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Imperialismo

Luoghi, tempi e parole chiave
Questo è il periodo della seconda rivoluzione industriale che si sviluppa fra il 1895 e 1913. In Italia comincia l’età giolittiana che caratterizza il periodo fino allo scoppio della Grande Guerra. Questa è il prodotto delle contraddizioni fra le potenze imperialistiche. L’imperialismo era nato negli anni 70 dell’800 come politica espansionistica in campo coloniale. All’inizio del 900 alla competizione in Africa Asia e America si aggiunge quella in Europa. L’accentuarsi dei contrasti fra i vari imperi sfociano nella guerra, che porterà ad instabilità, crisi economica, sociale e demografica che agevolerà i regimi totalitari come il fascismo e poi il nazismo. Infatti in Italia nel 1903 sale al governo Giolitti, ma dopo la grande guerra, nel 1925 il partito fascista instaura un regime totalitario.
Al di là delle differenze nei singoli paesi, le varie istituzioni si trovano di fronte a un fenomeno comune: l’espansione dell’industrializzazione e della società di massa. Ma le migliorate condizioni materiali non sono più considerate un segno di progresso totale. La civiltà ha un prezzo che si paga con un’angoscia individuale e i grandi narratori di quest’epoca denunciano questo disagio.

La nuova condizione degli intellettuali e l’organizzazione della cultura
Gli intellettuali cessano di essere produttori indipendenti di reddito e diventano salariati. Il moderno ceto intellettuale trova espressione nelle riviste politico-culturali fiorentine dei “giovani” e della “Voce”.
In questi anni l’industrializzazione si estende alla cultura. La nascente industria coinvolge il giornalismo e l’editoria, ma anche il teatro e il cinema. Cominciano a diffondersi i moderni canali di comunicazione di massa, come la radio che ben presto diventerà lo strumento di propaganda del regime fascista.
Uno dei principali effetti del cinema e della radio è l’omogeneizzazione del pubblico. Si diffonde una cultura omogenea di massa, ma anche una cultura elitaria ristretta. E ciò accade anche nella letteratura dove la differenza fra il romanzo di consumo e quello d’arte si fa più profonda.

Le tendenze culturali e politiche: il manifesto di Gentile e il contromanifesto di Croce; il nazionalismo e l’anarco-sindacalismo
L’idealismo di questo periodo presentava due varianti: quella di Croce, incentrata sul valore della libertà, la difesa del liberalismo e la salvaguardia dei diritti del singolo, e quella di Gentile che coinvolgeva l’uomo e lo induceva all’azione, ma lo subordinava al potere dello stato. Gentile, mentre dava credito a istanze attivistiche, forniva una risposta immediata al bisogno di disciplina e di ordine della borghesia. Ciò spiega l’incontro fra Gentile e il fascismo. Il Manifesto di Gentile esalta il nazionalismo e lo squadrismo, sottolineando il carattere religioso del fascismo come fede energica, violenta e criticando il liberismo, la democrazia e il socialismo. Croce rispose con un contromanifesto.

Nel fascismo confluì anche la cultura del nazionalismo che sosteneva la necessità di una politica imperialistica all’esterno, e antisocialista, antidemocratica e antioperaia all’interno e interpretava le esigenze dei settori trainanti dell’industria che chiedevano una politica d’espansione all’esterno e protezionistica all’interno.

Le nuove scienze (la fisica di Einstein, la psicoanalisi di Freud) e le nuove tendenze filosofiche (da Bergson a Croce)
All’inizio del 900 con i cambiamenti profondi della qualità della vita cambia anche la concezione scientifica del tempo, spazio materia e energia.
Il telefono e la radio permettono comunicazioni in tempo reale e il rapporto fra spazio e tempo viene sconvolto dall’impiego di macchine che consentono spostamenti più rapidi.
Sul piano scientifico le teorie della relatività di Einstein e la teoria dei quanti di Plank pongono in crisi la fisica newtoniana e una concezione unitaria e oggettiva dell’universo.
Nello stesso tempo anche le scienze sociologiche di Weber, la scoperta dell’inconscio e la psicoanalisi di Freud e la filosofia del linguaggio (Wittgenstein) sottolineano l’elemento di relatività nella conoscenza.
Un aspetto comune delle filosofie del primo 900 è la rivalutazione dello slancio vitale e dell’azione che ispira la filosofia di Bergson. Egli dà valore alla coscienza interiore che è determinata dal modo di vivere il tempo. Nella coscienza il tempo non è istante ma durata, fluidità indefinibile, simultaneità che annulla le differenze tra passato, presente e futuro. Egli sottolinea il momento dello slancio vitale, dell’energia istintuale che prevale su quello del ragionamento.

