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Manifesto degli intellettuali fascisti

Nel 1925, Giovanni Gentile, filosofo idealista, organizza un convegno che si tiene a Bologna nelle date del 29 e del 30 marzo e a cui partecipano gli intellettuali italiani (artisti, scrittori, giornalisti) aderenti al fascismo. La riunione di Bologna da origine al Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Gentile e pubblicato sui più importanti quotidiani nella simbolica data in cui, secondo quanto attestano le leggende narrate dagli storici antichi si celebra la ricorrenza della fondazione di Roma. L’intenzione di Gentile è quella di fornire all’opinione pubblica internazionale motivazioni intellettualmente, filosoficamente e teologicamente valide alle violenze fasciste. Tali motivazioni si fondano sulla concezione idealistica della storia, secondo la quale la storia è lo svolgersi di uno spirito che diviene attraverso conflitti che hanno una soluzione conciliatoria, cioè attraverso fasi di tesi, antitesi e sintesi. La retorica di Gentile identifica nel male che affligge l’Italia la corruzione dei politici; infatti, in seguito all’Unità, si è avviato un processo di trasformazione dell’Italia in senso democratico che ha portato il popolo libero a eleggere politici corrotti e incapaci. Pertanto, il fascismo si configura come una tappa necessaria capace di purificare la politica italiana dalla corruzione e di risollevare l’Italia dalla decadenza.

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