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La struttura: Per comprendere il significato del Canzoniere bisogna osservare la struttura della raccolta. L'edizione definitiva dell'opera risulta divisa in sezioni a sua volta raggruppate in tre volumi (giovinezza, maturità, vecchiaia) questa "tripartizione" risale al modello di Dante con la Commedia Dantesca, ma possiamo trovarla pure nel Poema Paradisiaco di d'Annunzio. Il primo volume va dal 1900 al 1920 (a mia moglie, la capra, Trieste, città vecchia ecc.); il secondo volume va dal 1921 al 1932 (i prigioni, mia figlia, l'uomo ecc.) e infine il terzo volume 1933-1954 (mediterranee, goal, il vetro rotto amai, Ulisse ecc..). Da come possiamo notare dalle sezioni non si tratta altro che di una poesia autobiografica, perché riconduce a particolari situazioni e momenti esistenziali della sua vita. Il carattere del canzoniere è del tutto unitario. Questi due aspetti sono fondamentali per capire meglio il significato del Canzoniere, Saba stesso definisce la sua opera un ROMANZO. Alcuni componimenti non sono collegati solamente da punto di vista tematico ma pure sintatticamente; parlando di sé in terza persona.

Poetica


La costruzione della sua opera deve essere valutata come se fosse una lunga storia, un vero e proprio romanzo psicologico, di una vita. Si tratta di una cronaca o di un resoconto, che non si ferma solo alla condizione dell'uomo e della vita ma bensì si sposta verso una visione pure universale (es. la capra). I componimenti non svolgono solamente la funzione di poesia ma bensì le sue esperienze appaiono come ripetizione di un'esperienza già vissuta individualmente nel proprio passato. Questo appare in funzione di verità. Ciò, ci fa capire che Saba si tiene lontano dalla concezione estetizzante della poesia del suo tempo "bella poesia" (d'Annunzio, piena di eccessi, piaceri) e crea la così detta "poesia onesta" perché lui avverte un forte desiderio di sincerità sia per quanto riguarda se stesso, sia per quanto riguarda il rapporto con gli altri.
Da una parte questo atteggiamento porta al poeta ad affrontare temi a lui più vicini, cosiddetti temi domestici come la moglie, gli animali, la campagna, la figlia, la città; e le descrive per come sono realmente. Come per esempio nella poesia Trieste e quando parla di Lina, la città e la donna assumono, per la prima volta, i loro reali aspetti; e sono amate per quello che hanno di proprio e di inconfondibile. E il desiderio di sincerità porta a Saba ad andare al di là delle apparenze per svelare la verità che giace al fondo; vuole indagare i sensi intimi e segreti delle cose, facendoli emergere in superficie e dar luce alla loro semplice e reale bellezza. Questa ricerca di verità riguarda l'uomo e le motivazioni profonde del suo agire che sono identiche per tutti gli uomini. (L’autobiografia poetica può essere considerata un insegnamento per tutti). Lo strumento privilegiato per comprendere la realtà umana è per Saba la psicologia e in particolare la psicanalisi, questo a partire dal 1928 quando lui segue delle terapie con giovane Weiss. Per lui è questa la disciplina che mostra le pulsioni inconsce, spesso inconfessabili, che stanno alla base delle azioni e dei pensieri umani. Per questo la sua scoperta nella quale la verità giace nel fondo può assumere una funzione terapeutica. Come per esempio l'insorgere della nevrosi può liberare il paziente dalla nevrosi stessa. La poesia di Saba come abbiamo già visto è nutrita dalla conoscenza di Freud, ma non solo di lui ma anche di Nietzsche, ma non di Nietzsche del superuomo che affascinò d'Annunzio e tanti altri, ma bensì dello psicologo che intuì le tante verità dell'anima umana.

Temi principali
Quando cantare la città e la donna non obbedisce al programma di imitazione del vissuto, Saba volge lo sguardo verso la vita e l'amore per lei, forse perché avverte questa passione per lei o forse perché cerca di riappropriarsene. Possiamo notare questa cose nelle poesie dell'ambiente triestino dove lui mostra una cordiale adesione alla vita degli altri. Ma queste aperture cercano di superare l'isolamento nascondendo in sé tracce di dolore e di angoscia. Trieste è amata per la sua vivacità, ma anche per il luoghi in cui il poeta può isolarsi. Il desiderio di tuffarsi nella vita di tutti è la riscoperta di un senso di partecipazione che non ignora la solitudine e l'esclusione dell'individuo.
In A mia moglie, la donna, Lina, è paragonata agli animali di cortile, l'eros appare come l'elemento della natura e delle sue forze profonde, insieme semplici e misteriose. Ma ci sono anche altre componenti per quanto riguarda il rapporto con la donna, come il problema della maternità, della famiglia tra cui la non facile situazione vissuta da Saba; l'abbandono del padre, la durezza della madre che induce il bambino a riversare il suo bisogno d'affetto sulla balia, la comprensione e l'aiuto della zia sono tutti elementi della poesia. Nella moglie il poeta cerca un sostituto dell'immagine materna o altrove la figura femminile sembra assumere sembianze di una donna-amante (Chiaretta) o di una donna-fanciulla (Linuccia). Fondamentale è la componente autobiografica. Decisivo è il primo verso, della raccolta Autobiografia, <<per immagini tristi e dolorose\passò la mia giovinezza infelice>>. Saba inoltre considera l'infanzia come un momento centrale nella formazione dell'individuo. Dal grumo delle difficoltà e dei conflitti psicologici inculcati da bambino ha determinato in lui una lacerazione al <<cuore>> e Saba si è sforzato a ricomporre la sua vita tramite la poesia <<nascondendo l'abisso>> (l'inconscio) con delle <<rose>>, afferma nel suo componimento. Le rose si riferiscono a quei momenti di felicità e di sollievo che la poesia e la vita riescono ancora a offrire. La gioia e il dolore resta l'ossimoro esistenziale della poesia di Saba, elementi che costituiscono e sono sempre presenti nell'esistenza umana.

Le caratteristiche formali
Saba scrive come se fosse un autodidatta e rifiuta completamente le tendenze a lui contemporanee. Usa un linguaggio chiaro, espressiva e apparentemente semplice ma dietro cui si nascondono i significati più profondi; lessico volutamente povero e comune di "grado zero"; adotta la metrica tradizionale della poesia italiana, ovvero la forma classica del sonetto e rifiuta le sperimentazioni e le innovazioni delle avanguardie.

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