Concetti Chiave
- Aristotele rielabora la dottrina platonica delle idee, proponendo una propria dottrina delle categorie per comprendere le modalità con cui i termini possono riferirsi ad altri.
- Le categorie aristoteliche comprendono dieci modalità di esistenza, tra cui sostanza, qualità e quantità, che descrivono diversi aspetti concreti degli enti nel mondo.
- La sostanza è la categoria fondamentale, distinta in sostanza prima (ente autonomo) e sostanza seconda (qualità dell'ente), riflettendo rapporti diversi tra gli oggetti.
- Aristotele introduce una quadripartizione delle categorie, distinguendo tra sostanze e accidenti, ognuno con specifiche relazioni rispetto ai soggetti.
- La sostanza prevale sulle altre categorie poiché rappresenta l'essenza della realtà, mentre le altre categorie si riferiscono a caratteristiche mutevoli degli enti.
A partire dalla dottrina platonica delle idee, Aristotele rielabora la sua riflessione sul mondo e arriva a proporre una propria, originale, dottrina delle categorie. Questa dottrina è la prima proposta teoretica che egli elabora nell’Accademia. La domanda a cui il filosofo risponde in questo percorso di scoperta è: quando, perché e in che modo un termine può essere detto di un altro?
Indice
La dottrina delle categorie di Aristotele
Per Aristotele, l’essere è nel mondo, in tutte le cose individuali, che percepiamo attraverso i nostri sensi. Tutto ciò che è pensabile è conoscibile, e tutto ciò che è conoscibile è contabile. Egli mette insieme realtà, pensiero e discorso: ogni qual volta noi conosciamo, dobbiamo anche essere in grado di comunicare e quindi tradurre implicitamente ciò che conosciamo.Nel mondo si presentano diversi enti (uomini, animali, piante, colori, dori, sapori, suoni), vale a dire cose concrete, e ogni volta che noi ci adoperiamo per conoscerli, sperimentiamo che essi si presentano con modalità diverse gli uni dagli altri. Essi sono individuali, concreti e singoli.
Le caratteristiche e le modalità con le quali gli enti si presentano nel mondo sono le categorie, che per Aristotele sono dieci. Nei suoi scritti il filosofo ci fornisce anche una lista di queste categorie, esse sono: sostanza, qualità, quantità, relazione, luogo, tempo, stare, avere, agire, subire. Queste categorie sono, da un punto di vista logico-linguistico, ma anche e propriamente ontologico, i predicati riconducibili ad una determinata domanda. Ad esempio, la sostanza, che è la categoria fondamentale e primaria risponderà alla domanda “che cosa” è un ente, la qualità alla domanda “quale”, ma vediamole in maniera schematica:
- Sostanza: uomo
- Quantità: un metro e settanta
- Qualità: bianco
- Relazione: padre di
- Luogo: a casa
- Tempo: ieri
- Stare: star seduto
- Avere: un cappello
- Agire: scrivere
- Subire: essere osservato
Per ulteriori approfondimenti su Aristotele vedi qui
Quadripartizione delle categorie aristoteliche
La categoria della sostanza per Aristotele include gli enti che per esistere non hanno alcun bisogno di fare riferimento ad altro, in quanto possono sussistere in modo autonomo. È la ragione delle cose, la loro essenza. Essa costituisce il sostrato (lo strato logicamente più profondo) di una cosa su cui si innestano gli altri predicati. Aristotele distingue due tipi di sostanze:- la sostanza prima (o propria), che è intesa come ente individuale e singolo, e quindi gli enti che esistono in modo autonomo e primario. In esse si può sviluppare un rapporto verticale, tra sostanze, all’interno della propria categoria, ad esempio “il cane è un animale”;
- la sostanza seconda (o accidentale), intesa come predicato che esprime la qualità della sostanza. Qui il rapporto è orizzontale e si sviluppa tra categorie diverse (il cane è nero).
Aristotele arriva a questo punto ad una quadripartizione delle categorie, dividendole in:
- sostanze universali, che si dicono di un soggetto ma non sono in un soggetto;
- accidenti universali, che si dicono di un soggetto e sono di un soggetto;
- accidenti individuali, che non si dicono di un soggetto ma sono in un soggetto;
- sostanze individuali, che non si dicono di un soggetto né sono in un soggetto.

La priorità della sostanza sulle altre categorie
È evidente che per Aristotele, come abbiamo già ampiamente mostrato, c’è una categoria che prevale sulle altre. Questa è la sostanza, della quale tutte le altre sono accidenti. Essa è infatti per sé e non relativa ad altro. Cioè esiste anche senza gli accidenti. Pensiamola da un punto di vista linguistico: all’interno di una frase essa costituirà il soggetto, e nessun predicato potrà essere detto senza riferirsi ad essa. Stessa cosa se consideriamo l’aspetto ontologico: mentre le altre categorie nominano delle caratteristiche individuali e mutevoli delle cose, la sostanza si riferisce all’essenza stessa della realtà. Dire “questo animale è un cane” vuol dire focalizzarsi sulla realtà del soggetto, sulla sua sostanzialità. Dire invece “questo cane è nero” significa evidenziarne un aspetto mutevole, sì caratterizzante e individuale, ma che non dice di più sull’essenza del soggetto.Per ulteriori approfondimenti sulla sostanza in Aristotele vedi qui
Domande da interrogazione
- Qual è la principale innovazione di Aristotele rispetto alla dottrina platonica delle idee?
- Quali sono le dieci categorie identificate da Aristotele?
- Come distingue Aristotele tra sostanza prima e sostanza seconda?
- Qual è la quadripartizione delle categorie proposta da Aristotele?
- Perché la sostanza è considerata la categoria predominante da Aristotele?
Aristotele propone una dottrina originale delle categorie, rispondendo alla domanda su come un termine possa essere detto di un altro, integrando realtà, pensiero e discorso.
Le dieci categorie di Aristotele sono: sostanza, qualità, quantità, relazione, luogo, tempo, stare, avere, agire e subire, che descrivono le modalità con cui gli enti si presentano nel mondo.
La sostanza prima è un ente individuale e autonomo, mentre la sostanza seconda è un predicato che esprime la qualità della sostanza, evidenziando un rapporto orizzontale tra categorie diverse.
Aristotele divide le categorie in sostanze universali, accidenti universali, accidenti individuali e sostanze individuali, per chiarire le relazioni tra soggetti e predicati.
La sostanza è fondamentale perché esiste per sé e non è relativa ad altro, costituendo l'essenza della realtà, mentre le altre categorie sono accidenti che descrivono caratteristiche mutevoli.