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L’Educazione Fisica e Sportiva attraverso i secoli


Dalle origini all’impero romano

Preistoria: il movimento era utilizzato soprattutto per la ricerca del cibo attraverso la caccia, per la sopravvivenza praticando la lotta, per la realizzazione di rituali individuali e collettivi espressi con la danza.
Cina (2700 a.c.): l’arte marziale del Kong-fou, praticata come educazione al cittadino e prevenzione delle malattie, le gare di tiro con l’arco e forme applicate all’attività teatrale.
India: il movimento umano aveva una sua specificità nella ginnastica Yoga (controllo del corpo per elevare lo spirito), incentrata alla corretta respirazione ed attività cardiaca e al miglioramento e mantenimento della mobilità articolare, e nella caccia.
Egitto: (2000 a.c.): lotta, caccia e un’attività simile alla scherma effettuata con bastoni. Con l’introduzione del cavallo le attività si ampliarono e si ebbe il proliferare delle corse dei carri e delle gare di equitazione.

Etruschi: (800 a.c. -300 a.c.): giochi atletici, caccia e pesca rappresentavano le attività ginniche.
Grecia: Sparta - pratica di esercizi fisici, equitazione, lotta, danza eseguiti anche dalle donne.
Atene - ginnastica atletica e medica.
Gli esercizi maggiormente utilizzati erano la corsa, il salto, il lancio del disco e del giavellotto, la lotta (tutti insieme costituivano la disciplina del pentathlon); inoltre si praticava il pugilato, il pancrazio(misto di lotta e pugilato), e la corsa dei carri.
Le ricorrenze religiose e civili erano festeggiate tra le città greche disputando giochi ginnici, tra i quali i più celebrati furono gli Olimpici(manifestazione quadriennale iniziata ad Olimpia nel 776
a.c. , che era improntata all’incontro fra i popoli, per cui tutte le attività belliche venivano sospese un mese prima dell’apertura delle Olimpiadi e a cui la partecipazione era negata alle donne, sia come spettatrici che come atlete), i Pitici (586 a.c. -394 d.C. si svolgevano ogni quattro anni in onore di Apollo Pizio e il cui programma ginnico era simile a quello di Olimpia), i Nemei (erano celebrati in onore di re Archemoro, re di Nemea, che inizialmente, 573 a.c. , erano soltanto corse podistiche e successivamente compresero anche tutte le prove che si svolgevano ad Olimpia) e gli Istmici (si svolgevano ogni due anni presso Corinto in onore di Poseidone e vantavano un’origine più antica delle feste olimpiche, ma erano inferiori a queste per numero ed importanza di gare:le prove erano ginniche ed ippiche).
Roma: La ginnastica era intesa come addestramento alla guerra, per cui i ragazzi erano iniziati al maneggio delle armi, al cavalcare e al nuotare. Nei Romani le attività motorie ebbero ulteriore importanza con nuovi giochi ed un ampliamento degli esercizi dell’arte militare: nuoto, tiro con l’arco equitazione, lanci salti, corse e lotte. Vennero costruite anche palestre sul tipo greco, ma furono preferite le competizioni più eccitanti come quelle dei gladiatori etruschi e campani o gli spettacoli nel circo. Quando nel secondo secolo a.C. i romani furono in più stretto contatto con la Grecia le feste atletiche decaddero maggiormente e iniziarono feste dette Ludi: i ludi circenses, tenuti al circo consistevano nelle corse con i carri, con i cavalli e nel podismo. Anche la lotta, il pugilato e la caccia alle belve, e competizioni acquatiche; i ludi gladiatori, inizio 254 a.c. , furono ancora più violenti e popolari degli spettacoli circensi.

