Luigi Pirandello

Pirandello è il miglior prosatore italiano del primo Novecento.
Nasce nel 1867 a Girgenti, in una tenuta di campagna dove la famiglia si è rifugiata per evitare il colera.
Riceve la prima istruzione dalla domestica, inizia poi a studiare all’indirizzo umanistico.
Nel 1880 in seguito a un dissesto economico dovuto alle miniere del padre si traferisce a Palermo dove scrive poesie di stile carducciano. Nel 1886 ottiene il diploma e aiuta il padre nelle miniere , si iscrive all’università di Roma e pubblica Mal giocondo.
Si trasferisce a Bonn dopo un contrasto con il professore di latino, qui studia il tedesco e filologia, nel 1891 si laurea e pubblica Pasqua di Gea. Nel 1892 si stabilisce a Roma e mentre scrive Zampogna incontra Capuana che lo invita a comporre delle prose.
Nel 1894 si sposa con Maria Antonietta Portulano che gli darà 3 figli; lo stesso anno pubblica la prima raccolta di novelle Amori senza amore.

Dal 1897 insegna all’Istituto di Magistero a Roma; in questi anni inizia a comporre opere teatrali e pubblica il romanzo Il turno.
Nel 1903 scrive Beffe delle morti e della vita; inoltra si verificano dei gravi lutti familiari che daranno forma alla sua concezione pessimistica della vita.
Le miniere del padre si allagano e vengono chiuse, provocando un crollo finanziario; la moglie dello scrittore viene colpita da paresi e questo causerà negli anni successivi uno squilibrio mentale della donna.
Nel 1904 pubblica Il fu Mattia Pascal, il successo dell’opera gli permette di pubblicare Erma bifronte; nel 1908 dà alle stampe il saggio l’umorismo nel quale spiega la propria poetica.
Nel 1909 pubblica I vecchi e i giovani e inizia a lavorare al romanzo Uno, nessuno e centomila che pubblicherà nel 1926. Nel 1910 inizia a collaborare con il Corriere della Sera, lo stesso anno compone 2 atti teatrali unici, lumiè di Sicilia e la morsa.
Nel 1917 viene rappresentata a Milano la commedia Così è (se vi pare) esemplare espressione del relativismo conoscitivo che contraddistingue la seconda produzione di Pirandello. Nel 1918 sotto il titolo Maschere nude raccoglie i suoi testi teatrali.
È costretto a far rinchiudere in manicomio la moglie, la figlia Lietta si sposa e si trasferisce in Cile.
A partire dal 1919 si orienta verso il teatro, a Roma vengono rappresentati la patente, sei personaggi in cerca d’autore e Enrico IV.
Pirandello decide di raccogliere i racconti in un’edizione intitolata Novelle per un anno, nel 1924 si iscrive al Partito Fascista; non attribuisce alcuna importanza alla politica ma mira solamente agli aiuti finanziari.
Nel 1925 assume la direzione del Teatro dell’Arte di Roma, fondato dal figlio Stefano e da altri giovani, l’attrice Marta Abba sarà la prima donna della compagnia, nel decennio successivo l’attrice sarà anche la sua compagna. L’ultima fase è caratterizzata dalle tematiche psicanalitiche e dall’interesse per il mito.
Pirandello scrive novelle sulla morte come Di sera un geraneo; Nel 1929 viene chiamato a fare parte dell’accadamia d’Italia, dove polemizza con D’Annunzio.
Nel 1934 riceve il premio nobel per la letteratura e nel 1937 esce il film Il fu Mattia Pascal.
Muore di polmonite a Roma nel 1936 e rifiuta i funerali di Stato.

