È un organo, un'istituzione al centro di discussioni e conflitti. Il parlamento ha una sorte singolare, in Europa (anche UK) e si contrappone all'esperienza americana. La maggior parte degli stati europei sono nati con un sistema di governo di tipo monarchico, c'è un organo monocratico il re. La monarchia è una forma di governo, o di stato.
Ciò che connota la forma di stato monarchica è la presenza al vertice di un potere, non derivato da elezioni, non controllabile dai cittadini, il re non aveva responsabilità politica. Il Re è il più adatto a svolgere una funzione di garanzia.
L'idea che muove la forma di governo monarchico, è il fatto che ci sia il re come potere inviolabile. Nello statuto albertino, la costituzione dell'Italia monarchica, dal Piemonte estesa a tutta l'Italia.
Inviolabile era il Re. Il re è inviolabile, significa che il re è il responsabile, non può essere rimosso dalla carica, in assoluto, senza distruggere lo stato, non ha responsabilità politica, non ha responsabilità giuridica, nessuno può trascinare il re davanti a un giudice.

Istituto della controfirma: ogni atto del re deve essere controfirmato da uno dei suoi ministri, che se ne assuma la responsabilità, il re è esterno alla giurisdizione. Significava anche un potere positivo, tutti i regnicoli di difendere la persona del re, una delle caratteristiche tipiche della monarchia, non c'è l'astrazione dell'organo. Sono concetti forti che hanno avuto per lungo tempo una forza evocativa, nell'Italia dove è caduto il fascismo, il re è in discussione, ha lasciato l'Italia in una situazione di grande confusione, il re verrà portato su una nave a Brindisi, come se stessero salvando l'Italia, ma non fu così.
Il parlamento nasce nell'Europa continentale durante l'800 mentre l'Inghilterra aveva anticipato il cammino, nasce come contropotere. Il parlamento non è il centro dal quale si irradiano le forze dello stato, il centro è il re. Il parlamento inglese nasce dalla riunione dei signori locali, dei baroni che volevano affermare contro la prassi di origine medioevale, l'origine che il re doveva scontare. Il primo atto del parlamento è l'approvazione del bilancio, il controllo delle spese del re. L'affermazione dei parlamenti è frutto di una lotta politica, spesso cruenta, e lo fu anche in Inghilterra, fu una lotta silente, basata su una sorta di doppiezza, lo Statuto albertino 1861, prevedeva l'esistenza del parlamento e prevedeva che il parlamento avesse funzione legislativa, era uno stato che già conosceva una forma di monarchia limitata o costituzionale, nella quale il re mantiene la stessa inviolabilità ed è soggetto a contropotere del parlamento.
Il senato è di nomina regia, anche se verranno indicate delle categorie che il re può nominare perché importanti per la patria. Lo statuto diceva, a differenza della costituzione, che il potere legislativo era esercitato collettivamente dal re e dalle due camere. Poteva diventare una legge soltanto se lo voleva il re. La promulgazione si chiamava sanzione, il re gli dava forza, trasmetteva la sua forza di potere inviolabile. I ministri erano i ministri del re, il quale non prevedeva affatto che il parlamento non facesse nulla per la formazione del governo, non prevedeva nemmeno il presidente del consiglio, e prevedeva che il re nominasse e revocasse i ministri. Il re faceva e disfaceva il governo.
Quando si unifica l'Italia le cose non funzionano così, la sanzione sulla legge è depotenziata, il re non fa braccio di ferro con il parlamento. Il governo è fatto in un modo completamente diverso da come lo prevede lo statuto, nei fatti il re nomina anche un presidente del consiglio e si rende autonomo per non coinvolgere nella lotta politica il re, la prassi e solo la prassi, se il parlamento votava la sfiducia al governo, il governo doveva dare le dimissioni al re, ma questo non era scritto da nessuna parte. L'Italia era una monarchia fondamentale simile a quella inglese e il parlamento conquistava le due funzioni fondamentali che ha oggi in tutti gli stati europei e dell'occidente, ispirati ai principi provenienti dall'Europa, e cioè la funzione di fare le leggi e controllare il governo e farne valere la responsabilità politica, determinare il mantenimento in carica e la caduta. Poteri strappati al re e mai ufficialmente transitati in mano al re. Quando il fascismo prese il potere, con mezzi violenti, che comprendevano anche l'omicidio politico, senza mai uscire del tutto dalla pretesa di mantenere la legalità, è come se fosse un ritorno allo Statuto Albertino, è il re che nomina il governo, ma non era proprio così. Il parlamento vive in tutte queste esperienze di una diarchia con la corona.
