Video appunto: Processo di democratizzazione

Dallo Statuto Albertino alla Costituzione Repubblicana: dal 1848 al 1948



Nel 1848 Carlo Alberto di Savoia promulgò, nel regno di Sardegna, lo Statuto Albertino. Tale documento aveva le seguenti caratteristiche:
- era una costituzione elargita perché non fu votata dal popolo;
- era breve perché concedeva pochi diritti ai cittadini;
- era flessibile perché poteva essere modificata con la legge ordinaria.
Oggi invece, per modificare anche una minima parte della Costituzione vi è bisogno di ricorrere ad un processo molto più complesso. Il processo in questione è contenuto nell'art. 138 e fa riferimento alla doppia deliberazione: “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.” Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna Camera a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.

Nello Statuto Albertino il Re partecipava a tutti i tre poteri:
• Potere legislativo: il sovrano aveva il diritto di nomina dei membri del Senato (la Camera era eletta dal popolo) e poteva impedire l’entrata in vigore delle leggi votate dal Parlamento.
• Potere esecutivo: per quanto riguarda il Governo poteva nominare e revocare i ministri.
• Potere giudiziario: nominava i giudici i quali amministravano la giustizia in suo nome.
Si trattava comunque di uno stato ELITARIO, in quanto solo il 2% della popolazione aveva il diritto di voto, era quindi un suffragio ristretto: era permesso soltanto ai maschi con una certa alfabetizzazione e ricchezza.
1850/1860 Lo statuto subì una serie di modificazioni tacite: il potere esecutivo fu trasferito al Governo, costituito dal Presidente del Consiglio e il Consiglio di Ministri . Inoltre il Governo, oltre che la fiducia del Re, doveva avere anche la fiducia del Parlamento; in questo modo il Governo assunse una responsabilità politica dato che rispondeva all'operato del parlamento, soprattutto alla Camera Elettiva.

Nel1861 il Re Vittorio Emanuele II assunse il titolo di Re d’Italia. Lo Statuto Albertino venne così applicato a tutta l’Italia oltre che al Regno di Sardegna.

Nel 1865 nacque il Codice di procedura penale e Civile.

Nel 1870 Roma venne proclamata capitale d’Italia, al contempo il Papa impediva ai cristiani di partecipare alla vita politica dello Stato.

Periodo liberale



Vi fu una monarchia parlamentare: rafforzamento del Parlamento nei confronti del Governo e rafforzamento del Governo nei confronti della Corona. Tale periodo è definito “liberale” perché vennero riconoscono i diritti di libertà e dei diritti politici.

1861—1876 Governo della Destra Storica.
1876-1896 Governo della Sinistra Storica.
Al 1912 risale il primo suffragio universale maschile (analfabeti +30 anni) con un elettorato attivo del 23, 2% della popolazione. Successivamente nel 1919 si passò al suffragio universale maschile inclusi gli analfabeti

Periodo fascista



Vi fu un indebolimento del Parlamento e al contempo un rafforzamento del Governo, inoltre furono soppresse le libertà civili che erano state adottate nel periodo liberale.
Nel 1922 vi fu la marcia su Roma, il sovrano si rifiutò di firmare lo stato d'assedio, permettendo alle truppe di Mussolini di insediare la città. Il Governo venne così affidato a Mussolini (fu nominato dal Re Presidente del Consiglio anche con la fiducia del Parlamento).

Nel 1925 Mussolini non riconobbe più i diritti civili e politici: con la legge del 24 dicembre del1925 cessava l’istituto della fiducia del Parlamento al Governo.
L'anno successivo, nel 1926 , nacque il Sistema Corporativo, il sindacato divenne perciò un ente di diritto pubblico con il potere di fare contratti collettivi con forza di legge.
Nel 1928 fu istituito il Gran Consiglio del Fascismo, il cui compito era dare consigli al Governo sulla successione al trono, sulla scelta del capo del Governo in caso di vacanza della carica e sui rapporti tra Stato e Partito Fascista.
Nel 1929 si chiudeva la “questione romana” attraverso la firma dei Patti Lateranensi tra il Governo e la Chiesa ( Mussolini, pur rimanendo ostile ai popolari, promuove un avvicinamento).
Nel 1939 la Camera dei Deputati venne soppressa e sostituita con la Camera dei fasci e delle Corporazioni, i cui membri venivano eletti dal Governo. Inoltre entrano in vigore le leggi razziali (eliminazione degli ebrei italiani).
Nel 1940 Mussolini dichiara la guerra a Francia ed Inghilterra, entrando così nel secondo conflitto mondiale.
Nel 1942 entrava in vigore il nuovo codice civile che unificava i precedenti codice civile e codice di commercio.
Il 1943 segnò la caduta del fascismo : il Gran Consiglio del Fascismo invitò Mussolini a dimettersi dall’incarico di Capo del Governo e chiedeva inoltre al Re di riprendere l’intero comando. Il Re fece arrestare Mussolini e nomina Capo del Governo il Maresciallo Badoglio. Badoglio sciolse le istituzioni fasciste e promise libere elezioni politiche, ma annuncio anche che la guerra non era ancora finita. L’8 settembre fu firmato l'armistizio dell’Italia con gli Alleati, e il Re si rifugio con il Governo a Brindisi. I tedeschi invasero l’Italia al centro-nord e liberarono Mussolini che poi tentò di ricostruire il potere fascista attraverso la Repubblica di Salò. In attesa dei rinforzi alleati si creò una Resistenza tra i Partigiani (formati da ideologie differenti: partito popolare, socialista, comunista e d’azione che avevano idee diverse ma erano uniti per essere antifascisti) e i Nazifascisti. I Partigiani fecero un patto (a Salento) con il Re Vittorio Emanuele II concordando: un regime politico transitorio alla fine della guerra, il trono a suo figlio Umberto e un assemblea costituente che avrebbe poi deciso sulla forma di Stato.
Il 4 giugno 1944 Roma venne liberata dagli alleati e Vittorio Emanuele affidò a suo figlio il comando. Per quanto riguarda la decisione relativa alla forma di stato, venne attribuita al popolo attraverso un referendum istituzionale.
Il 2 giugno 1946 si votò per la scelta tra la monarchia e la repubblica, e per l’assemblea costituente incaricata di approvare la nuova carta costituzionale, tutto ciò attraverso il referendum istituzionale. Per la prima volta ci fu il suffragio universale dove potettero votare anche le donne. La vittoria andò alla Repubblica con ben con 2 milioni di voti in più rispetto alla monarchia. Il re Umberto si esiliò e fu scelto come Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola. Mentre per l’assemblea furono eletti 75 rappresentanti.
Nel dicembre del 1947 fu approvata la Costituzione (con più di 2/3), che entrò poi in vigore il 1 gennaio 1948..