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Salvatore Quasimodo

Nato nel 1901 a Modica, in provincia di Ragusa, figlio di un capostazione, trascorse l’infanzia e l’adolescenza tra Gela, Palermo e Messina dove conseguì il diploma di geometra. Nel 1919 si trasferì a Roma, dove si iscrisse valla facoltà di ingegneria senza però conseguire la laurea perché già da tempo aveva incominciato a scrivere versi e i suoi interessi erano prevalentemente letterari. Studiò anche il latino e greco e coltivò lo studio degli autori classici moderni ed antichi anche dopo l’assunzione al Ministero dei lavori pubblici. Nel 1930 si trasferì a Firenze dove, attraverso Elio Vittorini (suo cognato), entrò in contatto l’ambiente di “ Solaria” con Montale e con i poeti che stavano per riconoscersi nel movimento dell’Ermetismo. Per le edizioni di Solaria pubblicò la sua prima raccolta “Acqua e terre”(1930), alla quale seguirono “Oboe sommerso”(1932), “Erato e Apollion”(1936), “Ed è subito sera” (1942- una raccolta antologica delle poesie precedenti). Intanto nel 1941 aveva ottenuto “per chiara fama” la nomina a professore di letteratura italiano presso il Conservatorio di Milano.

Dopo la guerra scrisse altre raccolte ispirate al clima della resistenza alle quali seguirono altre le cui tematiche principali erano quelle del consumismo, della tecnologia del neocapitalismo, dell’esasperato individualismo. La produzione poetica fu costantemente affiancata da saggi e traduzioni di poeti antichi e moderni. Nel 1959 gli venne assegnato il premio Nobel per la letteratura. Morì improvvisamente a Napoli nel 1968. Esponente dell’ermetismo, come Gatto contribuì a definirne la poetica. Nella prima fase della sua poesia ( in tutte le raccolte pubblicate prima della guerra) è evidente sia la lezione di Ungaretti sia l’adesione ai temi e ai modi espressivi dell’Ermetismo. Quasimodo pone infatti al centro della propria riflessione poetica la sofferenza connaturata alla vita dell’uomo moderno, quell'assenza di certezze che può essere parzialmente lenita con la memoria dell’infanzia; ma il sollievo è solo illusorio perché il dolore del presente non può che approfondirsi nel confronto con qualcosa di irrimediabilmente lontano. Anche il linguaggio è caratterizzato da quell'oscurità che è tipica dell’Ermetismo ma il suo linguaggio si qualifica per i costanti riferimenti al patrimonio classico letterario e per la tensione all'equilibrio formale. Il percorso poetico di Quasimodo non è però riconducibile al solo Ermetismo, perché secondo l’autore “la posizione del poeta non può essere passiva nella società; egli modifica il mondo”.

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