Il parlamento è divenuto il larga misura
Nello spazio tra la prima e la seconda guerra mondiale c'è una crisi del parlamentarismo, è una crisi generalizzata che deriva essenzialmente dal fatto che c'è un elemento di trasformazione del parlamento, c'è il cambio delle leggi elettorali. Art 48, sono elettori tutti i cittadini, non vero nelle monarchie ottocentesche, nell'Italia unita votano per l'elezione della camera dei deputati meno del 5% dei maschi adulti, le donne non votano.
Selezione drastica attraverso un criterio censitario, chi paga più imposte, ha maggiore patrimonio e maggiore guadagni vota. Non è facile gestire i conflitti tra la corona e il parlamento. Non votano tutti i regnicoli, tutti quelli sottoposti al re, ma vota solo l'aristocrazia economica. 1946 primo voto delle donne.
Tutti i maschi adulti, votano nelle elezioni del 1919, quelli seguenti alla chiusura della prima guerra mondiale e le ultime prima del fascismo. Questo allargamento del suffragio mette in discussione il parlamento, il parlamento eletto da tutti ha due caratteristiche scontate, non aspirerà più a essere contropotere, ma aspirerà ad essere il primo potere, investito dal voto di tutti i cittadini, unico organo responsabile di fronte ai cittadini stessi. E' un parlamento molto più diviso, fare un parlamento rappresentante dei possidenti, è un parlamento in cui i membri la pensano diversamente ma sono naturalmente omogenei come interessi. Un parlamento eletto a suffragio universale è diverso e più fragile.
La storia è anche l'attualità della posizione del parlamento oggi in Italia, ma ci sono degli elementi di crisi particolare, ma è un problema che c'è in tutto l'occidente. Diverso è il presidenzialismo americano. Gli stati uniti sono l'unico paese federale.
L'essere il parlamento è il centro del sistema, non c'è più il re inviolato. Il parlamento è il centro del sistema e il centro dei problemi, ha grandi difficoltà a funzionare. Il primo parlamento a suffragio quasi universale maschile è quello del 1919, ma in Germania si è molto discusso dell'esperienza della Repubblica di Weimar, prima della prima guerra mondiale, c'era il parlamento al centro del sistema, era un parlamento molto diviso ebbe molte difficoltà a funzionare che forse portò all'ascesa di Hitler. È una questione che ci viene riportata all'attenzione quando si pensa che il parlamento debba contare di più rispetto allo stato.
L'esigenza di avere un parlamento governante, in grado di deliberare, la scelta fu quella di mantenere il bicameralismo, come prima dell'avvento del fascismo. 1926 legge n100, mette il potere legislativo nelle mani del governo, le due camere hanno le stesse identiche funzioni, entrambe hanno la funzione legislativa che diventa appannaggio del parlamento. Art 70 della costituzione italiana, e il parlamento ha in mano le sorti del governo, perché il governo che si forma fuori dal parlamento ed entra in carica prima di presentarsi occorre la fiducia, la maggioranza del parlamento, altrimenti il governo ha un obbligo diverso di dimissioni. Il governo deve avere la fiducia di entrambe le camere, se una vota la sfiducia il governo cade. Il bicameralismo è una garanzia, per evitare colpi di mano della maggioranza. Si aveva ben presente quello che disse un costituzionalista inglese, quando c'è un parlamento bicamerale, il bicameralismo perfetto e. le due camere sono composte con criteri analoghi quanto il sistema di elezione, hanno bisogno di collocare più persone in parlamento. Il problema è che la prima proposta fu di fare del senato una riedizione del sistema corporativo, una camera eletta dalle forze sociali del lavoro (CNEL) e non dai cittadini. Non fu mai fatto e la cosa più incisiva del sistema di rappresentanza dei produttori, al posto della rappresentanza dei cittadini, ha la difficoltà che dice per il corporativismo tedesco, Hans Kelsen.