Età medioevale

Alto medioevo: L’educazione è fondata sulla cultura della spiritualità. Ogni idea di attività motoria fu pertanto vista come estranea alla vita spirituale nell’ambito delle scuole monacali medioevali, ma trovò applicazioni in quel filone ginnico-militare e ludico mai spento. I giochi,nel senso di svago e di ricreazione, non furono mai banditi tanté che lo attestano l’uso della pallacorda in Francia, l’uso dei giochi con la palla e lotte in Inghilterra, le dure esercitazioni per temprare il proprio fisico in Germania.

Basso medioevo: Nel periodo del feudalesimo, nobiltà, valore e fede cristiana erano io requisiti per far parte della società cavalleresca. La vita del futuro cavaliere iniziava a sette anni come paggio, esercitandosi a cavalcare, a temprarsi e ad addestrare il corpo. A quattordici anni, da scudiero, apprendeva l’uso delle armi e poi, una volta finito l’addestramento, veniva investito da cavaliere con una cerimonia in cui gli veniva fatta indossare l’armatura e lo scudo e gli si davano lancia e spada. Al signore che l’aveva investito doveva la massima fedeltà.
Quando il cavaliere non era impegnato in guerra, allenava le proprie abilità confrontandosi con altri cavalieri in sfide che presero vari nomi: giostra(combattimento tra due cavalieri), torneo(tipo e numero dei colpi), passo d’arme(sfida lanciata da un gruppo di cavalieri), quintana(corsa che i cavalieri armati di lancia eseguivano contro un bersaglio), carosello (corsa e salto degli ostacoli), gualdana (giovani nobili percorrevano armati le contrade).

Età moderna

Periodo umanistico: Nella scuola di Vittorino Rimbaldone da Feltre si praticavano le arti del cavalcare, della lotta, della scherma, del tiro con l’arco, del gioco con la palla e del nuotare.
Pier Paolo Vergerio attribuisce agli esercizi fisici un carattere sociale e militare.
Maffeo Vegio indica la pratica degli esercizi fisici, differenti in base all’età, come strumento attivizzante per i giovani con il conseguente vantaggio igienico e dell’indurimento muscolare.
Rinascimento: Leonardo da Vinci dedicò attenzione al movimento umano con lo studio sulle leve e sull’anatomia. Leon Battista Alberti mostrò interesse anche per l’educazione fisica.
Baldassarre Castiglione ravvisa la necessità da parte dei nobili di affrontare anche l’educazione del corpo. G. Mercuriale ritiene che la ginnastica persegue le finalità di conservare la salute e di raggiungere e mantenere il corpo in uno stato ottimale. Messer Antonio Scaino scrisse un “Trattato del gioco della palla”, nel quale indica alcuni giochi: il tennis, la palla tamburello, il pallone elastico, la pelota e la palla a muro. Per Erasmo da Rotterdam l’utilità dei giochi e delle passeggiate non é vista come fine a se stessa, ma come fattori favorevoli allo studio. Francesco Rabelais si fa assertore della necessità di combattere i malefici effetti del sovraccarico mentale dei giovani studenti attraverso una ginnastica compensativa e attenta all’igiene. Michele di Montaigne raccomanda gli esercizi fisici ed indica che la prestanza fisica e la disposizione della persona si devono forgiare al pari dell’animo. Francesco Bacone fu favorevole agli esercizi ginnici per mantenersi in buona salute. Cartesio dichiarò che l’essenza dell’anima è definita dal pensiero, quella del corpo dal movimento. Tommaso Campanella ne “La città del sole” prospetta una città dove i maestri limitano molto lo studio alternandolo con esercizi fisici da effettuarsi in forma progressiva e complessa con particolare attenzione all’equitazione e al nuoto, praticati da maschi e femmine.

