggio in cui egli punta l'attenzione su due critiche: lo storicismo e l'olismo (= considerare la cosa nel suo intero). Ancora in questo libro discute il metodo scientifico già approvato (la falsificazione) e sostiene che esso vada applicato anche alle scienze sociali.
Questa non è che la famosa etica del dubbio di Socrate: "e se non fosse vero?".
Differenza tra storico e storicismo: uno storico prende i dati e li analizza, uno storicista sostiene una particolare teoria, vedi un eterno ritorno. Stando agli storicisti che si avvalgono anche delle scienze sociali nel fare i loro giudizi, il compito delle scienze sociali dovrebbe essere quello di estrapolare delle leggi all'interno della storia, leggi anche del sviluppo del genere umano. Queste leggi dovrebbero servire a prevedere eventi simili.
Vedi vuoto di potere -> dittatura. Ma gli storicisti non tengono conto :
1) degli sviluppi imprevisti della scienza, che rendono impossibile profetizzare.
2) che la storia umana non ha alcun senso, eccetto quello che le diamo noi.
3) che la storia non ci giustifica ma semmai ci giudica.
4) normalmente si è sempre detto che all'interno della storia si possano cogliere delle leggi, ma quest' affermazione si basa un clamoroso equivoco metodologico tra leggi e tendenza: un conto è la legge e un conto è una tendenza.
"Una tendenza non è una legge ma una asserzione singolare storica spiegabile con delle leggi".

L'olismo è la concezione per cui sarebbe possibile cogliere (= conoscere) intellettualmente la totalità di un oggetto, di un evento, di un gruppo, di una società, e trasformare parallelamente questa totalità da un punto di vista pratico o meglio politico.
Io ho una società, quella italiana: inserisco una variabile in essa, per vedere se dal punto di vista politico o pratico la posso cambiare.
Es. società tedesca: la variabile inserita è quella degli Ebrei che hanno fatto perdere la guerra; come agisce questa variabile su ogni singolo nucleo familiare?
Il vero scopo di questo inserimento è futile, la volontà di prendersi i soldi degli ebrei.
Secondo Popper:
1) è un grave errore metodologico pensare di poter cogliere la totalità di qualcosa, in quanto tutte le scienze colgono soltanto aspetti selettivi della realtà e dunque sono sempre falsificabili.
2) da un punto di vista pratico dunque l'olismo si risolve nell'utopismo e nel totalitarismo per quanto riguarda la pratica politica.

La società aperta e i suoi nemici

Dopo aver fatto la critica alla metodologia Popper passa a fare un attacco ideologico contro lo storicismo, giudicato ora come una filosofia reazionaria. Infatti esso difende sempre la società chiusa contro la società aperta.
La società segmentaria ha una capo, quella non segmentaria ognuno è sullo stesso piano.
Il conservatore difende la società chiusa perché è monarchica, dittatoriale, dove tutto è controllabile: è indice di totalitarismo. La società aperta è una società basata sull'esercizio critico della ragione umana, una società che non tollera, ma stimola.
Attraverso le istituzioni democratiche stimola la libertà dei singoli, cercando di risolvere i problemi sociali, in vista di continue riforme.
È chiaro che questa società aperta sia una società democratica.
Cosa intende allora per democrazia? Intende la conservazione e il perfezionamento delle istituzioni, in modo particolare di quelle che offrono ai governati la possibilità effettiva di criticare i propri governanti e di sostituirli senza spargimento di sangue.
"Per democrazia io non intendo affatto qualcosa di vago, come il governo del popolo, o il governo della maggioranza, ma un insieme di istituzioni che permetta il controllo pubblico dei governanti...".
Logicamente Popper dichiara che l'uso della violenza può essere solo contro il tirannicidio.
La democrazia non può caratterizzarsi solo come governo della maggioranza, infatti una maggioranza può governare in maniera tirannica.
Quindi gli uomini che sono al potere devono salvaguardare le istituzioni che assicurano alla minoranza la possibilità di lavorare, per un cambiamento pacifico.
Diversamente si avrebbe una tirannia.
Quindi qual' è la linea di demarcazione tra tirannide e democrazia? In democrazia le istituzioni lavorano affinché ci possano essere cambiamenti in maniera pacifica, e la minoranza deve poter lavorare; nella tirannide la maggioranza è chiusa in se stessa.
Una costituzione democratica deve escludere nel suo sistema qualsiasi cambiamento che può mettere in pericolo il carattere democratico. Regole che impediscono una tirannide, articoli della costituzione: es. in vista del scioglimento delle camere il presidente della repubblica non può dimettersi, deve salvaguardare la continuità della repubblica. In una democrazia inoltre la protezione delle minoranze è importante ma non deve estendersi a coloro che vìolano la legge e in particolare a chi lavora per rovesciare la democrazia.
Una volta elaborata una costituzione e le correlate istituzioni è necessario operare in maniera che sia tra i governanti sia tra i governati non vi siano tendenze anti-democratiche.
Se la democrazia è distrutta tutti i diritti sono distrutti.