Per Wittgenstein la filosofia deve studiare la logica del linguaggio, dato che i limiti del pensiero coincidono con i limiti del linguaggio.
L’idealismo italiano è rappresentato da Gentile e Croce.
Per Gentile il pensiero non ha nulla fuori di sé. L’attività sintetica del pensiero è atto puro, indipendente dall’esperienza. L’attualismo gentiliano riconduce tutto all’atto del pensare e quindi alla centralità del soggetto: la natura, la realtà esistono solo per l’atto pensante che le determina concettualmente.
Per Croce tutto ciò che esiste è spirito e questo si presenta sempre come storia. La storia quindi è manifestazione progressiva dello spirito in cui ogni avvenimento, anche se negativo, tende al progresso.
I vari momenti dello spirito sono distinti. Arte, filosofia ed etica sono autonome l’una dall’altra. L’arte dipende dalla fantasia e perciò va distinta dalla filosofia ed etica che invece dipendono della ragione. L’arte è intuizione lirica che si dà tutta nello spirito creatore indipendentemente dalla tecnica adottata.

Il disagio della civiltà e i temi dell’immaginario: il conflitto padre-figlio, la grande guerra, la burocrazia e la figura dell’impiegato, l’inettitudine e l’angoscia
I mutamenti di questo periodo portano cambiamenti nell’immaginario collettivo. La meccanizzazione, la vita metropolitana, l’espansione imperialistica, la grande guerra mettono fine alle illusioni sull’età felice del progresso. La civiltà intesa come accrescimento del benessere è una conquista, ma comporta anche un disagio. Gli artisti e gli intellettuali del primo 900 denunciano la perdita del senso della vita individuale. Ne deriva un senso di smarrimento, ansia e angoscia.

Lo spazio e il tempo sono modificati dalla teoria della relatività di Einstein e le teorie fisiche di Plank. Esse diventano categorie relative al soggetto. Con Proust il tempo diventa manifestazione dell’interiorità dell’individuo.
Grandi mutamenti portò anche lo studio dell’inconscio di Freud. La scoperta di una logica simbolica sotto la logica razionale e l’interesse per il sogno, ebbero grande influenza sulle arti e sulle tecniche romanzesche del flusso di coscienza e sui temi letterari come il sogno e la vita notturna dell’io e l’interesse per l’infanzia come momento decisivo per la formazione dei complessi nevrotici, come il complesso di Edipo, la rivalità padre-figlio per il possesso della donna, l’uccisione del padre da parte del figlio.
Il conflitto padre-figlio è presente in tuta la letteratura del primo 900, in Kafka, Pirandello, Svevo.
Anche la Grande guerra influenzò l’immaginario collettivo. E’ una guerra totale che investe ogni campo, coinvolge tutta la popolazione, si svolge con le armi della tecnologia. Perde il carattere eroico e diventa guerra di masse anonime. Gli intellettuali che vi partecipano ne restano delusi perché in guerra ritrovano la stessa vita anonima e di massa delle città.
Nel romanzo del 900 è presente la figura dell’impiegato inetto, frustrato, spersonalizzato, che vive la condizione anonima delle grandi masse cittadine. Il tema dell’inettitudine è presente in Pirandello, Svevo, Tozzi, Kafka.
Nell’impiegato si riscontra anche il tema dell’estraneità e alienazione. L’esistenza individuale appare sempre più artificiale, dominata dalla macchina, separata dalla natura che diventa subordinata alle esigenze economiche. La caduta dei valori, la riduzione dell’arte a merce favorisce un processo di alienazione. L’uomo è estraneo alle cose, si pone al di fuori dell’esistenza, non vive ma guarda vivere e ciò causa l’inettitudine, l’incapacità ad agire, ma nello stesso tempo è l’unico capace di garantire ancora una ricerca di senso.

