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Se la forma di Stato descrive i rapporti tra organi di potere e cittadini, la forma di governo è un concetto che esprime come i poteri vengono distribuiti tra gli organi di vertice di un certo ordinamento e quali sono i rapporti che intercorrono tra di essi.
Anticamente principalmente di poteva distinguere tra due diverse forme:
1. Forma di governo monarchica: il Capo dello Stato, l’organo di vertice dell’ordinamento, qualsiasi sia il modo con cui viene individuato, non ha carattere rappresentativo del popolo. Vige una legge di successione dinastica, che entra in atto quanto il monarca muore o abdica. È comunque una carica di cui si gode generalmente a vita.
2. Forma di governo repubblicana: l’organo di vertice ha direttamente (elezione da parte dei cittadini), o indirettamente (elezione da parte di un’assemblea diretta dai cittadini), il carattere rappresentativo del popolo. È una carica di cui si gode per un tempo prestabilito.
È una distinzione è ha perso di importanza nella modernità, in quanto i monarchi oggi esistenti, pur rimanendo sempre formalmente Capi di Stato, adempiono prevalentemente funzioni simboliche o di rappresentanza, con poteri per lo più formali (come la Regina d’Inghilterra che nomina il Primo Ministro, che però è il capo del partito che ha ricevuto la maggioranza dei consensi popolari).

Le principali forme di governo sono:
1. Monarchia costituzionale
Tipica del periodo liberale (prevista per esempio dalla Statuto Albertino, 1848), prevede una netta separazione tra due centri di potere:
-Re: detiene il potere esecutivo, nomina i magistrati, può commutare le pene e sanzionare le leggi parlamentari, nonché nominare e revocare ministri e sciogliere le camere. Sempre basandosi sul principio monarchico-ereditario.
-Parlamento: detiene il potere legislativo, basandosi sempre sul principio elettivo. Può essere mono o bicamerale. La sanzione regia prevede che il Re dia il suo assenso alle leggi del Parlamento.
Con l’affermarsi della borghesia (che è tutelata dal Parlamento), questa forma di governo evolve nel governo parlamentare.
2. Governo parlamentare
Tipica dello Stato liberale, si afferma in Inghilterra nel XVIII secolo. La componente più importante che la caratterizza è il rapporto fiduciario tra Parlamento (potere legislativo) e Governo (potere esecutivo). Il Governo, per attuare il suo programma, necessita di essere sostenuto dalla maggioranza parlamentare, che quindi ha la possibilità di costringere in qualsiasi momento l’esecutivo alle dimissioni mediante un voto di fiducia. La fiducia può essere necessaria da entrambe le camere (sistema bicamerale perfetto, camere con gli stessi poteri in ambito legislativo), oppure da una camera soltanto (quindi bicameralismo con diversi poteri legislativi).
Al vertice di questa forma di governo si trova il Re o il Capo dello Stato (Presidente della Repubblica) che ha potere di nomina del governo. Per il resto ha perloppiù funzioni formali, dato che la fiducia è tra governo e parlamento. In caso di mancanza di un chiaro risultato elettorale, può però scegliere il capo del governo.
3. Governo presidenziale
Si caratterizza di un Capo di Stato (o Presidente) eletto direttamente dal corpo elettorale, anche se avviene un’elezione di secondo grado. Per esempio negli Stati Uniti i cittadini votano i “grandi elettori”, che rappresentano i candidati scelti dal partito.
Il Capo di Stato nomina e revoca gli altri membri del Governo (potere esecutivo). Può anche non esistere un vero e proprio Governo, ma solo un Gabinetto di segretari di stato, che non può essere sfiduciato dal Parlamento. Anche lo stesso Presidente non può subire un voto parlamentare di sfiducia e ha durata di mandato prestabilita. A sua volta egli non può scogliere le camere. Esiste però la possibilità dell’impeachment, cioè porre il Presidente in stato d’accusa.
Anche il Parlamento (o Congresso), che esercita il potere legislativo, viene eletto direttamente dal corpo elettorale. Negli Stati federali comprende una Camera eletta su base nazionale e un Senato formato da rappresentanti degli Stati membri.
4. Governo semipresidenziale
Un forma che prende caratteristiche da entrambi i tipi precedentemente descritti. Per esempio la Francia della V Repubblica.
Il Capo dello Stato viene eletto direttamente dal corpo elettorale con un mandato di durata precisa. Egli esercita il potere esecutivo attraverso il Primo Ministro (che nomina) e il Governo, che però devono ricevere fiducia dal Parlamento (potere legislativo), anch’esso eletto direttamente, ma che può essere anche sciolto dal Capo dello Stato. Si tratta di potere esecutivo bicefalo.
È un sistema efficiente se entrambi Capo dello Stato e Primo Ministro sono dello stesso orientamento politico, cioè se la maggioranza parlamentare è dello stesso partito da cui proviene il capo di stato. Ma dato che le elezioni dei due diversi organi avvengono in tempi diversi, ciò può anche non accadere. Si ha allora un periodo di coabitazione, in cui l’attuazione del programma è spesso perseguibile solo scendendo a compromessi.
5. Governo direttoriale
Rarissimo nella realtà (soltanto Confederazione Svizzera). Esiste un direttorio (es. Consiglio federale), cioè un organo collegiale eletto dal Parlamento (Assemblea federale), ma non da esso sfiduciabile, quindi rimane in carica per tutto il mandato. Svolge contemporaneamente funzione sia di Capo di Stato che di Capo di Governo.
In Italia è prevista una forma di governo parlamentare a debole razionalizzazione: esistono strumenti costituzionali più deboli per garantire maggiore agibilità governativa.
Il Parlamento (potere legislativo) ha forma bicamerale e concede o revoca la fiducia al Presidente del Consiglio dei Ministri (Capo del Governo). Esso viene nominato su base elettorale dal Presidente dalla Repubblica (Capo di Stato), che ha anche potere di scogliere le camere. Su suggerimento del Presidente del Consiglio nomina i ministri. Il Presidente della Repubblica viene eletto in seduta comune dalle camere.

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