Infine, la democrazia offre un prezioso campo di battaglia per qualsiasi riforma: Popper sostiene l'importanza della dialettica.
Prima di morire ha aggiunto che le società aperte devono avere le seguenti caratteristiche:
la libera discussione è possibile e garantita, a patto che si proponga alla politica; nella democrazia esisteranno istituzioni per la protezione della libertà e degli svantaggiati.
In essa la società sarà più sviluppata, più aperta, ma potrà essere brava o cattiva, in base: ai suoi precedenti storici, alla sua tradizione, alle sue istituzioni politiche, ai suoi metodi d'educazione, agli uomini, che conferiscono alle istituzioni il loro contenuto vitale.
La violenza genera sempre violenza. Le rivoluzioni violente uccidono rivoluzionari e finiscono per corrompere i loro ideali: i sopravvissuti sono pertanto i più abili specialisti dell'arte di sopravvivere. Popper odia l'arroganza delle burocrazie e la prepotenza dello stato.
Ma purtroppo lo Stato è un male necessario, non se ne può fare a meno: più uomini ci sono e più ce n'è bisogno.
Popper ha quindi una grande fiducia nella razionalità umana, nell'imparzialità, nella tolleranza.

I nemici della democrazia

Scorge in Platone il simbolo dello storicismo. Secondo Popper, Platone è il capo dei reazionari, di coloro che hanno combattuto la società aperta. Infatti Platone parlava di uno stato ideale (filosofi al potere, tripartizione a causa dell'anima) e così facendo ha ipotizzato che arrivando allo stato ideale le cose non dovrebbero più cambiare: non ci sarà più nessun mutamento socio politico.
Quindi Platone è il teorico di uno stato pietrificato. I filosofi-re sono educati dallo stato a impedire i movimenti politici, perché per Platone il movimento politico porta alla caduta e alla degenerazione. Popper indica nella teoria politica di Platone elementi del tribalismo e del totalitarismo. Il filosofo Platone non è il modesto ricercatore della verità come intendeva Socrate e neppure il democratico che mette a soqquadro la polis pur di non fare una critica e per questo sa anche morire.
Quindi Platone fu il giuda di Socrate, e la repubblica fu per Platone non solo il Capitale, ma anche il Mein Kampf.
Dall'antichità ai giorni nostri Popper nota il reiterarsi delle teorie storiciste.
Questo causa disastrosi effetti.

Prende in esame Hegel e Marx. Con Hegel inizia nella filosofia il periodo della disonestà e l'intera filosofia Hegeliana, centrata sulla dialettica e sul logos (reale = razionale) non sono altro che la giustificazione e l'apologia (=difesa) dello Stato prussiano e del mito dell'orda (orda dei barbari). Hegel per Popper ci ha fatto però capire che gli uomini non cominciano la propria vita come un foglio bianco. Ci ha anche detto che i pensieri dell'uomo non derivano dal nulla ma dall'essere, dal logos, e che i loro pensieri sono il prodotto della verità.
Hegel ha insegnato che la mente non è una tabula rasa. Nonostante questo merito la filosofia di Hegel è una delle più grandi menzogne. Essa è l'arsenale dei moderni movimenti totalitari: del nazismo, della deplorevole fede fascista, che Popper definisce "dottrina materialistica e al tempo stesso mistica, totalitaria ed insieme tribale".
Dall'hegelismo sono nati gli aspetti peggiori del nazismo.

Verso Marx ha un atteggiamento di odio-amore. Marx secondo Popper fu un reale e autentico ricercatore della verità. Cercò di applicare i metodi razionali ai problemi più urgenti del sociale. Marx ci ha aperto gli occhi su molte questioni, affinando la nostra sensibilità: dopo averlo studiato, leggeremo in ogni cosa un significato più profondo.
Quindi tornare a una scienza sociale pre-marxista è impensabile: oggi gli studiosi gli sono debitori.
La critica: Popper prede in esame la critica di Marx al liberismo economico (laissez-fare: oggi
siamo in un periodo di sfrenatissimo liberismo).
Condivide la sfiducia che Marx nutriva nei riguardi della retorica moralizzante e del fariseismo. Popper accusa Marx di essere un falso profeta, perché Marx secondo Popper è stato un utopista quando ha profetizzato la società comunista.
La società comunista ne consegue che è una ideologia totalitaria, è una dittatura.
Conclude: analisi economiche eccellenti, ma fallimento nel tramutarsi profeta (vedi storicismo che prevede le leggi che poi si reiterano).
Infinite per Popper il Marxismo scientifico è morto, ma "il suo radicalismo morale è ancora vivo ed è nostro compito mantenerlo vivo".
Quindi dobbiamo salvare il materialismo di Marx dal suo radicalismo politico: di Marx salviamo gli studi fatti sul sociale, che dobbiamo mantenere vivi, ma evitiamo di essere utopisti e di sperare in una società comunista che è una vera e propria dittatura.

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