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La Costituzione

La volontà di far nascere una nuova costituzione si manifestò all’indomani della caduta del fascismo
02/06/1946: il popolo italiano vota democraticamente a suffragio universale per eleggere la futura assemblea costituente e per il referendum istituzionale, col quale si sarebbe dovuto scegliere tra monarchia e repubblica.

Referendum costituzionale

La scelta repubblicana prevalse di poco su quella monarchica e quindi si operò una rottura con il vecchio regime in favore di uno integralmente nuovo.

Assemblea Costituente

Si videro fronteggiare due schieramenti politici a confronto: la Democrazia Cristiana, i partiti socialisti e comunisti e i liberali. Tra queste forze si stipulò il patto che diede luogo alla costituzione.
La costituzione fu un contratto politico nel quale ogni parte ottenne qualcosa: si parla di compromesso costituzionale.
Il testo fu promulgato nel 1947 entrando in vigore nel 48.

Caratteristiche del testo costituzionale

È una costituzione democratica, rigida e lunga:
- democratica in quanto votata da una assemblea costituente eletta dai cittadini.
- rigida perché può essere modificata solo da una legge di revisione costituzionale che richiede procedure complesse e ampie maggioranze, e non da una legge ordinaria.
- lunga perché non disciplina solo l’organizzazione statale e i diritti fondamentali dei cittadini, ma detta anche norme che riguardano i doveri dello stato e i rapporti sociali ed economici.

Struttura

- Principi fondamentali (1-12): contengono le decisioni essenziali sul tipo di stato e di società voluti dalla costituzione ossia a carattere repubblicano e democratico. Si riconoscono i diritti inviolabili e si fissano i rapporti tra stato e singoli e tra stato e gli altri ordinamenti.
- Parte prima: diritti e doveri dei cittadini (13-54): è divisa in quattro titoli e si trattano le posizioni soggettive, dapprima considerando le persone in quanto tali e poi allargando la prospettiva alle strutture nelle quali sono inserite.
- Parte seconda: Ordinamento della repubblica (55-139): contiene le regole di organizzazione dello stato.
Con la riforma del titolo quinto sono stati abrogati gli artt. 115, 124, 128, 129, 130
- Disposizioni transitorie e finali: le norme transitorie sono quelle che prevedono vari adempimenti per saldare l’ordinamento precedente a quello nuovo. Esse, una volta attuata la Costituzione, hanno perso la loro ragion d’essere. Le disposizioni finali contengono norme che fanno riferimento ai generali diritti civili e politici dettati dalla particolare situazione storica dell’Italia post-ventennio.

Democrazia

Questo temine può essere inteso in vari modi: potere del popolo, potere per il popolo, potere in nome del popolo. Esso infatti si presta ad ambiguità.
Nell’art. 1 viene quindi specificato cosa si intende dicendo che l’Italia è una repubblica democratica: nella costituzione, democrazia significa governo del popolo. “.. la sovranità appartiene al popolo..” tuttavia il popolo non è onnipotente perché “..la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.” Ossia vengono stabilite dalla Costituzione le “regole del gioco politico”
La costituzione non si limita a stabilire chi esercita il potere politico, ma anche come lo deve esercitare.

Libertà

Presupposto per la democrazia è la libertà dei singoli, intesa come la possibilità di essere se stessi e di differenziarsi dagli altri.
Dall’articolo 13 in poi si stabiliscono molti diritti di libertà e garanzie al cittadino di “esser lasciato in pace” nell’esercizio delle fondamentali attività umane.
Si richiede anche l’adempimento di “inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale.” Questi doveri fanno in modo che la democrazia non si trasformi in egoismo dei più forti. La libertà di cui parla la costituzione assume quindi significato sociale.

Giustizia

La Costituzione richiede allo stato una politica di riforme per rendere la società più giusta. Per questo contiene molte norme programmatiche, che indicano in quale direzione gli organi dello stato devono esercitare i loro poteri. Si fa riferimento, più nello specifico, all’abolizione delle differenze tra categorie di cittadini che impediscono agli svantaggiati una vita dignitosa.

Uguaglianza

Art.3 Cost.: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. // E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.”
Il principio di uguaglianza è previsto dell’art.3, che gli attribuisce due significati diversi ma complementari:
- uguaglianza formale come pari dignità e pari soggezione di tutti alla legge, la quale deve rivolgersi ugualmente a tutti. Per rafforzare il significato di uguaglianza si esplicitano i divieti di discriminazione e quindi di trattamenti legislativi differenziati. Particolare attenzione alla tutela della donna, delle minoranze religiose ed etniche e di quelle linguistiche dal rischio di assimilazione. Inoltre non si può essere discriminati per le proprie opinioni politiche. Sono quindi vietate leggi personali e di privilegio.
- uguaglianza sostanziale come effettiva possibilità di tutti di godere concretamente dei propri diritti. Essa richiede che talvolta l’uguaglianza di fronte alla legge ceda il passo a leggi che stabiliscono trattamenti differenziati, per favorire i più deboli. D’altra parte, l’uguaglianza sostanziale è la condizione dell’effettivo godimento dei diritti da parte di tutti. Avere un diritto non sempre significa avere i mezzi per metterlo in pratica.
Il conflitto tra i due concetti di uguaglianza viene superato con la regola secondo cui “la legge deve trattare in modo uguale le situazioni uguali e in modo diverso le situazioni diverse.” Su questo principio si basano le cosiddette azioni positive, ossia le misure a favore di determinati gruppi sociali sfavoriti.

Internazionalismo

La costituzione respinge il nazionalismo: l’Italia è uno stato nazionale e non nazionalistico in quanto difende la propria identità ma è aperta alla collaborazione, considerandosi parte di un ordinamento più vasto, riguardante l’ordine internazionale, le cui norme sono vigenti anche per l’Italia.
L’art.11 è la base della partecipazione italiana alla protezione dei diritti dell’uomo. Esso afferma che la sovranità può essere limitata in condizioni di parità con gli altri stati, per creare un ordinamento internazionale che assicuri pace e giustizia. Inoltre impegna l’Italia a promuovere gli accordi internazionali. Esso è stato approvato per consentire la partecipazione all’ONU.
Viene dichiarato anche il ripudio della guerra come strumento di offesa, anche se non ne esclude un possibile utilizzo difensivo o per fini umanitari.
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