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Luigi Pulci - Il morgante: parafrasi parziale del testo


Giunto Morgante un giorno ad un crocevia, uscito da una valle in un grande bosco, vide da lontano con la coda dell’occhio un uomo che in volto sembrava cupo e arrabbiato a vedersi. Diede con la punta della campana un colpo a terra e disse: “non lo conosco” e si mise a sedere su un sasso finché costui non giunse a lui.

Morgante, più e più volte, guarda dalla testa ai piedi tutto il suo corpo, che gli sembrava strano, orribile e brutto: “dimmi il tuo nome” diceva “viandante”. Colui rispose: “Il mio nome è Margutte, anch’io vorrei essere un gigante come te; poi mi pentii quando fui cresciuto fino a mezza altezza: vedi che sono appunto circa quattro metri”.

Morgante disse: “tu sia il benvenuto: ecco io avrò una fiaschetta al fianco, dato che sono due giorni che non bevo, e se con me ti accompagnerai, ti tratterò lungo il cammino come si conviene. Dimmi inoltre: Non ti ho domandato se sei cristiano o musulmano o se credi in cristo o Apollo”.

Rispose allora Margutte: “per dirla in breve, io non credo in niente, se non al pollo, sia crudo oppure arrosto, e qualche volta credo anche nel burro, nella birra, e quando non ne ho nel mosto, nel vino aspro (margurro, che è anche una moneta) e credo che sia salvo chi crede in esso.

E credo nella torta e nel tortellino, rispettivamente la madre e il figliolo, e il vero spirito santo è il fegato di maiale (trinità gastronomica), possono essere tre, due o uno solo. E poiché io vorrei bere con un grande recipiente (il ghiacciuolo è il recipiente utilizzato per raccogliere il ghiaccio), se Maometto vieta il vino credo allora che sia un fantasma;

e Apollo deve essere sicuramente pazzo, e Trivigante rappresenta un convegno di demoni. La fede è come il solletico, c’è chi la sente di più, chi meno: e con la tua intelligenza credo che tu mi capisca. Ora tu potresti dire che sia eretico: affinché tu non spenda inutilmente delle parole (per cercare di convertirmi), vedrai che la mia razza non degenera (Margutte non è meno miscredente dei suoi genitori) e che io non sono un terreno da cui nascono i frutti della fede.

Questa fede, come uno la riceve la porta con sé dalla nascita, vuoi vedere qual è la mia fede? Io che sono nato da una monaca greca e da un sacerdote orientale di religione musulmana, In Brussa, città della Turchia. E all’inizio io mi guadagnavo da vivere suonando il liuto, cantando di Troia, di Etore e di Akille, non solo una volta, ma migliaia.

Dopo, quando non volli più suonare il liuto, cominciai ad usare l’arco e la faretra. Un giorno, nella moschea, a causa di un litigio uccisi mio padre, poi presi una scimitarra e cominciai ad andare in giro per il mondo; e portai con me tutti i peccati, sia dalla parte greca che da quella turca;

anzi, quanti ne son giù nell’inferno: io ho circa settantasette peccati mortali che non mi lasciano mai, pensa poi a quanti ne ho di veniali! Non credo che se il mondo durasse in eterno, si potrebbero commettere tutti i peccati che ho commesso io da solo nella mia vita; e conosco ogni tipo di peccato dalla a alla z.

Le bestemmie e i giuramenti falsi mi scivolano dalla bocca come se fossero fichi sampietrini maturi o come se fossero lasagne o qualche cosa senza sale, non voglio che tu creda che mi importi di questo o di quello: a chi tocca tocca! E ho provocato così tanti guai che poi non si è riusciti a sistemarli.

Poi io vado sempre alla continua ricerca di guai, sono un bestemmiatore e non faccio alcuna differenza nel bestemmiare tra gli uomini e i santi, e li ricordo molto bene, come se li leggessi nel calendario. Inoltre dico sempre bugie, perché faccio sempre il contrario di quello che dico. Vorrei vedere più fuoco che acqua o terra e il mondo distrutto dalla fame e dalla guerra. (riferimento a si fossi di Cecco Angiolieri)

Non credere che io faccia la carità a qualcuno, l’elemosina o il digiuno, perché non è così; non credere nemmeno che io faccia preghiere. Per non sembrare testardo ficco il naso nelle cose degli altri e dico sempre cose spiacevoli; sono superbo, invidioso e fastidioso: già nel momento in cui sono nato si poteva facilmente capire che tipo di persona sarei stato; i peccati mortali e gli altri brutti vizzi erano già tutti con me.

Per cui io posso andare in giro per il mondo con un cappello sugli occhi, tante ne ho comminate; come un asse da cucina sono pulito e puro; dovunque vado sono solito lasciarvi il segno come fa la lumaca, e non lo nascondo; e cambio continuamente fede, amici e pelle a seconda della situazione in cui mi trovo (opportunismo) perché io fui cattivo prima ancora che nascessi.

Non ti ho raccontato un grande capitolo della mia vita e i miei mille peccati alla rinfusa; poiché se volessi leggerti ogni titolo (come se i suoi peccati fossero parte di un libro), ti sembrerebbero troppi; e cominciando ora a sciogliere il gomitolo dei miei peccati, ci sarebbe da raccontare fino a luglio; ho commesso molti peccati, ma solo di uno non me ne accuso: non ho mai tradito nessuno (il motivo per cui dice di non aver commesso alcun tradimento è anche qui opportunistico: egli vuole andare insieme a Morgante)”.

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