La Ginestra o Fiore del deserto

La Ginestra (o Fiore del Deserto) è praticamente il testamento spirituale di Leopardi. Tema principale della canzone è il coraggio, l’orgoglio, la resistenza che la ginestra oppone alla lava del Vesuvio, chiamato monte sterminatore, poiché rade al suolo tutto ciò che incontra. Ed è per questo che la ginestra diviene simbolo della condizione umana.
Leopardi attraverso questo testo vuole dimostrare che la vera rivolta non è quella tra gli uomini, ma contro la natura, e gli uomini sono invitati a lottarvi insieme, unendosi formando la social catena. L’uomo però, contro la natura, non deve mai essere superbo o arrogante, ma deve tenere ben presente la sua debolezza, la sua impotenza nei confronti di essa, ma anche la sua dignità. E’ così fa la ginestra, che resiste e mantenere la testa alta, anche quando la lava spiazza via tutto. Attraverso la critica contro il XIX secolo, Leopardi ci fa riflettere su come l’epoca che sembra portarsi avanti, in realtà, non fa che passi indietro: qui entra in gioco il cosiddetto progressismo leopardiano, secondo il quale dall'antichità alla modernità non c’è un progresso, bensì una decadenza, una degradazione; i lumi della ragione portano l’uomo alla vera consapevolezza della sua infelicità, dove le illusioni nella modernità non hanno spazio.

Secondo il poeta, l’uomo deve conoscere il male, affinché egli, attraverso la “social catena”, riesca a sopportare meglio la fatica della vita e le intemperie della natura, fino a far sfociare il “vero amor”, cioè quel sentimento di unione tra gli uomini proprio della social catena.
La ginestra ricorre in paesaggi “campi cosparsi di ceneri infeconde”, cioè le terre che il Vesuvio attraverso la sua lava ha raso al suolo; lo chiama “deserto” al vv. 37, contrapponendo al dolce profumo che la ginestra manda. Questi passaggi hanno una funzione ben precisa nella riflessione leopardiana: la natura diventa matrigna, non si cura dalla sorte degli uomini, e quando meno te l’aspetti, spazza via tutto con la sua lava. Ma l’uomo non deve cercare di essere superbo, arrogante, deve essere dignitoso, deve resistere, ma non deve e non può cercare di combattere la natura da solo: deve essere consapevole dei mali della vita, e cercare aiuto dai suoi simili: ciò di cui parla Leopardi è una “social catena” che nasce da un “vero amor” che porta tutto il genere umano ad unirsi contro il nemico comune e cioè la natura. La ginestra rappresenta quindi un tassello molto importante di questo sogno leopardiano: è la resistenza, l’orgoglio che l’uomo non deve abbandonare per cercare di sopportare meglio l’infelicità che gli reca la vita.
In questo testo, Leopardi fa una critica al XIX secolo, dicendo che in realtà la storia, con le nuove tecnologie, sembra andare avanti, ma in realtà fa solo passi indietro. Critica l’illuminismo e gli intellettuali, ed è proprio a loro che si rivolge quando descrive i luoghi segnati dall'azione del Vesuvio: i poeti adulatori dovrebbero passare per quelle terre prima di comporre i loro testi. La natura è matrigna, non si cura dell’uomo e della sua sorte. Colpisce quando meno te l’aspetti e spazza via tutto. Leopardi la chiama “dura madre”, e gli uomini non possono contrastarla individualmente; devono unirsi nella social catena descritta prima, unendosi contro il nemico comune.

Analisi testuale della Ginestra: il classicismo


La ginestra o Il fiore del deserto è una delle ultime poesie che è stata scritta da Giacomo Leopardi nel corso della primavera del 1836 nella città di Torre del Greco e successivamente presentata nell'edizione dei Canti nel 1845.
L'opera è piena di riferimenti al classicismo:
Soprattutto nella settima strofa, è possibile rintracciare elementi che ricollegano Leopardi alla cultura neoclassica. Nel corso del ‘700, la riscoperta di città antiche come Pompei, Ercolano (che il poeta cita nei versi 222-223), la città di Troia, e tutte le statue rinvenute di epoca classica, hanno fatto sì che vi si riscoprissero tutti quei valori, quei canoni andati quasi perduti nell'epoca del barocco.
Leopardi nel citarle non fa altro che esaltare la magnificenza di città come queste e allo stesso tempo non fa che accusare la natura di non curarsi di grandiosità del genere, di popoli, di essere umani, dell’uomo. La lava del Vesuvio ha spazzato via tutto, nascondendo intere città sotto le ceneri. E’ quindi questo che il poeta riprende dai componimenti settecenteschi, citando l’epoca presente, il XIX secolo, affermando che valori come questi si stiano perdendo, un vero e proprio degrado; mentre, secondo i contemporanei, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, nella storia vi è un progresso, si va avanti, ma in realtà, per Leopardi, i moderni fanno solo passi indietro.


    Analisi testuale della Ginestra: la natura

La natura in questo testo assume una connotazione negativa: viene definita “dura”, “matrigna”. Questi aggettivi conferiscono al testo un valore profondo che Leopardi identifica proprio nella relazione tra l’uomo e la natura. La natura spazza via tutto ciò che incontra, proprio come la lava del Vesuvio. Il poeta delinea un comportamento che l’uomo dovrebbe mettere in pratica per alleviare il dolore inferto da questa natura: egli non deve mai essere superbo, non deve mai essere arrogante nei confronti di questa potentissima ma allo stesso tempo indifferente natura. Ma soprattutto, l’uomo non deve combattere da solo questa battaglia: il sogno leopardiano consiste proprio in questo, in un un’unione tra gli uomini per lottare contro il nemico comune (la natura) attraverso un sentimento di “vero amor”.
Tutto ciò riporta all'immagine della ginestra, simbolo di resistenza centrale lungo tutto il testo. E’ in questo modo che la natura matrigna assume questo ruolo importante nel testo, poiché è da essa che parte tutta la riflessione leopardiana.
La frase iniziale, cioè il versetto del Vangelo di Giovanni, ha una funzione profetica, e cerca di attribuire un valore cristiano alla “social catena”, come un invito alla fratellanza legata al “vero amor”. Questo valore però non assume una connotazione religiosa, in quanto Leopardi è un materialista, e si allontana profondamente da ogni visione trascendentale.

    Analisi testuale della Ginestra: il classicismo

Nel testo la Ginestra, soprattutto nella settima strofa, è possibile rintracciare elementi che ricollegano Leopardi alla cultura neoclassica. Nel corso del ‘700, la riscoperta di città antiche come Pompei, Ercolano (che il poeta cita nei versi 222-223), la città di Troia, e tutte le statue rinvenute di epoca classica, hanno fatto sì che vi si riscoprissero tutti quei valori, quei canoni andati quasi perduti nell'epoca del barocco.
Leopardi nel citarle non fa altro che esaltare la magnificenza di città come queste e allo stesso tempo non fa che accusare la natura di non curarsi di grandiosità del genere, di popoli, di essere umani, dell’uomo. La lava del Vesuvio ha spazzato via tutto, nascondendo intere città sotto le ceneri. E’ quindi questo che il poeta riprende dai componimenti settecenteschi, citando l’epoca presente, il XIX secolo, affermando che valori come questi si stiano perdendo, un vero e proprio degrado; mentre, secondo i contemporanei, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, nella storia vi è un progresso, si va avanti, ma in realtà, per Leopardi, i moderni fanno solo passi indietro.

Hai bisogno di aiuto in Giacomo Leopardi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email