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Il tuono



E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.




Analisi


E’ stata scritta dopo "Il lampo"e fa parte della raccolta di liriche molto nota con il nome di Myricae ed è inserita nell'ambito della sezione di componimenti chiamata "Tristezza".
Il tuono rintrona nel cuore della notte, destando con il suo violento rumore un sentimento di paura e terrore tra la gente che vive nei luoghi circostanti all'evento accaduto. Ad esempio il tuono provoca il pianto di un neonato che per essere calmato viene cullato dalla sua mamma. Un contrasto evidente inoltre è riscontrabile nel mettere a confronto la culla del neonato che simboleggia la vita e il fragoroso e minaccioso rumore della culla che tende a simboleggiare qualcosa di spaventoso, di terribile e di minaccioso. La presenza però della madre e della culla tendono a simboleggiare l'innocenza, la protezione da un evento naturale così terribile e violento.
E' come se questa poesia sia il proseguimento vero e proprio dell'altra lirica poetica intitolata "Il lampo"; ciò ce lo fa capire la ripresa de Il tuono con queste parole: " nella notte nera". La struttura metrica della lirica così come anche lo schema delle rime sono identici a quello utilizzato ne "Il lampo".
Una differenza tra le due liriche si riscontra nel fatto che ne "Il tuono" prevalgono le sensazioni uditive, mentre ne "Il lampo" prevalgono nettamente quelle visive.
La lirica è stata composta in endecasillabi, con ripresa costituita da un solo verso, il primo, secondo lo schema ABCBCCA.
Il poeta identifica nel temporale la manifestazione più significativa del male universale che tiene asserragliata l’umanità. In chiusura, la presenza di un motivo pascoliano: l’immagine consolatoria della madre e della culla, simbolo di sicura protezione e di originaria innocenza come già accennato in precedenza.
La poesia si apre con un verso isolato, introdotto dalla congiunzione e, il secondo verso dà inizio a una descrizione sonora dell’improvviso scoppio del tuono. La lirica si chiude con l’immaginazione dolcissima di un canto materno.
Tra le altre figure retoriche sono presenti ad esempio tantissime onomatopee e allitterazioni come per esempio l'utilizzo ripetitivo della lettera r. (ceh serve per rievocare il fragore del tuono)

per approfondimenti, vedi anche:
Analisi de Il tuono
Il tuono di Giovanni Pascoli
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