Il pensiero

La sua lucida analisi demolisce miti e sicurezze, mettendo a nudo una condizione umana caratterizzata dal dubbio, l’autore esprime un moralismo severo che si accompagna al pessimismo riguardo alla natura umana.
Pirandello si forma culturalmente a Roma, le sue prime opere e il suo pensiero sono influenzati da Verga e Capuana; importante è il soggiorno a Bonn che lo pone in contatto con la cultura e letteratura europea.
Il clima ottimista di fine novecento si dissolve in un’atmosfera di crisi che porta alla Prima Guerra mondiale.
Tale quadro di crisi investe il processo formativo dello scrittore.

Le opere di Pirandello riguardano il problema dell’identità dell’uomo e della validità delle sue conoscenze.
Il relativismo conoscitivo di Pirandello si riallaccia a una concezione dell’esistenza come caos: l’universo è dominato dal caso; l’uomo stesso è una realtà che muta in ogni situazione; il relativismo conoscitivo afferma che ognuno possiede una verità soggettiva e nessuna visione del reale può essere definita vera in senso oggettivo.

Anche se la persona aspira a essere una, è invece centomila, perché l’identità è in continuo mutamento e ognuno è costretto a indossare maschere che corrispondono al continuo fluire della vita e delle sue necessità; ciascuno si crea una diversa immagine di se stesso, l’individuo uno soltanto, in ultima analisi è nessuno.
La realtà e la vita sono intese come una grande finzione teatrale che ognuno crea indossando maschere.
Lo scrittore afferma che una persona folle si crea un’allucinazione personale che considera vera realtà e rende la propria verità diversa da tutte le altre; non c’è differenza quindi tra ragione e follia.
A tale concezione amara della vita si accompagna un’idea della morte; l’esistenza è un mistero inafferrabile.
Quel che resta dell’io individuale si perderà nella vita cosmica lasciando un improvviso soffio che può ravvivare il colore del geranio ( Di sera un geranio); il significato di questa novella spinge lo scrittore verso l’ansiosa ricerca di una fede.

Pirandello si dichiara estraneo alla politica, è un’interventista nella convinzione che la guerra sia l’ultima fase del Risorgimento italiano; l’adesione al Partito fascista sembra una provocazione per affermare che il piano storico è irrilevante, dal 1929 prende le distanze in maniera più chiara dal fascismo, giunge a strappare la tessera davanti agli occhi del segretario del partito e nel testamento rifiuta i funerali di Stato.
Il mondo pirandelliano è dominato da casualità, privo di certezze, tranne in ambito morale. Pirandello esprime piena coscienza della crisi che investe l’uomo e l’unica via di uscita è la reciproca compassione e solidarietà.

La poetica

L’opera di Pirandello fonda una nuova stagione narrativa e drammaturgica in Europa.
L’Umorismo è il titolo di un saggio che dedica alla poetica, Pirandello intende l’umorismo in modo personale e innovativo; si ha l’umorismo quando l’intelligenza e la sensibilità ci fanno cogliere il risvolto amaro di una situazione avvertita apparentemente comica. Da questa interpretazione nasce la compassione per tanti sventurati e infelici.
L’umorismo va oltre i generi del comico e del tragico, smaschera gli inganni che si celano dietro le apparenze.
La poetica dell’umorismo applicati al romanzo, novella e commedia mira a contrapporre all’ordine ciò che di slegato si agita nell’instabile realtà.
La poetica umoristica deve svelare le contraddizioni che caratterizzano l’esistenza.
Pirandello evidenzia la dicotimia tra vita e forma, persona e personaggio: la vita è il fluire dell’energia, l’insieme delle pulsioni, la forma cristallizza la vita; la persona è costretta a vivere adattandosi alla forma e si riduce in personaggio con maschere e ruoli, a questo punto il personaggio ha due strade, può ingannare se stesso oppure scegliere di accettare la scissione tra vita e forma; in questo caso egli è ancora maschera ma nuda perché dolorosamente consapevole dell’indefinibile realtà.

Sul piano stilistico e linguistico la poetica di Pirandello è antiretorica e rifiuta ogni estetismo, infine l’arte umoristica rifiuta le regole classiche e prende le distanza dal simbolismo decadente.

