Video appunto: Potere di scioglimento delle Camere

Potere di scioglimento delle camere



Il potere di scioglimento delle Camere è riconosciuto dalla Costituzione italiana al Presidente della Repubblica.
Alla Costituente se ne discusse molto. In ultimo si decise di circondare l’istituto di una cautela significativa che si aggiunge all’obbligo di controfirma (del presidente del Consiglio): il presidente della Repubblica deve consultare previamente i presidenti delle due Camere, il cui parere non è però vincolante (art.
88.1 Cost.).
Inoltre egli non può esercitare il potere di scioglimento negli ultimi sei mesi di mandato (il semestre bianco: art. 88.2): limite in genere interpretato come indicazione che si trattasse di un potere presidenziale in senso stretto (perciò non si volle correre il rischio che il presidente vi potesse far ricorso sperando in nuove Camere disposte a rieleggerlo).
Nella storia costituzionale lo scioglimento del parlamento è un potere che i capi di stato ereditari, i monarchi assoluti di un tempo e i loro successori nelle monarchie costituzionali, hanno sempre avuto: naturalmente, mentre un tempo era il re a decidere anche sostanzialmente lo scioglimento, dall’avvento del governo parlamentare non è più così e il potere di proporre lo scioglimento (con la certezza di ottenerlo) è del governo e, in particolare, del primo ministro (come ad esempio avviene in Spagna).

In Svezia, addirittura, la Costituzione del 1974 lo ha attribuito direttamente al governo.
Il potere di convocare elezioni anticipate, accortamente usato, è un fondamentale strumento di stabilizzazione del governo parlamentare: la sola minaccia di farvi ricorso serve più che non il suo stesso uso, perché ai parlamentari in carica non piace mai il rischio legato a nuove elezioni.