Dalla crisi economica del 1660 al 1880

Dopo la metà del secolo XVII, Giovanni Locke tra i suoi criteri educativi indica l’esercizio fisico come capace di far germogliare determinate qualità e capacità fisiche ed intellettuali, così da apportare un contributo formativo ed informativo per rendere i giovani capaci di affrontare le difficoltà della vita.
Con il XVIII secolo prende il sopravvento il movimento illuminista. In Italia alcuni studiosi dettero un notevole contributo d’idee all’educazione fisica come nuova linfa per un completo perfezionamento della psicologia infantile e raccomandando quindi sia un tipo di ginnastica naturale che in palestra.
Nel XIX secolo col quale si apre l’era del Romanticismo, si ha un vero fermento di studi e di opere riguardanti l’educazione fisica e sportiva con l’affermarsi in Europa di tre specifici sistemi: quello tedesco o “politico militare”, quello svedese o “medico”, quello inglese o “sportivo”.
In Italia tre furono le principali scuole di pensiero che si mossero per lo sviluppo della ginnastica:
Torino, Napoli e Bologna.
A Torino Rodolfo Oberman conduce l’individuo alla piena conoscenza delle sue forze fisiche e desta in lui coraggio morale, nell’istituzione militare denominata “Scuola ginnastica per artiglieri e pontieri”.

A Napoli è Niccolò Abbondati a sviluppare rigogliosamente la ginnastica per le truppe.
A Bologna si ha una tendenza scientifica dell’attività motoria con il suo caposcuola Emilio Baumann convinto assertore della funzione della medicina preventiva nell’educazione fisica per evitare le malattie e crescere bene.
Pure preziosa fu l’opera svolta da Francesco De Sanctis per la diffusione delle attività motorie nelle scuole. Già sostenitore dell’insegnamento della ginnastica nella scuola elementare, divenuto ministro della pubblica istruzione nella nuova Italia, istituì il primo corso magistrale per la preparazione degli insegnanti. Ma la sua opera educativa proseguì con la prima legge organica che prevedeva l’introduzione della ginnastica nel programma didattico della scuola italiana rendendo la materia obbligatoria nelle scuole secondarie normali ed elementari (1878).

Il Novecento

Nel Novecento il fisiologo Angelo Mosso propone una ginnastica libera da ogni costrizione metodica e che segua i principi degli esercizi motori e dei giochi, come interesse e gioia di partecipazione, mostrandosi così sempre più avversario dell’educazione fisica vista come sforzo e tensione.
Alla fine dell’800 nasce il neo-olimpismo per merito del nobile Pierre de Coubertin che con grande tenacia si fece iniziatore di un progetto che sembrava un sogno: riunire i popoli ogni quattro anni per rinnovare il mito di Olimpia. Le Olimpiadi volute da de Coubertin diventarono realtà ad Atene il 6 Aprile 1896.
Agli inizi del XX secolo lo scienziato fisiologo Hèrbert propone la sua ginnastica naturale.
Il suo metodo prevede l’abolizione degli attrezzi ginnici ed utilizzo di esercizi che si svolgono prevalentemente all’aperto. Gli esercizi sono raggruppati in: marcia, corse, salti, lanci uso delle armi per difesa e offesa. Proprio al contatto con la natura si rifà lo scoutismo, ideato da Baden-Powel, un movimento diretto a formare una gioventù forte fisicamente e spiritualmente. Il metodo scout si attua incoraggiando il ragazzo ad una vita attiva e alla cura igienica del proprio corpo.
In Italia l’educazione fisica trova collocazione nella scuola in modo alterno fino a che nel 1927 l’Opera Nazionale Balilla se ne prende cura. Sorgono a Roma l’Accademia maschile e ad Orvieto quella femminile per la formazione degli insegnanti di educazione fisica. Solo nel 1941 l’insegnamento dell’educazione fisica è equiparato a quello di tutte le altre materie di studio scolastico.
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, l’educazione fisica ritorna sotto il Ministero della Pubblica Istruzione e per la formazione degli insegnanti con una legge vengono aperti gli Istituti Superiori di Educazione Fisica in undici città e l’insegnamento diventa obbligatorio in tutte le scuole.
L’interesse per la disciplina diventa sempre maggiore fino a quando un’altra legge indica la trasformazione degli ISEF e l’istituzione della facoltà e del corso di laurea in “scienze motorie

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