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Salvatore Quasimodo


Salvatore Quasimodo nasce a Modica, in provincia di Ragusa nel 1901. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza in diverse città della Sicilia in cui viene trasferito per servizio il padre, capostazione delle ferrovie.
Si iscrive alla facoltà di ingegneria a Roma ma interrompe gli studi e lavora come tecnico in varie regioni italiane. A Firenze viene introdotto dal cognato Elio Vittorini negli ambienti letterari, pubblica la prima raccolta di poesie Acque e terre e viene riconosciuto come uno dei maggiori rappresentati dell'Ermetismo.
Trasferitosi a Milano si dedica a un'intensa attività di traduttore, raggiungendo mirabili risultati nella raccolta Lirici greci (1940). Nell'immediato dopoguerra pubblica una raccolta ispirata alla Resistenza, Con il piede straniero sopra il cuore (1946) a cui seguono altre di forte impegno civile. Nel 1959 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura.
Oltre a quelle già citate, vanno ricordate le raccolte Oboe sommerso (1932), Ed è subito sera (1942), la sua raccolta più importante e Giorno dopo giorno. Muore a Napoli nel 1968.
Accanto alla rievocazione del mondo mediterraneo, della sua infanzia ormai irraggiungibile per il poeta che si è distaccato dalla terra natale, la poesia di Quasimodo rispecchia molta parte delle inquietudini, dei drammi, delle contraddizioni dell'uomo moderno.
Da versi brevi e intensi, ricchi di analogie e di metafore e impreziositi dai simboli del periodo ermetico, Quasimodo passa a una poesia più comunicativa e discorsiva.

Ed è subito sera - da Acque e Terre


Parafrasi


Ognuno di noi si trova su questa terra in condizione di solitudine, sorpreso con dolore dai dispiaceri della vita, poco prima del sopraggiungere della morte.
Primo verso: il verso iniziale annuncia una verità indiscutibile (la solitudine esistenziale condivisa da tutti gli uomini) che, nelle idee del poeta, non può mai essere messa in discussione. Tutto ciò deriva dall’utilizzo dell’Ognuno. L’utilizzo dell’espressione Cuore della terra esprime la sofferenza umana alla vita e tale sofferenza è così profonda da non poter essere né evitata né risolta, se non con la morte. La parola cuore, assume un tono cupo e doloroso.
Secondo verso: è il verso che più di tutti colpisce il lettore, per la sua carica di sofferenza e per la dissonanza fra un qualcosa (il raggio di sole). Il raggio di sole è simbolo di vitalità ma allo stesso tempo anche fonte di dolore.

Terzo verso: è la sintesi della poesia stessa. Rimanda alla brevità della vita per analogia e assume una posizione di pessimismo e disorientamento in quanto viene messa in luce l’incapacità del poeta di trovare una via di fuga e, anche se cerca di lottare, la morte è inevitabile.

Figure retoriche


Cuor della terra – metafora che indica la condizione di sradicamento dell’uomo ma anche analogia poiché rimanda all’ affettività
Sta solo sul – alliterazione
Trafitto da un raggio di sole – metafora: Il raggio solare, qui diventa un’arma che la vita utilizza per colpire e uccidere l’essere umano.
La parola Sera crea consonanza con il Sole ed è un’antitesi: il sole inteso come la vita, la sera come la morte.
Il lessico è semplice e ridotto all’essenziale.

Alle fronde dei salici – da Giorno dopo giorno


Parafrasi


E come potevamo noi alzare il nostro canto poetico,
con l’esercito tedesco che aveva invaso l’Italia,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba resa dura dal ghiaccio, ascoltando il dolore
mesto e soffocato (lamento) degli orfani, teneri e indifesi come agnelli,
e il grido straziante della madre che correva incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo?
Per voto, anche le nostre cetre
stavano appese alle fronde dei salici, che lievemente oscillavano
mosse dal vento angoscioso.

Significato


La poesia "Alle fronde dei salici" è stata scritta da Quasimodo durante il periodo della guerra contro i Nazisti. Quasimodo in questa poesia esprime tutto il suo odio verso gli "oppressori". La poesia è la rappresentazione degli orrori commessi dai nazisti sulla popolazione inerme degli italiani, massacri che suscitavano panico e paura tra i civili e il silenzio dei poeti. Orribili erano i morti abbandonati nelle piazze, il lamento dei fanciulli, il grido straziante della madre che vedeva il proprio figlio appeso sul palo del telegrafo. Scene reali che si verificavano nelle città e nelle campagne italiane. I nazisti occupavano il Paese e i poeti non trovavano le parole per esprimere lo sconforto e il dolore che avevano nel cuore, nell’anima. Tanto dolore paralizza la mano e offusca la mente. I poeti erano ridotti all’impotenza, avevano finito di scrivere versi e avevano appeso i lori fogli puliti al vento della guerra perché la poesia è impotente di fronte ai morti e alla barbarie.
L'autore manifesta tutta la sua l'impotenza come uomo e come poeta; ne esce una poesia sofferta e rabbiosa, che esprime la volontà di urlare il proprio dolore contro il dominio straniero, ma esprime anche il senso di liberazione che il poeta, insieme al popolo italiano, stava vivendo in quei mesi, mentre lottava con i fucili in pugno.

Figure retoriche


Metafore: triste vento, al lamento d'agnello dei fanciulli, piede straniero. Piede straniero, che può essere pensato anche come metonimia, si riferisce all'attacco tedesco e la sua avanzata nell'Italia centro-settentrionale.
Il piede rappresenta la dominazione straniera (tedesca) che schiaccia il cuore delle vittime innocenti.
L'agnello, ricorda l'agnello, vittima sacrificale, di cui si parla nella Bibbia. Con questa figura retorica l'autore ha voluto spiegare che il pianto dei bambini è innocente come la figura sacra dell'agnello. L'ultima metafora "triste vento" significa la sofferenza causata dal male.
Analogia: erba dura nel senso che è ghiacciata dal freddo.
Sinestesia: "urlo nero"; con questa l'autore esprime l'urlo disperato ed angoscioso della madre, nero perché è già impregnato dell'oscurità della morte.
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