Le Novelle per un anno

Nel 1922 lo scrittore progetta di raccogliere tutte le novelle già scritte in una raccolta che decide di intitolare Novelle per un anno. Il titolo deriva dall’intenzione di scriverne 365, ne vengono ultimate 255; l’opera verrà pubblicata da Mondadori.
Dopo la prima raccolta, Amori senza amore l’impegno nella produzione novellistica di intensifica dal 1909 e prosegue nel periodo del teatro; le novelle rispecchiano le fasi dell’evoluzione pirandelliana.

Un primo gruppo di novelle ha caratteristiche realistiche e veristiche, vi prevale la denuncia delle ipocrisie morali e sociali che condizionano le persone e causano la morte, come in Scialle nero. I racconti narrano gli aspetti delle sofferenze che l’uomo è costretto a subire; in molti testi è il caso che schiaccia i personaggi come in Tabernacolo (dove Spatolino decide di andare a vivere nel tabernacolo che ha costruito vestito da Gesù per protesta), la novella è caratterizzata dal tono umoristico.
Anche La giara mostra segni dell’umorismo (il personaggio di don Lollo Zirafa che vive solo per accumulare beni è visto come Mazzarò di Verga); in altre novelle prevale l’elemento drammatico e lirico come Ciàula scopre la luna che ha per protagonista il giovane e povero minatore che ricorda Rosso malpelo di Verga.

La produzione delle novelle negli anni della maturità presentano una narrazione a tesi filosofica: Pirandello come gli illuministi costruisce una vicenda per far comprendere il suo pensiero. Gli eventi delle novelle sono fondati sul caso.
In Vitalizio un vecchio agricoltore accetta un vitalizio perché pensa di avere poco da vivere.
Ne La patente il protagonista viene considerato uno iettatore, lui e la sua famiglia ne subiscono le conseguenze e si riducono in miseria.
Ne La signora Frola e il signor Ponza suo genero due persone sconosciute, giunte nel paese di Valdana, sostengono due opposte verità sulla moglie dell’uomo, cui egli non consente di avere contatti con la signora. Secondo la signora Frola, la donna è la figlia e il marito impazzito crede di essere rimasto vedovo ed essersi risposato; secondo Ponza, la donna è effettivamente la sua seconda moglie ed è Frola ad essere impazzita.
Le novelle pirandelliane degli ultimi anni toccano il tema della morte; nel Di sera, un geranio lo scrittor rappresenta le ultime sensazioni prima della morte e ciò che potrebbe accadere oltre la morte; alla conclusione il lettore è di fronte a un narratore multiplo: prima è interno e presenta il punto di vista del defunto, poi riferisce parole usate da un personaggio secondario, infine l’ultima parola spetta al narratore esterno.
Nelle novelle successive non manca un accostamento al simbolismo e alle tematiche religiose; sempre nell’ultimo periodo hanno suscitato interesse critico delle novelle in cui vengono sperimentate situazioni inverosimili, fantastiche o surreali.

I Romanzi

Pirandello si ispira al verismo, il paradosso e la ricerca dei casi più assurdi.

Marta Ajala scritto nel 1893 racconta la storia di una donna che viene abbandonata dal marito perché creduta adultera, mentre in realtà è innocente.

Il turno scritto nel 1902 racconta la storia di Marcantonio Ravi che vuole dare in sposa la figlia Stellina al vecchio Diego Alcozer, con l’intenzione di farlo sposare poi con l’amato e povero Pepè. Diego nonostante l’età rimane in vita e Stellina è disperata; entra allora in scena il cognato di Pepè, l’avvocato Ciro Coppa che fa ottenere l’annullamento del matrimonio ma poi se la sposa. Pepè e Diego vogliono vendicarsi di Ciro, quest’ultimo muore; Pepè e Stellina infine si riavvicinano. Il romanzo è una prova dell’umorismo narrativo i cui fili sono manovrati dal caso.