Il pubblico e i generi letterari
In questo periodo è presente anche un nuovo pubblico, quello di lettori non molto esigenti, che leggono per divertimento. A questo è legato il fenomeno del Kitsch, cioè la fruizione degradata di opere alte, riprodotte o imitate malamente senza la cultura necessarie per poterle apprezzare.
In Italia prevale una scissione netta fra letteratura di ricerca e d’avanguardia e letteratura di consumo: la novella e il romanzo sono rifiutati dalle avanguardie mentre vengono accettate dalla produzione di consumo.
In Italia si distinguono due fasi: una fino alla guerra, e l’altra successiva. Nella prima fase, la letteratura d’avanguardia rifiuta la novella e il romanzo, sentendoli come antiquati e vuole sorprendere il pubblico, colpendolo con lo shock più che sedurlo con la trama. Ma gli espressionisti sono anche dei moralisti e quindi mirano a un nuovo rapporto con i lettori per spingerli all’azione. Propongono nuovi modelli di lettura e cercano nuovi interlocutori sociali.
Nella seconda fase, del dopoguerra, si passa alla letteratura d’arte che si separa dalla realtà e dalla ricerca di un nuovo pubblico, ma lo seleziona rigorosamente limitandolo a una fascia alta.
Sino al 1920 i generi della letteratura d’avanguardia sono aforismi, prose liriche, narrazione autobiografiche. Solo Pirandello e Tozzi usano ancora romanzo e novella. Dopo tale data, si propone la prosa d’arte, ma si assiste anche a un ritorno al romanzo e alla novella. E in questo periodo escono La coscienza di Zeno di Svevo e Uno, nessuno, centomila di Pirandello.

Avanguardie

Le avanguardie in Europa; le caratteristiche, la tendenza all’Espressionismo, il futurismo
Il primo 900 è il periodo delle avanguardie: Espressionismo, Futurismo, Dadaismo e Surrealismo si succedono fino agli anni 20.
I caratteri comuni delle avanguardie sono:
- opposizione al naturalismo e decadentismo: all’arte come specchio della realtà si oppone l’arte come visione soggettiva ed espressione dell’inconscio; all’arte come contemplazione si oppone l’arte come produzione materiale
- concezione dell’arte come attività di gruppo: il gruppo di avanguardia usa l’attività estetica come strumento di rivolta anarchica, di rivoluzione
- l’attività artistica si estende in ogni paese e riguarda tutte le arti.
Il primo movimento è l’Espressionismo che è più una tendenza all’avanguardia. Da esso deriva il Futurismo che invece è un’avanguardia vera e propria. L’Espressionismo non è una scuola ma una corrente. Il termine fu coniato nell’ambito della pittura in opposizione all’Impressionismo. Nell’espressionismo le gerarchie e le proporzioni non sono più rispettate; un particolare minimo può occupare tutto il quadro. La realtà oggettiva non esiste più, esiste solo il modo soggettivo. Queste procedure interessano oltre la letteratura, anche le altre arti, dal cinema (zoomata), pittura, musica.
In letteratura ha l’epicentro in Germania e si diffonde in Austria e poi in altri paesi.
E’ influenzato da Nietzsche e Bergson. Dal primo desume la carica distruttiva e critico-negativa e dal secondo la centralità dell’interiorità e del flusso delle sensazioni. Critica della borghesia, materialismo economico.
I temi dominanti sono quelli della città mostruosa, della civiltà delle macchine, dell’angoscia. Da Baudelaire riprende la fine del carattere sacrale dell’arte; il poeta non è più il genio isolato, ma un uomo della folla, un piccolo-borghese.
I caratteri formali sono sinteticità, rapidità, tensione estrema e violenta, uso della paratassi e verso libero.
Il Futurismo nasce all’interno dell’espressionismo. Il suo programma è espresso nel Manifesto futurista di Marinetti del 1909. Si afferma contemporaneamente in Italia e in Russia. Muove dalla volontà di aderire al presente, al mondo delle macchine e della tecnica; ma mentre quello italiano esalta gli aspetti aggressivi dell’imperialismo, quello russo vede nell’operaio il protagonista della nuova civiltà industriale e aderisce alla rivoluzione socialista.

Avanguardia e reazione in europa dopo la guerra: Dadaismo e surrealismo
Il dadaismo nasce a Zurigo; il termine dada, scelto per gioco dai dadaisti, significa giocattolo. Nel 1918 Tzara scrive il Primo Manifesto del Dadaismo. I caratteri dell’avanguardia dadaista sono: rifiuto della novità, modernità e futuro; rifiuto dell’umanesimo, del bello, della comunicazione esistente e di qualsiasi concezione simbolista del linguaggio.
Esso propone l’uso anticonformistico del linguaggio, suoni e fenomeni in libertà, giochi linguistici e non-senso.
Nel 1920 il gruppo si trasferisce a Parigi e qui il movimento muore, mentre contemporaneamente si afferma il Surrealismo.
Il Surrealismo si forma a Parigi nel 1919 ma assume i suoi caratteri definitivi con il Primo Manifesto del surrealismo. La parola surrealismo significa realtà superiore, identificata con l’inconscio che l’arte deve sapere esprimere immediatamente. Di qui la proposta di una scrittura automatica che obbedisca ai movimenti profondi dell’io per cogliere la realtà nascosta. Si giunge a forme di scrittura in stato di semi-ipnosi.
Nel progetto di liberazione dell’inconscio è evidente l’influenza di Freud. La scrittura automatica favorisce tecniche nuove, come il flusso di coscienza usato da Joyce nell’Ulisse. La concezione dell’inconscio come forza in cui si manifestano il desiderio e l’immaginazione sprigiona un’energia anarchica e liberatrice. Il surrealismo influenzò tutte le arti.

