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Conseguenze della crisi dello Stato liberale


Fra le due guerre mondiali (1919-39) la crisi dello stato liberale portò all’affermarsi in Italia, Germania, Spagna e in molti altri paesi europei dello stato fascista. Esso si ispirava alla concezione statolatra propria della destra hegeliana (valore assoluto dell’autorità dello stato, diritti tutelati solo in quanto conciliabili con gli interessi statali, impostazione organicista e corporativa della vita economica).

In Russia prima, con la Rivoluzione sovietica del 1917, e poi, dopo la Seconda guerra mondiale, nei paesi dell’Est europeo (e anche fuori Europa: Cina, Corea del Nord, Cuba, Vietnam) si affermò lo stato socialista. Esso si ispirava alla concezione della lotta di classe propria delle teorie marxiste-leniniste (direzione dello stato affidata al partito espressione della classe operaia, collettivizzazione dei mezzi di produzione, libertà riconosciute solo in quanto funzionali alla costruzione di una società socialista).

Si tratta di forme di stato in via di regressione, fra loro antitetiche per base sociale e finalità politiche, pur ricorrendo a tecniche spesso non dissimili di organizzazione del potere.

Del tutto estraneo alla tradizione liberaldemocratica (e anzi contrapposto ad essa) è lo stato confessionale. Con tale espressione si intendono ordinamenti che non accettano il principio della separazione della sfera religiosa dalla sfera civile: al contrario, il potere statale si fonda su basi religiose e sulla correlativa attribuzione di efficacia giuridica ai precetti della religione. Tramontati gli stati confessionali ispirati alla fede cristiana, oggi hanno caratteristiche di questo genere alcuni paesi islamici. Nello stato islamico trova diretta applicazione la sharia. Questa consiste nel corpus di norme tratte dal Corano e da altre fonti basate sugli insegnamenti di Maometto; tali norme regolano ogni aspetto della vita privata e pubblica, sono considerate immutabile legge divina e la loro interpretazione è affidata ad autorità religiose. Si parla talora anche di regimi teocratici (ad esempio, in forme diverse, Arabia Saudita e, dopo la Rivoluzione islamica del 1979, Iran). La conseguenza è da un lato il disconoscimento dell’idea stessa di pluralismo e del principio di eguaglianza (si pensi ai diritti delle donne e dei non musulmani), dall’altro l’insorgere di rilevanti problemi di compatibilità con la tutela dei diritti umani riconosciuti dalle convenzioni internazionali (si pensi a certe forme di sanzione penale: amputazione per il furto, lapidazione per l’adulterio, flagellazione per infrazioni varie).
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