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Diritto costituzionale

Il diritto pubblico rappresenta uno dei due grandi rami del diritto, ed è contrapposto al diritto privato. Fanno parte del diritto pubblico tutte le leggi che trattano dell’organizzazione dello Stato, dei rapporti tra lo Stato e i cittadini, degli interessi collettivi.
Il diritto pubblico si divide in:
• Diritto costituzionale (Costituzione)
• Diritto penale (reati e pene)
• Diritto processuale (regole dei processi)
• Diritto amministrativo (funzionamento uffici pubblici, pubblica amministrazione)
• Diritto tributario (tasse)
• Ecc…

Il costituzionale, che è lo studio della Costituzione, costituisce il ramo più importante e significativo del diritto pubblico, e di questo ci occuperemo.
La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato, e contiene i principi sui quali si regge la civile convivenza nella nostra società.

La Costituzione ha anche forza giuridica maggiore rispetto alle altre leggi, nel senso che tutte le altre leggi in vigore nel nostro ordinamento devono essere conformi ai principi costituzionali. (Ad esempio l’età pensionabile delle donne è differente da quella degli uomini, ma la legge non dovrebbe essere uguale per tutti?). Se c’è contrasto tra una legge ordinaria e la Costituzione, prevale l’ultima. L’organo che ha il potere di giudicare la costituzionalità o meno di una legge ed eventualmente di annullarla, è la Corte Costituzionale.
La Costituzione italiana risale al periodo dell’immediato dopo guerra, essendo entrata in vigore il 1° gennaio 1948. La Costituzione precedente, lo Statuto Albertino, era del 1848, e ormai non corrispondeva più alle esigenze del tempo, e inoltre era anche una costituzione monarchica.
Finita la guerra nel 1945, e crollati sia il regime fascista che la monarchia sotto il peso della sconfitta e della guerra civile, si svolse il 2 giugno 1946 il referendum tra monarchia e repubblica, e nello stesso giorno venne eletta l’Assemblea Costituente, primo parlamento dell’Italia repubblicana, che ebbe come scopo principale quello di elaborare la nuova Costituzione. I lavori della Costituente durarono un anno e mezzo e il 1° gennaio 1948 entrò in vigore la Carta Costituzionale tutt’ora vigente.

Lo Stato

I primi stati moderni risalgono al XV secolo, fine del 1400, alla fine del Medioevo: fu in quel periodo che Francia, Spagna, e Inghilterra, assunsero forme e strutture simili a quelle che hanno ancora oggi.
Le strutture di potere nel Medioevo erano molto diverse, si basavano sulla contrapposizione tra l’Imperatore e il Papa, sul potere dei feudatari e dei vescovi.

Agli inizi del XVI secolo invece, i primi stati moderni stabilirono confini certi alla propria autorità, con l’istituzione di un esercito nazionale e di un sistema fiscale nazionale, una sola moneta, la separazione del potere spirituale della Chiesa da quello politico del Sovrano.
I primi stati formatisi nei secoli XV e XVI, erano monarchie assolute, una forma di stato in cui tutti i poteri sono concentrati nelle mani del sovrano, il quale è al di sopra delle leggi e pretende di ricevere il potere direttamente da Dio (diritto divino). L'assolutismo andò avanti fino alla rivoluzione francese nel 1789. L'esempio più noto di monarca assoluto fu Luigi XIV di Francia, il Re Sole.
Nel Settecento l'Illuminismo mise in discussione i principi dell'assolutismo da un punto di vista filosofico, con Voltaire e Montesquieu. Quest'ultimo introdusse la teoria della separazione dei poteri, secondo la quale i tre poteri fondamentali dello Stato, il legislativo, l'esecutivo, il giudiziario, devono essere affidati a organi diversi indipendenti tra loro (il Parlamento, il Governo, la Magistratura). La rivoluzione francese poi nella fine del XVIII secolo, concluse in modo traumatico l'epoca dell'”ancien regime”, al grido di libertà e uguaglianza.
L'Ottocento fu il secolo delle monarchie costituzionali, nelle quali il re accettava di dividere il potere con un Parlamento eletto. Anche in Italia nel 1848 vennero concessi, dai regnanti dei diversi stati italiani, gli statuti, prima forma di costituzione, e gli stati assoluti si trasformarono in stati liberali, o costituzionali.
Tuttavia negli stati liberali dell'Ottocento il diritto di voto e i diritti politici non erano concessi a tutti, ma solo a un’élite di cittadini selezionata per censo, istruzione e sesso (maschile).
Per avere il suffragio universale e la forma di stato democratica bisognerà attendere il Novecento, i partiti politici di massa, e l'esito delle due Guerre Mondiali. Dopo queste importanti vicende storiche il modello liberal-democratico inglese e americano (liberale in economia, o meglio liberista, e democratico in politica) si diffuse ovunque nel mondo, fino a comprendere dal 1989 in poi (caduta del muro di Berlino) anche i paesi ex socialisti. Oggi i totalitarismi resistono ancora in Cina, nei paesi arabi, e pochi altri posti.

La Democrazia

Le regole base della democrazia sono le seguenti:
- libere elezioni a suffragio universale
- regola della maggioranza, cioè prevale l’opinione della maggioranza, si fa come vuole la maggioranza
- rispetto della minoranza, alla quale deve essere riconosciuto il diritto di critica e il diritto alla rivincita.
In un regime democratico sono importanti anche il pluralismo dei partiti (tutti i partiti devono essere accettati) e delle ideologie, la libertà di espressione (parole, stampa, critica, ecc…) e lo stato di diritto (anche chi comanda deve rispettare le leggi).

Forme di governo

La parola democrazia si contrappone a dittatura, a tirannide, a dispotismo.
La parola repubblica è contrapposta a monarchia.
Quindi la democrazia può essere associata oggigiorno tanto alla repubblica quanto alla monarchia.
Tra le repubbliche si distinguono quelle parlamentari da quelle presidenziali. Nel sistema parlamentare (ad esempio in Italia) l’organo centrale del potere politico è il parlamento, attorno al quale girano gli altri organi dello Stato. Cioè il parlamento, oltre a fare le leggi, esprime e sostiene il governo, elegge il Capo dello Stato, ecc…

In particolare il governo rende conto del suo operato al parlamento, e può essere da questo sfiduciato e costretto alle dimissioni.
Nei sistemi presidenziali invece l’organo più forte è il presidente, il quale viene eletto direttamente dai cittadini, riunisce in sé le cariche di Capo dello Stato e di Primo Ministro, e non deve rendere conto al Parlamento (esempio Stati Uniti).
Il vantaggio del sistema presidenziale è che le decisioni vengono prese più rapidamente, senza tante contraddizioni e compromessi tra i partiti della maggioranza parlamentare che sostengono il Governo. Lo svantaggio è costituito dai rischi di involuzione antidemocratica: il Presidente, investito di così tanti poteri, può essere tentato di approfittarne e trasformarsi in dittatore.

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