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Sciascia, Leonardo-L'affaire Moro

Questo racconto-inchiesta riguarda il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana, avvenute tra il marzo e il maggio del 1978. Sciascia lo scrive nell’agosto dello stesso anno e lo pubblica nell’ottobre.
Alla prima edizione ne segue una seconda, che include l’appendice costituita dalla relazione scritta da Sciascia in quanto membro della commissione d’inchiesta sul caso Moro. Nonostante l’autore sia consapevole che la propria sia una tesi minoritaria, il suo intento nel ripubblicare l’ “Affaire Moro” è che si faccia luce sulla verità dei fatti accaduti. Egli spera quindi che il racconto-inchiesta sia largamente letto.
Per quanto riguarda il contesto storico, fra il 12 dicembre 1969 (strage di piazza Fontana a Milano, di cui parla anche Pasolini nell’articolo intitolato “Il Romanzo delle Stragi”) e il 2 agosto 1980 (strage della Stazione di Bologna) si consumarono in Italia i cosiddetti anni di piombo, caratterizzati dal terrore, secondo una strategia della tensione che vedeva da un lato movimenti extraparlamentari di destra e dall'altro movimenti analoghi di sinistra. Infatti, né l’estrema destra né l’estrema sinistra volevano che si raggiungesse un accordo tra i due partiti di maggioranza, il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana. In questo contesto si inserisce anche la vicenda di Aldo Moro. Quest’ultimo fu rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978, lo stesso giorno in cui si sarebbe dovuto insediare il governo nato dal “compromesso storico”. Moro venne processato e condannato a morte in quanto simbolo dello Stato Italiano e dei reati che esso aveva compiuto. Il suo corpo fu ritrovato il 9 maggio nel baule di una macchina in via Caetani, fra la sede della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista.

Nel libro, che si colloca tra un’indagine storiografica e un’opera letteraria, l’autore decide di analizzare, commentare e pubblicare parte della documentazione e delle lettere che Aldo Moro, la famiglia e i dirigenti della Democrazia Cristiana si sono scambiati. Egli esamina la figura di Aldo Moro e inoltre analizza alcuni comunicati delle Brigate Rosse ai membri della Democrazia Cristiana con i quali stavano trattando e la telefonata del 9 maggio in cui un membro delle Brigate Rosse comunicava a un amico della famiglia Moro, il luogo del ritrovamento del corpo di Aldo Moro.
Le Brigate Rosse chiedevano il rilascio di alcuni terroristi rossi in cambio del rilascio di Aldo Moro; ma i vertici della Democrazia Cristiana rifiutarono e consentirono l’esecuzione di Moro.
Sciascia avanza l’ipotesi che al rapimento e alla morte di Aldo Moro abbia contribuito la CIA; Moro aveva infatti favorito un governo con l’appoggio del Partito Comunista, non gradito agli Stati Uniti. Il compromesso storico non era ben visto neanche dall’ala marxista estrema, più propensa alla lotta di classe che agli accordi politici.
Sciascia si ispira alla “Storia della Colonna Infame” di Manzoni, prima inclusa nelle pagine dei “Promessi Sposi” dedicate al racconto della diffusione dell’epidemia di peste, poi pubblicata separatamente dal romanzo nella forma di un saggio storico per la sua lunghezza, ma anche perché, inserita all’interno del romanzo, rischiava di passare in secondo piano. In questo saggio storico Manzoni denuncia l’ingiustizia commessa contro alcuni innocenti cittadini milanesi, processati e condannati a morte con l’accusa di essere stati gli “untori”, cioè di aver diffuso il morbo della peste nel Lombardo-Veneto. In particolare, Manzoni attacca i giudici, i quali possedevano gli strumenti culturali per capire che la peste aveva avuto altre cause, ma hanno ugualmente permesso che si commettesse un atto di ingiustizia contro alcuni innocenti per trovare un capro espiatorio alla rabbia popolare. Altrimenti, la responsabilità sarebbe stata attribuita ai governanti.
I racconti-inchiesta testimoniano l’amore di Sciascia per il vero storico e la sua volontà di divulgarlo, affinché la verità venga resa manifesta.

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