Senato delle regioni: uno dei due rami del parlamento sia espressione non soltanto della rappresentanza politica generale, ma della rappresentanza dei cittadini in quanto situati su un territorio parziale. Il problema è che se si dà rappresentanza alle regioni si sdrammatizza il problema dei vincoli che possono derivare dai problemi delle singole regioni. Aldilà di questo, almeno nel 1947/1947 la questione delle regioni non era così chiara, le regioni erano entrate nella costituzione per miracolo, non le aveva sostenute nessuno.
I progetti di regionalizzazione dello stato italiano ce ne furono diversi, ma erano tutti falliti.
Camera dei Deputati: rappresentanti del popolo eletti da tutti i cittadini.
Quando si divide il territorio, bisogna dividerlo per il numero degli abitanti, si esprime il concetto che la rappresentanza politica della Camera dei Deputati sia solo di rappresentanza generale.
Il senato della repubblica, salvo la circoscrizione estera, è eletto a base regionale. Il numero dei senatori elettivi è di 315. Si vota su base regionale, si prende come base la ripartizione dei seggi tra le regioni, ha una circoscrizione che coincide con la singola regione. Le regioni più grandi hanno più senatori, quelle piccole ne hanno meno. Si introduce un criterio di rappresentanza generale.
Dottrina elaborata per la prima volta da un illustre giurista tedesco, che passa come dottrina dell'interna corporis acta. Questa dottrina di cui c'è traccia in alcune norme costituzionali. I parlamentari o i singoli membri del parlamento si controllassero e moderassero da sé. È espressione di questo l'articolo 68 della Costituzione. Sancire le immunità parlamentare. Il problema più grosso è così anche per la norma che prevede l'autodichia=possibilità del parlamento di giudicare egli stesso dei propri membri, verso i membri del parlamento, chi decide se il parlamento è eletto bene, se sono state rispettate le norme, il parlamento giudica la correttezza delle elezioni. Si pone un problema serio, se una norma viene violata, una lista non viene ammessa ma avrebbe dovuto essere ammessa, la risposta della cassazione è si, non può richiedere ricorso. È il problema della dottrina interna corporis acta, interpretazione delle garanzie date al singolo parlamento.
Napolitano, che è assertore di questa dottrina, quando era presidente della carica dei deputati, fu protagonista di un episodio che non coprì di gloria nessun organo dello stato che aveva partecipato. Durante la crisi politica della tangentopoli, alcuni giudici milanese emisero dei decreti per ottenere dal parlamento i bilanci dei patirti politici.
La guarda di finanza si recò per ottenere l'esecuzione del giudice, ma Napolitano non fece entrare la guardia di finanza, disse che il parlamento è inviolabile. Ne venne una polemica. Quei bilanci dei partiti politici che i giudici di Milano volevano dal parlamento, erano pubblicati sulla gazzetta ufficiale della repubblica. L'atteggiamento di Napolitano dice , regolamento parlamentare articolo 64 della Costituzione. È l'atto di autonomia di ciascuno delle due camere, è un atto monocamerale, ciascuna camera adotta il proprio regolamento. Ciascuna camera manifesta la sua indipendenza nell'organizzare liberamente i propri lavori indipendentemente da ogni interferenza esterna. Questo regolamento ha un trattamento giuridico nella giurisprudenza italiana curioso. Se il regolamento viola la costituzione non succede nulla.
Se una legge viola regole di procedura previste nel regolamento parlamentare, la legge è valida. Espressione di una posizione di inviolabilità del parlamento, che lo pone al di sopra del rispetto della legge. L'art 64 non dice nulla di tutto questo, non dice che non si giudica il regolamento parlamentare se non da parte del regolamento stesso.
Questa dottrina dell'interna corporis acta in Italia sopravvive.

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