La tendenza all’avanguardia in Italia fra anni 10 e 20: i crepuscolari e la vergogna della poesia, gli espressionisti vociani e la poetica del frammento
In Italia si sviluppa un solo movimento di avanguardia, il Futurismo. Ma la tendenza all’avanguardia è evidente anche nei crepuscolari e nei vociani. Infatti gli aspetti avanguardistici sono: il rifiuto del Sublime, la critica alla figura del poeta con la conseguente vergogna della poesia, il ripudio dell’immagine del poeta come genio e vate, l’accettazione dello squallore piccolo-borghese, la negazione della tradizione, la repulsa del pathos lirico e l’uso dell’ironia in poesia.
Il termine crepuscolarismo accomuna una serie di poeti che esprimono un medesimo gusto malinconico, crepuscolare. Essi introducono nuove forme, registri e temi; nuovi personaggi, paesaggi ed oggetti.
La tendenza espressionistica è ancora più evidente negli scrittori della “Voce”. Questi criticano l’estetismo dei decadenti e assumono un atteggiamento impegnato eticamente. Avvertono il bisogno di un’espressione immediata della soggettività. Rifiutano i generi della novella e del romanzo a cui contrappongono il frammento, in cui poesia e prosa si fondono. Nel frammento si mescolano momenti lirici e riflessivi. Il lessico, lo stile, la struttura del frammento presentano grande tensione, che deforma le parole.

L’avanguardia futurista: i manifesti di Marinetti e la storia del movimento
Il movimento futurista in Italia viene fondato da Marinetti nel 1909 che pubblicò il Primo Manifesto del futurismo, affermando che era necessario abolire musei, accademie e biblioteche in quanto istituzioni che salvaguardavano i valori del passato. Esaltando la macchina, la tecnica, la grande industria, la velocità e l’aggressività, il futurismo intende interpretare la tendenza al nuovo, al progresso meccanico, alla modernità della civiltà industriale.
Nella prima fase è molto forte l’influenza del simbolismo e la parola d’ordine è quella del verso libero.
Una seconda fase pone l’accento sul rivoluzionamento delle tecniche espressive e sulla figura di un nuovo tipo di uomo, del tutto meccanizzato. Cambiamento anche nelle forme espressive: dal verso libero si passa alle parole in libertà.
La terza fase vede i futuristi organizzarsi in partito politico, oscillando fra posizioni anarchiche, democratiche e antimonarchiche e sovversivismo di destra, volto ad esaltare la guerra e l’espansione imperialista.
Il futurismo critica la sacralità dell’arte, vedendola come residuo del passato. Esso vuole creare un’arte omogenea alla nuova società industriale.

Le riviste fra anni 10 e 20: Leonardo, Hermes e Il Regno; la Voce e Lacerba; il Baretti e La Ronda
Un primo gruppo di riviste fiorentine è costituito da Leonardo, Il Regno ed Hermes che presentano un’ideologia di destra.
Impianto più moderno ha la Voce con l’intento di dare voce alla nuova generazione di intellettuali, con un linguaggio semplice e incisivo, adeguato a una moderna società di massa.
Nasce a Firenze per iniziativa di Prezzolini. Poi si trasforma in La Voce bianca (per il colore della copertina) che non è più politico-culturale ma solo culturale.
La Voce di Prezzolini attraversa varie fasi. Nella prima propone la riforma del codice della famiglia, il divorzio, il suffragio universale maschile, si interessa della questione meridionale.
Le riviste politiche sono: l’Unità, Energie nuove, Rivoluzione liberale, L’Ordine nuovo i cui fondatori vengono perseguitati dal fascismo.
Con il fascismo gli intellettuali sono costretti a ritirarsi nella letteratura come rifugio. E’ questo l’esito anche della rivista torinese Il Baretti e quella romana La Ronda che già nel titolo afferma l’esigenza di ritorno all’ordine e di critica dell’avanguardia

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