Il fu Mattia Pascal è il capolavoro di Pirandello, scritto nel 1904. Protagonista del romanzo è il giovane e timido Mattia Pascal, che vive a Miragno con una cospicua ricchezza lasciata dal padre; la ricchezza però va presto in fumo per l’avidità di Batta Malagna. Mattia per vendicarsi seduce la moglie Oliva e la nipote Romilda. Il giovane è costretto a nozze riparatrici con Romilda; frustrato dallo squallido lavoro in biblioteca e dalle incomprensioni con la moglie tenta di fuggire dal paese e deciso a recarsi in America. Mattia sosta a Montecarlo dove fa una grossa vincita, decide di far ritorno a Miragno per vendicarsi dei torti subiti; sulla via del ritorno legge un articolo di giornale che riporta la notizia del ritrovamento di n cadavere nel fosso il giorno in cui è scappato e identificato come quello di Mattia Pascal.
A Mattia sembra che la sorte lo abbia liberato dal suo passato; con il nuovo nome di Adriano Meis decide di costruirsi una nuova vita.
Il fu Mattia Pascal si stabilisce a Roma e alloggia nella pensione di Paleari. Si innamora ricambiato della figlia di Paleari e la vorrebbe sposare ma incontra ostacoli insormontabili, l’identità di Adriano Meis non ha riconoscimenti ufficiali, e quando lo stesso avviene per circostanze di necessità quotidiana, il fu Mattia Pascal capisce di essersi isolato dalla società. La seconda identità non si rileva quindi meglio della prima; decide allora di suicidarsi come Meis e di rinascere come Mattia Pasca. Viene a sapere da suo fratello che sua moglie si è risposata e ha avuto una figlia; ritornato al paese nessuno gli crede non avendo nessun documento ufficiale; allora si riduce a vivere con una zia e a lavorare ancora in biblioteca. A don Pellegrinotto consegna un manoscritto che nessuno potrà mai leggere se non 50 anni dopo la sa morte.
Con questo romanzo Pirandello abbandona lo stile verista; il caso secondo l’autore domina l’esistenza umana e la realtà oggettiva è inconsistente.
Il tema fondamentale del romanzo è drammatico e tragicomico poiché implica una visione pessimistica del ruolo e dell’identità sociale ed esistenziale dell’individuo; l’uomo è condannato all’insoddisfazione e all’angoscia.
Al narratore esterno verista si sostituisce l’io narrante che spesso dialoga con se stesso.
Il linguaggio è spesso rude e violento, ed è stato interpretato come un segno di difficoltà espressivo.

Uno, nessuno e centomila composto tra il 1912 e il 1925 viene pubblicato a puntate, è considerato l’ultima grande opera narrativa di Pirandello.
La trama racconta la vicenda di un personaggio che si accorge come l’immagine che ha di se stesso non coincide con quella che hanno gli altri di lui. Attraverso l’io narrante, il romanzo spiega le teorie fondamentali dell’autore sull’identità.
Gengè è un giovane di 28 anni con un’ottima situazione economica, e con comportamenti eccentrici; quando una mattina la moglie gli dice che ha il naso che pende verso destra ne rimane sconvolto perché capisce che gli altri hanno una opinione diversa dalla sua su se stesso.
Il protagonista si convince che esistono 100mila Gengè , come se ogni persona che entra in contatto con lui abbia una propria opinione. È questa la fase della riflessione umoristica.
Gengè decide di creare una immagine di lui che sia uguale per tutti, inizia così a fare esperimenti: maltratta la donna, offre la casa a due poveri, vende la barca e tutti i suoi averi per costruire un ospizio per i poveri; quando una donna gli spara in preda ad un raptus lui la scagiona e si presenta in tribunale con berretto zoccoli e camiciotto turchino; egli è diventato un folle ed è felice perché tutti lo vedono come tale, risolvendo il suo problema.
Il protagonista e io narrante racconta in prima persona, nel romanzo ci sono tratti di genere psicologico, il punto di vista dell’io narrante non viene presentato come la reltà.

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