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Governo in Parlamento



Nelle forme di governo parlamentari contemporanee la posizione del governo in parlamento si è rafforzata a seguito non solo di specifiche prassi e comportamenti politici, ma anche dell’attribuzione all’esecutivo di prerogative giuridiche riconosciute da fonti di diritto costituzionale e di diritto parlamentare: cioè strumenti e facoltà di cui il governo può avvalersi affinché le assemblee sostengano la realizzazione del suo programma.


Il parlamentarismo, infatti, necessita per definizione della collaborazione fra i due soggetti del rapporto fiduciario (governo e parlamento) ovvero, nei fatti, fra il governo (e in particolare il primo ministro) e la sua maggioranza.
Per decenni in Italia non è stato così e tuttora la posizione del governo in parlamento è meno forte di quella dei governi di altri paesi europei.
Qui basti ricordare che la Costituzione conferisce al governo ben poche prerogative in relazione all’andamento dei lavori parlamentari: l’art. 64.4 della Costituzione dà ai membri del governo il diritto di partecipare a qualsiasi riunione e di far udire la propria voce in qualsiasi momento; l’art. 72.3 permette al governo di ottenere, in qualsiasi fase del procedimento legislativo, che sia seguito quello normale; l’art. 77, attribuendogli il potere di decretazione d’urgenza, conferisce al governo la possibilità di incidere sull’ordine del giorno delle Camere; l’art. 94.2 e 5 pone alcune condizioni volte a evitare attacchi a sorpresa contro il governo; infine, l’art. 94.4 chiarisce che il governo non ha l’obbligo giuridico di dimettersi se viene battuto da un semplice voto contrario.